4 luglio 2007

Aspettando un portiere/6. Luca Marchegiani


Si continua a sfogliare la margherita. Carrizo, Ustari, Amelia, De Santis, Calderoni e chi più ne ha più ne metta. Marchegiani, di Jesi come il Mancio, arrivò dal Torino dopo che Zoff aveva deciso che il futuro di Fiori era alle spalle e che Nando Orsi era un grande ma ci voleva qualcosa di più, dovendo salire di livello. E poi la Lazio tra giovani di belle speranze (Ielpo) vecchi draghi a fine carriera (Terraneo, Martina) e bislacchi acquisti chinaglieschi (Malgioglio) da tempo si dibatteva alla ricerca del sotituto di Pulici. Cacciatori poteva essere, ma poi le scommesse l'avevano spazzato via. Marchegiani, invece, era lui. Nello sfogliar la margherita estivo venne preferito a Pagliuca. Alto, biondo, bello, elegante, simpatico. Me lo ricordo nel Torino giocare molto bene (un gatto) una gara contro la Roma, forse una finale di Coppa Italia. Alla Lazio Luca parte alla grande, lo soprannominano il Conte. La Lazio sale con lui, via via. Con Zeman ha qualche piccolo problema, non è bravo con i piedi. Il boemo gli affianca il fido Franco Mancini, ma Luca tiene benissimo. Se la cava anche ai mondiali del 94, dove sostituisce Pagliuca in un paio d'occasioni, per squalifica. In nazionale era arrivato prima del sampdoriano, ma una sciagurata sera di errori contro la Svizzera gli aveva fatto perdere il posto. Con Zeman arriva anche un infortunio grave al ginocchio, nel giorno della più grande partita della Lazio del boemo: 4-0 alla Juve di Lippi, una partita stellare. Con Eriksson arrivano i successi. E poi arriva anche Peruzzi, ché Luca si è fatto vecchio. Va via e chiude nel Chievo, dopo dieci anni straordinari. Limpido, onesto, chiaro di lingua e di sguardo: un capitano, un uomo spogliatoio, degno erede di Lovati e Pulici.

Nessun commento: