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18 gennaio 2008

Relazioni

Al di là dell'opinabilità di rilevazioni, numeri e sondaggi, quello che conta è che l'avvento di internet ha modificato il rapporto della gente con la televisione, per alcuni motivi fondamentali, secondo me: la possibilità di selezionare i contenuti in accordo con le proprie esigenze e quella di interagire arrivando a produrre contenuti che vengano fruiti da un pubblico sono probabilmente quelli decisivi. Attraverso l'interattività, poi, si è assistito allo sviluppo di reti di relazioni interpersonali che hanno fatto da base per la circolazione di idee relative sia al mezzo stesso che a tutti gli argomenti immaginabili. Sembra scontato, adesso che l'innovazione è arrivata a un certo grado di maturità e che la quantità di cose possibili grazie alla tecnologia ha raggiunto livelli impensabili sette-otto anni fa, ma di strada se n'è fatta molta e chi ha navigato con mosaic e con un modem da 14.4 lo può facilmente testimoniare. Mi ricordo che si ragionava molto, prima, sugli alienati della televisione, che vivevano in poltrona con uno sparacanali in mano. I tempi sono cambiati e si pensa, oggi, che l'esagerata interazione con internet sia deleteria per i rapporti "reali". E' una banalità, ma è il tipo di obiezione che ho sempre sentito muovere a chi si "sintonizza" troppo intensamente su qualcosa. Mia madre quand'ero piccolo mi faceva uscire a spasso (dùpalle) per forza, a me che m'intestardivo a rimbambirmi la testolina su tutti quei libri... (faceva bene, ma questa è tutta un'altra storia)

1 novembre 2007

telepessimavisione

Si parla ovunque del successo che La7 ha avuto, martedì sera, passando in diretta lo spettacolo di Paolini. Un po' si scopre l'acqua calda, anche se non sempre l'andamento degli ascolti televisivi sembra avere una logica. Comunque una proposta di qualità ha riscosso un chiaro successo, che poteva essere anche più grande se a fare la proposta fosse stata la Rai o Mediaset. La risposta della Rai non si è fatta attendere: i giornali parlano delle lusinghe ai "big" Bonolis, Fiorello eccetera per risollevare gli ascolti delle reti di stato. Nessuno che raccolga il messaggio del pubblico: fate programmi di qualità e la gente se li guarderà volentieri. Va bene, la scriteriata concorrenza a Mediaset, dura da vent'anni a questa parte e ha prodotto sconquassi. E' anche vero, però, che questo è stato uno dei campi di battaglia del conflitto d'interessi che ha avvelenato la politica di questo paese, e dunque non si può considerare del tutto "fatale" il degrado della rete nazionale, ma bisogna ritenerlo indotto, almeno in parte, da circostanze messe in atto "ad arte". Chi viaggia dai quaranta in su ricorda perfettamente la televisione di grande qualità che si faceva a cavallo tra anni sessanta e settanta, chi è più giovane si può fare un'idea, visto che vengono riproposti spesso spezzoni di varetà dell'epoca. Il fatto che ci fossero in tutto un paio di reti televisive creava una scrematura virtuosa degli autori, ma sarebbe sbagliato ritenere che l'avvento delle televisioni private abbia mortificato quello standard qualitativo. Anzi, le tv locali hanno offerto più opportunità di mettersi in luce a chi non ne aveva. Il fatto è che i palinsesti cercano di orientare i gusti dei telespettatori e non tengono conto (forse)(o almeno non abbastanza) dei loro gusti. E il fatto che oggi, in seconda serata e in una rete bistrattata, alla quale sono state lasciate le briciole dal cartello Raiset, si sia celebrata una rivincita del teatro, dovrebbe far riflettere chi decide cosa va in TV. Aspetta e spera, cantavano a Indietro tutta. Appunto.