1 aprile 2008

Un anno fa

Un anno fa è morto Paolo De Luca, un personaggio che mi è molto caro perché era presente nella mia vita in due fasi decisive. Esattamente, quando si è trattato di dare una svolta, a Napoli, prima, e a Siena poi. Le sue città, appunto. Stasera sono stato a vedere il tributo che gli hanno dedicato i tifosi. E' stato toccante. Era un uomo che andava nudo verso i propri sogni ed è riuscito a fare cose che andavano al di là del calcio. Un uomo che aveva l'immaginazione che serve a guardare avanti e ad individuare un obiettivo impossibile, visto come un lampo di luce in una città il cui unico difetto è quello di guardare troppo al passato e poco al futuro, e anche, aggiungo, di credere che i giorni della festa vengano solo a luglio e ad agosto. Gli sguardi sbigottiti che lo guardavano mentre cantava, piangeva, sudava, sprizzava energia e felicità da tutti i pori immortalano, a guardare le foto, proprio questo modo attonito con cui la città se l'è visto arrivare addosso senza avere il tempo d'imparare ad amarlo fino in fondo. Piano piano, le lezioni s'imparano un po' alla volta. Ha preso di peso un mondo e l'ha spostato con un entusiasmo incredibile dalla serie c alla serie A, entrando come un ciclone nella vita di migliaia di persone. Perché il calcio fa bene alla vita. E questa era una delle lezioni per noi. Con gli occhi di tigre, grazie presidente, per quegli schiaffoni e per tutta quest'emozione.

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