11 luglio 2008
4 luglio 2008
Ahò, che fichi
Allora annassimo alla sala corse quella der casino all’avignonesi, mpò più in là der messaggero. C’era st’amico ch’aveva risparambiato dù scudi e je dicevamo giochete sto cavallo bono, che er cognato der fattorino dell’atacche quello chii capelli panonti, caa sgrima e co tutta a forfora sur giacchetto, che bazzicava er genero der monnezzaro, aveva inteso che sto cavallo dice che era bono, sicuro. Ahò, che te credi che ciannavamo tutti i giorni a giocà a li cavalli? Ma che cazzo stai a dì, ma si nun c’avevamo na lira pe piagne, che a pora mamma passava e giornate sane a riccoje la cicoria ar pratone! Solo che ar pratone ce stava pure la banda de spugnetta, che sì te beccaveno da solo erano cazzi. Minimo minimo te corevano appresso e te toccava fa a botte, si ciavevi li sordi peggio che annà de notte. Eppoi che sordi ce potevamo avé? Già era tanto che magnavamo pasta e patate… Comunque si nun te facevi cioccà te potevi annà a riccoje la frutta in der giardino dee monache. Mortacci loro a robba che ciavevano! E bricocole! E cerase, ma quelle toste, no e visciole, li graffioni! Ammazza quant’ereno boni! E e persiche? Squisite! Na vorta ciavevo na fame che ncevedevo e me so magnato le cocce dee fave ppputo che SCHIFO! Ar sor Amilcare, invece, je piaceveno, see magnava co tutte e cocce. Pure i cachì che allappavano se magnava. A me me facevano venì na sete che pareva che m’ero magnato le sarache. Ansomma, pedditte annassimo all’avignonesi. Semo arivati aa stazzione termini cor C1, se semo comprati le fusaje da giggetto prima de partì a piazza dii mirti, poi quer cojone de Arvaro ha voluto pià er tranvetto e allora se semo separati. Comunque er cartoccetto de fusaje io moo sò magnato tutto, ancora n’eravamo arivati aa maranella e già l’avevo finite tutte. Er ciccione invece se magnava li bruscolini, ammazzelo che schifo! Aveva smonnezzato tutto er tranve, er fattorino je fa a maschio, l’animella tua, ma che a casa tua fai ste porcherie? E che sarebbe? Hai zozzato tutto, ammappete, io o farebbe aripulì a tù madre, anvedi. Allora l’avemo preso per culo daa stazzione fino a e lazziali, poi quanno che è arivato Arvaro cor tranvetto j’avemo fatto la stira, a sto frocione, così s’empara a fa le cose pe li cazzi sua senza fa a mezzi coll’amichi, sto cicero. Dopo semo iti a fasse na passeggiata a via nazzionale, avemo cioccato un po’ de stragnere ce n’ereno de tutti i colori bionne more rosce ricce lisce buzzicone scrocchie zinnone o che c’era passato San Giuseppe caa pialla. Adavede che robba! A n’americana j’ho detto dammenbacio, lelletta. Quella me s’è messa a ride, allora Arvaro che è nvidioso me s’è messo de mezzo, sto scrauso, che me piava per culo che ero diventato rosso. M’è annato er sangue all’occhi, mannaggia er tumefatto, j’ho dato un destro. Ahò, secco, li mortacci mia. E’ cascato come na pera. Ciaveva er sangue e la bava e pure l’occhi abbottati. Io me so messo paura, poi quando ho visto che aveva rifatto j’ho detto a strombolo, si ciariprovi t’apro er cuore.
Poi è ita a fenì che er cavallo n’è arivato, a dritta era na sola, evvai così. Io già m’ero scaciottato…
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1 luglio 2008
al galoppo
24 giugno 2008
paura
(facendo il verso a carver)
paura dell'ansia.
paura del vicolo buio.
paura delle curve a sinistra.
paura del cane che mi salta sulle gambe.
paura di cadere saltando gli ostacoli.
paura quando freno in bici e vedo la strada scorrere sotto.
paura se sento frusciare nell'erba.
paura di finire i soldi.
paura col temporale, non sempre, non più.
paura di farsi male, soprattutto con le parole.
paura che il passato ritorni, com'era.
paura di Giancarlo.
paura che il futuro riporti al passato, o che.
paura di svegliarmi che non ci sei.
paura di andarmene dopo.
paura dell'ombra per le scale.
paura di non essere capito.
paura di sentirmi in colpa.
paura che non c'è.
paura della morte.
paura che non c'è.
l'ho già detta.
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23 giugno 2008
19 giugno 2008
light up your tuna salad
Salii in macchina e mi misi più comodo che potevo. Stappai una bottiglia dal six pack di acqua francese da un euro. Buttai giù una lunga sorsata, poi incominciai a scartare il ciaccino sintetico fatto in comode strisce facili da staccare. Aprii la scatola di tuna salad (light). Dentro c'era una morbida crema rosa su cui galleggiava qualche cappero e qualche pezzo di cetriolo. Il profumo era sublime: c'era l'aceto. E poi ce n'era tanta: 250 grammi. Slurp.Affondai nella crema la prima striscia di ciaccino. La ritirai fuori e me la misi in bocca, assaporando un gustoso boccone di quella pappa prelibata. Masticai soddisfatto, interrompendo la lettura degli squisiti ingredienti dell'insalata per buttare giù un'altra sorsata di limpida acqua francese. Attaccai la seconda striscia, mentre il vento cercava un varco tra le macchine parcheggiate e il cantiere dall'altra parte della strada, e un crocchio di natasce combatteva con la gettoniera dei carrelli. Brindai ai loro occhi celesti stappando la seconda bottiglia del six pack di acqua francese. Chiusi gli occhi, e pensai a Parigi.
