30 maggio 2008

walk on the wild side


in regalo a tutti quelli che entrano da google in cerca di walk on the wild side. E sono tanti. Anche se cercano più X-factor che Lou Reed, qua sta l'originale, più o meno inarrivabile. Se potete, rendetegli omaggio.

29 maggio 2008

Ubaldo

Ubaldo teneva le unghie lunghe e si pettinava con la scriminatura a destra, anche se non aveva più capelli nella zona in cui gli sarebbero serviti per farsi una riga decente. Non era, questa, una buona ragione per non farlo. Usava un talco che si mescolava al suo odore e finiva per avvicinarsi al lezzo di un che di fritto. Portava sempre delle camicie stirate impeccabilmente, con l'ultimo bottone aperto. Se la camicia era una button down andavano rigorosamente slacciati i bottoncini del collo. Indossava sempre pantaloni di cotone blu o chiari. Quando doveva presentarsi in modo più elegante si metteva quelli del vestito buono, un frescolana grigio scuro, con sotto i mocassini comodi e un po' sformati, che ne tradivano la pianta larga. Da piccolo plantigrado era anche la peluria: irsutissimo, Ubaldo aveva peli ovunque, persino sul dorso della mano e sulle orecchie. Questo rendeva drammatici, talvolta, i suoi problemi di traspirazione, ma per lui la cosa non era importante. L'avvento dello stick deodorante da usare sotto le ascelle lo aveva lasciato indifferente. Al tempo svernava all'istituto tecnico, doveva formarsi e non aveva tempo da perdere con queste frivolezze. Ubaldo portava occhiali spessi, era appassionato di motori e aveva un'ossessione vera e propria per le linee esatte. Non sopportava di vedere oggetti fuori posto, nel senso geometrico del termine. Nel contempo, era incapace di usare i colori coordinandoli al meglio: il cozzo cromatico era una delle sue specialità, come le giacchette bianche e l'infinita serie di tic che sciorinava nei soliloqui scanditi dall'oscillazione ritmata dell'intero corpo. In queste circostanze Ubaldo somigliava a un topone che se ne stava eretto a concionare, col suo linguaggio asfittico e contorto. Era cattivo. Odiava qualunque manifestazione politicamente corretta e passava il tempo a guardare il culo a tutte le donne che incrociava.

ebenezer

Ebenezer ama alzarsi presto, la mattina. Alle cinque, caschi il mondo, è già in piedi a lavare la macchina. Cioè, una delle sue macchine. Poi va a curarsi la campagna, seguito dalle gatte che gnaolano e si strusciano. Le lascia fare: ha sempre amato sentirsi lisciare, da umani o da felini che differenza fa? Meglio i felini, direbbe lui, visto che gli umani sono smidollati senza ritegno, da tenere stretti nel pugno e da piegare alla propria volontà. Quel pugno che, diceva quello, può essere ferro e può essere piuma. Lo sa bene il malcapitato che quei pugni li ha assaggiati, e quanti ne ha stesi, il vecchio Ebe! Da quando a undici anni ne sdraiò un paio, a scuola, che sembrava avessero venticinque anni. Sbèm. Un cazzottone nei coglioni, ché chi mena per primo mena due volte, e tanti saluti a quelli che provavano a fare i nonni. "I calci io non li prendo. Li do". Questo era Ebe, fin dai primi passi.

27 maggio 2008

nessuno pensa al tempo

Il tempo fa la differenza. Lo sa bene chi se ne appropria, del tempo degli altri. E c'è tempo e tempo. Un'ora passata come si deve ne vale cento sprecate senza che ci si costruisca niente di buono. Dovremmo poterlo vendere bene, il nostro tempo. Perché a usarlo bene si può essere felici. E non è usato bene, forse, il tempo venduto a qualcuno perché ci si arricchisca lui e solo lui. Non è solo il tempo passato con chi si ama, quello speso bene. E' anche quello speso per migliorarsi e per stare meglio con se stessi. Quelli che comprano il nostro tempo pensano di poterne disporre a piacimento. Almeno alcuni che conosco. Pensano che comprando il tempo di una persona se ne possa disporre da padroni. Non del tempo. Della persona. E' triste solo a pensarci, ma chi fa così è incapace di concepire la felicità. Perché quel tempo comprato e rivendicato con la voce grossa è sottratto alla vita delle persone, se si fa in modo che quello non sia un tempo di crescita, ma solo di semplice e atroce sottomissione. I meccanismi che entrano in gioco sono delicati e pericolosi: spesso chi entra in un modo così violento e invasivo nella vita degli altri ne ottiene l'attenzione esclusiva e ne paralizza in qualche modo la volontà. Bisogna sapersi sottrarre e non è facile. In pochi ci riescono. Questo spiega alcune cose sull'Italia, per dire. Ma non solo.

