19 aprile 2008

Ricomincio da Danny

Danny Federici era il meno conosciuto di una band strafamosa, per la quale molti hanno delirato e delirano. Era una figura sullo sfondo, come Garry Tallent, come Max Weinberg. Quelle che lasciano la scena al titano Boss, o ai compagni più in vista: Big Man, Little Steven, "Professor" Roy Bittan. Per questo in pochi staranno lì a piangerlo, come accade quando muore una rockstar vera, una di quelle che sono oggetto di culto da parte di tanti fans. Ma il fatto che qualcuno che trentacinque anni fa, o quasi, abbiamo ascoltato per la prima volta, e che abbiamo incontrato mille volte nella nostra vita, girellando alla radio, mettendo un cd o un disco, o andando a vedere un concerto, all'improvviso venga a mancare, dà il senso del tempo che passa. Sembrano degli eroi immortali, cavalieri invincibili seguiti da coraggiosi scudieri come Danny. Invece sono come noi, e all'improvviso tornano dal nulla per ricordarci che non sono più i tempi di Rosalita e che gli anni se ne sono andati via, portandosi dietro capelli e speranze. Oltre a dire grazie per quelle belle canzoni, anche se non stiamo qui a far l'elogio funebre di un signore discreto che a un certo punto della sua fortunata vita è mancato per un melanoma.

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