(da colazione da Lidl)
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18 giugno 2008
Rock in ritardo
Internazionale ha pubblicato un bell'articolo che racconta come Huey Lewis sia un musicista molto amato dai disabili. L'articolo è pieno di delicatezza e di profonda competenza, come sottolinea l'ottimo Mandu di Special Crabs Overlimits, che l'ha messo on line sul suo blog cestistico, facendomi un gran favore, perché volevo postarlo a mia volta. L'ha scritto Katy St.Clair, del san Francisco Weekly. Bello.deposto da pank alle 00:39
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17 giugno 2008
cose d'apaz
Come ogni volta si commemora. E stavolta fanno vent'anni. Io però vorrei ricordarmi di me alle prese con i suoi disegni. Perché poi un artista che hai seguito te lo ricordi non perché ti ricordi di lui, ma perché ti ricordi di te che osservi le cose fatte da lui. Nel tempo. Io disegnavo. Quando lo scoprii mi si aprì un mondo, avrò avuto 15 anni e sapevo tenere discretamente la matita in mano. Iniziai a copiare sistematicamente le cose che disegnava lui. Cioè, a introdurre dei particolari ripresi dai suoi disegni, un'ombra, un tratto, un modo di rappresentare qualcosa. Bocche, occhi, denti, mani, piedi, posture. Ho imparato da lui a disegnare i genitali maschili in un certo modo e li ho rifatti in mille vignettine dedicate agli amici. I piedi, un buffo modo di lavorarli a partire dall'alluce. Il modo di distribuire la peluria e di disegnare le gambe in azione. C'era quel tratto sghembo, quel senso d'abbozzo, di uscito-da-quaderno che non avevi come modello a disposizione se ti mettevi a ridisegnare topolino, o i fumetti marvel, o i peanuts, o mafaldita o non so che. Era un far viaggiare la matita fuori dagli schemi, mettersi a schizzare personecoseanimali e a scriverci sopra improvvisando sketch di lettering, riempiendo gli spazi vuoti, andando a inventare forme diverse di rappresentare il fumetto (la nuvoletta, intendo). Poi uno cresce e smette pure di disegnare, ma come si può dimenticare tutto quel lavoro di fantasia? A me Paz mi ha fatto crescere, in un certo senso. Cioè, sono cresciuto leggendo lui e ridisegnandomelo. Mi manca lui, ma soprattutto mi manco io. Quell'io che sapeva aggrapparsi a una matita, perché il tempo era ancora tutto di là da venire. Per Andrea non ce n'era tanto, ma non ne ha sprecato un secondo. Almeno questo.deposto da pank alle 00:29
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15 giugno 2008
Perché ci vuole orecchio
A un certo punto arrivò. non so da dove. Era verde e aveva una custodia di finta pelle che ne lasciava fuori un pezzo, con l'occhio per regolare le frequenze. Era una radiolina di non so che marca, bene inestimabile e prezioso, magico oggetto che rimbalzava la radiocronaca del secondo tempo delle partite e ci potevi camminare come se fossi grande, tenendola attaccata all'orecchio. Avevamo una radio elettrica, a casa, che era bianca, tutta abbombata, con le frequenze dipinte in oro. I nomi di tutte quelle località esotiche. Mio padre chino sulla schedina con l'orecchio proteso verso quella radio è un'immagine nitidissima ancora oggi. L'altra radio era più moderna, e anche molto meno bella. Aveva una custodia di finto cuoio tutta grattata e mia madre la ascoltava sempre. Mi ricordo la domenica mattina col Gran Varietà dove c'era Walter Chiari, la Corrida di Corrado, Non so che con Delia Scala, e Hit Parade con i Beatles, Gilbert O'Sullivan, Angie degli Stones, Mind Games di John Lennon, Hurricane di Bob Dylan che già facevo le medie. L'orecchio era teso a cogliere il corpo del suono che era esile e sfuggiva, ma portava cose di inestimabile valore. Erano scoperte, erano segni che scandivano la giornata. Mia nonna ascoltava un programma di musica popolare che andava la sera, saranno state le sei, le sette, non so. C'erano tutte queste canzoni, la Calabrisella, lu Cardillo. Me le ricordo ancora, come fosse ieri. Ho iniziato lì, forse, ad avere la mania per le cose che si dicono e si cantano in tutti i posti, quelle del posto, intendo, che mi sembrano sempre straordinariamente belle. Mi accorgo che a scriverne si aprono strade a non finire, e così era anche allora. Partivano tutte dall'orecchio e si liberavano, sfavillando, in tutte le direzioni. Benedetta quella radiolina.deposto da pank alle 00:30
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13 giugno 2008
peaches
Sono caduto dentro ai colori della frutta, al banco del supermercato. Erano le otto e fuori pioveva da matti. Non sembrava giugno. Non sembrava neanche lavoro, se si stava lì a girare e a girare fino a notte, a passare quelle dodici ore forzate e interminabili. Poi, la frutta. C'erano i peperoni rossi e le pesche gialle. Le fragole erano muffe, alcune. Le banane, verdi. Ho alzato gli occhi e ho visto un mio collega che era lì anche lui per comprare qualcosa di corsa. Bisogna adattarsi, mi ha detto. Ho annuito e ho messo nel cestino delle pesche noci. Le mangio la sera quando sto qui che leggo e scrivo. Con la buccia. A morsi.deposto da pank alle 01:00
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11 giugno 2008
Te recuerdo
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5 giugno 2008
Frida
Abbiamo una gattina. L'abbiamo presa l'altro giorno da un tizio vicino a Sovicille. Il quarto gatto della vita mia, dopo i due d'infanzia e Alice che è rimasta a Roma. L'abbiamo chiamata Frida pensando a Sanseverino. Lei è piccolissima (sette etti), mangia tutto (riso, pollo, tonno, latte, formaggio, croccantini, diti, nasi, recchie, tappeti, fili, eccetera) ha imparato al volo tutte le cosette che doveva imparare e via. Sta correndo avanti e indietro per il soggiorno da quasi due ore, mi sa che nella pappa di stasera c'era qualche roba di quelle che prendono i ciclisti. Adesso si è fermata sulla mia spalla e mi guarda mentre picchio le dita sulla tastiera. Non se l'immagina, che scrivo di lei. La porto a nanna.deposto da pank alle 23:24
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29 maggio 2008
Ubaldo
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27 maggio 2008
nessuno pensa al tempo
Il tempo fa la differenza. Lo sa bene chi se ne appropria, del tempo degli altri. E c'è tempo e tempo. Un'ora passata come si deve ne vale cento sprecate senza che ci si costruisca niente di buono. Dovremmo poterlo vendere bene, il nostro tempo. Perché a usarlo bene si può essere felici. E non è usato bene, forse, il tempo venduto a qualcuno perché ci si arricchisca lui e solo lui. Non è solo il tempo passato con chi si ama, quello speso bene. E' anche quello speso per migliorarsi e per stare meglio con se stessi. Quelli che comprano il nostro tempo pensano di poterne disporre a piacimento. Almeno alcuni che conosco. Pensano che comprando il tempo di una persona se ne possa disporre da padroni. Non del tempo. Della persona. E' triste solo a pensarci, ma chi fa così è incapace di concepire la felicità. Perché quel tempo comprato e rivendicato con la voce grossa è sottratto alla vita delle persone, se si fa in modo che quello non sia un tempo di crescita, ma solo di semplice e atroce sottomissione. I meccanismi che entrano in gioco sono delicati e pericolosi: spesso chi entra in un modo così violento e invasivo nella vita degli altri ne ottiene l'attenzione esclusiva e ne paralizza in qualche modo la volontà. Bisogna sapersi sottrarre e non è facile. In pochi ci riescono. Questo spiega alcune cose sull'Italia, per dire. Ma non solo.deposto da pank alle 23:36
