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19 gennaio 2008

Sempre a parlare dei Clash

Leggevo un articolo e un'intervista a Federico Guglielmi su Onda Rock. Mi vengono in mente un sacco di cose, schiacciate tutte insieme dalla prospettiva incrostata di trent'anni di cose successe. Se consideriamo la cosa dalla parte giusta, cioè quella di semplici appassionati per una band di rock'n roll che per un certo periodo ha portato la bandiera del punk (sì e no, perché finché sono esistiti i Sex Pistols i Clash erano in ombra, relegati al rango di band politicizzata che poi passò agli Stiff Little Fingers di Jake Burns), il tratto saliente dei Clash, a parte il fatto del contratto firmato per la CBS, sta probabilmente nell'aver dato una direzione all'onda infuriata del punk, lasciandoselo alle spalle alle prese con l'autoavvitamento al conformismo della musica-di-moda. Il salto vero sta nel periodo di torrenziale vena creativa, tra London Calling e Sandinista, che regala un paradigma articolato in 50 pezzi o quasi alla gran parte dei musicisti che verranno. In molti pagano un tributo ai Clash, che erano molto più di una band straordinariamente cool almeno in due dei suoi componenti (Joe e Paul) e così modernamente tendente alla combinazione di elementi eterogenei tra loro. Detto questo, la forza devastante di Tommy Gun, scandita dalla batteria stratosferica di Topper Headon viene prima di quella svolta e si deve anche alla criticatissima regia di Sandy Pearlman, ex Blue Oyster Cult, che c'entrava come i cavoli a merenda. Ma senti che roba, cavolo, senti che pezzo mozzafiato...

24 marzo 2007

rebel waltz


C'era il DOS. Insomma, il video era monocromatico, ci stava questo cursore che diceva c:\>, ed era un inizio. Un foglio bianco da riempire. C'erano un sacco di comandi possibili, solo che uno non li sapeva, e si avvicinava esitante, col foglietto in mano, riscrivendo stringhe senza senso apparente, che ammettevano all'apertura di ambienti che si chiamavano directory. Dentro c'erano dei nomi di documenti, quelli con certe estensioni eseguivano qualcosa. Una delle prime cose che imparavi era scrivere dir, che ti mostrava il contenuto di c:. Insomma, era affascinante, come imparare a parlare con un pezzo di ferro. O insegnare a parlare a un pezzo di ferro. C'era il Basic, poi. L'aveva scritto Bill Gates, nientemeno. Ed era un linguaggio di programmazione, che faceva tante cose. Una volta presi un libro in ufficio, era un manuale di Basic. Il mio sogno era stato sempre quello di imparare a suonare qualcosa, non ho mai imparato in nessun modo. In un certo senso il Basic suonava: c'erano dei comandi che facevano emettere suoni al computer. Mi misi lì una sera, con un cadavere di 286 che avevo a casa, e composi la mia prima e unica canzone. Non era mia, però, era dei Clash. Era questa.