30 gennaio 2008

torna ousmane dabo

Cioè l'uomo grande e grosso che forse non è né carné né pesce, ma a vederlo sembra uno super per forza. Le caviglione, le manone, i gamboni: il trionfo di mamma Africa, che uno lo guarda e ricaccia indietro un moto di ricchionaggine per dire: ahò, questo è giocatore, minchia. Eh, minchia, è arrivato a trent'anni, ha promesso ha promesso, ma alla fin fine ha giocato una bella stagione giusto alla Lazio, per migrare a Manchester, stessa maglia, poca gloria. Adesso Ousmane ritorna, con le sue movenze eleganti, perché ha il talento per surrogare l'indio Ledesma, o la forza per far prendere fiato a Kunta Kinte Mudingayi, o anche all'unico uomo di lotta e di governo che ha la Lazio, quel Mutarelli che ha smesso di fare per due come l'anno scorso faceva. La Lazio, del resto, mica è una monarchia: piuttosto una repubblica democratica pallonara, dove senza mutuo soccorso si naufraga nel mare limaccioso dei buffi e delle pernacchie, dei progetti asfittici e dei risultati pallidi. Dabo ritorna a puntellare la posizione di Rossi, diviso tra le critiche dell'oggi e le possibilità del domani, che a sentir le sirene dei giornali sarebbero alla corte di uno antipatico che al confronto Lotito è Benigni... Chissà che ricominciando Dabo non si riesca a dare una sterzata a questa stagione brutta, aiutateme a dì brutta. E anche a una carriera buona sì, ma che poteva essere cento volte migliore.

Nessun commento: