22 aprile 2008

Natale di Roma



Vista da lontano, mette quasi paura. Capisco quelli che ci vengono e li prende la tensione: a tornarci, ultimamente, hai la sensazione di un peso enorme che incombe su di te, quando vai in giro e trovi la tua strada in mezzo al groviglio informe di macchine e alla marea umana che incroci tra il centro, la metro e lo struscio di periferia. Ora che sono abituato alla poca densità delle campagne senesi, stento a riabituarmi e capisco. Ma anche qui arrivano gli echi delle strumentalizzazioni politiche e il tentativo di cancellare l'enorme sforzo fatto da Rutelli prima e da Veltroni poi per mettere la città al passo con le grandi metropoli europee. Sforzo che ha prodotto risultati controversi: soprattutto il traffico e i trasporti sono fuori controllo, ma le risorse che servono, soldi e tempo, sono notevoli. E il gap la città se lo porterà avanti per un pezzo. La sicurezza, invece, è un problema diverso: non parte dall'oggettività, anche se i dati sulla violenza e sui reati in città sono preoccupanti. Non in controtendenza rispetto alle altre metropoli, però: il punto è trovare il giusto equilibrio che consenta di non sottovalutare il problema senza enfatizzarlo oltremisura, il che è cruciale proprio perché si deve riuscire per forza a scindere il tema dell'evoluzione della città verso il melting pot più vario da quello della violenza fuori controllo. La domanda di sicurezza è forte e si rischia che a guadagnarsi il consenso della gente sia chi promette un bell'eccesso di risposta. In realtà la sicurezza è una priorità, ma probabilmente non c'è bisogno di dare il via a provvedimenti urgentissimi. Basta organizzare le forze che ci sono, magari integrandone i ranghi e i supporti tecnologici. Domenica, comunque, mi farò la mia mappatella col pane sciocco e il pecorino, un goccio di vino e una fetta di finocchiona e verrò a votare contro i barbari. Con fiducia. La stessa che chiedo a chi sembra non saper più distinguere tra destra e altro, a qualunque titolo si presenti. Una differenza drammatica, che le chiacchiere sulla nascente "formazione" che occuperà le istituzioni stanno descrivendo con chirurgica precisione.

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