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19 giugno 2007

cholitas

18 giugno 2007

Captatio benevolentiae

Giunge alla presentazione ufficiale sei minuti dopo lo scudetto della Mens Sana, che farà vorticosamente girare i coglioni a un gran numero di tifosi della Robur. Si annuncia con una dichiarazione che ci mancava facesse pestando una merda: dopo il Palio e il Basket, a Siena viene il calcio. Oggi gliele danno.

14 giugno 2007

neeskens


Quando gli olandesi inventarono il calcio totale avevano anche un prototipo di giocatore totale: Johan Neeskens. Un fenomeno, capace di attaccare, difendere, segnare, scolarsi barili di birra, litigare, fuggire in america, rinunciare alla nazionale dopo essere sbarcato dall’Ajax al Barcellona, e via così. Ma erano i ruggenti anni 70, non c’era manco l’antidoping e, insomma, basettoni e capelli lunghi la facevano da padrone. Così Neeskens impazzava nel ritiro delle meraviglie, dove i tulipani prendevano a calci, oltre al pallone, anche tutti i luoghi comuni del calcio. Macché ritiro, macché astinenza, macché numeri di maglia, macché ruoli fissi, macchè. Vi prendiamo a pallate e basta. Johan è un po’ una figura simbolica, perché comunque è rimasto giocatore incompiuto, come altri grandi talenti di quell’immensa squadra (Rensenbrink, per esempio, ma ne parleremo). A differenza di Cruijff e di Ruud Krol, che si consacrarono tra i grandi del calcio. Forse per spirito olandese, per cui rincorrere i piccioli è interessante quanto e più che giocare a pallone. Chissà. La magnifica cicala con la maglia arancione centrò due finali mondiali, incappando in entrambi i casi nel paese organizzatore. Perse a Monaco contro la tosta Germania di Muller e di Overath, perse a Buenos Aires più per l’arbitro Gonella che per Kempes e Ardiles. Perse pure gli europei del 76, contro Nehoda e Ivo Viktor, ma in semifinale. Insomma, una tragedia, ma anche un grande spettacolo. Dopo qualche problema di vita sregolata, Neeskens (mi pare) rientrò nel giro della nazionale, come assistente di Frankie Rijkaard. Era un’altra faccia del calcio su cui fantasticavamo, almeno io. Chi non si ricorda l’Olanda già qualificata per gli europei che venne a perdere volontariamente contro l’Italia, irridendo il nostro calcio speculativo con novanta minuti di passaggi orizzontali (melina) senza mai cercare di costruire un’azione? Segnò Capello, per la meno gloriosa delle vittorie, e per la più buia delle giornate di calcio. Per questo, abbagliato dal mito, allora li ammirai. Per questo, a distanza di ventisette anni, mi stanno profondamente sulle scatole. Perché potevano essere uno spot per la sportività, ma preferivano di gran lunga essere spocchiosi e antipatici come il loro straordinario capitano, Johan Cruijff. Perciò si sono meritati tutte quelle finali perse, affanculo. E gloria eterna.

5 giugno 2007

Sognando Beckham. O Portanova

C’era una volta la fiera dei sogni. Si aspettava che arrivasse, era all’hotel Gallia, più o meno, o anche da qualche altra parte a Milano e dintorni, c’erano gli stand e il mercato si faceva tutto lì. Partivano le delegazioni delle società, sul posto c’erano i mediatori, più o meno autorizzati, da un certo punto in poi addirittura vietati. Atmosfera a metà tra il mercato delle vacche e la fiera delle illusioni, certo. E discreto turbine di soldi veri, o anche di cartone. Iperboliche quotazioni d’improbabili ronzini, nazionali o esteri, presidenti decisi a comprare persino l’Amalgama, tonitruanti proclami per la stagione a venire e i trionfi prossimi venturi. Adesso il mercato si svolge sui quotidiani, sportivi e non, e nelle radio e nelle tv di calcio, figlie delle biscardiane bombe e del satellite che svela ogni segreto del laterale ecuadoregno e del fluidificante indonesiano. Un’orgia di esperti che al confronto sbiadisce il ricordo dei vecchi direttori sportivi, draghi del mercato di una volta. Altro che Allodi e Sbardella. Giornali come Tuttosport hanno inaugurato l’era della pesca nel mare grande. Si buttano lì decine e decine di nomi, certi di portare qualcosa a casa, fidando nell’oblio del titolone sparato, che viene presto dimenticato in questa età dell’informazione torrenziale e convulsa. Ciascun tifoso può sognare, per lo spazio di un momento: sotto al cuscino il titolo che gli promette l’ennesimo campione, negli occhi il giorno in cui l’agognato traguardo, che sia scudetto o coppa delle grandi orecchie, diventerà realtà. InterJuveMilan la fanno, ovviamente, da padrone. Roma e Fiorentina appresso. La Lazio non è più nel taccuino di chi compone il giochino estivo delle figurine. Non è più acquirente di campioni costosi, non è nemmeno il sicuro scaffale dove prendere, pagando a prezzo salato ma non sempre esageratissimo, campioni di sicuro rendimento. E’ squadra a cui si possono accostare nomi che non fanno il titolone in prima, insomma. Il che rende più difficile ancora l’orientamento: Eto’o, Lampard, Ronaldinho, Sheva e Gilardino accendono i sogni del tifoso delle squadre ricche, ed è curioso notare come si stratifichi, in questo tempo di drammatici contrasti, anche l’aspettativa di felicità dei tifosi, in accordo con le possibilità economiche dei club. Tra un Portanova e un Capone, sognando Beckham.

4 giugno 2007

far over


Terra di pescatori e pesciaroli col naso bagnato, casette variopinte, brasileri importati a inscatolar merluzzi e a segnare gol nel campionato, le Far Oer non piacevano granché a Gigi Buffon, e ne aveva ben donde. Gli ci è voluta una bella parata sul carneade di turno per salvare le chiappe ai compagni, guidati dalla fame inestinguibile di Inzaghi e zavorrati dalla pippaggine contingente di Alex del Piero, campione vero. Insomma, non erano proprio le condizioni migliori per fare bella figura, ma cerchiamo di cavarcela sempre con il minimo sforzo, in questi casi, e l'entusiasmo degli avversari ci può castigare. In attesa del secondo cruciale impegno in Lituania, Donadoni si può consolare: al ritorno ha ritrovato penne e taccuini squadernati, e monodomanda. E Totti? Senza invidia, CT...

28 maggio 2007

scarpate

Questo fenomeno di calciatore l'anno scorso si è aggiudicato la classifica dei cannonieri con trentuno gol, calando un po' nel finale dopo un girone d'andata da manicomio. Il risultato gli è valso la conquista del prestigioso premio della scarpa d'oro, riconoscimento che spetta al miglior realizzatore europeo e che ha una storia di oscuri vincitori antiqui, ciprioti, bulgari, rumeni, austriaci, belgi di secondo piano, fino a che qualcuno non ha pensato bene di tarare i gol in base al "peso" teorico dei campionati. Comunque Toni ha fatto i suoi gol, alla fine ha vinto la classifica, si è preso la sua scarpina e amen, il tutto abbastanza in silenzio. Quest'anno toccherebbe a Totti, e allora giù a grancasse, squilli di trombe e annunciazioni. C'è stata gente che ha detto che la scarpa d'oro vale ben più del pallone d'oro, basata com'è su dati oggettivi. Van Nistelrooy, possibile contendente del trofeo, ha fatto sapere che se ne frega e per lui conta solo vincere la Liga. Normale. Il circo è solo qua, per fortuna.

Alla fine

Il cerino è rimasto in mano al Chievo, e non è andata come si pensava che andasse. Il maggior indiziato, fatta la tara dei confronti che sulla carta erano in un modo ma in campo poi no, sembrava il Catania in pole, con la possibilità del tana libera tutti del Siena. Il quale a sei minuti dalla fine era sotto il pelo dell'acqua. Poi l'emersione e il pucciamento del pandorino nella mota della retrocessione. L'effetto domino partiva da lontano: la sequenza dei gentili omaggi era partita da roma-torino, con contorno di catania-milan, per proseguire con Roma-Cagliari, una spruzzata di Lazio-Parma, un secchio abbondante di Empoli-Reggina e la ciliegina di Reggina-Milan, al quale si è aggiunto il cedevole muro opposto dalla Lazio al disperato Siena degli ultimi istanti. Ha ragione Gianni Mura, che dice che se tutto fosse dipeso dal gioco a scendere sarebbe stato il Toro, grazie alla brillante idea del suo presidente di affidarsi per gran parte della stagione a Zaccheroni, abbastanza bollito, oramai. Con tutti al massimo dell'impegno, probabilmente il finale di campionato sarebbe stato diverso, e alcune squadre si sarebbero potute esimere dallo svolgere l'antipatico ruolo di arbitro. Ma in questi casi la differenza la fa il calendario, e il fatto di avere due scontri diretti nelle ultime tre gare ha condannato il Chievo a vincere per salvarsi. Gli altri hanno comodamente recuperato i bonus trovati sul terreno. Urge la riduzione delle squadre a diciotto, per ridurre la terra di nessuno in mezzo alla classifica. Di più non si può.

9 maggio 2007

ipse dixit


Sto ancora cercando di analizzare tutti i fattori di quella partita, ma la realta` e` che noi abbiamo incontrato una delle migliori serate nella storia del Milan`.
(Alex Ferguson)

ecco, il calcio dovrebbe sempre funzionare così.

7 maggio 2007

ma basta


Finale di Coppa Italia che si gioca alle 18, dice l'osservatorio. E Matarrese frigna. Ci ha il contratto con la RAI, la gente non può andare allo stadio e che. Tre mesi fa, accidenti a voi, qualcuno ci ha rimesso le penne. Ma siete capaci di pensare solo ai contratti firmati e a nient'altro. Si tratta di una partita ad altissimo rischio, che oppone la tifoseria più violenta d'Italia a una in genere più tranquilla, ma innervata dalla stessa canaglia e con all'attivo la "scenetta" del motorino al Meazza. Si tratterà, certamente, di palliativo, ma si deve fare il possibile per far andare allo stadio il pubblico normale in sicurezza. L'opposizione più ferma, al solito, dall'interno: ma certo che se il prefetto minimizza aggressioni a coltellate, di che ci si può stupire? La lega proporrebbe Matarrese come vicepresidente vicario della FIGC: si dia un segnale, per una volta. Un NO che ce lo tolga dalle scatole. Sempre la stessa gente, che ha il coraggio di definirsi "nuova". Ma per favore.

6 maggio 2007

derbi


Pensavo, col luogo comune, che a Roma il derby si giocasse tutto l'anno. Ma quello che ho visto a Lisbona è delirio. Benfica e Sporting si sono affrontate, giorni fa, al culmine di una diretta televisiva durata ore e ore, andata avanti altre ore dopo la partita. Quotidiani, televisioni, negozi, tutto parlava di questa partita, che metteva di fronte la seconda e la terza forza del campionato portoghese. Partita degnissima, giocata in stadio esaurito in ogni ordine di posti, ed è uno stadio assai capiente, oltre che bello e "cittadino". Una polisportiva con 160.000 soci, quella del Benfica, contro un gruppo di resistenza umana meno rappresentato ma molto organizzato. Il telecronista del derby romano, andato in diretta nel pomeriggio, commentava: in questa partita (roma-Lazio, cioè) c'è tutto: la tecnica, il fisico, il gioco. Manca uno straccio di tiro in porta, anche per caso. Stasera non perdetevi il derbi.

delios


Dopo tre stagioni si torna a fare le qualificazioni di Champions League, oramai è praticamente certo, terzi o quarti che si arrivi. L’ultima volta fu dopo un grande campionato giocato tra il sontuoso spettacolo del campo e la paura di sparire dal calcio, fuori. C’era Mancini e l’anno dopo si conquistò una fantastica Coppa Italia. Questa Lazio costa la quarta parte di quella e ha il futuro dalla sua. Quella era la scia di uno scellerato progetto stellare. Non è un caso: il merito, per me, è in massima parte di Delio Rossi.

13 aprile 2007

sindelar


Mattias Sindelar fu uno dei più grandi calciatori tra le due guerre mondiali. Soprannominato “Papierene” (cartavelina) per la sua gracilità, Sindelar deliziò le platee di tutta Europa, al comando dell’Austria Wien e del bianco Wunderteam (così era soprannominata la nazionale austriaca) di Hugo Meisl. Giostrava da centravanti o da mezzala, ed era uno dei migliori calciatori della sua generazione. Fu l’Italia di Vittorio Pozzo a infrangere il suo sogno mondiale, eliminando la nazionale austriaca nel 1934, in semifinale. Sindelar rinunciò a giocare le sue carte nel successivo mondiale francese (1938), rifiutandosi di indossare la maglia della nazionale del terzo Reich, che nel frattempo aveva fagocitato l’Austria. Un anno dopo, la disgrazia: Sindelar fu trovato morto nel suo appartamento, insieme alla sua compagna, ucciso da una fuga di gas. C’è chi dice che con questo abbia pagato il suo coraggioso rifiuto. Ma si legge, anche, che questo sia stato l’estremo gesto di ribellione di Papierene, campione d’eleganza sul campo e di coraggio nella vita. Ricordare questa storia all’indomani della condanna a Irving e a pochi mesi dal mondiale è d’obbligo: troppo lontani i tempi del predominio danubiano sul calcio europeo, per sperare che quel che resta del Wunderteam possa farlo sul campo. Un applauso, Campione Sindelar.