29 aprile 2008

equivoci

La vittoria della destra a Roma chiude il cerchio. Due settimane che hanno sconvolto l'Italia come un terremoto. O forse no. Perché la sensazione è di trovarsi di fronte a una piena che ha rotto un argine divenuto fragile, ma che non è crollato da solo come sostengono in parecchi, soprattutto da sinistra. Cioè, c'è stata una gran voglia di andare a destra, più che il desiderio di punire qualcun altro. Una voglia che si avvertiva, in giro, a Roma come altrove. E' passato il tempo in cui la gente si vergognava di dire certe cose o di fare gesti come la mano a paletta, ma il punto non è questo. I saluti romani, le celtiche, le svastiche, il cattivismo sono manifestazioni che finalmente si liberano, scariche dal valore simbolico che gli ha sempre attribuito l'antifascista convinto e intransigente, che è diventato minoranza anacronistica e trombona. Finalmente ci si sente liberi di eccedere, di inveire, di chiedere punizioni esemplari, di promettere vendette e purghe senza per questo doversi vergognare. Venti-venticinque anni fa tanta gente avrebbe nascosto le proprie simpatie di destra, oggi non è più così. E può uscire fuori la faccia reazionaria dell'Italia, che è sempre stata presente ma si era mimetizzata dietro un'improbabile facciata pseudoprogressista. Cialtroni e geniali, come sempre. Un po' meno geniali del solito, magari...

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