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Respirare
Quello col tempo è un braccio di ferro continuo. Uno trova il modo di recuperarlo e lo riperde, poi, con gli interessi. Si rende libero dal lavoro e incontra il lavoro che rende liberi. Un lager metaforico, per fortuna. Ma anche no. Bisogna trovarci dentro il percorso giusto, perché poi queste cose servono sempre. A trovare il modo di uscirne, ma anche a imparare l'assiduità, la capacità di fare qualcosa meglio che si può isolandosi dal resto e tutto il solito pacchetto di cose che fanno di un lavoro una scuola. Certo, però, che lavorare stanca...deposto da pank alle 00:42
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23 maggio 2008
30 aprile 2008
Doppio brodo e passa la paura
Fare il brodo è facile. Non ci vuole niente. Io piazzo un mare di roba in una pentola (un pezzo di manzo, delle ossa con un po' di nervetti e il midollo, una cipolla piccola, un porro, una carota, un paio di coste di sedano, qualche grano di pepe, qualche chiodo di garofano) la copro d'acqua e la lascio borbottare lì un paio d'ore. A parte i dieci minuti che ci vogliono per preparare la roba, la fatica è tutta qui. Mi piace forte, poi ci faccio i tortellini o il risotto. Stasera, per smaltire le delusioni degli ultimi giorni, abbiamo preparato una cena un po' demodé, ma cazzarola: terrine de lièvre su tartine, brodo de manzo chii tortellini alla chianina (insomma, credevo meglio, il tortello, ma il brodo era ottimo) e poi lesso con le salse e le patate, un bello chardonnay fresco fresco, fragole, gelato, moscadello e ciao. Che vuoi farci? Niente TV, che è tutta una faccia a culo, tra quelli tronfi che hanno vinto e quelli livorosi che hanno perso. Poi lasciamo perdere le ghigne elette alle cariche istituzionali. Il Chelsea per di più mi batte il Liverpool che è l'unica squadra per cui avrei tifato un pochetto, insomma, non c'è gusto. Per giunta ero talmente impicciato al lavoro che non ho potuto sbirciare le dichiarazioni dei redditi e mi sono accorto della cosa solo quando era tornata off-limits. Stasera ho scoperto che Grillo se l'è presa, forse non voleva si sapesse del fottìo di soldi che guadagna, e che i fedeli l'hanno un po' beccato. Tutti i falsi profeti fanno una brutta fine, non c'è da meravigliarsi e infatti. Intanto a Roma parte la tolleranza zero di Alemanno, ma dall'Ara Pacis. La prendiamo alla lontana, via. Mi aspetto i primi editoriali critici piovere sul nuovo sindaco: per ora ne ho letti soltanto di trionfali. Sarà che per abitudine e affetto ancora leggo Epolis.deposto da pank alle 23:38
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27 aprile 2008
Il formicaio atlantide
Ero seduto sul muretto di tufi sul fianco del cimitero. Faceva caldo e stavamo lì ad aspettare che arrivasse il funerale, col vento che ci soffiava addosso per dispetto, anche se, ripeto, faceva caldo. Una coppia di cipressi guardava dentro al camposanto. Uno era bello sano, con la chioma florida, pizzuto pizzuto e portava la bandiera dell'orgoglio dei cipressi, alberi che da sempre difendono i cimiteri. L'altro era pelato, almeno per tre quarti. Guardava dentro e sembrava dire ecco, io volevo essere piantato in Val D'Orcia o nel vialetto di qualche villa di qua, sul Chianti, o nelle crete. Io non volevo fare l'albero pizzuto come quasi tutti i cipressi, che poi ci fa il nido qualche civetta e tutti si grattano i coglioni quando ci passano sotto. Volevo fare da margine in un parco, con gli scoiattoli che mi balzano sopra e invece sto qua a guardarmi i morti, e tutte le persone che vengono qua a trovare i morti, e manco stessimo a Spoon River, che almeno senti quello che hanno da dirsi. Vita dura per i cipressi. Accanto a me, a due-tre passi, per terra, c'era il mucchietto di terra smossa di un formicaio. Doveva esserci una pausa di lavoro, o forse si festeggiava il 25 aprile. Tutto taceva, solo una formichina caracollava lì vicino, e a quattro-cinque metri c'erano altri tre-quattro mucchietti di terra che erano formicai limitrofi, o che. Forse sottoterra brulicavano formiche come sulla tangenziale, formiche che andavano a prendere i formichini a scuola, formiche che lavoravano duro a sminuzzare molliche, bucce, robe buone dalla terra grassa accanto al cimitero. La strada era a un passo. Dalla strada arrivava un vecchio sallucchione con l'aria un po' sonnacchiosa, che ciondolava pigro, in attesa pure lui del corteo funebre del povero vicino di casa defunto all'improvviso. Ciondolando ciondolando spiattellava completamente il montarozzino delle formiche. Alcune, tre o quattro, si precipitavano all'esterno, altre perivano all'interno come in un cataclisma atlantideo. Magari lo ricorderanno per generazioni, contando i giorni passati dalla grande acciaccata. Il vecchio, intanto, spariva dietro l'angolo che portava all'entrata sul retro. E il vento continuava a soffiare.deposto da pank alle 00:20
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25 aprile 2008
Passeggiando a Montemaggio
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Essere e non
Mauro Capecchi, sì. A lui, di cui ho avuto l'onore di conoscere la moglie e i figli, dedico questo piccolo pensiero.
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23 aprile 2008
tarabaralla
ta|ra|ba|ràl|la
avv.
RE tosc.
1 pressapoco, su per giù: disterà 25 o 30 km, t.
2 in un modo o nell’altro: t. me la caverò
3 poco male, pazienza
Varianti: tarabara
demauroparavia.it
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17 aprile 2008
"El Charro" Moreno
Dribblava terzini e puntava diritto alle signore. Segnando gol a grappoli, al suono di una milonga.
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16 aprile 2008
post
Vanno riviste un bel po' di cose, dopo questo risultato dirompente.
Per esempio, sul tema della solidarietà. O della coesione tra gruppi che popolano lo stesso strato sociale. E tra individui che compongono un gruppo singolo. Sarebbe bello capire se esiste ancora e nel caso se può continuare a esistere un minimo di visione collettiva dei problemi del paese che crei i presupposti per una condivisione. A parte, ovviamente, gli interessi corporativi.
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12 aprile 2008
Al voto, al voto
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10 aprile 2008
shorts
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9 aprile 2008
corte
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sogni mostruosamente proibiti
ci stiamo accreditando
sul piano dell'agilità siamo superiori
questo e molto altro non dalla cronaca "di parte" di un canale a pagamento, ma dal solito romaclub interno alla RAI, che aveva incominciato con la Sanipoli che commentava la "grande notizia" dell'assenza di Rooney e Ronaldo, tenuti a riposo insieme a Evra e a Scholes da un Ferguson affatto preoccupato per la qualificazione.
Le sconfitte della roma, anche in contesti prestigiosi come questo, hanno sempre un sacco di responsabili extracampo: l'assortimento di nani e ballerine che, incapaci di qualcunque vergogna, rimpiangevano l'assenza der capetano contro chi non ha ritenuto neanche necessario sprecare le migliori energie per passare un turno scontato.
Un bel gol di Tevez e una lunga teoria di pallegol, a fronte di un rigore sbagliato.
Onore al merito di chi si è conquistato un posto in una recita importante, ma per noi sono solo le solite matte risate, sorry
6 aprile 2008
briefs
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4 aprile 2008
shorts
Insomma, quando sai che dentro a una bottiglia c'è della roba buona e non ci capisci una beneamata, il brunello finto te lo ciucci. Mesi fa venne fuori che dei friulani contrabbandavano ciofeche per vinoni di stralusso in Germania, grassando bei baiocchi al crucco ignaro. E cavolo, ci sarà pure una differenza tra una ciofeca e un vinone, oltre al prezzo. Certo che c'è. Ad averci la forza di trovarla. Conosco uno che gli hanno rimpiazzato un vinello acido che beve sempre con un chianticello passabile, e si lamenta. Sai com'è, il vino del contadino dovrebbe essere buono, si dice. In realtà è una maialata in praticamente tutti i casi, ma se uno c'è affezionato hai voglia a cercare di convincerlo. Comunque dovevano essere shorts, ma mi sono fatto prendere la mano. Allora longs, e muoia l'avarizia.
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3 aprile 2008
il vecchio del calcio
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1 aprile 2008
Corti
A Rho dovrebbero fare una megatorre: wow. Me la immagino che s'infila nella nebbia come uno spinottone. Comunque l'esposizione internazionale ha il merito di aver resuscitato le Olimpiadi dando corpo al sogno decoubertiniano e anche alla torre eiffel, all'atomium, all'Eur. Ma lì niente esposizione, nel 42. Oggi in compenso nella downtown daa cristoforo colombo si espone qualche ucraina o nigeriana. Invece a Firenze dàlli al mendico: dice che una signora non vedente si sia inciampata e ferita per colpa di un poveraccio steso a quattro di spade che chiedeva l'elemosina. Una scena triste. Cioni non la tollererà ulteriormente e sottolinea le regole della convivenza e del decoro. Ma la cosa è un po' pesa, eh. Faustube è nato: si chiama Bertinet, prepara l'opposizione.
28 marzo 2008
brevi di oggi
Certo, non condanno chi la mangia. 'a maronna l'accumbagni.
Con questo, chiedo scusa ai napoletani per le stroppiature dialettali.
Delio dice delle cose ai romanisti, Spalletti se capisco bene risponde in loro vece.
Qua sono puzzoni da diversi secoli prima che si pensasse lontanamente a giocare a pallone e dicono che chi perde non cogliona.
Quindi se si parla di derby Spalletti si taccia, ma se Spalletti dice che con una squadra forte come la Lazio stai a -30, hai voja a coglionà. Stai bene così.
E caro ce costa, sto derby, io a cambio ce farei: ricordo che quando vincemmo lo scudetto ne beccammo quattro.
Ho visto il filmato dell'alieno, ma è una bufala terrificante: sembra cartapesta, ma che cazz. Attivissimo se li magnerà con la senape.
Nova di oggi contiene un bel pezzo sull'economia della felicità a firma di un manager telecom, se non ho letto troppo di sfuggita. Se non mi è sfuggito il nome, mi sfugge il nesso tra telecom, l'economia e la felicità. Se non mi è sfuggito nemmeno il contenuto, mi sfugge il modo con cui telecom potrebbe riposizionarsi in termini di non-pil. Ma insomma, si fa per dire.
I pomodori spagnoli costano più di quelli italiani ma fanno schifo lo stesso.
Veltroni chiede alla mafia di far votare per qualcun altro. Già fatto.
Il povero Fois segue il suo capitano Pantani sulle salite dei campi elisi. Il ciclismo, invece, da mò che è morto.
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shorts
A primavera mi viene sonno e non mi va di fare niente.
Ho scoperto di essere più vecchio di Ballotta di un anno, sei mesi e sei giorni.
Genova è un posto dove mi piacerebbe stare. Anche per la focaccia.
Di questo passo mi misureranno l'età col carbonio 14.
Ho firmato il mio primo documento pubblico.
Collaboro al mio terzo free press, dopo Epolis e DNews anche qui a Siena.
Il video I am PD era molto bellino. Peccato che i Village People siano berlusconiani.
Le reazioni alla fine di Blogbabel mi hanno fatto rivedere la lista dei feed.
Dopo una vittoria estemporanea al derby, la Lazio ha ripreso a perdere come ha fatto per tutta la stagione. Continui anche alla prossima, non dispiacerebbe a nessuno. Invece vedrai che...
25 marzo 2008
Sole
Domenica siamo partiti all'inseguimento, tra lazzi e risate. L'abbiamo acchiappato a Genova. E' stato così contento, poi, che ci ha aspettato a casa: l'avevo promesso, io, e mantengo sempre le promesse.
deposto da pank alle 13:55
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18 marzo 2008
Tibet, blog e casi privati
Da Orientalia4all ci sono alcuni post che contengono links buoni per seguire da vicino gli avvenimenti tibetani e cercare di farsi un'idea di prima mano. Utilissimi per chi, come me, di questi giorni ha poco tempo da dedicarsi.
Proprio da Orientalia leggo un post interessante di qualche giorno fa che rimanda a un altro post sul tema: il tempo e i sogni dei blogger. Tralascio di parlare del ginepraio in cui ci s'impiccia a seguire discussioni tra blogger in tempi in cui vanno di moda le risse a pesci in faccia, e quante.
