3 luglio 2007

Aspettando un portiere/5. Felice Pulici

Arrivò nel 1972, accolto con scetticismo. Doveva prendere il posto di Bandoni, prestatoci dalla Fiorentina, protagonista del bel campionato con cui la Lazio di Maestrelli aveva scacciato il fantasma di Lorenzo e riconquistato la serie A. Proprio da quella Lazio ne prese cinque, in campionato: un 5-2 che sembrava una brutta referenza. Divenne uno dei punti di forza della squadra, che con una difesa granitica sfiorò lo scudetto, sfumato all'ultima giornata. Sedici gol subiti in trenta partite, e il "vizio" di firmare un autogol ogni tanto. Ma anche tante straordinarie giornate. Non arrivò in nazionale un po' per geopolitica, un po' perché la "concorrenza" aveva credenziali eccellenti: Zoff, Albertosi, Castellini, Vieri, Bordon, eccetera. Stagione di grandi portieri. Pulici difende la porta della Lazio che vince il suo primo scudetto, e si distingue per l'umanità, oltre che per la bravura di calciatore. Firma da solo una vittoria incredibile, nel derby d'andata del 1976/77, da dedicare al morente allenatore-padre Tommaso Maestrelli. E a fine stagione viene scaricato da Vinicio per far posto a Garella. Tornerà nell'ultimo anno di carriera, per poi passare a ricoprire ruoli da dirigente. Si è anche laureato in giurisprudenza, già che c'era. Figura amatissima dai tifosi, attualmente fuori dalla Lazio per qualche divergenza con Lotito. L'anno scorso era dirigente dell'Ascoli. Magari il nuovo portiere gli somigliasse, anche solo un pochino. Magari.

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