24 luglio 2007

Italiani all'estero. Ma saranno un buon affare?

Il calciatore italiano emigra volentieri. Sembra sia una questione di tasse: meno care, all'estero. Così si migra. Lucarelli, Bianchi e Toni ripercorrono le strade già battute da colleghi illustri, non sempre con le migliori fortune. Per uno Zola capace di lasciare il segno, per un Vialli o un Ravanelli in grado di esprimersi all'altezza della propria fama, molti sono stati i "flop" esportati dall'Italia. Non sempre per colpa dei nostri calciatori, poco apprezzati soprattutto in Spagna: Di Vaio, Fiore, Corradi non hanno trovato fortuna nel Valencia, Cassano si allena da solo a Madrid, gli stessi Cannavaro e Zambrotta hanno avuto qualche difficoltà di adattamento. In Inghilterra, invece, il bomber italiano è quasi garanzia di fallimento. A parte il rendimento di Corradi, pochi gol e tanta grinta, come al solito, al Manchester United, le imprese di Grabbi, Maccarone, Silenzi, Padovano, Baiano ancora terrorizzano l'Inghilterra. Fiaschi terrificanti, in alcuni casi pagati tantissimo. In qualche caso per colmo di sfortuna: Casiraghi e Di Matteo sono stati fermati da infortuni gravissimi, tutti e due al Chelsea. Vialli, invece, andò benissimo: non come lui il gemello Mancini, tre partite a fine carriera al Birmingham. Per tacere di Berti e di Eranio, migrati quando il meglio era già andato. Emigranti da prendere con le molle, insomma.

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