27 luglio 2007

La Bocca della verità

A una certa età si può e si deve andare in pensione. Non a 58 anni, forse, ma verso i novanta potrebbe essere il caso.

Questo è l'Antitaliano del vecchio giornalista, sull'Espresso.

Cito a caso:

L'uso generalizzato di un archivio colossale come Internet che vantaggi dà se non moltiplicare notizie e conoscenze vecchie e mal digerite? L'uso delle macchine nell'informazione e nello spettacolo ha avuto effetti disastrosi. Chiamate a produrre sempre di più, consumi sempre più popolari, le macchine hanno prodotto una cultura di facile e bassa digestione. Le ragioni del terrorismo islamico sono note e misteriose ma c'è anche un rifiuto della cultura consumistica, c'è anche il rifiuto di cibarsi solo di sangue, di sesso e di denaro.


Un altro grande ed evidente pericolo è l'imbarbarimento delle lingue. La Chiesa ha tentato di resistere ai volgari di uso comune, ma il ricorso al latino è fallito. Noi non facciamo neanche il tentativo di salvare una lingua colta, curiale, noi integriamo nel nostro italiano un gergo anglosassone e tecnico che si modifica giorno per giorno con nuovi e orrendi neologismi.


Vado a prendere i sacchi di sabbia e l'elmetto, poi preparo una petizione per passare al disco duro, alla memoria volatile, al traversone, al caffé, all'autorimessa, espressioni di un italiano mai esistito. Per il mondo migliore senza le macchine e il progresso, mi basta la zappa di mio nonno.

Il ritorno del bollino rosso


Gli esperti consigliano partenze intelligenti: muoversi per il week-begin e stare a casa nel week-end. Oppure, a piacere, andare con gli anziani alla caserma dei pompieri (no, quello era l'anno scorso, l'emergenza caldo)

Comincia il viaggio di Letta

Con un video nella media, tra il fintino e il leccatino, Enrico Letta comincia il suo viaggio di candidato alla guida del PD.

"Vorrei che il Partito Democratico riconquistasse la parola libertà. Libertà è una parola fondamentale nella vita di un uomo ed è una parola fondamentale dei democratici. E' la parola che è stata scippata, è la parola che è stata cambiata e io penso che anche candidarsi sia un'espressione di libertà"


"Secondo me l'unico modo per evitare 'l'effetto calderone' è la chiarezza e la trasparenza. Quello che ci chiedono in assoluto è una politica che decida, fatti precisi, concreti, scelte".


"Un paese che non fa figli è un paese che non vuole futuro e se l'Italia è arrivata al punto di essere insieme al Giappone il paese col più basso tasso di natalità al mondo abbiamo un problema".


"La nostra forza è la voglia di protagonismo delle persone. C'è questa strana idea che la competizione crei disastri. Quando mai. La competizione porta avanti, la competizione spinge ognuno a dare il meglio di sé".


Mi andrebbe anche tutto bene, a parte il tempo che ci ho messo a raccattare la mandibola crollata a terra al suono di qualche ovvietà troppo ovvia. Trovo anche condivisibile quello che dice Bellacci: una risposta sobria a Veltroni. E' che fatico a considerarlo un candidato alternativo: al di là dei nomi, mi sembra che si tratti della stessa cosa. Non è un buon segno, ma forse è un problema mio.

Aggiornamento:
Qui c'è una serie di buoni consigli per il candidato presidente. Il fatto che si cerchi di utilizzare il blog, o un qualunque altro mezzo su internet, è confortante anche se è soltanto un passo piccolo, timidissimo. Non ci vuole poi molto a creare una presenza un po' più forte su internet e ad aprire un canale di comunicazione con la gente che sia vero. Regolato, limitato, parziale, compatibile con la tirannia dell'orologio, ma vero. Finto, abbozzato, tarocco, fatto per riempirsi la bocca con la presunta modernità del mezzo e via così, serve a poco se non a farsi del male. Mi sembra che qui si stia talmente indietro che si potrebbe tranquillamente non parlarne. Una cosa è certa: si va su Youtube perché poi ne parlano i giornali e la televisione. in un certo senso, perciò, si va su Youtube voltando le spalle al pubblico di Youtube e guardando a un altro pubblico. Una scelta pessima.

Epolis fa bene alla salute/6

Insomma, la mobilitazione cresce, o meglio a macchia d'olio si spande, piano, come qualcosa che va verso la disgregazione consumando l'enorme energia che si ritrova dentro, che pian piano si assottiglia. Così il furore iniziale lascia spazio alla riflessione, talvolta al soliloquio, alla battuta, alla scrollata di spalle. Sembra di vederle in faccia, le persone che si arrovellano sulla sorte di questo groviglio di cuori, facendone parte o meno. Si sentono risate nervose, torcimenti di mani, sospiri esalati, rabbie che montano o che si sfogano sul filo velenoso dell'ironia tagliente.

Andrea/Nocturama sta mettendo on line un aggiornamento ogni tanto, si trovano facilmente in giro analisi, notizie, esortazioni, sottolineature di silenzi altrui. C'è ancora molto da fare. Ieri Grauso ha scritto anche a me. Volevo rispondergli che ai miei crediti rinuncerei volentieri, ma che non rinuncio volentieri ad avere un posto dove scrivere. Ma che posso dire? Metto un altro messaggio in bottiglia, che mi sembra quasi che il vento si metta a soffiare e cacci via l'afa insopportabile che c'è a Roma. E aspetto.

La tavola periodica di internet


Diavoleria spettacolarissima. Da qui apprendo della tavola che si trova qui.
Da Yahoo a Londonist, url-simbolo-rank, incolonnata per categorie.
Bella.

25 luglio 2007

Autoregolamentazione dell'informazione sportiva

E' stato approvato un codice.

Il codice è stato sottoscritto da tutte le associazioni degli editori radiotelevisivi (aeranti-Corallo, Alpi Cnt, Conna, Frt, Rea, Rna) e da Europa Tv, Prima Tv, Rai, Rti, Sky, Telecom Italia Media, Ordine dei Giornalisti, Federazione Nazionale della stampa italiana, Unione stampa sportiva italiana, Federazione italiana editori di giornali.

Alcuni stralci:

Art.2

1.Il commento degli eventi sportivi dovrà essere esercitato sui diversi
media in maniera rispettosa della dignità delle persone, dei soggetti e
degli enti interessati, con la chiara distinzione tra il racconto dei fatti e
le opinioni personali che si hanno di essi.

2. Le parti si impegnano in ogni caso a evitare il ricorso a espressioni
minacciose o ingiuriose nei confronti di singoli individui o di gruppi di
persone quali, ad esempio, atleti, squadre, tifosi avversari, arbitri,
giornalisti, forze dell’ordine, soggetti organizzatori di eventi sportivi,
etnie, confessioni religiose.

3. Le parti assicurano una corretta informazione relativamente ai reati
commessi in occasione di eventi sportivi, tenuto conto della loro
rilevanza sociale.

4. Nel rispetto della propria autonomia editoriale, le parti si impegnano a
stigmatizzare le condotte lesive dell’integrità fisica delle persone, della
loro dignità e dei beni di proprietà pubblica e privata verificatesi in
occasione di eventi sportivi. (...)


Ora, benedetto iddio. Ma c'era bisogno di un codice "aggiuntivo" per stabilire queste "regole", che dovrebbero essere l'abc per chi fa seriamente un certo tipo di professione? Ma impedire a gente non qualificata di fare informazione sportiva non sarebbe meglio? Mi ci metto anch'io, sia chiaro. Ci mancava che codificassero che il furto è reato. Mi aspetto che operino, invece, per vigilare.

Giovani fenomeni: Rhain Davis


A nove anni questo bambino prodigio è stato ingaggiato dal Manchester United. Fenomenale. Speriamo non lo massacrino troppo.
(letto da lui)

24 luglio 2007

Epolis fa bene alla salute/5



E mica ce lo siamo dimenticato.
Dal mio archivio, questa è la prima del Firenze del 26 luglio 2006. Tra due giorni è un anno. Possa uscire ancora.

Ohiku

Acqua di Coop
Calda da far schifo
E niente doccia

Italiani all'estero. Ma saranno un buon affare?

Il calciatore italiano emigra volentieri. Sembra sia una questione di tasse: meno care, all'estero. Così si migra. Lucarelli, Bianchi e Toni ripercorrono le strade già battute da colleghi illustri, non sempre con le migliori fortune. Per uno Zola capace di lasciare il segno, per un Vialli o un Ravanelli in grado di esprimersi all'altezza della propria fama, molti sono stati i "flop" esportati dall'Italia. Non sempre per colpa dei nostri calciatori, poco apprezzati soprattutto in Spagna: Di Vaio, Fiore, Corradi non hanno trovato fortuna nel Valencia, Cassano si allena da solo a Madrid, gli stessi Cannavaro e Zambrotta hanno avuto qualche difficoltà di adattamento. In Inghilterra, invece, il bomber italiano è quasi garanzia di fallimento. A parte il rendimento di Corradi, pochi gol e tanta grinta, come al solito, al Manchester United, le imprese di Grabbi, Maccarone, Silenzi, Padovano, Baiano ancora terrorizzano l'Inghilterra. Fiaschi terrificanti, in alcuni casi pagati tantissimo. In qualche caso per colmo di sfortuna: Casiraghi e Di Matteo sono stati fermati da infortuni gravissimi, tutti e due al Chelsea. Vialli, invece, andò benissimo: non come lui il gemello Mancini, tre partite a fine carriera al Birmingham. Per tacere di Berti e di Eranio, migrati quando il meglio era già andato. Emigranti da prendere con le molle, insomma.

Addio a Caterina Bueno


Una vita spesa a recuperare canzoni popolari, storie sepolte dall'abbandono delle campagne e dalla fuga nell'incomunicabilità dell'oggi. A bordo di una vecchia cinquecento, dice la leggenda. Lei l'aveva cantata De Gregori. Aveva recuperato tanto materiale che senza di lei si sarebbe perso per sempre. Anche in ottava rima. R.I.P.

Epolis fa bene alla salute/4

Qui Panorama fa un punto della situazione.

Intanto Scaloni si starà chiedendo...


"ma perché qui in Italia tutti i giornali parlano di me?"

23 luglio 2007

Epolis fa bene alla salute/3

E non sarà niente, ma vi dedico questo frammento, a Daniè e a Claudio, a Antonio, Gianni, Gianfranco, e a tutti gli altri. Non sarà niente, no.

Meglio se le gazzarre degli uccelli
si spengono inghiottite dall'azzurro:
più chiaro si ascolta il sussurro
dei rami amici nell'aria che quasi non si muove,
e i sensi di quest'odore
che non sa staccarsi da terra
e piove in petto una dolcezza inquieta.
Qui delle divertite passioni
per miracolo tace la guerra,
qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
ed è l'odore dei limoni.


Forza, ragazzi.

E sulle pensioni, il botto

Tutti tirano acqua al proprio mulino. Ciascuno piazza il suo dove meglio gli conviene. Così la pseudoriforma scontenta chiunque. L'Europa, i pensionabili, la sinistra ragionevole, quella irragionevole, la destra, la confindustria, la fava d'Aronne. Si campa 92 anni per gamba, a parte gli usurati che sono i più incazzati e stirano le zampe chi prima dell'età pensionabile chi poco dopo, dunque sono un problema, ahah, relativo. Ci si ingegna a fare la differenza tra stradini e carbonai sapendo che stanno tutti in piedi per miracolo e ci si nasconde con la solita assurda ipocrisia che la gente va in pensione a 60 e si leva di chiulo a 90, e cresce. Cioè, che la carriera da pensionato è più lunga di quella da lavoratore, visto che a 40 si è ancora precarisssssimi che di più non si può. Si finge che il prestopensionato liberi posti di lavoro, quando il turnover è bloccato ovunque. Nessuno che racconti più di un pezzo di una verità di parte. Si apparecchia il dramma futuro allegramente, tirando ognuno acqua al proprio mulino, ciascun piazzando il mulino sul proprio ombelico. Si potrebbe migrare, forse. E' l'ultima possibilità.

Epolis fa bene alla salute/2

E bisogna continuare a dirlo, anche se pare che della sorte di Epolis importi poco. Sembra che alla vicenda sia stato dedicato pochissimo spazio. Io non so, vivo lontano dai luoghi in cui si fanno e si disfano le cose. Ma per posta il giornale non mi arriva più e sulla pagina web c'è la desolata prima di venerdì 20, che spero non sia l'ultimo giorno di uscita del giornale. Un giornale sul quale io ho scritto. Mi sta a cuore anche per quello. Non ci rendiamo conto di quanto possa essere importante contribuire a fare qualcosa che poi la gente legge, su cui si forma, s'informa, si basa per la propria quotidianità. Sembra banale, ti fai la tua ricerchina, scrivi un testo facendo del tuo meglio, ma anche no, lo spedisci, lo rivedi il giorno dopo. La cosa non fa di te uno importante, nessuno che la vede gli dà importanza, ma per qualcuno è importante. E' un modo di condividere le cose con altri che non conosci, ma ti stimano. E' difficile da dire. Ho scoperto con sorpresa che c'è gente che sta lì ad aspettare, trepidando, che il giornale esca. Gente per la quale non è la stessa cosa, e non è gente che ci lavora o che ha amici e parenti che ci lavorano. Gente che a questo giornale si è affezionata, che lo segue, lo conserva, addirittura. Io non so che dire, lascio un messaggio in bottiglia e spero che qualcuno possa trovarlo e leggerlo. E dire la sua su quello che significa, qui e ora, un giornale che chiude.


Aggiornamento:
se ne parla qui:
Dario Banfi
Ciro Pellegrino
altri link sul posto

la solidarietà del presidente della provincia di Firenze

anche Squonk, che ringrazio

22 luglio 2007

Italia Wave, tra l'Ikea e il west


Il caldo dell'Osmannoro era insopportabile, ieri pomeriggio. Sembrava di rimanere invischiati in un abisso d'asfalto disciolto, i miraggi a distrarci mentre zampettavamo dal parcheggio dell'Ikea al ristoro dell'aria condizionata e dell'aranciata diaccia del bar che mi si metteva sullo stomaco. Due trappole comprate, ironizzando sul salame di renna, poi ci buttiamo nella canicola. Si va a Italia Wave, Love Festival. Un parcheggio rimediato, i vigili già rassegnati a filtrare la masnada di shoshoni, lo stradone chiuso che lo fai a piedi e ti sfila sulla sinistra il panorama desolato di una zona industriale abbandonata e degli edifici fatiscenti che la sera si riempiono di occhi stanchi in cerca di riparo. Muri sbrecciati, lontano si vede il filo di fumo di un fuochetto acceso, qualcuno che si prepara qualcosa da mangiare. Si arriva nel luogo della kermesse, c'è la perquisizione sommaria, la gente che sciama, chi sta buttato per terra e dorme, cinesi che guardano curiosi, alcuni si organizzano per fronteggiare le zanzare, bloggers smanettano nel box di wavecamp ma ci saranno altre occasioni per conoscerli. In testa ho il pensiero fisso del giornale che chiude e lascia tanti amici a terra, e intanto mi guardo intorno e vedo la birra a cinque euro come i panini col pane surgelato e le piadine allo squacquarone, i cessi inavvicinabili, il campeggio-lager. Oltre ai rutti dei Leningrad e alle stracche bancarelline che vendono paccottiglia, ci scappa di vedere la Baca e l'Orchestra di Piazza Vittorio che si meriterebbe una platea più partecipe, alla fine. Invece i ragazzi se ne vanno di corsa sotto al palco centrale, dove fa tintinnare le catene la ghigna di Vinicio Capossela, amico di tante serate, lui sullo stereo, io sul divano. Me ne vado, che è tardi e non mi regge la pompa come una volta, con lui che si abbatte sulla folla come un uragano. Penso a quelli che mi collassavano intorno, al tipo che molestava una che lo ha gentilmente allontanato, all'atmosfera da apocalisse che in un certo senso si respira. In un altro senso prevale la voglia di divertirsi, che è meglio. Ce ne andiamo che soffia un filo d'aria. In macchina c'era ancora del tè, ma fa schifo. Radio Virgin passa delle cagate spacciandole per nuove. Stamattina ho scoperto che intanto è morta Caterina Bueno.

20 luglio 2007

Sei anni fa, Carlo Giuliani

E si sapesse perché.
Qui un post di grande umanità di Squonk.

Epolis fa bene alla salute


Un giornale bello e gratuito. Scritto a partire da un sogno, con dentro la fatica e la passione di tanta gente che ci ha creduto. Un giornale che, come spiega Pierpaolo Vargiu, fa bene alla salute. Forza, Epolis. Resistete. Resistiamo.

anche qui

19 luglio 2007

Stroncata Second Life

L'Attivissimo (o un suo avatar buontempone) ha preso il machete e ha demolito Second Life, a partire da un articolo del Los Angeles Times. Io, essendo uno di quelli che si sono iscritti per fare un giro e non ci sono più entrati, godo. Perché ci sono cose che non si sopportano "a pelle". Second Life è un meraviglioso mondo di cui qualcuno sentirà il bisogno anche giustamente, c'è gente che ci fa i soldi e gente che ce li spende, ma quando ieri ho sentito che ci sono banche che ci fanno sopra i colloqui di lavoro mi è salita la temperatura e mi sono incazzato. Il lavoro è una cosa seria, la gente ha problemi veri, mica fregnacce tridimensionalmente disegnate con realismo. Panze vuote che lèvati, altroché.

Outing: io e Harry Potter

Mi rendo conto che quello che sto per dire potrebbe essere usato contro di me. So che questa cosa non fa di me una persona frequentabile, apprezzabile, stimabile, includibile, eccetera. So che magari qualcuno, leggendo, penserà all'oscurità in cui mi dibatto. Ma non posso più tacere: io non so niente di Harry Potter. Più precisamente, non ho mai visto un fotogramma di film o letto una riga di libro di e su Harry Potter. Ovviamente non posso fare a meno di conoscerne la faccia e di sapere a grandi linee di che si tratta. Avevo questa cosa che mi pesava sulla coscienza. L'ho detta. Mi sento meglio.

In memoria


Quindici anni fa a Palermo, Via D'Amelio. Non dimentichiamo.


Non li avete uccisi: le loro idee camminano sulle nostre gambe

Lost and found: i Mekons!


Vent'anni fa, ma che dico venti, deppiù. Ghosts of american astronauts. L'adoravo. Se infrango copyraitte mi perdonino lorsignori.

18 luglio 2007

Si fa presto a dire Social Network. Ma che ci fate? Parliamo di Anobii

Quando ho saputo dell'esistenza di Anobii mi sono lanciato come un forsennato. Libri! Librerie messe a confronto! Recensioni! Commenti! Condivisione! Dopo qualche giorno mi si è abbassata l'adrenalina, l'interattività era bassa, i gruppi troppi, il tempo poco, e insomma l'entusiasmo è un po' scemato. Oggi a pranzo ho rifatto un giretto per librerie e mi sono messo a chiedere a un po' di gente (criterio: gente che avesse almeno 50 libri in comune con me, che poi è la soglia oltre la quale scelgo i miei "vicini") che uso facesse di Anobii. Anche per andare sul concreto e stabilire se davvero vale la pena di sbattersi a inserire codici. Mi scuso con quelli che ho importunato, alcuni forse anche due volte. E chiuso il lungo preambolo, riporto il contributo di chi mi ha risposto. Erica Dees usa Anobii per capire quanti libri ha letto fino a oggi. Effettivamente è una domanda che a un certo punto uno si pone, e non è facile trovare risposta. Anche Regina ne fa un uso simile.Magtzedong74 è convinto che il software migliorerà di molto uscendo dalla versione beta, e (convengo) rimane dell'idea che la faccenda sia piuttosto interessante. Brad.dd concorda sul fatto che l'entusiasmo iniziale dopo un po' si raffredda, Amatig lo usa per mettere a posto MENTALMENTE i suoi libri ritardando il momento di metterceli FISICAMENTE e gli è inoltre utile per ricordare a chi ha prestato libri e dove ha messo quelli che non trova più. "Inoltre mi ricorda sempre che compro piu' libri di quanto riesca a leggere", aggiunge, il che è una verità che vale per molti. Silvia che ha anche un bel blog, come Brad e come molti su Anobii, è in piena fase di spinta e giura sulle molte virtù del network. Mi ha convinto. Secondo SostieneOz Anobii è d'aiuto, basta spulciare e avere fiducia. Il Bibliotecario lamenta gli effetti collaterali: Anobii è una droga! E' vero! Pietro Izzo usa Anobii praticamente come me: guarda i giudizi che danno gli altri dei libri, segue ma senza star lì ad affannarsi, come nei primi giorni. Arsenio,Frisia e Aryel sono ancora in piena fase di caricamento, Bianca ruba titoli agli altri, Elistardust ci ricerca i libri (giusto: con gli spremiagrumi si spremono gli agrumi, con i cavatappi si stappano le bottiglie, eccetera...). Giulia chiede consigli sui libri da comprare, Clutcher esprime giudizi articolati, anche critici, che riprenderemo più giù. Anche per lui Anobii è uno strumento valido nello specifico: trovare i titoli da comprare e mettersi al centro del flusso d'informazioni sui libri. Grenadier punta l'attenzione sulla differenza tra Anobii e altre cose web 2.0 come Twitter (ah, quanto siamo d'accordo sulla diffidenza per alcune cose...). Farfintadiesseresani segue i gruppi su Harry Potter: credo sia il primo che dice di partecipare alla community.
A Rael il basso livello d'interattività va benone, scopro che Intweetion è un vecchio amico che abbraccio forte. Anche Louie cataloga, anche Annalisa la pensa più o meno come me, che scopro ora che fare questa specie d'indagine è stata la cosa più divertente che mi è capitata da quando mi sono registrato su Anobii. La mollo qui per brevità, ma continua sui commenti. E farò aggiunte ricevendo gli altri messaggi.
Ringraziando anche Saverio e Michi, anche lui/lei focalizzata/o sulla bassa interattività. Poi ci torniamo.

Aggiornamento.
Marilù segue solo alcune librerie e anche lei ha finalità di ordinamento (a questo punto comuni a molti); mentre Rael riprende l'argomento sul suo blog, Nelblù si aggiunge alla pattuglia dei cercatori di titoli che fanno un uso "tranquillo" del mezzo. Alla fine Anobii sembra fare il suo mestiere per molti. Simo dice che la libreria messa on line svela dove l'esistenza virtuale nasconde, e dunque è passo ricco di significati aggreganti. Mica male. Anche Mari in prevalenza cataloga, come Zampabella, Chik67 non ha ancora capito a cosa serva, inserisce libri e attende che accada qualcosa. Nel frattempo fa un blog su Pesaro molto bello, che avevo notato un paio di giorni fa e che mi aveva suggerito un'idea su cui tornerò, avendo tempo. Prima preferisco leggermelo bene. Smokingpermitted fa un catalogo svirtuale, gli serve la lista perché trasloca. Un uso fuori network. Anche Alice punta più sulla community e si dice preoccupata per qualche "esibizione" a cui ha assistito. Normale amministrazione. Alessandra ha un problema: davanti al pc fa caldo. Ha ragione. Questo la porta a trascurare Anobii. Giorgio concorda con me sulla bassa interattività e pure lui patisce il calo dell'entusiasmo, come Robyvola ed Eleonora. SilkSinead ama leggere i commenti dei lettori sui libri, Rossella cerca di distinguere e di focalizzare l'attenzione su libri che non siano bestseller risaputi. PattyBru è scettica sulla reale utilità della cosa, anche perché ha poco tempo. Kristalla fa anche lei un'analisi approfondita (come Clutcher) su cui bisogna soffermarsi un po' di più, e propone di mandare ai gestori di Anobii questo post. Alice(Suli) è anche lei all'inizio...
Altri li aggiungeremo. Interessante. Grazie a tutti.

AggioAggiornamento:
Fiamma, VDM e Xander Lavelle sono catalogatori anche loro, Quela ha perso l'entusiasmo iniziale, Lucifero e Agony aspettano di orientarsi. Lucifero immagina che si possa migliorare. Alessandra Elle si trova a proprio agio: cataloga libri ma partecipa anche a qualche gruppo. Anche per Eva Carriego Anobii è solo una libreria virtuale. VDM giustamente specifica che preferisce leggere, piuttosto che dedicare troppo tempo a un sito sui libri...

17 luglio 2007

Peugeot o Renault? L'unica certezza sono i suicidi

L'Unità attacca così:


Ormai è un'epidemia: sei suicidi in pochi mesi alla renault. E tutti e sei di operai specializzati e quadri che decidono di togliersi la vita proprio nella fabbrica. Come volessero segnare del proprio sangue quel luogo che li fa soffrire, scegliendo di non abbandonare mai il lavoro che hanno così tanta paura di perdere da perdere nel frattempo il sonno e la speranza. «Morti di delocalizzazione, denuncia il sindacato francese. Perché le morti bianche non sono solo per mancanza di misure di sicurezza e caschi.


Il TG Com attacca così:

Record di suicidi alla Peugeot
Sindacati accusano azienda:"Fa mobbing"

Una serie di suicidi sta interessando una fabbrica francese di automobili del gruppo Psa Peugeot-Citroen. L'ultimo riguarda un dipendente dell'azienda di Mulhouse (nel nord est del Paese) che si è tolto la vita sul posto di lavoro. E' il sesto dall'inizio dell'anno. Secondo i sindacati le morti sarebbero in relazione a ''forti pressioni sui luoghi di lavoro''. Preoccupato anche il ministro del Lavoro Xavier Bertrand.


E' evidente che c'è qualcosa che non va. Non solo nello stabilimento di Mulhouse.

Dell'incomunicabilità: i commerciali TIM

- Riiing
- Pronto
- Buonasera ssono xxxxx yyyyy, commerciàààleeee della tìììm, parlooo con il tiiitolareeeeh?
- Buonasera, dica pure a me
- No, volevo direeeeh noi diamo la possibilità di fare contrattiii per la telefonia mobile a tariffeeee vantaggiose, non soò se vinterèssssaaaa
- Guardi, abbiamo già un contratto con TIM
- ah! Ma allora è vecchioooù?
- Mah, certo ha diversi anni
- E nonvìnteressa migliorare le tariffe?
- No, è che...
- Forse nonèilmomento? Vuòlecherichiamidopo?
- No, è che...
- Nonvìnterèssa risparmiare? Possiamo abbassare i prezzi
- No, è che abbiamo già un commerciale TIM
- Ah, allora non v'interessa vedere se si pòssono avere tarìffe piùbasse, okkei, no perché noi
- eh
- allora arrivederci
- arrivederci

16 luglio 2007

Bauman e i luoghi comuni sui bloggers

Insomma, due tra i non molti bloggers che leggo (luca conti & franco bellacci) ne parlano, segno che l'argomento è attuale. Bauman dice:

[la rete è] una opportunità per trovare una compensazione delle sconfitte e delle umiliazioni causate dalla vita o che si teme essa possa provocare (...) credo che l’unica funzione dei blog sia di consentire agli utenti di vedere celebrati se stessi e i propri interessi al pari dei ‘personaggi tv’, secondo i parametri con i quali obbligatoriamente oggi si misura la qualità e la rilevanza della orealtà nel suo complesso


e lo dice di milioni di persone le più diverse tra loro, mettendo nello stesso calderone le adolescenti che bloggano raccontando i casi propri agli amici e i politici che usano il blog come canale di comunicazione con tutto quello che di vario ci passa in mezzo. Io non so a che si deve un'affermazione talmente ultimativa, recisa, finale.
Mi sembra superfluo dire che va presa per quella che è, senza starci a rimuginare troppo sopra.

