23 dicembre 2007

La bellezza degli operai

Cambiando lavoro sono passato da una sede "amministrativa" a una sede assolutamente operativa. Il che vuol dire stare a contatto con gli operai, cosa che non mi succedeva dal 1989, dopo cinque anni passati con addosso la tuta blu e un sesto in cantiere a fare l'amministrativo. Con gli operai si sta magnificamente, anche se è difficile farli desistere dall'uso di quel "lei" e da una sorta di deferenza che proprio non è dovuta. Ieri sera ho mangiato le cose che hanno cucinato le operaie nostre che erano belle con la pelle cotta dal sole, i sorrisi imperfetti, la pazienza di chi sta appresso ai mariti, casinisti e cacciatori, e la semplicità che è lontanissima dall'artefatto pariolino in cui sono stato a macerare per quindici interminabili anni.
Questo pezzo di Gad Lerner sul funerale di Rosario Rodinò è molto bello. Fa riflettere su una fase in cui la melassa del conformismo ha sommerso e invischiato qualunque cosa. Lerner chiude così: "Fra le tante emergenze di cui ci riempiamo la bocca, l’umiliazione del lavoro operaio è la meno gridata ma forse la più evidente." Niente altro da aggiungere, nei giorni in cui rugge la futilità che tutto leviga.
Rosario Rodinò era un uomo (non ragazzo, basta con la retorica di chi li riduce a "ragazzi", bravo Gad) e non c'è più.

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