30 dicembre 2007

take a walk on the wild side



e laggiù un giorno chiederai
che vuoi rivedere la tua casa
le lunghe feste cosi gli addii
le gite in barca
tu perdi tempo
peter,tu che kensington resti?
ooo peter tu che kensington resti??
..dudu dudu
duddududu
dudu dudu
duddududu


Ho dei cugini più grandi di me, che all'epoca in cui andava di moda organizzare delle feste, beh, loro lo facevano. Facevano "la festa". Ahò, annamo alla festa de Giancarlo? Ecco, roba così. Mia cugina (con una g) Mariapia organizzava ste festone e c'erano i dischi del fratello, di Giancarlo. Che cavolo, io ci fantasticavo sopra. C'erano un sacco di gruppi sconosciuti, o conosciuti poco, o di nome solo. Non capivo che caz di gruppo fossero, per esempio, gli Uriah Heep. Nemmeno Fausto papetti, ma lì bastavano le pocce ignude in copertina. Comunque, c'erano queste feste, e io avevo undici-dodici anni e andavo lì e mi mettevo da una parte e guardavo. Mia sorella no, lei partecipava, si allenavano per giorni a ballare, prima. Lei aveva i capelli schiariti e insomma la filavano in parecchi. Io niente, mi piaceva la musica, mi piacevano le copertine dei dischi di David Bowie. Aladdin Sane! Che copertina meravigliosa. Lou Reed non si conosceva, aveva un sacco di problemi altrove, da altre parti. Qui c'era Patty Pravo che la passavano alla radio tutti imbarazzati e un po' ammiccanti per via di doppi sensi e derive da mutanda alimentate da Pazza Idea, soprattutto. Patty aveva inciso una versione di Walk on the wild side (I giardini di Kensington), riscrivendo il testo (vedi l'insulso passo citato a inizio post) che assolutamente non si poteva tradurre mai e poi mai. Nel senso, altro che explicit lyrics... Scoprii solo più tardi, verso i 15-16 anni, che trattavasi di masterpiece di Lou con testo da raccapriccio. Cito senza tradurre...


Candy came from out on the island
In the backroom she was everybodys darling

But she never lost her head
Even when she was given head
She says, hey babe, take a walk on the wild side
Said, hey babe, take a walk on the wild side
And the coloured girls go


E ho preso a caso. Erano i mattoni fondanti, le pietre miliari su cui si poggiava una nascente minima base per decodificare la musica, quella da lasciar passare, quella che arrivava. Bene o male. Della festa di quel giorno ricordo che arrivò a un certo punto un tizio riccio-capellone, con una t-shirt a bande orizzontali bianche e blu. Pretese Prisencolinensinainciusol, l'ottenne, la ballò mulinando le braccia e roteando il bacino, inseguito da sospiri e battimenti di palpebre sparate fuori dall'assenza urlante delle sopracciglia spinzettate di tutte le presenti. La moda. Alla fine della festa avrei voluto essere quel tipo, ma ancora non sapevo cosa ci fosse dentro Aladdin Sane. Men che mai sospettavo della bisessualità di David Bowie. A dirla tutta, non avrei saputo spiegarmi bene il significato della parola stessa. Ma vabbè, erano tempi. A me piaceva tanto Starman, la metto sul giradischi e via.

28 dicembre 2007

Cavalieri e dame caduti

Nell'età in cui l'identità è un problema, certa gente si unisce a gruppi di rock'n'roll e fa spettacoli per altra gente che ha le stesse difficoltà. La differenza d'età tra il pubblico e l'artista, nel caso del rock, non è molto. Ma, sfortunatamente, quelli del pubblico danno per scontato che quelli sul palcoscenico sappiano qualcosa che loro non sanno. Il che non è vero. Ci serve un ego molto forte per lasciarsi amare per quel che si fa piuttosto che per quel che si è. Il cantante ha un'anima, ma sente di non essere amato di fuori della scena. O, e forse è peggio, sente di brillare solo in scena e di avvizzire fuori di essa. D'altronde non siamo che fiocchi di neve, no?

Continua su www.loureed.it

Epolis cambia

Il direttore, Antonio Cipriani, ha già salutato con un editoriale prenatalizio. Vedo che si susseguono gli addii, con tanto di saluti ai lettori: ieri, anche Remondino e Chiara Lalli. Mi dispiace. Ho collaborato con alcune testate di Epolis (Sardegna, Firenze, Roma) per parecchio tempo, e ho visto nascere il progetto prima di chiunque altro, in certe serate perse dentro qualche osteria dell'alto Lazio insieme a Antonio, che, a parte l'invidia di qualcuno in giro per la rete, è stato l'artefice massimo di questo giornale-caso, che aveva nella mente già all'inizio del 2001, prima ancora di andare a dirigere l'Ora, a inventarsi il modo per distribuirlo quando gli edicolanti lo facevano sparire dal banco... A scrivere per Epolis restano (spero a lungo) amici importanti, per me, come Daniela Amenta e Claudio Moriconi, oltre a persone che ho conosciuto e letto per tanto tempo. Chiara Papaccio, Federico Malerba, Cristiano Cesarini, Malcom Pagani. Non sono addentro alle cose del giornale e non so chi di loro resta o va. Mi sento di inviare i miei auguri a tutti, chiedendomi come mi sarei comportato io se mi fossi trovato in una situazione del genere, con l'etica politica da una parte e le scelte di vita pesanti e laceranti dall'altra. Per questo qui esprimo la mia stima e il mio affetto profondo per Daniela, alla quale so quanto costino queste scelte, pagate per contanti e di persona. Per il resto, io ringrazio per aver scritto, cosa che m'inorgoglisce e di cui sento la responsabilità. L'ho fatto perché dentro al giornale c'era un amico. Da raccomandato, insomma. Ma ciò non toglie che io sia affezionato a questo giornale e che continuerò a leggerlo quotidianamente, sapendo che per farlo c'è voluto il lavoro di tanta gente "amica".

