4 dicembre 2007

Io non c'entro

La cosa che più mi risulta indigeribile, di Bertinotti e dell’atteggiamento rifondarolo prevalente, è questo parlare da esterni a qualcosa di cui si fa parte. Il governo deve dire questo, fare quello, dare risposte, accettare o meno certe richieste. Nello stesso tempo, le istanze dei ceti più deboli e l’identificazione con la “sinistra”, genericamente intesa, trovano un più partecipativo “noi”, quando non si finisce per far coincidere i deboli da difendere con il perimetro della sinistra radicale. La chiamo così anche se non mi piace la definizione perché Bertinotti stesso la usa e in qualche modo la “sdogana”. Insomma, del presunto fallimento del centrosinistra una forza di governo è responsabile per la sua parte, altro che proiettarsi in avanti. Il diritto di stare all’opposizione che rivendica Fausto è sacrosanto. A me sembra che sia stato esercitato dal primo giorno, vista la continua dissociazione che trova eco anche nelle smorfie di Diliberto e nel continuo puntare i piedi di questo e di quello. Legittimissimo: ma se c’è un interesse ritenuto prevalente (vivaddio, quello del Paese) che porta alla scelta politica di rimanere nell’area del governo, coerenza vorrebbe che si abbassassero i toni della critica. Qua c’è una pletora di gente che sembra stia facendo un favore a Prodi, e la cosa mica mi torna. Anche perché tutti hanno sminuito i meriti, quand’anche ci fossero, e sottolineato le storture come meglio la cdl non avrebbe potuto. Un’opposizione interna insopportabile, col suo bastiancontrarismo, con l’aggiunta dei ragli di Mastella, Di Pietro, Dini, Parisi e chi più ne ha più ne metta, in un canto che di corale non ha molto. Ognuno, in realtà, ha badato agli interessi propri. Non si capisce, altrimenti, perché tutta sta compagnia di nicchianti dovrebbe far stare in piedi il governo, se fa così tanto schifo.

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