17 gennaio 2008

La comunicazione-istinto

Riprendo il filo delle mille riflessioni innescate dal libro di Luca De Biase (Economia della felicità) per parlare di una cosa che spesso rimane appesa sullo sfondo della (chiamiamola così) blogosfera, o comunque della scena, frammentata ma ricca di similitudini, della partecipazione attiva su internet. Che siano blog, forum, newsgroup, siti, myspace, diavolerie 2.0 e altro il ritornello che si sente sempre ripetere è sul presunto egocentrismo di chi scrive mettendo in piazza i propri pensieri e/o le proprie velleità di scrittura più o meno creativa. Insomma, la mania di accusare chi asseconda l'istinto e si esprime, con la forma che gli è più congeniale, di ogni difetto che orbiti intorno alla mania di protagonismo. Secondo me si tratta di un meccanismo tipico, che agisce in un ambito rispetto al quale ci si sente in competizione. Allora si sminuisce e si "scherza" l'atteggiamento degli altri, quando non si riesce ad assecondare la propria spinta interiore a dire, per ritegno o per incapacità. Questo non significa, ovviamente, che ciascuno degli sproloqui che scriviamo su questi fogli virtuali sia degno di essere letto, memorizzato e diffuso. Però è giusto che a queste parole si attribuisca un qualche valore, perché ce l'hanno, non solo perché consentono all'estensore di sfogare l'istinto di comunicare, ma anche perché costituiscono le strutture elementari che consentono, poi, ai messaggi importanti di "passare". E' un po' come la capillarizzazione dei vasi sanguigni per chi si allena nello sport: ci si attrezza per far circolare più "benzina". In un certo senso, si crea una massa attiva che lavora sulla scrittura, a livelli più che modesti ma con grandi quantità di scritti prodotti. Qualcuno magari arriva e costruisce qualcosa di buono, sopra questa specie di network dell'ansia da comunicazione. Più semplicemente, si costruisce una rete di relazioni. Che sono la ricchezza grande e rivoluzionaria che internet ci ha portato.

Domani parliamo, se mi ricordo quello che volevo dire, di come questa ricchezza di relazioni modifica il rapporto della gente con i mezzi di comunicazione.

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