14 giugno 2007

Web 2.0? No, lavoro 2.0


Per far circolare le idee bisognerebbe che si cominciasse ad averne di chiare. Non c'è penetrazione del web nelle aziende, in Italia, perché la cultura del lavoro è particolare, l'organizzazione non è standard ma si modula a seconda delle circostanze e non c'è nessun indirizzamento verso la qualità. Così diventa difficile immaginare un utilizzo possibile di un nuovo mezzo di comunicazione che serva, non so, a far circolare le informazioni e a incrementare la qualità del lavoro, aumentando gli scambi di conoscenza e dotando gli operatori di un solido supporto di comunicazione. Ai datori di lavoro interessa pochissimo: internet "in sé" è stata subita, vissuta con resistenza e ha avuto le sue difficoltà a essere digerita come mezzo, nonostante il costo relativamente basso. Infatti siamo indietro nel settore e lo saremmo molto di più se non fosse in atto un progressivo spostamento su internet della quasi totalità degli adempimenti amministrativi: le società si rapportano con gli enti e le pubbliche amministrazioni, ormai, quasi esclusivamente via internet. Ma non basta questo a produrre una tendenza all'allineamento a valori minimi di sviluppo. Non basta perché non è stato colmato neanche il solco precedente: siamo disallineati pesantemente già per quello che riguarda l'uso del computer. Ci mancano le basi.
Proporre alle aziende strumenti che aiutino a far circolare conoscenza e informazione equivale in molti casi a proporre bikini agli esquimesi. Bisogna lavorare molto con la divulgazione, ma le aziende e le pubbliche amministrazioni devono fare il grosso, determinarsi loro a fare, a capire se e come ci si può avvalere di certi mezzi per raggiungere i propri scopi.

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