11 luglio 2007

a venticinque anni dall'Urlo

Eravamo giovani e pieni di capelli. Qualche chilo in meno, sia noi che Tardelli. E la gioia più sfrenata, un paese intero in piazza a farsi il bagno, a zompare sul cofano delle macchine, a vestirsi di tricolore ingenuamente e genuinamente. C'è stato un tempo, quando il calcio era un'altra cosa, in cui ci siamo tolti delle soddisfazioni enormi seguendo la nazionale. Che era un elemento aggregante come nessun altro. Era un'Italia bella, e il Capitano era in tribuna: Sandro Pertini. Venticinque anni fa vinceva un mondiale meraviglioso, con l'intelligenza, con la semplicità, col talento, col coraggio, col lavoro. Ed è stata una pagina importante, per la quale valeva la pena di intingere la penna nell'inchiostro della retorica, in un Paese che aveva bisogno di sentirsi migliore di quello che era e di dimenticare quello che accadeva fuori dal rettangolo verde. La vittoria dell'anno scorso è lontanissima da quella dell'82, se si guarda agli effetti sulla gente, alla partecipazione sentita, al modo di condividere il trionfo, alla ricaduta sul calcio stesso. L'unico anello di congiunzione (anche tra l'uomo e la scimmia, ma quella è un'altra storia) tra i due trionfi, per il modo con cui l'ha festeggiato e ha contribuito a costruire un'immagine meno diva e musona dell'Italia, è Gennaro Gattuso detto Rino. Campioni del mondo, ripetuto tre volte, con voce rotta, dal maestro Nando Martellini. Due giorni dopo nell'agenda rispetto al 9 luglio del quarto titolo, in cui troppi hanno preso in prestito la frugale battuta martelliniana, unica concessione al personalismo in decenni di squisita asciuttezza. Sono cambiati i protagonisti in campo e fuori: tra le due date, la richiesta del rinvio a giudizio dei protagonisti e delle comparse di calciopoli. Non era sconosciuto neanche allora, lo scandalo, anzi proprio in quel mondiale ci furono cose che alimentarono code di veleni e sospetti. Ma il calcio di oggi ha svuotato la nazionale del suo connotato fondamentale. Era il sogno degli italiani, soprattutto dei calciatori. oggi è un circo, come quasi tutto il calcio qui da noi. Ad entusiasmarsi sono rimasti gli stranieri, e ci sarà pure un perché. Non è materia da trattare ora, comunque: brindo a Bearzot, a Tardelli, a Pablito, a Conti, a Oriali, a Antognoni, a Ciccio Graziani, a Zoff, a Gentile, a Collovati, a Cabrini, alla memoria di Scirea. Sono stato campione grazie a loro, ai miei tempi.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

tardelli non ha nessun chilo in più, è bello come allora e noi come allora lo amiamo (è il giocatore mio preferito, lo sai)

pankus ha detto...

a chili presi vinco io, ma pure lui 10-15 sopra ce sta, altro che