5 novembre 2007

Dallo studio centrale


Roberto Bortoluzzi era La voce che si aspettava con ansia per un tempo. Funzionava diversamente da adesso, Tutto il calcio minuto per minuto. Iniziava con i secondi tempi: campo principale a Enrico Ameri, secondo a Sandro Ciotti, poi gli altri: Provenzali da Genova, Ferretti da Roma, Pasini da Bologna, Ezio Luzzi con la serie B. Chiamava i campi, che scandivano i risultati in modo asciutto, freddo. Mi ricordo che mi fulminò quel parziale nell'anno dello scudetto: a Roma, Lazio 1, Verona 2. Ero morto. Poi finì 4-2 per noi... Lui era serio e teneva a bada tutti, dettava i tempi di una trasmissione fortunatissima, che era il calcio, insieme al "tempo" trasmesso alle sette di sera, (Carosio prima, Martellini poi in voce, con Pizzul che alle 6 e un quarto faceva la "sintesi" di una gara di B, ricordo ancora Tardelli che giocava col Como e Udovicich bandiera del Novara e crapa pelata sulle figurine), al Novantesimo di Maurizio Barendson e Paolo Valenti e alla DS di Alfredo Pigna. Altri tempi: il calcio era meglio non tanto perché fosse davvero migliore, ma perché noi (i ragazzini e gli adulti-ragazzini) lo vedevamo con altri occhi: un mito di cui trapelava pochissimo, senza labiali, con poca moviola e con zero chiacchiere durante la settimana, con la nazionale che era di tutti e il mercoledì sport che trasmetteva le coppe europee solo a primavera. Bortoluzzi andò in pensione, rimpiazzato da Massimo De Luca, e nessuno ne ha più sentito parlare, o quasi, fino a oggi. Da lui sarà partito l'ultimo cordiale a "risentirci". Ameri e Ciotti pronti ad andare in onda, sulla radio celeste, dopo il cicalino.

Nessun commento: