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3 luglio 2007

Alinghi, vento in Coppa


5-2 e secondo trionfo in Coppa America. Ernesto Bertarelli brinda e medita: è ora di comprare la Lazio?
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E STO A SCHERZA'...

27 giugno 2007

A vent'anni dal terrore


Al termine di un'estenuante stagione, la Lazio cominciava il minitorneo di spareggi per evitare la serie C. Era il 27 giugno 1987, e i biancocelesti avevano patito, l'estate prima, le pene dell'inferno. Nello scandalo delle scommesse-due era stata retrocessa, la Lazio, per responsabilità oggettiva: Vinazzani faceva parte della ganga, non c'erano partite truccate che riguardassero la Lazio ma la sanzione fu tremenda lo stesso. La CAF resuscitò poi la Lazio all'ultimo secondo. In B ma con nove punti di penalizzazione. S'era appena insediata la nuova proprietà, raccattati i libri dal tribunale fallimentare. I fratelli Calleri, col socio romanista Bocchi, non potevano partire peggio. Fascetti tenne unita la truppa e riuscì a rimanere a galla in un campionato micidiale. Dopo 38 partite, tra la prima classificata e la diciannovesima c'erano appena tredici punti di distacco... La Lazio acciuffò con il famoso gol di Fiorini gli spareggi. Era il 21 giugno. Il 27 in campo al San Paolo di Napoli, con carovana di macchine sull'autostrada e sconfitta atroce contro il Taranto: un gol di De Vitis, c'è chi lo ricorda in fuorigioco, a metà del secondo tempo. Lo sconforto più nero e la C a un passo. Taranto-Campobasso da giocare, in attesa della seconda gara, contro i molisani, per agguantare la salvezza. Mi ricordo la sensazione d'impotenza e di desolazione alla fine della partita. Ma anche la convinzione intima (figlia dell'incoscienza del tifoso) che non sarebbe finita con la retrocessione. E intanto i contratti erano in scadenza al 30 giugno e non si sapeva chi avrebbe giocato e come: era un altro calcio. Quando si rimpiange quella stagione mi viene da ridere: quella Lazio era poca cosa, come valore tecnico, anche se raccontava delle belle storie. Qualcuna ce la ricorderemo qui sopra.

25 giugno 2007

Lotito e i contratti

(de mauro)
con|tràt|to
s.m.
1 FO TS dir., accordo formale di due o più parti per costituire, modificare o estinguere un rapporto giuridico; estens., il documento che contiene tale accordo: firmare, stipulare, concludere, sottoscrivere un c. | estens., patto, accordo


L'ultima bizzarria di Claudio Lotito è la pretesa (inusitata per il mondo del calcio) del rispetto degli accordi sottoscritti. Un contratto è un contratto, dice the President. L'avemo firmato liberamente, epperciò, me possino cecamme, io lo rispetto. Lo rispetta, Lotito, come no. E pretende che l'altra parte lo rispetti pure lei. Così nascono i tormentoni sui contratti da rinnovare, dove inzuppa il pane la canea dei detrattori spinti del presidentissimo laziale. L'anno scorso le proteste furono molte, centrate soprattutto sui contratti in scadenza non rinnovati dal boss laziale. Quest'anno la questione riguarda Rocchi. Il miglior giocatore della Lazio ha sottoscritto un contratto fino al 2009 (cioè, ha davanti altre due stagioni da fare) ma vorrebbe un riconoscimento per quanto di buono ha fatto, anche in considerazione delle proposte che gli arrivano da Firenze e da Barcellona. Lotito non ci pensa nemmeno, non alle cifre che propone Tommy Gol. Cerca di far passare il principio rivoluzionario che il contratto tutela tutti, non solo i calciatori e gli esosi procuratori. E tiene duro. Alcuni si scandalizzano, ma dovrebbero scandalizzarsi del contrario. Insomma, Rocchi è triste, ma gli toccherà rispettare i patti. Alla peggio se ne andrà a scadenza. Gratis. E questo è un altro punto interessante, perché se si cominciano a rispettare i contratti, a parte il fatto che per i procuratori i tempi si fanno meno ricchi, per il mercato è terremoto. Sì, perché se i giocatori si muovono a scadenza, spariscono gli indennizzi e il valore dei contratti scende ancora di più. Un altra puntata della rivoluzione del "moralizzatore". La voglia di andar via di Jimenez, che ha passato la gran parte della carriera fuori rosa, non avendo compreso il significato di "contratto", in italiano, è un segnale: ai calciatori non conviene trattare con Lotito, se non vogliono trovarsi "prigionieri" delle carte che firmano. I contratti, per ora, sono garanzie se giochi male, carta da culo se giochi bene. Qui qualcuno cambia le carte in tavola. Pericoloso...

21 giugno 2007

Vent'anni fa, Fiorini


Aveva gli occhi grandi, Giuliano. Grandi e profondamente cerchiati, come se non avesse dormito. Come se avesse passato la notte in qualche bar. Con quegli occhi aveva visto schizzare la palla e si era avvitato su sé stesso, toccandola con un colpo secco, da biliardo, i tacchetti che mordono l’erba e lo sguardo che la segue mentre gonfia la rete, abbattendo l’incubo di Dal Bianco, portiere vicentino paratutto che per la Lazio ha il volto della serie C. La rete che si scuote e Giuliano che corre verso la curva con gli occhi sgranati e il volto di chi te lo vuole raccontare. Ragazzi, ho segnato, ho fatto gol. Siamo salvi. Ce la possiamo fare. La gioia che esplose nelle centomila ugole dell’Olimpico, ma anche nei cuori biancocelesti rimasti a casa. Il pianto dirotto documentato dalla televisione rampante del tempo, strappato al campo nella bolgia finale, raccontava di un uomo che sapeva di aver restituito alla gente laziale la speranza, di aver cambiato il destino con un solo tocco, una zampata rapinosa, da centravanti di razza come Giuliano era, anche se le strade del calcio l’avevano portato, alla fine, lontano dalle grandi ribalte immaginate a inizio carriera. Quel giorno Fiorini faceva di più: scriveva il suo nome nel cuore della gente, entrava nella memoria dei tifosi della Lazio per rimanerci per sempre. Nessuno potrà mai dimenticare l’epilogo di quel Lazio – Vicenza e la limpidezza degli occhi di quel semplice calciatore emiliano, che aveva girato per l’Italia fino a quel giorno e avrebbe continuato a girare, da mestierante, per guadagnarsi di che vivere e spendere gli ultimi spiccioli di carriera. Giuliano Fiorini è mancato sempre ai laziali, fin dal primo giorno. Ognuno ha conservato il ricordo grato di quel gesto. Che ha significato redenzione, nell’immaginario laziale, ben più che il gol di Poli che risolse i successivi spareggi e diede alla Lazio la certezza di evitare la retrocessione in serie C. Nella terribile notizia della morte di Giuliano sta il retrogusto dolce della sua carriera: eroe vero, quanto e più di tanti campioni celebrati. Eroe semplice e senza spocchia. Che di lì a poco prese le sue cose e si fece da parte, perché la Lazio si attrezzava per tornare grande. Il cammino verso la ritrovata grandezza partiva proprio da quel gol. E la gente non lo ha dimenticato.


Il 21/6/1987 con un gol di Fiorini la Lazio batteva all'Olimpico il Vicenza e acciuffava per un pelo gli spareggi per evitare la retrocessione in serie C. A Napoli, in un girone a tre con Taranto e Campobasso, La Lazio evitò l'onta della retrocessione nell'ultima gara, battendo i molisani grazie a un gol di Poli, dopo aver perso il primo spareggio contro il Taranto.

19 giugno 2007

senza nun pozzo (u)stari

Sfogliando la margherita del portiere, la Lazio, cerca cerca, arriva a Oscar Ustari, talentuoso, introverso, giovane (21) e gagliardo. L'Independiente de Avellaneda vuole 10 milioni: il ragazzino va a fare la Coppa America con la nazionale e, a conti fatti, costerebbe più di Carrizo, per il quale le pretese calerebbero di qualche spiccio. Alla richiesta di prestito di Lotito hanno risposto con del mate. Alves la terza via per la scelta esotica del portiere biancocelè. Oscaretto, intanto, sogna il Barcellona. Chi non lo farebbe? Io mi frugo la memoria ma non riesco a ricordare un portiere straniero nel passato della Lazio, a parte il breve soggiorno di Handanovic. Mi sa che alla fine arriva tutt'altro. Amelia?

18 giugno 2007

gallina vecchia...

Fernandone è senza contratto e volentieri tornerebbe all'ovile. Noddico. Vabbè che visto Raggi all'opera... C'è Ballotta che libera tutti, ma pure il capellone mica ci va liscio: il 2 agosto sono 38, e non è uno scherzo per uno che fa le capriole dopo aver segnato. Mi ritorna in mente che lo si prese come "accessorio" del pelatiño De La Peña, che poco ha combinato e molto ha preteso, distinguendosi per la messa in mora finale da vero galantuomo. Un contratto è un contratto, d'altra parte. Così pensa Lotito, alle prese con le voglie di Rocchi. Problema comune a altri presidenti, ma non sempre mal comune è mezzo gaudio. Intanto prendono fiato i detrattori del presidente hablante: mugugni a destra e a manca e di arrivi di livello nemmeno l'ombra. Ma come sempre c'è troppa fretta. Da qui ad agosto c'è tempo per recuperare.