Mi viene in mente, però, che la generalizzazione porta sempre fuori strada. Ho frequentato ambienti alimentati dall'incontro virtuale e capisco bene i fraintendimenti che vengono fuori: ci sono le primedonne e i cretini che gli vanno dietro, alcune primedonne lo sono loro malgrado, altre ci fanno, altre ancora gli importa un fico secco. In cinque anni di blog ho partecipato a due piccole cene romane. Ho conosciuto persone simpatiche (tre o quattro, chi uscito di scena, chi poco visibile) e scambiato pacche sulle spalle con qualche nickname di cui ho saputo pochissimo poi, ma ho trovato lo stesso il modo di farmi cambiare la vita dal blog, per motivi che con la blogosfera hanno pochissimo a che fare. E credo, modestamente, che ci sia un possibile uso tranquillo e rilassato del blog. Privato, personale, proteso verso la comunicazione con gli altri ma senza farne una questione di vita o di morte. E' difficile mantenere la bestia della "popolarità internettica" chiusa nel recinto, ma ci si riesce, basta concentrarsi sul lavoro, sullo studio, sulla vita. Chi ne ha una, e tutti ce l'hanno, in qualche modo. Le lobby esistono dappertutto, non solo su internet, e a molti parrà di essere inseriti a starci dentro e a frequentare raduni per guadagnare visibilità. Ok. Ma non è sbagliato, sono posti dove si conosce gente e le relazioni sono fondamentali. L'importante è mantenere un equilibrio, ma ciascuno deve fare i conti con se stesso e il valore di una posizione in una classifica o della citazione in un blog che conta è relativo. In certe situazioni può sembrare importante, col tempo però si attiva anche la capacità che tutti gli umani posseggono, anche se non tutti la usano per il meglio, di ricalcolare il valore di un'esperienza in base alla prospettiva. Così quello che ieri era vitale ed eccitante ci sembrerà meno importante tra qualche tempo. E' la vita, quella di prima che non si sapeva se uno l'aveva o no. Tutti ce l'hanno e prima o poi si sentono afferrare per la collottola e scaraventare in uno scenario diverso, portandosi dietro gli strumenti necessari e lasciandosi alle spalle certe stupidaggini.
Oggi mi piacerebbe se ci si liberasse di un certo senso di blogosfera come mondo per iniziati. Nel senso, ritengo si sia tutti parte del mondo e che non ci siano sacche di illuminati che spostano avanti le frontiere del futuro. In realtà il grosso è fatto dalle chiacchiere, ed è giusto che ci si prenda meno sul serio mentre si guidano simili potenti (?) mezzi. Continuiamo a leggere e a scrivere...
deposto da pank alle 23:49
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dnews di oggi. Chi vuole può leggere l'intero articolo qua
deposto da pank alle 21:48
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13 marzo 2008
Pluralismi
Si tratta di un grande passo avanti nell'integrazione dei numerosi islamici che risiedono in Germania. Non so come mai ma non ho visto la notizia in giro: io l'ho letta su un giornale americano.
deposto da pank alle 23:31
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12 marzo 2008
A proposito di moralisti
bella figura ha fatto Spitzer, non c'è che dire
deposto da pank alle 00:42
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11 marzo 2008
Caro Roberto
Lo so che t'è rimasta lì e non ti va né su e né giù, ma continuando così c'è poco da fare. La lista delle attenuanti è lunga, ok, in altre circostanze lo è stata meno. Però in casi come questi si esce dopo aver versato sangue, sudore e lacrime, perdendo 8 a 7 dopo tre settimane di supplementari. L'Inter in Europa perde sempre facile. Squadra soggetta a sfavamento, un po' a tua immagine e somiglianza se non fosse per il fatto che a te in campo non succedeva mai. Invece guarda Ibrahimovic: ha sbagliato due gol che manco Pazzini con le caviglie impastoiate. Allora, se uno è fenomeno solo quando je gira il culo, che fenomeno è? Tu intanto litigavi con Figo, e t'erano rimaste poche carte. Ma questi il gol te l'hanno fatto alla ventesima vaccata, dopo averti graziato dodici volte. Sono forti, ma con l'Inter si dovrebbe faticare di più per vincere. Adesso vedi che puoi fare in campionato... Comunque tra avversarie spagnole (Barcelona lasciamo perdere, Valencia e Villareal idem) e avversari spagnoli (Benitez e Torres) non te dice bene una volta una. Leggo che lasci l'Inter a fine stagione: stai lontano dalla Spagna...deposto da pank alle 23:26
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trombonismi
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Non ce la può fare, mi sa.
Ma nel calcio a farti grande sono anche le imprese.
Una volta bisognerà farne una, altrimenti nella storia non ci si entra, anche se si vince quasi sempre.
deposto da pank alle 13:28
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10 marzo 2008
i derby non sono tutti uguali
deposto da pank alle 13:50
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7 marzo 2008
innovazione
Forse è avanti qualcosa che consente di creare solidarietà e ricchezza, quel tanto che basta. Azione coordinata per uno scopo. Ma lo scopo finisce per essere una risultante, dipendendo dall'intreccio della volontà di molti. In ultimo, in una situazione di "lavoro", si agisce sempre a vantaggio di qualcuno più che di tutti. Ed è difficile arrivare davvero a pensare che anche se qualcuno sta più avanti il beneficio è per tutti.
Innovazione è riuscire a non prefiggersi altro obiettivo che l'evoluzione, forse.
deposto da pank alle 01:18
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Doveva essere roba buona
Mosè tornò con le tavole, come no, ok.
Ma pare si fosse calato giù qualcosa di allucinogeno.
Magari una mescalina all'egizia
deposto da pank alle 00:47
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5 marzo 2008
29 febbraio 2008
Fate qualcosa
Accidenti, tiratelo fuori di lì. Non può stare in galera neanche un secondo di più.
deposto da pank alle 23:48
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26 febbraio 2008
leggendo qua è là (benedettiddio)
dalle slide della presentazione del programma del PD
"welfare universalistico"
"diritto dell'economia che liberi l'energie vitali"
"oggi serve un nuovo patto per la crescita della produttività totale dei fattori"
"no a spoils system e automatismi, si alle centrali d'acquisto"
"investire sugli insegnanti premiandone la loro carriera professionale il merito è l'impegno"
"migliorare il forfettone è garantire la non retroattività degli studi di settore"
a una prima lettura e senza entrare nel merito del significato, una manciata di erroracci e di imprecisioni che manco alle medie. E ho scremato...
