13 aprile 2008

Muslera di fico


Un sonno che lèvati: quattro parole bastano a raccontare una partita. E io mi ci ero quasi emozionato, ché tornavo all'Olimpico dopo un sacco di tempo e mi rifacevo tutta la solita teoria del prepartita, incluso il parcheggio a Piazza Mancini e il tuffo al cuore alla vista del campo. Dopo parecchie "visioni" in tivù confermo che la Lazio fa pietà. La sintesi migliore è il mio vicino di posto che scoppia a ridere davanti a un goffo tentativo di conclusione di Tare, nel finale di partita. Una gara di fine stagione, con la Lazio attesa dalla coppa, e come no, e altre settecentoquaranta tonnellate di alibi, come ogni domenica di questa stagione stucchevole. Se non si vince la coppa è una stagione fallimentare: siamo a trentuno punti dalla Roma, il che, oltre a essere inaccettabile, non è nemmeno abbastanza: dal primo posto i punti di distacco sono 35.
Dubito che la colpa sia di un inesperto giovane portiere che fa una cazzata a fine partita. Ora andiamo a giocarci questa chance. Poi io ridiscuterei qualunque cosa, altro che compilare liste di confermati e epurati: il primo da mettere sul banco degli accusati è il tecnico, che non ha motivato, non ha preparato, non ha gestito la stagione di questa squadra. Poi parliamo pure di quello che non gli è stato messo a disposizione (giova ricordare che l'avversario di turno aveva due punti in meno della Lazio, e basta dare una letta ai nomi per capire quanto sia allucinante una simile classifica a un mese dalla fine del campionato). Mi fermo qui perché voglio bene a Delio Rossi...

1 commento:

pank ha detto...

hai preso pure un gol (ma quant'è che non vinci con noi?)