15 maggio 2008

terremoto d'umanità

Da troppo tempo si parlava della Cina solo in termini di diritti negati e di economia aggressiva. Da molti anni in tanti temono il pericolo cinese. Va così, è come se ci fosse una bolla di comunicazione che si gonfia e che sposta l'interesse su alcuni elementi che si prendono la scena. Un terremoto non ce lo metti mai, in preventivo. Sì, c'è ogni tanto un riferimento al big one di San Francisco o una menzione alla frequenza micidiale di terremotoni che scuotono il Giappone. Ma nessuno ricorda la megascossa che c'è stata, magari a tre metri da casa, in qualche tempo lontano, a cambiare le carte in tavola. Questo terremoto non fermerà la corsa della Cina verso le sue Olimpiadi e verso il vertice del pianeta. Riporta però un flash di umanità da un paese che ci raccontano vivere appeso al suo irrefrenabile sviluppo. Fare a meno della democrazia, respirarsi aria fetida, bere acqua inquinata, alimentare il fuoco dell'economia selvaggia e perire, con contorno di accendini, carabattole e pollo alle mandorle. La catastrofe umanitaria suona il campanello. Si riguardi anche all'umanità cinese, per quanto governi e cinismo spingano a interessarsi di quell'altrove che fa molto per ammazzare la democrazia e la libertà, continuando a far circolare messaggi che con l'umanità hanno poco a che fare, in perfetta simmetria col governo cinese. Su Internazionale (che non seguo da qualche tempo) c'era una rubrica settimanale che segnalava le catastrofi che avvenivano nel pianeta. Ce n'era un sacco, ogni volta. Per tutti i gusti. E meglio non dire niente di quello che succede in Birmania...

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