PPP/Il Caos/L'altra libertà, che uccide

E' stato ucciso Tom Mboya. Per me Tom Mboya non è un puro nome, un'astrazione remota. L'ho visto coi miei occhi, l'ho avuto fisicamente vicino. Tom Mboya è diventato, dopo l'indipendenza, un moderato ed è finito col piegare su posizioni neocolonialiste. (...)L'ha certo ucciso un giovane negro in nome di una nuova libertà. Tutte le guerre di liberazione hanno questa triste fine. In tutto il mondo, a qualunque Paese io pensi, vedo un atroce paesaggio di guerre di liberazione finite in delusione e restaurazione. Succederà così anche nel Vietnam: come poter prevedere altrimenti? Dunque che senso ha vivere, se non essere fedeli, disperatamente e magari ottusamente, alla prima e rozza idea di libertà che ci spinge da giovani ad agire?

(Il Caos, Pier Paolo Pasolini)

L'Uomo Forte il più desiderato dagli italiani

Mi ha molto impressionato (Repubblica di ieri) il sondaggio Demos/Eurisko che dice che l'italiano medio abbisogna di un uomo forte alla guida del Paese. Non ho conservato il giornale, ma a parte un prevedibile 90-95% di filoCdl, il dato che mi ha impressionato è che più del 70% di filoUnione, con il 67% di rifondaroli, sia convinto di questa cosa. Un uomo forte al comando. Nel 2004 alla stessa domanda rispondeva di sì poco più della metà della gente.

Mi viene in mente che i candidati alla guida del PD sarebbero, a quanto si legge, Veltroni, Colombo e Bindi. Al momento. I desiderosi dell'Uomo Forte che faranno?

Caro Oscar

Caro Oscar, anche se a Sheffield è andata male possiamo dircelo: ce l'hai fatta. Hai corso in un paio di meeting del Gran Prix, mica noccioline. E in una circostanza hai fatto anche una bellissima figura. Adesso lo svizzerume di IAAF e CIO s'interrogherà sulla reale influenza delle tue protesi al carbonio con tutta la freddezza di questo mondo. E' giusto rispettarne lo zelo, anche se viene spontaneo mandarli a quel paese. Ma ci sono procedure, regole, commi, sentenze e varie, ed è possibile che ti rispediscano fuori dal circo, anche se non hanno il cuore di farlo con chi palesemente bara, ed è successo. E' così che funziona e non possiamo farci niente, servirebbe scandire col cuore i passi della tua corsa, loro sono stati lì a contarli con il cronometro in mano, tutti lancette e centimetri. Compito ingrato, che va rispettato ma impedisce un po' di ascoltare l'emozione, l'umanità dello scalpiccio dei tuoi piedi sulla pista. Perché anche se di carbonio sono piedi, sono la proiezione di quello che ti manca, la restituzione di qualcosa che hai saputo "sentire" allo stesso modo. Certo, come dicono loro, le protesi non si stancano, Oscar. Ma noi sì, noi un po' ci stanchiamo di vedere un mondo che calpesta qualunque regola e che si ritrova all'improvviso incapace di uscire dal pantano della norma, se impedisce un passo avanti, un gesto di speranza, un giro di pista nell'umano desiderio di vincere questa maledetta debolezza. Portare ai mondiali uno senza gambe. Diciamolo così, fuori dal sozzo politically correct. Non diversamente abile, abile malgrado. Tanto quanto e più di chi quelle gambe le ha, e magari frigna alla sfortuna. Che lezione che ci regali, Oscar. Sarebbe giusto oltre ogni limite sdebitarsi concedendoti addirittura una wild card, esentandoti dal minimo, presentandoti come esempio dalla faccia pulita di uno sport che è speranza, se è vero che si esprime attraverso gesti naturali, che è stato il primo a globalizzarsi davvero e a mettere sullo stesso piano atleti figli di ogni paese, cultura, religione. Probabilmente non lo faranno, le regole gli impediranno di essere umani. Adorneranno di medaglie i taurini colli dei lampi alimentati a GH, pensando con un brivido alla tua corsa tecnologica e a chi costruisce la protesi più elastica per te.
E si sentiranno nel giusto. Perdonali.

Chi guida non beve. Anche altri non dovrebbero, ma


Sinceramente non so a chi la toglierei, la birra. Il problema sarà sicuramente l'alcolismo diffuso e la disko, ma vorrei capire perché mai ieri pomeriggio, mentre guidavo in coda dietro a una vecchietta su una strada tuttacurve dalle parti dell'Amiata, ho dovuto assistere in sequenza a un paio di sorpassi, uno di una BMW e uno di un SUV, che hanno scavalcato la fila impegnando la curva alla cieca contromano. E vorrei sapere se tra questo atteggiamento e il motociclista riverso dentro a una cunetta di un paio di chilometri dopo c'è relazione, per tacere di quello che facevano altri bei tomi più giù lungo la Cassia. Erano le sette di sera e non le cinque del mattino, non si usciva dalla disco, semmai si tornava dal mare o che, non erano teenagers ma automobilisti medi. No, perché uno dei grossi problemi di questo paese è che ad affrontare i problemi ci vanno quelli che sbagliano analisi, gli stessi che le coltellate fra ultras che vuoi che siano. Oh, poi è anche troppo ovvio che chi guida non beve. Lo dicono gli esperti...

14 luglio 2007

Ecco Oscar Pistorius


E a guardarlo ti abbranca un senso di commozione. A immaginare quanta sofferenza "atletica" ci sia voluta per integrare le protesi alle gambe, per acquisire sensibilità, per spingere con disinvoltura. Forse riuscirà nel suo intento, forse no, perché potrebbero negargli il permesso di gareggiare ai mondiali, se facesse il minimo. Ma intanto a Roma ha corso con gli altri ed è un fatto di un'importanza enorme. Grazie agli organizzatori, e grazie soprattutto a lui.

12 luglio 2007

Giufà

Era nel mio libro di lettura delle elementari di non so che classe, Giufà, e mi colpiva il nome e quel senso di bizzarro e di semplice che avevano le storie apparecchiate per i nani di sette-otto anni, a farli imparare a maneggiare gli strumenti dell'italiano. Leggi e scrivi, Giufà se l'è portato via il tempo, fino a che il vento non l'ha restituito tra racconti di Nasruddin e letture di Ascanio Celestini, che è un grande e ha ripreso parecchie cose di Giufà su Cecafumo, che è un gran bel libro e già che ci sono me lo vado pure a rileggere. C'è chi dice che Giufà sia un po' matto, chi pensa sia intelligente e capace di leggere le prove cui la vita lo sottopone. Non lo so ma Giufà è l'eco del racconto orale, è roba che non marcisce e resiste da secoli perché è quello che ha fatto viaggare le mille madrelingue fino a noi, che cerchiamo di comprimerle in forzature anche necessarie ma che ne distruggono la ricchezza dei suoni e delle immagini. Storie vecchie come il mondo, quelle di Giufà. In giro per il web ce ne sono tante e non sto qui a postarne nessuna. Riprendo invece la descrizione di Giufà che sta su Wikipedia, versione in siciliano. Non tanto per quello che dice, piuttosto per il suono meraviglioso che si sente nelle orecchie a leggerla.

Giufà è lu prutagonista di cunta pupulari siciliani di orìggini àrabba. Tanticchia babbu, ni cummina di tutti li culura, ma quasi sempri ci finisci bona, senza chi si nni renni cuntu. Di caràttiri sèmplici, ingenû, vivi ogni jornu comu ci càpita, pigghiannu la jurnata comu veni.

Storia
Lu stissu pirsunaggiu cu li stessi storî, si trova nta àutri tradizzioni pupulari dî paisi dû meditirraniu. Si chiama Djeha in Algeria e in Maroccu, Goha in Eggittu, Nasreddine Hodja in Turchìa, uguali in Calabbria, Giaffah in Sardigna, Gihane a Malta.... e ancora Giucca in Tuscana, Giucà in Albanìa, Turlulè in Trentinu, Noodles ntê paisi anglosàssuni.

Giufà nti la littiratura
Na trascrizzioni in sicilianu di sti cunta si pò truvari nti Fiabe, novelle e racconti popolari sicilani di Giuseppi Pitrè. Puru Italu Calvinu in Fiabe italiane ripigghiau certi cunta di Giufà dû libbru di Pitrè.

Ci torniamo, su Giufà.

Messi al Messico


Finale tra Brasile e Argentina, maddài

11 luglio 2007

a venticinque anni dall'Urlo

Eravamo giovani e pieni di capelli. Qualche chilo in meno, sia noi che Tardelli. E la gioia più sfrenata, un paese intero in piazza a farsi il bagno, a zompare sul cofano delle macchine, a vestirsi di tricolore ingenuamente e genuinamente. C'è stato un tempo, quando il calcio era un'altra cosa, in cui ci siamo tolti delle soddisfazioni enormi seguendo la nazionale. Che era un elemento aggregante come nessun altro. Era un'Italia bella, e il Capitano era in tribuna: Sandro Pertini. Venticinque anni fa vinceva un mondiale meraviglioso, con l'intelligenza, con la semplicità, col talento, col coraggio, col lavoro. Ed è stata una pagina importante, per la quale valeva la pena di intingere la penna nell'inchiostro della retorica, in un Paese che aveva bisogno di sentirsi migliore di quello che era e di dimenticare quello che accadeva fuori dal rettangolo verde. La vittoria dell'anno scorso è lontanissima da quella dell'82, se si guarda agli effetti sulla gente, alla partecipazione sentita, al modo di condividere il trionfo, alla ricaduta sul calcio stesso. L'unico anello di congiunzione (anche tra l'uomo e la scimmia, ma quella è un'altra storia) tra i due trionfi, per il modo con cui l'ha festeggiato e ha contribuito a costruire un'immagine meno diva e musona dell'Italia, è Gennaro Gattuso detto Rino. Campioni del mondo, ripetuto tre volte, con voce rotta, dal maestro Nando Martellini. Due giorni dopo nell'agenda rispetto al 9 luglio del quarto titolo, in cui troppi hanno preso in prestito la frugale battuta martelliniana, unica concessione al personalismo in decenni di squisita asciuttezza. Sono cambiati i protagonisti in campo e fuori: tra le due date, la richiesta del rinvio a giudizio dei protagonisti e delle comparse di calciopoli. Non era sconosciuto neanche allora, lo scandalo, anzi proprio in quel mondiale ci furono cose che alimentarono code di veleni e sospetti. Ma il calcio di oggi ha svuotato la nazionale del suo connotato fondamentale. Era il sogno degli italiani, soprattutto dei calciatori. oggi è un circo, come quasi tutto il calcio qui da noi. Ad entusiasmarsi sono rimasti gli stranieri, e ci sarà pure un perché. Non è materia da trattare ora, comunque: brindo a Bearzot, a Tardelli, a Pablito, a Conti, a Oriali, a Antognoni, a Ciccio Graziani, a Zoff, a Gentile, a Collovati, a Cabrini, alla memoria di Scirea. Sono stato campione grazie a loro, ai miei tempi.

Oscar Pistorius, uomo


Oscar Pistorius, talento atletico sudafricano, fa parlare di se da qualche tempo per i buoni risultati che ottiene sui 400 metri, nonostante il pesante handicap che si ritrova. Oscar è privo di tutte e due le gambe e corre con delle protesi che diventano oggetto di discussione: è giusto farlo gareggiare contro avversari che corrono con le proprie gambe? La questione è stata sollevata a vari livelli, non escluso l'ambito dei giochi paralimpici dove gli atleti che sono privi di una sola gamba si dicono penalizzati rispetto a lui. Questo per l'aiuto "tecnico" che le protesi darebbero, immuni al lattacido e capaci di aiutare l'atleta ad accelerare. Sia come sia, è importante che lo si faccia gareggiare senza limiti (sarà in corsia nell'imminente Golden Gala). Lui per parte sua rifiuta ogni tipo di giudizio che lo consideri inferiore a qualcuno meno sfortunato di lui: un esempio da seguire per chi tratta con l'handicap, una speranza per chi subisce l'atroce destino di perdere un arto, o peggio tutti e due.
I diversamente abili (copyright? Fumagalli Carulli? Ma sarà giusto definirli così? Parliamone), insomma, sono abili quanto e più degli ugualmente abili.
Copincollo un'intervista di gazzetta.it.
Il ragazzo oltretutto è laziale...

Pistorius bionico?
"No, solo un uomo"

Al 21enne sudafricano mancano le gambe, ma con le sue protesi va veloce quanto i campioni. Al Golden Gala di Roma correrà i 400 metri sognando i Mondiali di Osaka
Oscar Pistorius è nato a Pretoria il 22-11-1986.

ROMA, 11 luglio 2007 - Se chiudi gli occhi, magari ti sembra di udire un sibilo. Quello delle lame che, quando corre, porta al posto dei piedi, amputati quando aveva 11 mesi perché era nato senza entrambi i peroni. E pensi a una macchina più che a un atleta. Se li apri, ti accorgi che sul volto c’è la sofferenza e il sudore di chi, in quella corsa, sta mettendo qualcosa di più di due pezzi di carbonio. E scopri che lì c’è un uomo, solo un uomo: Oscar Pistorius, 21 anni, nato in Sud Africa, campione olimpico e mondiale di categoria, una vita ad abbattere barriere. Gioca a pallanuoto e rugby, si infortuna al ginocchio, passa all’atletica. Le prime lame che sostituiscono i piedi le costruisce lui stesso, ricavandole dalle pale degli elicotteri. Poi passa a quelle di carbonio. Vince e ottiene tempi che lo portano a sfidare i normodotati, è secondo sui 400 ai campionati nazionali sudafricani, non paralimpici. La sua federazione vorrebbe iscriverlo alla 4x400 ai Mondiali di Osaka, ma aspetta il sì della Iaaf. Oscar, intanto, arriva a Roma per il Golden Gala, anche in questo caso per una gara "normale". E rivela subito un’affinità sorprendente con l’Italia: sa "parlare" con le mani, eredità del nonno di sua madre. "Era italiano - dice Pistorius -, emigrato in Kenya".
Oltre al linguaggio delle mani, cosa conosceva dell’Italia?
"Le automobili. Mi piacciono tantissimo a cominciare da Ferrari e Maserati. E le moto: Ducati, Benelli. E poi, sono un grandissimo tifoso di Valentino Rossi".
Calcio e donne?
"Tifo per la Lazio. Il mio miglior amico è un italiano, che lavora in Sud Africa. È tifoso della Lazio e per simpatia anch’io. So che le donne italiane sono bellissime. Di quelle famose, mi piace tanto Monica Bellucci. Comunque, adesso potrò vederle di persona".
Al Golden Gala, potrebbe anche trovare il minimo B per i Mondiali di Osaka. Ha 46"34 sui 400, deve scendere a 45"95.
"Credo di potercela fare. Ma non voglio fermarmi lì. Il mio obiettivo più grande è l’Olimpiade. Perciò, devo limare il mio tempo di un altro secondo e mezzo, stare sotto i 45". Perché ci voglio andare e magari non fermarmi al primo turno".
Un miglioramento che può costruire in curva.
"Lì devo prima pensare a mettere bene la lama a terra, piatta, poi a inclinare il corpo, altrimenti cado. E devo farlo a ogni passo, cercando di mantenere un’azione fluida".
Uno sforzo che è niente in confronto alle prime sfide affrontate da ragazzino. Una volta, due bulletti lo buttarono a terra, sotto gli occhi del padre, che decise di non intervenire perché si rendeva conto che non poteva essere sempre vicino al figlio per difenderlo. A casa gli fece trovare un punching-ball.
"L’episodio non lo ricordo, ma il punching-ball sì, e ciò che significava. Fu una grande lezione: seppi che dovevo contare solo sulle mie forze".
Erano gli altri a contare su lui, come suo fratello Carl, che aveva paura di lanciarsi in discesa con un’auto a pedali. Oscar andava con lui e metteva la protesi fra asfalto e ruota come freno.
"E il bello è che non si rompeva. A Carl dissi che ogni cosa è possibile, basta volerlo, a costo di frenare in quel modo".
Si rende conto che la sua presenza può essere interpretata solo come uno spettacolo da circo?
"Lo so, ma non ci penso. Se mi preoccupassi di cosa pensa la gente, non potrei fare quello che mi piace".
Cambia qualcosa, nel rapporto col pubblico, da quando è ai blocchi di partenza fino al momento in cui finisce la gara?
"All’inizio, capisco che ci possa anche essere curiosità, ma basta un giro di pista per far cambiare il modo di pensare degli spettatori. Alla fine, l’ho sentito tutte le volte che ho corso, vedono solo l’atleta".
Qualcuno, però, l’ha definito "uomo bionico".
"Sono un uomo".

Glad to be Gay


Si chiama Tyson Gay. Magari non pronunciate insieme nome e cognome se nei paraggi c'è Mike, potrebbe costarvi qualche dente. Ma a parte le battute sceme, TG è la nuova strafreccia americana. Dominati i trials con tempi da pazzi: 9:84 sui 100 e 19:62 sui 200. Asafa Powell era già avvertito. Ieri sera all'Athletissima di Losanna ha mollato un 19:78 sui 200 con 13 gradi di temperatura. Della serie: senti che nocchie.
Mi ricordo lo sfottimento semiomofobo di Daley Thompson a Carl Lewis. Ma si rientra nel campo delle battute sceme.
Qui lo vediamo sui 200:

9 luglio 2007

parole

Parlare non è necessario.
Scrivere lo è ancora meno.
(Tullio De Mauro)

Meglio in Spagna o in Germania? Parla Tardelli

7 luglio 2007

Il Tour di Gianni Mura/Ombre e doping, ma è sempre Tour

Bene, i post saranno troppo lunghi e si potrebbero leggere su Repubblica.it.
Ma Mura che segue il Tour è uno spettacolo, e io lo copincollo.



da www.repubblica.it

A Londra parte un'edizione sofferta. Il favorito Vinokourov sotto accusa
Il via con un prologo spettacolare, arrivo a Parigi il 29. In tutto saranno 3.550 km

Ombre e doping, ma è sempre Tour
Tante assenze e nessun numero 1
DAL NOSTRO INVIATO GIANNI MURA

LONDRA - La sfilata dei corridori in Trafalgar Square ha qualcosa di surreale. Il Tour esporta la sua grandeur in una nazione che di sport in questi giorni ha fatto il pieno, come vi racconta Franceschini. Solo un ipocrita potrebbe dire che la merce esposta (in questo caso il ciclismo, i ciclisti) è di prima qualità. Da oggi i foderi combattono e le sciabole stanno appese, per citare un adagio napoletano. Ma saranno, almeno, foderi puliti? Fino a prova contraria sì, ma tanti indizi dicono di no.

La mano sul fuoco non si mette più per nessuno, tant'è segnata dalle scottature. Dove è finito Basso, il cavaliere bianco della bici, il delfino di Armstrong? Disarcionato da una sacca di sangue e da un nome di cane, Birillo. In compenso c'è Valverde, ma sacca di sangue e nome di cane, Piti, non sono giudicati come sufficienti prove di colpevolezza. E Petacchi, lo sprinter gentiluomo? Appiedato dal temibile salbutamolo. Qualche novità su Landis, il mormone dall'anca sifolina? Ripassare a ottobre. Positivo anche alle controanalisi (testosterone) continua a dirsi innocente. Il Tour parte senza il numero uno perché non saprebbe a chi darlo da appiccicare sulla maglia. Pereiro Sio, si accontenta dell'11. Io mi accontenterei di non sentire vantare questo Tour come avanguardia di un ciclismo pulito.

Punito, semmai. C'è un'aria da Spoon River, è chiaro che gli squalificati non sono morti, ma una pietra sopra gli è stata messa. In attesa dei prossimi, Di Luca? Piepoli? Mazzoleni? Stanga? Ci sono state più confessioni in un mese che in dieci anni. Riis (che non si farà vedere), Zabel (che c'è), Aldag, Jaksche. Con tanti pesci che si muovono, grandi e piccoli, difficile vedere l'acqua pulita. E ancora più difficile credere a McQuaid, l'irlandese a capo dell'Uci che ragiona come il suo predecessore.

Va bene, tutti i partenti hanno firmato un impegno a versare un anno di stipendio, se trovati positivi. Soldi che andrebbero a finanziare la campagna antidoping. Hanno firmato, come hanno firmato tante altre cose, perché in caso contrario non sarebbero partiti. Un gesto più di necessità che di responsabilità. Col forte sospetto che una clausola-capestro di questo tipo sarebbe demolita in cinque minuti in molti paese europei, mi chiedo che vita sia diventata quella del ciclista. Che deve dare la sua reperibilità per ogni giorno dell'anno, che deve districarsi tra addensanti e anticoagulanti, iniezioni di ferro e antiallergici, che non arretra di fronte a farmaci estratti dai cadaveri o pensati per le cavalle in fregola. Che hanno (alcuni importanti, a fine Giro) il profilo ormonale di un bambino di sei anni. Sarebbero loro i primi a doversi preoccupare. Ma su una cosa hanno ragione: le stesse sanzioni, anche economiche, devono colpire il direttore sportivo e il medico delle squadre, piantiamola col gioco delle tre scimmiette, la più forte delle tre è quella che non parla.

Ho letto su Libération un'intervista a Remy Di Gregorio, uno scalatore marsigliese con sangue italiano e maghrebino. Farà ventidue anni a fine mese. Il suo idolo è Virenque. Il suo parere sul doping è questo: "Parlare di doping non è il mio mestiere. Il mio mestiere è fare il ciclista". Poche parole, ma il ragazzo ha già capito tutto. Non si capisce invece perché Vinokourov abbia deciso di sbandierare il suo rapporto di lavoro col dottore Michele Ferrari, attirandosi gli stessi sospetti di Armstrong, ai tempi. "Non come medico ma come preparatore" ha precisato Vinokourov. Dal che si deduce che la sua squadra, la Astana, finanziata da petrolieri del Kazakistan, e con i suoi dodici-tredici milioni di euro investiti non sia riuscita a dotarsi di un preparatore all'altezza. "Se lei vincesse il Tour io ne sarei disgustato" gli ha detto pari pari un giornalista inglese. Con qualche campione del passato sarebbe finita a botte, mentre Vinokourov ha ribattuto che ognuno ha i suoi gusti e a lui vincere il Tour piacerebbe molto. E lo vincerebbe, ha sottolineato, all'età di Armstrong quando vinse il settimo.

La Astana ha tre punte: il più regolare è Kloden, già due volte sul podio, ma c'è anche Savoldelli. Se gioca bene le sue carte la squadra, o Vino o Kloden, la maglia gialla è qui. I francesi sperano nel fattore 7: nel dopoguerra ha vinto Robic nel '47, Anquetil nel '57, Pingeon nel '67, Thevenet nel '77. Nell'87 s'è piazzato terzo Bernard e nel '97 terzo Virenque. Il candidato al podio è Moreau, il vecchio bucaniere. A Pereiro Sio, discreto combattente, il gruppo non regalerà 34' come l'anno scorso, e Valverde è un'incognita nella terza settimana e va piano a cronometro.

L'Italia non ha nessuno per la classifica e qualcuno per le tappe (Ballan, Bennati, Pozzato). Siccome non riesco a seguire una corsa a tappe senza tenere placidamente per qualcuno, il prescelto di quest'anno è Bruseghin, che al massimo potrebbe risultare positivo al Prosecco da lui stesso prodotto. Non è molto, rispetto ad altri Tour, ho meno entusiasmo in valigia e meno libri di poesie. Ma anche questo è un Tour, senza numero uno in tutti i sensi e qualcosa succederà. Nel frattempo va segnalato che il trio La Plage, 500 mila copie vendute con la canzone-tormentone "Coup de boule" (ispirata dalla capocciata di Zidane a Materazzi) quest'anno ha già inciso "Epo te quiero". Giusto per riderci sopra, si capisce. Oggi qualcuno conterà i londinesi schierati nel cuore della City a battere le mani e comincerà a parlare di Tour del rinnovamento, o della svolta. Aspetterò fino al 29, prima di toccare l'argomento. L'acqua è torbida, il cielo non è sereno e la tromba l'ho lasciata a casa. Semmai, fischietterò qualcosina.

nuova 500


Carina, ma il prezzo è troppo alto.

Aggiornamento: lo spot pubblicitario è davvero teribbbile. Se ne parla anche qui.
Ma ieri ho sentito dire che sulla terza pagina della Gazzetta dello Sport, a margine di un megaservizio sulla 500, si sarebbe definito Marchionne "Gandhi col maglione". Non ci ho voluto credere.

6 luglio 2007

Il Manchester City presenta Eriksson


Gli stessi colori, Sven. Mi piace rivederti biancoceleste. Bentornato.

VEROn

UEFA: La Lazio prepara il grande ritorno



Il punto tecnico del Magazine dell'UEFA è dedicato al ritorno della Lazio

Aspettando un portiere/7. Angelo Peruzzi


Insomma, siamo arrivati alla fine del rosario dei grandi portieri della Lazio. Di quello nuovo ancora non c'è traccia, ma il percorso propiziatorio l'abbiamo fatto tutto. Di Angelo Peruzzi, detto Cinghialone, c'è poco da dire che non sia già stato detto. L'ho visto che passeggiava con il fazzoletto della contrada del Bruco (quella di Corradi) in splendida forma, l'altro giorno. E' stato un portiere dalle qualità non comuni, esplosivo, dai gesti potenti e belli da vedere. Una volta si diceva plastici. Ha vinto una Coppa Italia e una Supercoppa Italiana con la Lazio. E soprattutto ha fatto da Angelo custode a Buffon nell'ultimo mondiale. Una soddisfazione meritatissima, quella di alzare la coppona, che lo risarcisce anche di un rapporto con la nazionale non ottimissimo. Uno come lui avrebbe dovuto fare il titolare per molto tempo. Non si sa cosa farà "dopo": la sua vicenda contrattuale ha mandato in sollucchero gli antilotitiani, che lo vorrebbero confermato a prescindere. Ma non tutti possono fare tutto, e se è vero che Angelone è stato un grandissimo portiere è anche vero che in altri ruoli ha ancora tutto da dimostrare. Se ne conosce la serietà e la capacità, dunque non è difficile immaginarlo come una risorsa più che valida. Aspettiamo e vedremo. Sclavi, Sentimenti IV, Lovati, Cei, Pulici, Marchegiani e Peruzzi: il candidato portiere della Lazio sappia di non avere un compito facile.
A Lotito & co. il compito di aggiungere un interprete all'altezza di questi magnifici sette.

ForbiCina



(Epolis Roma del 6/7/2007)

5 luglio 2007

Petacchi, tu quoque

Benché mi regga a stento in equilibrio su una bicicletta ho sempre amato il ciclismo, sport popolare per eccellenza che ha sempre dato punti al calcio, quanto a capacità di attrarre gli appassionati. Seguire i grandi giri in televisione regalava un mare di angolazioni possibili per emozionarsi. Sono sempre rimasto affascinato a guardare in TV le classiche e tutti i paesaggi del Giro e del Tour, sedotto da storie meravigliose che meriterebbero di essere raccontate mille volte. Non se ne può più di questo doping, è troppo. Non si riesce a fare differenza tra uno e l'altro, non si crede più a nessuno. Da anni non guardo più ciclismo, e stenterei a riconoscere Petacchi, come Ivan Basso. Non so se sono colpevoli di qualcosa, spero di no ma adesso come adesso sembra come se venissero fermati nel calcio Totti e Nesta, dopo che in precedenza erano stati fermati Baggio, Del Piero, Cannavaro, Buffon, Mancini, Signori, Maldini, eccetera. Non ne esce pulito uno, da questo maledetto tritacarne. Qualcosa bisognerà pur fare. Non so chi, se l'UCI, se il CIO. Chi. Non so che cosa. Ho visto giorni fa che si parlava dei coprenti del ciclismo pronti per chi dovesse sottoporsi a controlli antidoping per ottenere l'abilitazione alla guida di mezzi pubblici. E' pazzesco: si cita uno sport popolare come esempio per farla franca ai controlli. Fate qualcosa.

Intanto, aspettando il tour...


sportsette intervista Gianni Mura.

Accadde oggi


Accadde oggi, era il 1987: la Lazio batteva a Napoli il Campobasso, con un gol di Fabio Poli, e metteva fine a una stagione tribolatissima, costringendo i molisani alla retrocessione in C e spiccando il volo che la porterà ai vertice del calcio nazionale e internazionale. Tutto incominciava l’estate prima, quando i fratelli Giorgio e Gianmarco Calleri, proprietari della Mondialpol, acquisirono la Lazio in sinergia con l’immobiliarista Bocchi e la salvarono dal fallimento imminente. La disastrosa gestione di Giorgio Chinaglia aveva prodotto il dissesto tecnico e finanziario: i biancocelesti si erano salvati dalla retrocessione dopo un anonimo campionato di B, in cui Gigi Simoni si era improvvisato tuttofare, oltre che allenatore. Lo scandalo delle scommesse fu però fatale alla società biancoceleste: Vinazzani era parte dell’organizzazione, e la società venne punita severamente per responsabilità oggettiva, anche se non c’erano partite truccate che la vedevano coinvolta. La mazzata arrivò in piena estate, con la squadra fatta e consegnata a Fascetti: retrocessione in serie C. Il tecnico toscano parlò con i giocatori: chi non se la sentiva poteva andarsene. Restarono tutti e alla fine la CAF riammise la Lazio, con il pesante fardello di nove punti di penalizzazione. Una specie di retrocessione differita, peggiorata da un avvio incerto in un campionato incredibilmente equilibrato. Tredici punti divideranno alla fine la prima dalla diciannovesima classificata. La Lazio lotta, soffre, rimane a galla. Ha una flessione nel momento più difficile, ma riacciuffa gli spareggi con lo storico gol di Fiorini al Vicenza, davanti a un Olimpico da record, pieno da scoppiare, che esplode di gioia e di commozione per un gol che significa spareggio a tre, con l’ultima che retrocede in C. Sembra fatta, i tifosi in carovana si precipitano a Napoli dove un gol di De Vitis, centravanti del Taranto, sprofonda di nuovo nel dramma la Lazio, che reclama inutilmente per un fuorigioco. Uno a zero, persa la prima. Il Taranto che si tira fuori pareggiando con il Campobasso, e per la Lazio battere i molisani il 5 luglio significa salvezza. Ancora una volta l’autostrada si tinge di biancoceleste, ancora una volta in tanti accorrono a sostenere l’amata squadra che rischia l’incredibile. Ma ce la fa, grazie a Fabio Poli. Un gol meno ricordato di quello di Fiorini, ma ugualmente fondamentale. Un gol che consegnò alla storia come veri eroi i ragazzi di Fascetti, che fecero l’impresa. Piccola, rispetto ai trionfi dei loro colleghi che porteranno il biancoceleste in cima al mondo. Grande, perché su quella salvezza si costruì il futuro della Lazio. Si tornò subito in A, con Fascetti ma senza gli artefici della salvezza: Fiorini e Poli cambiarono casacca, lo stesso mister non guiderà la squadra in serie A. Ci penserà Materazzi, con l’esplosione del fresco talento di Sosa e Di Canio. La Lazio dei -9 lasciava spazio a interpreti all’altezza del massimo palcoscenico, insomma. Ma rimaneva nel cuore dei tifosi. Che non hanno dimenticato.

(in versione ridotta su Epolis Roma di oggi)

4 luglio 2007

video: spiegati rss, wiki e social network. in italiano.

qui c'è una guida (video in italiano) ai feed rss
qui si spiega cos'è il social network, in inglese sottotitolato in italiano
qui c'è una guida all'uso di un wiki in inglese sottotitolato in italiano.

Molto utili, da Pandemia. Li terrò in un box a vista sulla colonna di destra.

Aspettando un portiere/6. Luca Marchegiani


Si continua a sfogliare la margherita. Carrizo, Ustari, Amelia, De Santis, Calderoni e chi più ne ha più ne metta. Marchegiani, di Jesi come il Mancio, arrivò dal Torino dopo che Zoff aveva deciso che il futuro di Fiori era alle spalle e che Nando Orsi era un grande ma ci voleva qualcosa di più, dovendo salire di livello. E poi la Lazio tra giovani di belle speranze (Ielpo) vecchi draghi a fine carriera (Terraneo, Martina) e bislacchi acquisti chinaglieschi (Malgioglio) da tempo si dibatteva alla ricerca del sotituto di Pulici. Cacciatori poteva essere, ma poi le scommesse l'avevano spazzato via. Marchegiani, invece, era lui. Nello sfogliar la margherita estivo venne preferito a Pagliuca. Alto, biondo, bello, elegante, simpatico. Me lo ricordo nel Torino giocare molto bene (un gatto) una gara contro la Roma, forse una finale di Coppa Italia. Alla Lazio Luca parte alla grande, lo soprannominano il Conte. La Lazio sale con lui, via via. Con Zeman ha qualche piccolo problema, non è bravo con i piedi. Il boemo gli affianca il fido Franco Mancini, ma Luca tiene benissimo. Se la cava anche ai mondiali del 94, dove sostituisce Pagliuca in un paio d'occasioni, per squalifica. In nazionale era arrivato prima del sampdoriano, ma una sciagurata sera di errori contro la Svizzera gli aveva fatto perdere il posto. Con Zeman arriva anche un infortunio grave al ginocchio, nel giorno della più grande partita della Lazio del boemo: 4-0 alla Juve di Lippi, una partita stellare. Con Eriksson arrivano i successi. E poi arriva anche Peruzzi, ché Luca si è fatto vecchio. Va via e chiude nel Chievo, dopo dieci anni straordinari. Limpido, onesto, chiaro di lingua e di sguardo: un capitano, un uomo spogliatoio, degno erede di Lovati e Pulici.

parla Gianluca Pessotto



Intervistato da Maurizio Crosetti per Repubblica.it

patti smith: internet come strumento di ribellione

3 luglio 2007

Copa America


I tre gol di Robinho al Cile rimettono il Brasile in linea di galleggiamento. Bello soprattutto il terzo. Ma a vedere quello che ha fatto l'Argentina contro la Colombia, non sorge alcun dubbio su chi sia il favorito per la vittoria della Coppa America. Come si possa pensare di perdere schierando Messi, Riquelme, Veron, Aimar, Tevez e Crespo tutti insieme, e con una buonissima difesa, è un mistero. Eppure questa squadra non ha vinto i mondiali l'anno scorso: un modo di perdere si trova sempre. Intanto Hernan Crespo si è fatto male. Una grande occasione per Milito, l'attaccante. Che squadra.

Palio all'Oca: il filmato


il filmato della Rai, da Youtube

Alinghi, vento in Coppa


5-2 e secondo trionfo in Coppa America. Ernesto Bertarelli brinda e medita: è ora di comprare la Lazio?
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E STO A SCHERZA'...

Aspettando un portiere/5. Felice Pulici

Arrivò nel 1972, accolto con scetticismo. Doveva prendere il posto di Bandoni, prestatoci dalla Fiorentina, protagonista del bel campionato con cui la Lazio di Maestrelli aveva scacciato il fantasma di Lorenzo e riconquistato la serie A. Proprio da quella Lazio ne prese cinque, in campionato: un 5-2 che sembrava una brutta referenza. Divenne uno dei punti di forza della squadra, che con una difesa granitica sfiorò lo scudetto, sfumato all'ultima giornata. Sedici gol subiti in trenta partite, e il "vizio" di firmare un autogol ogni tanto. Ma anche tante straordinarie giornate. Non arrivò in nazionale un po' per geopolitica, un po' perché la "concorrenza" aveva credenziali eccellenti: Zoff, Albertosi, Castellini, Vieri, Bordon, eccetera. Stagione di grandi portieri. Pulici difende la porta della Lazio che vince il suo primo scudetto, e si distingue per l'umanità, oltre che per la bravura di calciatore. Firma da solo una vittoria incredibile, nel derby d'andata del 1976/77, da dedicare al morente allenatore-padre Tommaso Maestrelli. E a fine stagione viene scaricato da Vinicio per far posto a Garella. Tornerà nell'ultimo anno di carriera, per poi passare a ricoprire ruoli da dirigente. Si è anche laureato in giurisprudenza, già che c'era. Figura amatissima dai tifosi, attualmente fuori dalla Lazio per qualche divergenza con Lotito. L'anno scorso era dirigente dell'Ascoli. Magari il nuovo portiere gli somigliasse, anche solo un pochino. Magari.

2 luglio 2007

E l'Oca lo vince due volte

Ci sarebbe da saccheggiare tutti i luoghi comuni sui deboli di cuore, ma sul serio: questo Palio è stato emozionante a dire poco, con un finale thrilling vero e con il cencio conteso tra Oca e Nicchio, in un'alternanza di emozioni pazzesca per le due contrade in lotta e per le rispettive rivali. Un palio all'altezza di quello dell'anno scorso, dunque, quando si consumò il dramma dell'Aquila, beffata sul traguardo dalla Pantera. E anche quest'anno per merito del Mari: Brio ha fatto corsa di rimonta come suo costume, arrivando a pochi centimetri dalla vittoria, come l'anno scorso ad agosto. E se è vero che per il modo di vedere le cose a Siena un secondo posto è purga, è anche vero che il fantino senese, nell'occasione con la giubba del Nicchio, si gioca sempre la vittoria alla morte e sembra insidiare da qualche tempo la supremazia di Bruschelli. Comunque non ha piovuto, anche se c'è andato vicino. La mossa è stata laboriosissima, perché c'erano cavalli nervosi e fantini indeterminati, e c'è stato tutto un fianca e scalcia che non finiva più. Il cavallo del Montone era il più nervoso all'inizio, poi s'è arrabbiato anche quello della Lupa, mentre la Civetta non si metteva mai mai nell'allineamento, l'Onda era sempre di traverso e via perdere tempo... Alle otto passate da un bel po' la partenza buona, con il Bruschelli fuori posto e lasciato lì dalla Tartuca di rincorsa. Scattava avanti la Lupina, ma era un fuoco di paglia: prima del San Martino Tittia gli era addosso e faceva la supercurva in solitudine. Da dietro rinveniva lestissimo il Drago con Gezabele, che rimontava il terzo posto ma scivolava via al San Martino, con il fantino calpestato dall'Onda (per fortuna si rialzava da solo). La Lupa scivolava indietro, al Casato l'Oca passava nettamente in testa, il Montone risaliva in seconda ma finiva sui palchi, e a quel punto iniziava l'inseguimento del Nicchio. Dapprima a distanza: sulla seconda spianata Fedora apriva il passo e filava come il vento, con il Nicchio a distanza e il Bruco in terza posizione. Brutto Palio per Trecciolino, che molla, come tutti gli altri. Il Nicchio si avvicina, ma non abbastanza. Nelle retrovie l'ultima caduta, stavolta solo del fantino: Vittorio scivola via dal cavallo, che se ne torna sui suoi passi, contromano al Casato, mentre arriva l'Oca, inseguita dal Nicchio. Evitato l'impatto di un niente, con il Mari che lancia il cavallo per il gran finale all'inseguimento dell'Oca. Tittia nerba Fedora solo adesso, e tiene fino al bandierino, dove è davanti di poco ma chiaramente. Esulta con i contradaioli. Ma al Comune tirano fuori la bandiera del Nicchio, e nessuno può scommettere un soldo sull'esito vero. Sono attimi di grande tensione: il Palio era in mano a quelli dell'Oca, i contradaioli del Nicchio se lo prendono loro, c'è un tira e molla che dura per un po', il cencio si allunga, rischia di strapparsi, la gente è stravolta, quelli del Montone con le mani nei capelli. Un delirio. Alla fine si correggono e rimettono fuoi la bandiera dell'Oca. Per il Nicchio la disperazione, come per la Torre. Per l'Oca la gioia doppia: vinto in Piazza, perso e rivinto subito dopo fuori. Meritatamente, dopo una grande corsa e prima di una grande festa.

Ce l'abbiamo solo noi: Mourad Meghni

Acchiappato il parigino-algerino, Lotito è soddisfatto. Mourad è stato definito in Francia il "nuovo Zidane" e chi siamo noi per diffidare? Però il giovane francese è in Italia da quattro anni, e se all'inizio era dato sulla via dell'esplosione, negli ultimi tempi il suo rendimento ha spazientito più di qualcuno nella tifoseria del Bologna, che è autoironica il giusto, ma quando ce vò ce vò. Il virgulto si autocompiace, si sente petit Zizou, e la serie B gli va stretta. Bene. Rimpolpiamo la truppa di francesi: non ne abbiamo avuti molti, in passato. Ousmane Dabo è il ricordo recente, Diakité il giovane sulla rampa di lancio. Aiuterà Meghni a inserirsi, ma il grosso dovrà farlo Mourad, un'altra scommessa da vincere per Delio Rossi. E' meno grosso di Zidane, Meghni, anche se col suo metro e ottanta non è certo un piccoletto. A noi basterebbe che fosse bravo la metà...

Ecco la festa

Ma non è che faccia bel tempo. Anzi, è velato e un po' ventoso. La televisione è un pezzo avanti nella solita maratona paliesca, le gole soffrono per i canti della notte, la gente è stanca per il gran lavoro di questi giorni ma sospinta dall'adrenalina e dallo spirito di collaborazione. E parliamone, di questo spirito. La Contrada è una macchina potente, dove ciascuno fa il proprio senza chiedere niente in cambio. Quello che colpisce (e che poi deve giocare per forza un ruolo nei numeri da record che la città e il territorio mettono insieme quanto a vivibilità, organizzazione e tutto il resto) è la diponibilità a fare, anche in modo creativo. La gente canta, recita, organizza, s'industria, interagisce, sta fuori da casa e sembra quasi che questo accada soltanto qua. Alla cena nella Lupa c'erano più di mille persone. Mi aspettavo più casino, invece la gente era compostissima, a parte un paio di tavoloni più accesi. Pensavo che fosse molto meno numeroso, il popolo della Lupa. Sembrano prevalere le donne, molte giovanissime, diverse molto belle. Il battesimo del fantino è una primizia pure lui: il Fais si chiamerà Vittorio. Ha balbettato due parole frammiste a risolini nervosi, dicendo che va in Piazza per vincere. Oggi l'allineamento del Lupone è formidabile: prima volta in Piazza per capitano, cavallo e fantino. Chissà che non porti bene. L'eco degli allarmi terrorismo arriva, ma si sentiva di più un paio d'anni fa, anche se (fino a ieri) non c'era molta polizia. Oggi ce ne sarà di più, e ci saranno anche molti vipppps. Ma i veri vips saranno i cavalli. Ieri sera e stamattina c'era nervosismo tra i canapi, se Nicchio e Montone, tra i più agitati, capitassero vicini alla mossa ci sarebbe il panico. Anche questa è una variabile. Il Drago, il Montone e l'Oca sembrano volere molto questa vittoria. Ma non c'è più tempo, è ora di muoversi: il corteo parte tra poco.

1 luglio 2007

Aspettando un portiere/4. Idilio Cei

Anche se la sua carriera biancoceleste si è snodata in un periodo grigio, trascorso a cavallo tra serie A e serie B, Idilio Cei, oggi settantenne, è una figura importante nella storia della Lazio: quasi trecento partite giocate in un decennio. Arrivato a ventun anni giusto in tempo per vincere la Coppa Italia, Cei prende col tempo il posto di Bob Lovati nel cuore dei tifosi. Nella litania "a memoria" con cui si snocciolavano le formazioni a quei tempi, ceizanettigarbuglia è uno dei terzetti che dura più a lungo, secondo solo a sartiburgnichfacchetti, chissà. Cei rappresenta, come Lovati, Pulici, Marchegiani e altri, la continuità del portiere, che è un connotato fisso del calcio: spesso i portieri di valore hanno unito il proprio nome a quello della squadra in cui giocavano, con una lunga militanza e una netta identificazione con i colori. Cei se ne andò alla fine della (triste) stagione 1967/68, in cui la Lazio fallì la pronta risalita dalla B alla A. Risalita che arriverà due anni dopo, in compagnia del Palermo di cui Idilio difese la porta nelle ultime due stagioni di calcio giocato. E' il portiere della Lazio di mio padre, e non posso che essergli affezionato, pur non avendolo mai visto giocare. Il nuovo portiere della Lazio dovrebbe tenere conto anche di questo, per ciascun tifoso, se fosse possibile.

Salta la Chiocciola

E si sapeva: ventisei punti al cavallo per la caduta dell'altro ieri, e per quanto la ferita fosse superficiale è ovvio che si sia deciso così. Stamattina solito gioco-a-frenare, con Oca, Montone e Onda in evidenza e con Bruschelli-Bruco e Lupina che provano a girare provando quello che in televisione chiamano tempo di galoppo, e che non so perché mi fa un po' ridere quando lo sento. Qui sono tutti esperti di cavalli, di fantini, di carriere, di mosse e di tutto il resto, poi c'è anche chi dice che nessuno ci capisce niente, e mi sembra insomma che sia un po' così. Cioè, è una storia simile al campionato di calcio, che è tutto un magnamagna tutto deciso dall'inizio, ma poi c'è qualcosa che non puoi accomodare per forza, qualcosa che va per conto suo e non ci puoi fare niente. Così, stasera ci sarà la prova generale, e tutti staranno lì vestiti bene, le donne ingioiellate e spettorinate, gli uomini col vestito di lino e la bocca appiccicata di mille bicchierate fatte in giro, per poi andarsene alla propria "cena della prova generale". In contrada e all'aperto. Per la prima volta lo farò anch'io: andrò un po' scicchettoso, camicina di lino, pantalone e mocassino, col profumino di Scianè che mi ha regalato la mì moglie, per la prima volta nella Lupa, alla mia prima cena di contrada (un cenino nell'Aquila l'avevo fatto, invitato da amici e impressionato dai racconti su Mel Gibson, ma era roba minore). Insomma, si mangerà, si berrà, e tutto il resto: da domani, poi, si farà sul serio e in molti smetteranno questo sorriso fisso sulla faccia, in questo tempo in cui a tutti pare possibile portarsi a casa quel rosso cencio ambito. L'atmosfera è molto rilassata, quest'anno: nessuno si è picchiato, tutti tranquilli, c'è molto equilibrio sul tufo e tutti ci sperano. Fa finalmente caldo, anche se c'è qualche preoccupazione per il tempo di domani. Io spero vinca la Lupa, con fantino e cavallo all'esordio che hanno assaggiato il tufo nel vero senso della parola, con un bel capitombolo dopo neanche due passi. Ma a guardare Trecciolino non puoi non pensare che vinca lui. E il Bruco di Bernardo Corradi, che ieri ho visto statuario e abbronzato, ricordandomi i vecchi tempi: è stato un grande centravanti della Lazio, secondo me. Brindo a lui.

Consigli per gli acquisti


Io questo lo prenderei.