C'è da stare allegri, neh
deposto da pank alle 19:15
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poi, internet
deposto da pank alle 17:44
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attenti al video-vigilante
C’è un’insidia tutta particolare per le strade di Oklahoma City: si chiama Brian Bates, ha 38 anni e gira per la città con una telecamera in mano, immortalando comportamenti poco commendevoli di cittadini che mette poi alla berlina su internet, nella sua visitatissima pagina personale (johntv.com) ma anche su youtube. Vittime preferite, i clienti delle prostitute. Brian non si limita a filmare i malcapitati: quando può se ne fa beffe. “Se vi becca la polizia, il massimo che vi può capitare è di pagare una multa. Ma se vi becco io, siete condannati a vita”. Niente condizionale o sospensione della pena: i filmati che Bates mette in rete restano su internet a disposizione di tutti, facilmente reperibili attraverso qualunque motore di ricerca. Una gogna tecnologica in piena regola, che Bates sta trasformando in professione. L’accordo concluso con Youtube gli frutterà circa 70.000 dollari all’anno, ai quali si uniscono i proventi della partecipazione a un popolare TV show locale, oltre ai diritti per la proiezione degli spezzoni in televisione. Bates, che normalmente si guadagna da vivere vendendo agli avvocati la lista degli arrestati della sera prima, è uno dei tanti attivisti che usano la tecnologia a buon mercato per documentare comportamenti immorali e socialmente inaccettabili. Internet offre grandi possibilità per mettersi in evidenza: così Jimmy Justice, automobilista frustrato, mette alla berlina le infrazioni di quelli che dirigono il traffico e Gangbuster, ex marine californiano, documenta le malefatte di presunti gangsters. Non che sia sufficiente, la prova del video, a “incastrare” presunti delinquenti. Ma insomma, la gogna fa paura. Non per niente Bates, che tra le sue vittime annovera anche un prete “catturato” a bordo del furgone della chiesa, usa apostrofare le sue vittime con un eloquente “sei rovinato, amico”. Il successo di Bates si basa sul fatto che denuncia comportamenti sessuali riprovevoli dei cittadini, il che attira l’attenzione: basta guardare alle centinaia di migliaia di visualizzazioni dei suoi filmati su youtube. Bates, per soprannumero, ama condire i filmati con battute oltraggiose per aggiungere pepe alla pietanza. Indigesta, com’è giusto, per molti cittadini, che ritengono che la sua speculazione sia ben più sordida dei comportamenti che denuncia.deposto da pank alle 08:46
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24 febbraio 2008
23 febbraio 2008
22 febbraio 2008
il futuro non è scritto

arriva il film di Julian Temple sull'adoratissimo Joe.
Lo dice Alberto Crespi, e chi sono io per contraddirlo?
Non vedo l'ora.
deposto da pank alle 00:33
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19 febbraio 2008
sono giorni
Se avessi conosciuto prima la soluzione della vietnamita che voleva andare a Parigi a rimorchio di Paul Berlin che mi ricorda a me che sono Roots il caro Steve Berlin, non mi sarei agitato tanto. Finire in un buco è un problema, per uscirne, però, basta finire fuori dal buco. Non tornare indietro ma andare avanti. Voilà. Un po' di buio, qualche ragnatela, qualche squitto di topo, un lombricaccio qui e là, ma si torna a riveder le stelle senza graffi e con prospettive rinnovate, mentre l'orizzonte muta e il monsone lascia posto al freddo, che però non riesce più a nasconderci che la primavera irrompe. Lo dicono sonni, cimurri e languidezze: siamo belli e abbiamo da sperarci in tutto. Passeggeremo per gli Champs Elysées e io le regalerò delle cose belle, perché Parigi è una possibilità. Più che mai.deposto da pank alle 00:00
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14 febbraio 2008
11 febbraio 2008
the things they carried
Mi piace molto l'idea di descrivere le persone attraverso alcuni particolari. Tipo le cose che si portano dietro. E' qualcosa che viaggia su binari diversi, a seconda che si pensi a personaggi in cammino forzato, come dei soldati su un percorso in guerra, o piuttosto a persone che vanno verso la loro vita con fardelli che scelgono di portarsi dietro. Ma non parliamo soltanto di carichi esistenziali. Anche, per esempio, di tic e di modi di mettersi di fronte al mondo. Le maschere che ci mettiamo sono tante, ma quello che meglio ci descrive è il gesto che compiamo quando pensiamo che nessuno ci veda. Si dice che i gatti siano molto divertenti da guardare se non si rendono conto di essere osservati. E' vero. Io ho avuto diversi gatti e posso testimoniarlo. Se è vero che le persone sono quando non pensano, si può descriverle attraverso quello che si portano dietro a maggior ragione: perché spesso ci si caricano le tasche, quelle vere e quelle metaforiche, in momenti in cui si è soli e non si sta a pensarci troppo. Sarebbe bello imparare a descrivere la gente per quello che si porta dietro: siano bottiglie d'acqua e filo interdentale, preservativi, cingomme, penne biro masticate, mozziconi di matita dell'ikea, vecchie carte d'abbonamento scadute, occhiali rotti nel taschino, surrogati di aipod scarichi, bauli di tracotanza, capelli con le ritrose, psoriasi alle dita, mozziconi di sigarette, tende con picchetti e senza martello, dame di lacrime non versate, copertine di dischi di bowie con dentro ellepì di renato zero, carcasse di vecchie macchine, accendini scarichi, ricordi di calze strappate e di canzoni ascoltate nelle radio a valvole, facce di morti guardate mentre gli altri si muovono come se nessuno potesse ascoltarli o vederli. Come se il mondo non esistesse, fuori dal proprio stagno di veleno.deposto da pank alle 17:36
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8 febbraio 2008
amici
Io vado avanti, come sempre. Per chi trovo apparecchio la tavola, e ho casa sempre piena di gente. Chi non c'è o non c'è più, avrà trovato di meglio da fare: non chiudo rapporti senza aver aspettato a lungo, prima, che se ne determinino le condizioni. Certa gente è stata abbondantemente avvertita, ma ha insistito in atteggiamenti che non vanno bene col sottoscritto. Che è persona seria e merita rispetto. Se non ne trova chiude, e lo fa per davvero. Ma non come si faceva da bimbi, mi hai fatto questo e non ti parlo più. No. Perché con gli amici si sta per starci bene e lo si fa volontariamente, senza costrizioni. E questo è il mio modo di fare. Chi ha bisogno di me sa dove trovarmi, c'è gente per cui ci sono e ci sarò sempre. Ma non per tutti. Per quanto mi riguarda, in genere non chiedo niente a nessuno. L'ho fatto quando mi sono sentito in gravi difficoltà e ho trovato più o meno risposte più o meno utili. Mi piace prendere solo quello che mi si dà volentieri. Ciò non significa superbia o che: semplicemente è che io devo andare avanti e fare le mie cose, e cerco di non dipendere da nessuno. Ma nessuno nessuno. Proprio nessuno.
deposto da pank alle 17:02
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Una svolta dopo l'altra
Ecco la nuova discesa in campo: stavolta Silvio si presenterà come Popolo delle Libertà. Insieme a Fini. AN e FI abbrancicate.
Il 27 gennaio del 1994 Panebianco commentava così la prima discesa in campo... non che ci prendesse, ma chi parla prima merita rispetto.
deposto da pank alle 15:07
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7 febbraio 2008
cinque anni fa
Scalfaro: la politica si vuole vendicare sui magistrati
l'archivio del corriere.it dice che non è che siano cambiate troppe cose, nel frattempo
deposto da pank alle 23:51
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quattro
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4 febbraio 2008
La chiesa è amore
lo dice Gilioli.
Dagli torto
deposto da pank alle 18:56
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Divento star wars
Il mio nome-starwars è Anfpa. Anfpa Carom.
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3 febbraio 2008
el dindondero
Stasera ce n'era un altro che faceva una carrellata veloce sul boom e sulle evoluzioni successive, fino all'affacciarsi degli anni 80, sempre cucendo materiale televisivo di grande interesse.
Vedere gente semplice che diceva cose semplici, con grande candore, oltre a mollarmi il flashback della-serie-come-siamo-diventati-vecchi, mi restituisce quell'idea di fondo di italiani brava gente che questi tempi arcigni e canaglieschi hanno mandato definitivamente in soffitta.
Ma ci stanno sempre i caroselli per consolarsi.
deposto da pank alle 23:51
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sull'idea di agenda dei cittadini
Ora vorrei associarmi all'idea di Luca De Biase di "un'agenda dei cittadini fatta dalla conversazione dei cittadini" (...) L'idea è che anche in piccolo l’informazione che emerge dal medium che stiamo costruendo in rete, coi nostri siti e i nostri blog, influisce sull’agenda politica del paese.
a parte tutte le perplessità e le curiosità che esprime, che in parte condivido e in parte non mi appassionano.
Il punto che trovo "forte" nel ragionamento di De Biase, però, è questo:
Mi spiego meglio: il tema è fare emergere un medium che solo per il fatto di esistere trasforma il potere attualmente assoluto dei media gerarchici in un potere relativo. Per riuscirci deve essere consapevole di questa sua funzione. E quindi qualcuno la deve pur dire.
E' importante che lo si dica al di là del fatto che ci si trovi tra persone che sanno che un'influenza anche minima l'insieme dei blog la esercita.
Un'altra cosa di De Biase cito:
il tema è fare emergere un medium che solo per il fatto di esistere trasforma il potere attualmente assoluto dei media gerarchici in un potere relativo.
Questo è vero, secondo me, e viene prima di qualunque attività si possa fare, a valle, per usare quella piccola parte di potere relativo che si va a costituire.
Per il resto, su quali blog (o gruppo di essi) possano orientare l'agenda, si sa che la mappa dei blog influenti italiani è circoscritta a pochi nomi, al massimo qualche decina. Questo per via della struttura e della storia della rete dei blog e anche per la sua autoreferenzialità. Però l'emergere di una discussione come questa porta delle modificazioni a questo equilibrio, che di per se è dinamico, secondo me, e perciò suscettibile di mutamenti.
Sarebbe interessante andare a sentire di che si parla a stateofthenet, se Udine non fosse troppo lontana...
deposto da pank alle 08:46
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1 febbraio 2008
Revolution

(nella foto, una roba compressa e degradata)
(se ne parla ovunque)
deposto da pank alle 00:40
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febbraio

Da febbraio mi aspetto molto, quest'anno.
E' bisesto come quattro anni fa, in cui a febbraio arrivarono grandi fortune.
Mi aspetto di riuscire a non farla stare in pena, per esempio.
deposto da pank alle 00:35
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31 gennaio 2008
storie
deposto da pank alle 01:10
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prima che finisca
Bisogna dargliene atto: questo gennaio del 2008 è stato un mese di merda come pochi.
deposto da pank alle 01:03
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metapiano d'azione
Non sono gli scripts, il problema, e se è per questo anche i piani si combinano bene. I metapiani, però, a volte non funzionano. Me lo ripetevo stamattina mentre ciondolavo per Via Montanini, facendo resistenza al tentativo d'aggressione del depresso che tentava di prendersi la scena. Metapiani che non funzionano, o semplice difficoltà a imbroccare la sequenza giusta, quando ci sono un milione di cose da fare per uscire dallo stato in cui uno non dovrebbe avere, in teoria, un cazzo da fare, essendo inoccupato, espulso dal mondo produttivo e che? Proprio questo è stato il punto d'innesco: il pensiero (tipico) che dice: sì, sono arrivato in città come gli altri alle otto e mezza, ma io in realtà non ho un cazzo da fare, mi mischio a loro ma non sono come loro. Tanto per semplificare. Che ci vuoi fare, si cede ma poi si riparte, l'importante è evitare la passività e cercare di andare verso qualcosa di meglio. Lo stiamo facendo. Nel frattempo scopro che Prodi, alla guida dell'ormai sfiduciato manipolo di protervi ministri di destra, ci ha allungato la disoccupazione ordinaria di un terzo, portandola da sei a otto mesi. Grazie, Romano. So che non mi servirà, perché me la caverò molto prima, ma sei stato un amico lo stesso.deposto da pank alle 00:48
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30 gennaio 2008
willing suspension of disbelief
lo cita eio, il vecchio Samuel T., e fa venire in mente un sacco di volte che la willing suspension of disbelief fa la differenza, e fa anche un po' ridere. Per esempio, quando parla il papa...
a proposito di questo, volevo dire un'altra cosa, ma me la sono dimenticata. Poi ci torno
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28 gennaio 2008
Blues people
Sto lavorando fitto fitto sul testo di LeRoi Jones, alias Amiri Baraka, che più sotto ho presentato. Trattasi dell'analisi del cammino degli afroamericani (nel libro, uscito nel 1963, definiti negri, antepolitically correct ma con una certa dura efficacia) dalla schiavitù alla piena cittadinanza americana, attraverso la musica più strettamente legata a loro. il blues, e il Jazz. Perciò sto per diventare un po' monomaniaco. Mi scuso con i miei cinque lettori...
deposto da pank alle 21:55
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Amiri Baraka
il manifesto, giovedì 8 aprile 2004
di Mauro Zanda
Parla il poeta Amiri Baraka, di passaggio a Roma per la rassegna "New York is Now!". L'urgenza di rovesciare Bush, le canzoni ancora attuali di Curtis Mayfield, il ritorno dei giovani all'Islam, l'America nera priva di una vera leadership, le contraddizioni interne alla scena hip hop, la mente perversa di chi ha inventato la slam poetry... "Vedo affacciarsi una nuova Harlem Renaissance"
Seduto di fronte ad un buon bicchiere di vino rosso, fisico minuto, scoppola e fazzoletto al collo, Amiri Baraka ricorda con piacere i suoi numerosi passaggi romani ai tempi in cui l'amico Renato Nicolini animava l'estate romana. Stavolta le direttrici della vita e dell'arte lo riportano nella città eterna per un concerto speciale in cui - voce e poesia - si ritrova ad accompagnare la nuova scena del jazz radicale newyorkese in una stimolante rilettura delle canzoni di Curtis Mayfield.
Poeta, saggista, scrittore, critico musicale e drammaturgo, Baraka deve la sua fama internazionale soprattutto a un testo, Blues People (ristampato in Italia da Shake), considerato alla stregua di bibbia della cultura popolare afro-americana. Un libro pubblicato originariamente nel 1963 che, a quarant'anni di distanza, possiede ancora intatta la portata innovativa della sua prospettiva critica, con una prima parte fortemente caratterizzata da un approccio antropologico e una visione d'insieme che oggi non faticheremmo ad accostare a quella anti-anti-essenzialista proposta di recente da Paul Gilroy in The Black Atlantic.
Personalità febbrile e poliedrica, Amiri Baraka (all'anagrafe LeRoi Jones) nasce come poeta beat negli anni '50 al fianco di Allen Ginsberg, ma ben presto avrebbe rivisto le sue posizioni artistiche in senso più militante: "Non ero che un bohémien di colore, e non potevo più esprimermi in quel modo. Sarei divenuto forte abbastanza da dire ciò che c'era da dire per tutti noi: per i neri certo, ma anche per tutti coloro che cercavano giustizia". Fu così che a metà degli anni '60 abbraccia il nazionalismo nero e partecipa attivamente alla rivolta di Newark per la quale nel 1968 verrà condannato al carcere con l'accusa di trasporto d'armi. A partire dal 1975 rivedrà anche le sue posizioni separatiste, sposando con fervore la dottrina marxista e restando fino ad oggi - per sua stessa definizione - un irriducibile afro-comunista.
Perché proprio le canzoni di Curtis Mayfield?
L'idea è stata del bassista William Parker, ma ho partecipato volentieri. Il suo messaggio è ancora attuale e tutt'altro che concluso. Canzoni come People Get Ready, Keep On Pushing, We The People Who Are Darker Than Blue riflettono perfettamente la stagione del movimento per i diritti civili. Quella rivoluzione culturale va portata a termine oggi come allora, bisogna rovesciare personaggi dell'ultradestra come Bush o Berlusconi in favore di una politica di stampo socialista.
Come ha reagito la comunità afro-americana di fronte alla nuova crociata anti-Islam portata avanti dopo l'11 settembre dall'amministrazione Bush?
La comunità nella sua stragrande maggioranza è contraria. Non ho mai visto come negli ultimi due anni un ritorno ai costumi dell'Islam da parte dei neri. Anche i ragazzi hanno avuto questo tipo di reazione; molti di loro adesso sfoggiano dei copricapo mussulmani che, anche fosse solamente una moda, è comunque sintomatico di un clima ben preciso.
Un paio d'anni fa il cantante Harry Belafonte ha bollato Colin Powell come un moderno schiavo domestico. Eppure quelle dichiarazioni sollevarono un vespaio di polemiche anche tra gli intellettuali neri. Qual è la sua posizione?
Non credo si possa definire Colin Powell uno Zio Tom, semplicemente perché è parte integrante di quella stessa classe di potere. Un membro espresso direttamente dalla nuova casta imperiale degli Stati Uniti d'America che, se è un servo, lo è nella misura in cui parte della borghesia serve un'altra parte della borghesia. Lui e Condoleeza Rice rappresentano un trick per le élite afro-americane, sono figure meramente rappresentative, facce nere messe lì in bella vista per legittimare lo status democratico e multirazziale di un gotha che possiede invece radici profondamente razziste e fondamentaliste. Prendi la storia dell'Affirmative action (corsie preferenziali atte a garantire pari opportunità d'accesso allo studio per le minoranze etniche, ndr): è stato tutto un gioco delle parti, con Bush apertamente contrario, in linea con la componente più reazionaria del Partito repubblicano e Rice che invece si è schierata a favore, così da tenere buona la borghesia nera. Stanno privatizzando tutto, ora si sono concentrati sulla spesa sociale, una cosa da abbattere definitivamente e poter poi reinvestire gli utili in borsa.
Un altro intellettuale afro-americano di spicco, Cornell West, sostiene che mai come in questi anni l'America nera viva un profondo vuoto culturale in termini di leadership.
Sì, sono d'accordo. I leader attuali sono dei falsi leader, più preoccupati a dare delle risposte al ceto medio nero che non ai poveri e ai diseredati. Ci sono un'infinità di problemi che ancora oggi in Usa affliggono la nazione dalla pelle scura, e sai qual è la linea di questi sedicenti leader? Che il problema principale risiede nell'attitudine sbagliata degli stessi neri. Una vera follia.
La parola ha sempre rappresentato un elemento cardine nella complessa cosmogonia afro-americana. Da qualche anno si è affacciato un nuovo stile di poesia improvvisata, lo slam. Che idea s'è fatto al riguardo?
Per me la slam poetry non ha alcun valore artistico. Tentare di introdurre il capitalismo nella poesia attraverso questa cultura del chi vince e chi perde è qualcosa che poteva nascere solo dalla mente perversa di alcuni bianchi di Chicago. D'altro canto esistono un sacco di nuovi incredibili talenti in giro, vedo una nuova Harlem Renaissance che si affaccia, poeti come Sekou Sundiata o mio figlio Ras, che ha fatto cose straordinarie assieme a Lauryn Hill.
L'hip hop è ancora la forma espressiva più importante per capire le molteplici contraddizioni in seno all'America nera?
Senza dubbio, anche se tutto è vincolato dal grande mercato. Oggi i neri controllano solo apparentemente le proprie edizioni musicali; a ben guardare è sempre tutto in mano ai grandi gruppi economici e se la tua proposta non è funzionale al sistema sei automaticamente tagliato fuori dalla grande distribuzione. Ti faccio una domanda: nell'ultimo decennio le figure predominanti uscite dall'universo hip hop sono state 2-Pac e Notorious Big, entrambi morti. Chi controlla oggi i loro diritti discografici?
deposto da pank alle 21:41
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