Respirare

Quello col tempo è un braccio di ferro continuo. Uno trova il modo di recuperarlo e lo riperde, poi, con gli interessi. Si rende libero dal lavoro e incontra il lavoro che rende liberi. Un lager metaforico, per fortuna. Ma anche no. Bisogna trovarci dentro il percorso giusto, perché poi queste cose servono sempre. A trovare il modo di uscirne, ma anche a imparare l'assiduità, la capacità di fare qualcosa meglio che si può isolandosi dal resto e tutto il solito pacchetto di cose che fanno di un lavoro una scuola. Certo, però, che lavorare stanca...

26 maggio 2008

Napoli, fatti viva

Giuliano Ferrara sul Foglio

Se fossi napoletano mi vergognerei di me. Non tanto per i rifiuti, per la trasandatezza fatale della città, per la brutta figura eccetera. Napoli ha sempre scambiato con il resto del mondo, che la voleva scioccamente sorridente, un suo ghigno indecoroso che mi piace, che affascina ed è regale anche quando è laido, puzzolente. Mi vergognerei piuttosto per la totale assenza di una classe dirigente e per l’indulgenza con cui la città accetta di essere trattata, in mancanza di alternative, come una appendice coloniale fastidiosa e riottosa. I ministri arrivano in pullman, il governo è in visita all’estero, la conferenza stampa si farà nel palazzo dei Borboni, i proconsoli di lingua endogena abitano i loro appartamenti regionali e municipali ma sono virtualmente esclusi dalla vita pubblica, inabilitati anche alle campagne elettorali, il governo decide per via commissariale da dieci, quindici anni, e non risolve alcunché, adesso si è lodevolmente messo in testa di farla finita, attrezza soluzioni che deve militarizzare, le tiene segrete fin che può, poi giù un po’ di botte contro la ribellione della monnezza.

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Nessuna matrice politica

Il raid squadristico al Pigneto “non ha matrice politica”. Non hanno matrice politica l’assassinio di Verona, il rogo di Ponticelli, la morte dei due ragazzi ammazzati in motorino a via Nomentana, la morte di Hasan Nejl, non-persona abbandonata e ignorata nel centro chiamato di “accoglienza”, l’aggressione a Christian Floris di Radio DeeGay. Non è una consolazione: è peggio. Non c’è più bisogno di ideologia e militanza fascista per praticare la prepotenza, l’aggressione dei tanti contro i soli, degli armati contro i disarmati, dei forti contro i deboli. Il fascismo non è più politica, è senso comune.

Alessandro Portelli per Il Manifesto.
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25 maggio 2008

curriculum

Nessuna preoccupazione. La violenza squadrista di questi giorni ha solo una valenza formativa. I quadri di domani che fanno le loro prove di futuro. Tra trent'anni, con un po' di fortuna, uno di loro potrebbe diventare sindaco.

24 maggio 2008

Neonazi fuck off

Mentre il raid al Pigneto allunga l'allarmante scia recente di fattacci imputabili alla destra nazistoide nostrana, rimbalza dalla Germania la notizia dell'interessante iniziativa di Die Zeit, che è una specie di "Espresso" tedesco. Il settimanale ha creato Netz Gegen Nazis, un sito web che è on line da quindici giorni e che offre informazioni sui gruppi neonazisti tedeschi, con particolare attenzione alle pesanti infiltrazioni che ci sono, manco a dirlo, nelle tifoserie di molte squadre della Bundesliga tedesca. "L'estremismo di destra è sempre più presente nella nostra società, nelle istituzioni, nelle associazioni, nelle strade, nella cultura giovanile e su internet. Diffonde idee razziste, antisemite, sessiste e disumane, che offendono il nostro ideale di società democratica, pluralista, aperta e liberale". Così Die Zeit, che ricorda come in Germania il 70% della popolazione sia convinto di avere in casa troppi stranieri. Il sito è in tedesco. Bisognerebbe fare qualcosa del genere anche qui.
(La notizia da Internazionale)


Aggiungo: solidarietà a Christian Floris, conduttore di deegay.it, che è stato aggredito la scorsa notte a Roma mentre rincasava. Due persone gli hanno sbattuto la testa contro il muro minacciandolo perché si occupa di tematiche legate al mondo dell'omosessualità e gli hanno intimato di smetterla.
insomma, sembra proprio un'escalation in piena regola...

23 maggio 2008

l'ultimo sampietrinista



da www.current.com

Era di maggio


e si fece notte.

paura

quando hai tanta paura, va bene tutto quello che te la fa passare (cit.)

Nuclear device

Si sapeva da tempo che sarebbero tornate di moda le centrali nucleari. Naturalmente servono a far soldi, oltre che a produrre energia.
Tanti anni fa la risposta al referendum sul nucleare fu molto chiara, ma tra Cernobyl e sindromi cinesi c'era ancora l'alone, l'eco, la strizza.
Se si rifacesse oggi, voterebbero in sei.

Per chi usa google analytics

C'è un blog curato da Marco Cilia.

Bring it on

Ma una volta ero uncommitted pure io, come Junkiepop

22 maggio 2008

Arriva

Tra un mese è estate, poche storie: è finita la Champions League...

(e intanto ieri notte Mosca era rossa, anzi red)

20 maggio 2008

18 maggio 2008

Metti un gatto nel romanzo

IL giorno in cui sono nato, c' era un gatto che aspettava dall' altro lato della porta. Mio padre fumava in cortile, a Mar del Plata. Mia madre dice che è stato un parto difficile, alle quattro e venti del pomeriggio d' un giorno d' estate. Il sole spaccava la terra. I giovani Borges e Bioy Casares se ne stavano da quelle parti, a Los Troncos, impegnati a creare le storie allucinate di don Isidro Parodi.

A Borges i gatti gli andavano dietro. In una delle sue foto più belle, sta insieme a Mara Kodama, che ne tiene uno tra le braccia; Borges lo accarezza come un amico.
(continua qui)

17 maggio 2008

L'onda di piena


E' un'onda di aggressività quella che sta passando in questi giorni. Arriva da lontano, sospinta da anni e anni in cui si è morso il freno, cercando di adeguarsi a quel minimo di politically correct che consentisse di essere accettati in società. Le elezioni hanno fatto saltare le chiuse: la piena è passata e travolge tutto. Liberatoria. In molti si sentono finalmente di dire quello che hanno taciuto o borbottato sottovoce per anni. Riesumano dai solai dell'oblio vecchi slogan, pugnali e digrigni di mascelle.
Il ghigno rabbioso con cui liquidano anni di storia la dice lunga su quanto sia stato atteso questo momento e su quale travaglio ci sia stato nel maturare il giusto tempo per far di nuovo uscire la fogna che avevano dentro. Si fa presto a dire fascisti. Non è questione di ideologia, ma di violenza, arretratezza, grettezza, ignoranza, disamore per il prossimo, per il bello, per quello che non si comprende e che per questo si rifiuta. Il contrario, se ci pensate, di quello che in genere si classifica alla voce "intelligenza".

16 maggio 2008

In gamba

Una bellissima notizia: Oscar Pistorius, il caro Oscaretto, potrà correre a Pechino, sempre che riesca a qualificarsi o che sia convocato dalla nazionale sudafricana. Lo hanno deciso i barbogi del TAS, in carne, ossa e parrucca. E' giusto così. Forza Oscar.

15 maggio 2008

pogRom

Quello che sta accadendo in giro per l'Italia (e che si definisce "giro di vite") contro i Rom è inquietante. Ma è niente rispetto a quello che a molti piacerebbe fare.
Brutta china. Non passa giorno che non si senta crescere questo fiume putrido d'intolleranza. Non trovano stranieri da mandare a lavorare ma vogliono toglierseli "comunque" dai coglioni. Per tacere degli asociali rom, che in quanto tali qualcuno pensò d'infornarli, manche avesse voluto mangiarseli.
E' che facciamo un po' schifo, a volte. Altre volte, un BEL po'.

Anche il contadino è d'accordo, e in tanti ancora ne parlano sdegnati. Almeno questo è buon segno.

terremoto d'umanità

Da troppo tempo si parlava della Cina solo in termini di diritti negati e di economia aggressiva. Da molti anni in tanti temono il pericolo cinese. Va così, è come se ci fosse una bolla di comunicazione che si gonfia e che sposta l'interesse su alcuni elementi che si prendono la scena. Un terremoto non ce lo metti mai, in preventivo. Sì, c'è ogni tanto un riferimento al big one di San Francisco o una menzione alla frequenza micidiale di terremotoni che scuotono il Giappone. Ma nessuno ricorda la megascossa che c'è stata, magari a tre metri da casa, in qualche tempo lontano, a cambiare le carte in tavola. Questo terremoto non fermerà la corsa della Cina verso le sue Olimpiadi e verso il vertice del pianeta. Riporta però un flash di umanità da un paese che ci raccontano vivere appeso al suo irrefrenabile sviluppo. Fare a meno della democrazia, respirarsi aria fetida, bere acqua inquinata, alimentare il fuoco dell'economia selvaggia e perire, con contorno di accendini, carabattole e pollo alle mandorle. La catastrofe umanitaria suona il campanello. Si riguardi anche all'umanità cinese, per quanto governi e cinismo spingano a interessarsi di quell'altrove che fa molto per ammazzare la democrazia e la libertà, continuando a far circolare messaggi che con l'umanità hanno poco a che fare, in perfetta simmetria col governo cinese. Su Internazionale (che non seguo da qualche tempo) c'era una rubrica settimanale che segnalava le catastrofi che avvenivano nel pianeta. Ce n'era un sacco, ogni volta. Per tutti i gusti. E meglio non dire niente di quello che succede in Birmania...

14 maggio 2008

Non tutto il mondo

Non tutti stanno andando a destra. Non tutti ringhiano verso gli altri, o s'illudono di potersi appropriare di radici che non esistono. Non tutti sono pronti a schiacciare gli altri sotto il proprio tallone, a scacciare, rincorrere, pestare, prevaricare, escludere. Non tutti pensano a entrare nella corporazione giusta, non tutti cercano con affanno di far parte degli amici degli amici per portarsi a casa qualche cosa avanzata dal banchetto dei grandi. Non tutti sono mossi dal desiderio di affermarsi, di competere, di legittimare per realizzarsi, legittimandosi. Non tutti pensano davvero di poter prendere il controllo della propria vita e del proprio territorio facendo valere un'autorità che non esiste. C'è chi può ancora far parlare la bellezza, semplicemente. Qualcuno che resisterà a qualunque cosa.

11 maggio 2008

giallissimo

Il Siena sceglie la strada più giusta e più semplice, quella, cioè, sconosciuta all'Inter. Così gioca bene la partita, costruisce quello che può, realizza il suo frapponendosi senza animosità ma con decisione alle mire dell'Inter che non sa vincere la partita. Mille motivi intrecciati alla base: su tutti i soliti atteggiamenti stucchevoli di Materazzi. Il Parma è meno forte e meno in forma del Siena, ma l'Inter è capace di qualunque impresa, soprattutto quando si tratta di trovare un modo allucinante di perdere.
A complicare il quadro, la presenza di Cuper sulla panchina del Parma. Che è probabilmente una concausa della quasi certa retrocessione degli emiliani, che sarebbe la prima, da quando sono arrivati in serie A e che potrebbe quasi certamente non arrivare se il Parma vincesse contro l'Inter. Parma che negli ultimi turni è parso in cattive condizioni generali, con l'Inter che fisicamente sembra tenere bene. Sulla carta non ce n'è. Vediamo come va a finire, però

10 maggio 2008

Don't worry about the government

Me la canticchio, la canzone, ora che abbiamo un nuovo governo. Oddio, nuovo. C'è Tremonti, pedditte, che da solo basterebbe, lasciamo stare poi Scajola, che le bestemmie sono fuori luogo. Bossi, Calderoli, Rotondi, chi più ne ha più ne metta. Di certo non ci sarà da prendersela troppo con Mara Carfagna, come da foto provvista di solidi argomenti da far valere per stare con pieno merito al governo del Paese. Un governo giovane, asciutto rispetto al pletorico esecutivo prodiano (oh, così dicono, anche se i ministri sono gli stessi, non ve la prendete con me) e determinato ad agire su tutti i fronti possibili per risvegliare il bel pese addormentato, che sogna munnezza e viulenza, intanto che impoverisce e muore. Sò arrivati i nostri. E il bello è che non ce la possiamo prendere con nessuno, se non con noi stessi. Evviva Maria, insomma. Anzi, evviva Mara...

8 maggio 2008

kluft, cose buone dal mondo



Certo che i soprusi nel Tibet sono osceni, ma se ne devono occupare i nostri governi, devono trovare forza e forme di pressione. Ai Giochi, concorrenti di paesi in guerra convivono nello stesso villaggio. Brutto sarebbe ritrovare dentro al mondo dei cinque cerchi le stesse tensioni che ci sono fuori, bello è riuscire a darsi comunque la mano»


intervista a Carolina Kluft di Emanuela Audisio

Free Groenlandia

La Groenlandia sta per diventare indipendente.
Se non ci facesse troppo freddo, sarebbe da trasferircisi.
In ogni caso, la cosa aumenta le speranze di secessione dei leghisti.
Dai che stavolta ce la potete fare a levarvi dai coturni

7 maggio 2008

Fallimento

Naturalmente con l'Inter si è perso.

6 maggio 2008

Ei fu

Sono giorni che c'è poco da ridere, guarda che ti fanno i binbi nazisti. Certo, è teppa e non è roba da prendere a base per far di conto, ma manco troppo sottogamba. Anche se per il presidente della Camera non si tratta di un fatto così grave. Sò regazzi, insomma. Ma tolleranza zero eccetera che fine hanno fatto?

2 maggio 2008

un dubbio

e se tutti sti fasci gongolanti portassero jella?