26 ottobre 2007

Delio e le storie pese


Delio Rossi e Lotito parlavano di mercato, ma manca la sincronia sull'argomento Ledesma. Delio parla di trattative da avviare e di Lecce che non si presenterebbe in tal caso con il coltello tra i denti, dopo Lotito si ricorda di Ledesma in un modo che lascia pensare quantomeno che non avesse afferrato un eventuale riferimento del tecnico al regista argentino. Risulta assai evidente che non si sta parlando di un illecito, come (a me) pare abbastanza chiaro che Rossi fa riferimento prevalentemente al comportamento dei salentini IN CAMPO e non sul tavolo delle trattative. Si tratta di un comportamento criticabile quanto si vuole, senza perdere di vista, però, il contesto confidenziale (un allenatore che parla con il suo datore di lavoro) e la "banalità" del ragionamento, che ho sentito fare a mille tifosi in vita mia. Il deferimento di Rossi è dovuto, davanti all'intercettazione, come blande mi sembrano le sanzioni ipotizzabili per quello che potrebbe essere ritenuto un comportamento antisportivo sanzionabile (ma l'assenza di atti documentabili, a parte le parole registrate nella telefonata, mi pare un solido argomento a favore del tecnico laziale). E' un episodio documentato di un atteggiamento diffuso in modo capillare nel mondo del calcio italiano e non solo. Qualcosa di estraneo al senso dello sport inteso come spirito olimpico, e più pragmatico e attento alle mille complicazioni che possono sorgere quando si affronta un impegno agonistico a qualunque livello. Augurarsi l'arrendevolezza dell'avversario è antisportivo, ma non stiamo parlando di santi appiccicati al muro. Piuttosto di gente abituata a navigare in acque mai tranquille, e basta andarsi a guardare i finali convulsi del barnum che prende il nome di serie A per rendersi conto. Molte squadre ricorrono a tecnici esperti e navigati nei finali di campionato, molte gare già adesso vedono le squadre affrontarsi facendo mille calcoli e facendo ricorso a tatticismi che includono, spesso, anche intese extracampo, che siano o meno esplicite o dettate dal comune interesse da difendere. Poi quelli che raccattano l'intercettazione per proseguire la propria guerra privata contro la Lazio (e ce ne sono alcuni che da anni portano avanti la propria guerra contro chi ha spazzato via i privilegi del sottobosco marcio che ruota intorno alle società di calcio) e quelli che la veicolano per fare scandalismo e moralismo a mezzo stampa si commentano da soli. Non va negato, però, che quando si parla di calcio si scende facilmente a compromessi con i propri valori fondanti in cambio di tre punti che fanno una salvezza o un piazzamento europeo. E non mi sto riferendo agli addetti ai lavori, ma principalmente ai tifosi. Anche il calcio, come la politica, è lo specchio del paese e dei valori in cui si riconoscono gli italiani. La speranza di Rossi di trovarsi di fronte un avversario il meno arrabbiato possibile, insomma, fa tanto teniamo famiglia, tanto meglio a noi che a loro. Se ripenso che la valigetta di Preziosi a un'avversaria retrocessa costò la promozione al Genoa, che invece di salire in A dopo cent'anni di sofferenze finì per retrocedere pur di "calcolare" il rischio contro un'avversario enormemente inferiore, esponendosi a un pericolo infinitamente superiore... E' anche pieno di stupidi, il mondo. E anche chi stupido non è può commettere una leggerezza o dire una stupidaggine. Ho visto Rossi a Siena non darsi pace per la sconfitta della sua squadra che era già retrocessa. Neanche un anno prima di quella telefonata. Perciò non credo si parlasse di mercato, ma della partita. E parlando della partita, non credo che Rossi suggerisse a Lotito di comprarsela. Il virgolettato di Repubblica ("Il Lecce è forte, bisogna ammorbidirlo"), poi, nell'intercettazione non esiste proprio. Testa alta e chiappe strette, Delio.

Nessun commento: