8 dicembre 2007

We have a dream

or a nightmare. In quarant'anni scarsi di lazialità mai mi era capitato di sognare di battere il Catania. Oppure no, è successo una volta in serie B, ma avevamo la pretesa di essere più forti e loro ci fecero patire le pene dell'inferno. Spesso abbiamo la pretesa di essere migliori di quello che siamo in realtà, noi laziali. ma stavolta non è una pretesa, è anche la realtà. E' bugiarda la classifica, la condizione, la resa sul terreno di gioco. Una squadra a cui non riesce niente, che l'anno scorso ha tagliato il traguardo in terza posizione: questa distanza (troppa) rivela che il problema non è facilmente individuabile, ma anche che la situazione finirà per migliorare anche per inerzia. Gli errori della società (Lotito ha molti meriti ma è il maggior responsabile di questa situazione delicata) rappresentano un alibi, è vero. E i giocatori quando hanno degli alibi in genere rendono meno, il che non è automatico come un interruttore che fa click e si spegne la luce. Può succedere, come è successo che la depressione di inizio stagione dell'anno scorso si è trasformata in esaltazione, allorquando come per incanto le cose hanno incominciato a girare. L'anno scorso andavano tutti più o meno bene, e Ledesma era un disastro. Quando l'argentino ha incominciato a girare, c'è stato il decollo. Quest'anno sembra si salvi solo lui. E' una forzatura, d'accordo, ma sottolinea come gli equilibri del calcio siano precari e come siano lontane dalla realtà le analisi sulla carta. La Lazio non ha condizione perché gioca ogni tre giorni e non si allena. Per questo viene falcidiata dagli infortuni. Perde perché non è in forma e perché non ha morale. Non ha morale perché perde e gioca male e si abbatte. E' un circolo vizioso visto mille volte. In questi casi tutto fa brodo: i punti, anche rubati. Gli allenamenti, anche se le gambe non girano. Anzi, più fatica si fa, più vuol dire che fa effetto. Il gioco, anche se manca il risultato. Perché cresca la convinzione e con lei la condizione. La Lazio si riprenderà, a prescindere dalle scelte che la società farà quest'inverno sul mercato. Questa crisi potrebbe portare, secondo le mie ossa, a una separazione con Delio Rossi e a una nuova fase. Io spero di no, ma ci devono essere i "presupposti programmatici" per andare avanti, a naso. E gli errori dell'ultimo mercato sono stati molti e pesanti. Rossi aveva fatto scelte, si dice, che hanno dato una svolta importante alla sua carriera. Ma dietro l'angolo c'erano gli sbagli degli altri, e oggi con il cerino in mano c'è rimasto lui, insieme ai suoi fedelissimi. La gente mette in croce Manfredini, Ballotta, Stendardo, Muslera o chi altri, e magari esalta Mudingayi o Firmani. In realtà non sono questi giocatori che fanno la differenza, anzi. Questa è gente che dal 5 al 7 sposta poco. Quelli che fanno la differenza latitano, perché non ci sono o perché sono spremuti e fuori forma. Ma andiamo a vederci sta partita...


ps: Vittoria fondamentale, bella Lazio, grandissimo Meghni, miglior Makinwa che ho visto in biancoceleste. A Madrid, adesso, che ce lo siamo meritato.

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