30 marzo 2008

messi male

Straordinaria partita-fiction all'Olimpico. La Lazio ritiene di avere di fronte un avversarione e si muove con circospezione, cercando di colpire e di non scoprirsi. Quando il mastodonte si muove, si rattrappisce tutta aspettandosi la botta tra capo e collo. Che arriva puntuale, col gol di Crespo, e potrebbe arrivare altre due volte con il cugino di Ibrahimovic e ancora Crespo che divorano gol fatti facendo fare un figurone a nonno Marco che mercoledì arriva a quota 44. Man mano che passa il tempo si rendono conto che il mastodonte non c'è, che Ibrahimovic ha mandato la controfigura, che Deki ha dolori dappertutto, che Burdisso e Rivas non sono titolari per motivi precisi, che Maniche non è più quello che giocava alla grande nella nazionale portoghese, che Chivu non è un centrocampista e che Crespo è lontanissimo dalla forma migliore. Visto che Maicon passa la serata a fraternizzare con Behrami e Maxwell fa lo stesso con lorenzino, a conti fatti ci si rende conto, con una buona ora di ritardo, che l'Inter di stasera è Julio Cesar e Zanetti. Niente di più. Allora si affondano i denti nella carne, segna Rocchi e qualche incursione fa ben sperare per l'esito finale, con Dabo che colleziona traverse, Behrami che è imprendibile, Pandev che proprio la porta non la vede, Bianchi che non gliela danno mai, Radu che è quasi perfetto. Entra pure a raccattar vaffanculi dai compagni l'ologramma di Vieira, oltre a Diego Armando jimenez che ovviamente non la struscia mai. L'Inter emerge dal coma giusto per fare una mezza melinuccia ad arrivare al novantesimo.
Commenti: l'Inter peggio di così non può fare, probabilmente può solo migliorare e aver tenuto invariato il distacco può essere un buon segno. La Lazio non ha creduto di poter vincere, lo ha fatto per un quarto d'ora ma non è stata capace di farlo, anche se era oggettivamente facile, contro un'Inter rimaneggiatissima e praticamente inerte. Le mie recriminazioni su quello che si sarebbe potuto fare quest'anno con la rosa della Lazio si scontrano con i risultati del campo, costantemente negativi. Non basta la prestazione dignitosa a gridare al trionfo, come fanno alcuni vecchi compagni di fede in cicalonica rottura prolungata che si trasforma in delirio da monte Athos. Non sarò soddisfatto fino a che non mi spiegheranno come mai la squadra finita terza l'anno scorso sia a trentuno punti dalla vetta di questo mediocre lotto di concorrenti. Ma quando finiranno le orge per la vittoria della strapaesana, con comodo, cioè. Intanto i dirimpettai ad aprile competono su tre fronti, ma gli mancherebbe, non si sa come, la dignità. Che nel calcio passa, e molto, attraverso il gioco e i risultati. Quelli che mancano alla Lazio.

Nessun commento: