24 febbraio 2008

mi dispiace, ma


in casi come questo paga l'allenatore

23 febbraio 2008

sei parole



Il Galles non ci ha umiliato.

22 febbraio 2008

il futuro non è scritto


arriva il film di Julian Temple sull'adoratissimo Joe.
Lo dice Alberto Crespi, e chi sono io per contraddirlo?
Non vedo l'ora.

19 febbraio 2008

sono giorni

Se avessi conosciuto prima la soluzione della vietnamita che voleva andare a Parigi a rimorchio di Paul Berlin che mi ricorda a me che sono Roots il caro Steve Berlin, non mi sarei agitato tanto. Finire in un buco è un problema, per uscirne, però, basta finire fuori dal buco. Non tornare indietro ma andare avanti. Voilà. Un po' di buio, qualche ragnatela, qualche squitto di topo, un lombricaccio qui e là, ma si torna a riveder le stelle senza graffi e con prospettive rinnovate, mentre l'orizzonte muta e il monsone lascia posto al freddo, che però non riesce più a nasconderci che la primavera irrompe. Lo dicono sonni, cimurri e languidezze: siamo belli e abbiamo da sperarci in tutto. Passeggeremo per gli Champs Elysées e io le regalerò delle cose belle, perché Parigi è una possibilità. Più che mai.

14 febbraio 2008

trabajo

Ci sono quelle volte che non ci pensi su neanche un po', ma reagisci.
Domani si riparte. Un mese di grande reattività alle spalle, una settimana, l'ultima, che è stata quella del raccolto. Segno che i calci della vita fanno crescere.

11 febbraio 2008

the things they carried

Mi piace molto l'idea di descrivere le persone attraverso alcuni particolari. Tipo le cose che si portano dietro. E' qualcosa che viaggia su binari diversi, a seconda che si pensi a personaggi in cammino forzato, come dei soldati su un percorso in guerra, o piuttosto a persone che vanno verso la loro vita con fardelli che scelgono di portarsi dietro. Ma non parliamo soltanto di carichi esistenziali. Anche, per esempio, di tic e di modi di mettersi di fronte al mondo. Le maschere che ci mettiamo sono tante, ma quello che meglio ci descrive è il gesto che compiamo quando pensiamo che nessuno ci veda. Si dice che i gatti siano molto divertenti da guardare se non si rendono conto di essere osservati. E' vero. Io ho avuto diversi gatti e posso testimoniarlo. Se è vero che le persone sono quando non pensano, si può descriverle attraverso quello che si portano dietro a maggior ragione: perché spesso ci si caricano le tasche, quelle vere e quelle metaforiche, in momenti in cui si è soli e non si sta a pensarci troppo. Sarebbe bello imparare a descrivere la gente per quello che si porta dietro: siano bottiglie d'acqua e filo interdentale, preservativi, cingomme, penne biro masticate, mozziconi di matita dell'ikea, vecchie carte d'abbonamento scadute, occhiali rotti nel taschino, surrogati di aipod scarichi, bauli di tracotanza, capelli con le ritrose, psoriasi alle dita, mozziconi di sigarette, tende con picchetti e senza martello, dame di lacrime non versate, copertine di dischi di bowie con dentro ellepì di renato zero, carcasse di vecchie macchine, accendini scarichi, ricordi di calze strappate e di canzoni ascoltate nelle radio a valvole, facce di morti guardate mentre gli altri si muovono come se nessuno potesse ascoltarli o vederli. Come se il mondo non esistesse, fuori dal proprio stagno di veleno.

8 febbraio 2008

amici

Ho sempre frequentato un sacco di gente che ho considerato amica. E' facile, poi io sono uno che si fida per natura e di più ancora per esperienza. L'amicizia non è una faccenda di dare e prendere, piuttosto di accettare, credo, o comunque di essere insieme agli altri, lasciando che siano. Non so se riesco a dire bene. Non credo sia amicizia aspettarsi cose dagli altri, ma non è importante, nel senso che i comportamenti scorretti producono, poi, risultati più avanti. E la situazione dei rapporti che hai, nel suo divenire, ti dà anche la misura di quanto siano state giuste o sbagliate le tue scelte, fermo restando il fatto che si cammina da soli, o in parallelo con altri, semmai, per tratti limitati più o meno. Così ho perso di vista persone che amavo e che amo tuttora, ma anche gente la cui compagnia non si è rivelata buona, per me. Il fatto che questa gente si comporti nel modo più sordido può essere una conferma, ma non mi servono conferme. I gesti che uno fa servono a qualificarne la natura, e ognuno sa quello che fa. poi se la può raccontare come vuole, ma sono inganni stupidi: perché rispondiamo di noi in primis a noi stessi.
Io vado avanti, come sempre. Per chi trovo apparecchio la tavola, e ho casa sempre piena di gente. Chi non c'è o non c'è più, avrà trovato di meglio da fare: non chiudo rapporti senza aver aspettato a lungo, prima, che se ne determinino le condizioni. Certa gente è stata abbondantemente avvertita, ma ha insistito in atteggiamenti che non vanno bene col sottoscritto. Che è persona seria e merita rispetto. Se non ne trova chiude, e lo fa per davvero. Ma non come si faceva da bimbi, mi hai fatto questo e non ti parlo più. No. Perché con gli amici si sta per starci bene e lo si fa volontariamente, senza costrizioni. E questo è il mio modo di fare. Chi ha bisogno di me sa dove trovarmi, c'è gente per cui ci sono e ci sarò sempre. Ma non per tutti. Per quanto mi riguarda, in genere non chiedo niente a nessuno. L'ho fatto quando mi sono sentito in gravi difficoltà e ho trovato più o meno risposte più o meno utili. Mi piace prendere solo quello che mi si dà volentieri. Ciò non significa superbia o che: semplicemente è che io devo andare avanti e fare le mie cose, e cerco di non dipendere da nessuno. Ma nessuno nessuno. Proprio nessuno.

Una svolta dopo l'altra

Ecco la nuova discesa in campo: stavolta Silvio si presenterà come Popolo delle Libertà. Insieme a Fini. AN e FI abbrancicate.

Il 27 gennaio del 1994 Panebianco commentava così la prima discesa in campo... non che ci prendesse, ma chi parla prima merita rispetto.

7 febbraio 2008

cinque anni fa

Scalfaro: la politica si vuole vendicare sui magistrati

l'archivio del corriere.it dice che non è che siano cambiate troppe cose, nel frattempo

twit centro sinistra

irresistibile