23 ottobre 2007

E chi può commenti il campo

La Lazio ha una virtù: è terribilmente tosta, dura da rodere. La si batte, per carità: non è la squadra più forte del mondo. Ma ha personalità, dignità e grinta. Di più se la guida lo sguardo accigliato di Ledesma o la maschera di dolore di Cribari. Ma anche così non si trema. E quello che verrà da Brema sarà, buono o cattivo, il menu del giorno. E' vero che le rendite di posizione nel calcio non esistono e che in ogni partita bisogna rimettersi in gioco, dunque è lecito aspettarsi conferme. Ma per avere in pianta stabile la Lazio spumeggiante dell'anno scorso bisognerà aspettare che si diradi il calendario, insieme al torrenziale diluvio d'inconvenienti e infortuni degli ultimi tempi. Si sa che il vento gira, gira per tutto il mondo. E Rossi e compagni torneranno al sole e al sereno quanto prima, contnuando a giocarsi con dignità questa grande chance della Champions League. Continua il polverone, invece, sul fronte parallelo, quello della lotta tra antilotitiani e Lotito, con tutti i fronti contrapposti e le guerricciole di secondo piano alle quali non è difficile assistere nel frammentato ambiente biancoceleste. Battaglie di retrovia, combattute anche in ambiti che ben altri splendori hanno visto e che hanno finito per accontentare chi ne voleva la comoda collocazione in una precisa mattonella nella geografia del tifo che è destinato a non contare mai. Una rinuncia al pensiero che arriva nello scenario di grande sofferenza ambientale che segna da tempo l'atmosfera intorno alla gloriosa società biancoceleste. Abituata da sempre alle lotte intestine e alle sofferenze di questo tipo. Brema è un'altra pagina importante da scrivere. Vada come vada.

Nessun commento: