10 ottobre 2007

Veltroni a Siena. Con Spalletti


La spalla Franceschini apre, pallida e un po' chierichetta, evocando Berlinguer e Zaccagnini, cioè titani e totani, nella calma etilica che pervade la piazza, compreso me fedifrago, che avevo trincato un Chianti Aiola del 2005 alla cena di compleanno, che io e mì moje compivamo gli anni, tanti io e pochi lei. Vabbè. Incipava Uolter con la Nuova Stagione, e giù pernacchi di alcuni sedicenti studenti, che al primo frusciar di spalle quadrate paiono rassegnarsi a un sommesso borbottio che ogni tanto produce un ruttino o una scorreggina di dissenso. Lui parte forte, ma non ne ha, pare stanco, ha già parlato ad Arezzo, un po' fa fresco, sò le dieci e probabilmente il buristo, i pici e il cignale faranno il loro per rallentarlo, certamente forniti dall'opposizione, interna o estera che sia. Comunque la platea è piena di vecchi compagni, alcuni anche un po' intromboniti. Lui si barcamena tra il populista e il moderno, attento a modularsi valido per il grande potere cittadino e al desiderio di sentire l'eco di suoni vecchi e familiari che nutre molti vecchi militanti. Un paio di scivoloni, soprattutto in una stentatissima digressione ecologica, poca voglia di parlare d'innovazione e di ricerca, il tentativo di mettersi saldo sulle gambe con sottolineature importanti sulla sicurezza. La sensazione, familiare, che Valterino piaccia per il suo essere sempre molto vicino al concetto-base di "male minore". Un lapsus: a un certo punto ha detto "noi faremo un governo...". Voleva dì partito. Non sapevo che fare, adesso non lo so peggio. Ma manco se po' votà Letta, e lui ha già messo le mani avanti: un milione a votare? Magari. Finale a sorpresa: in piazza c'era Spalletti, che alla fine corre dietro al Sindaco de Roma in trasferta. Un elemento in più per il laziale in perenne sindrome d'accerchiamento...

1 commento:

Anonimo ha detto...

ma quella dietro è san gimignano