(Qui ne parla anche Marcello Saponaro)
(Qua Giacomo Bassi)

Sgozzata e fatta in 29 pezzi. Prezzi, secondo il taglio


E' inquietante come i giornali sottolineino il modo con cui è stata uccisa la povera Iole Tassitani. Calcando la mano con titoli forti. Paese di santi, poeti, navigatori e macellai.

Cucarachas

Gli scarafaggi hanno 256 milioni di anni d'età. Esistono dal tempo dei dinosauri, in pratica. C'è tutta una letteratura da scoprire su blatte e blattelle...

27 dicembre 2007

Sempre a dare i numeri, noi

Anche Dini usa l'argomento aritmetico per significare che Prodi dovrebbe sloggiare da Palazzo Chigi. Viene da dire, anche abbastanza banalmente, che la sede giusta in cui si determina se uno ha i numeri per fare oppure no è quella in cui il popolo sovrano esprime la propria volontà. Se il desiderio della maggioranza deve essere misurato col termometro giorno dopo giorno, non vedo, personalmente, a che dovrebbe servire, poi, la democrazia rappresentativa. E se la democrazia si può esercitare con i sondaggi alla mano, allora tanto vale risparmiare alla collettività le spese per il tedioso esercizio della democrazia. Perché votare, se poi è così semplice misurare l'umore del Paese? Ognuno porti il suo sondaggio di parte, che poi si fa la media. Se Dini intende dire che i numeri mancheranno perché sarà lui a farli mancare, basta che se ne prenda la responsabilità, senza stare a immaginare assetti di governo alternativi. Il ragionamento è aritmetico, e la soluzione del problema è una sola. Ci si conti e via...

Hanno ammazzato Benazir Bhutto


Così muore una donna coraggiosa. Adesso c'è da avere paura per quello che può succedere in questo grande paese tormentato, che possiede, tra l'altro, armamenti nucleari. Il marito di Benazir accusa senza mezzi l'ambiguo Musharraf, che condanna l'attentato ma forse è quello che ha più da guadagnare da questa situazione. Disgusto e preoccupazione.

sprechi

Non serve a niente fare la terza corsia sull'autostrada: sono soldi (e quanti) buttati. La gente utilizza la corsia centrale o quella di sinistra, per cui, se non ti va di sorpassare a destra, ti tocca una carreggiata ridotta di un terzo. E' un fatto, è una rottura ma è così. Sarebbe simpatico fare una riscrittura del codice della strada sulla base dei comportamenti reali degli automobilisti. E anche sui loro comportamenti, spesso legati alla macchina che posseggono. E' vero che il SUV ha l'aspetto e l'incedere dell'oggetto pericoloso, con i suoi fari spianati e con il modo prepotente con cui viene utilizzato (non ho capito se è la macchina che rende stronzo l'automobilista o se lui si porta la stronzaggine da casa), ma che dire della Panda, che è il veicolo del 90% di quelli che trovi piantati a trenta all'ora sulle statali?
Per il resto, tutto normale, a parte registrare il disuso della freccia. A Roma, come sempre, hanno tentato disperatamente di venirmi addosso a ogni incrocio. Ma questa è normale amministrazione...

26 dicembre 2007

dead parrot

24 dicembre 2007

Auguri di buon natale

A chi passa per caso e a chi viene di proposito, auguri!

23 dicembre 2007

Come diventare il mio cane

Il blog di Chinaski77, da leggere

La bellezza degli operai

Cambiando lavoro sono passato da una sede "amministrativa" a una sede assolutamente operativa. Il che vuol dire stare a contatto con gli operai, cosa che non mi succedeva dal 1989, dopo cinque anni passati con addosso la tuta blu e un sesto in cantiere a fare l'amministrativo. Con gli operai si sta magnificamente, anche se è difficile farli desistere dall'uso di quel "lei" e da una sorta di deferenza che proprio non è dovuta. Ieri sera ho mangiato le cose che hanno cucinato le operaie nostre che erano belle con la pelle cotta dal sole, i sorrisi imperfetti, la pazienza di chi sta appresso ai mariti, casinisti e cacciatori, e la semplicità che è lontanissima dall'artefatto pariolino in cui sono stato a macerare per quindici interminabili anni.
Questo pezzo di Gad Lerner sul funerale di Rosario Rodinò è molto bello. Fa riflettere su una fase in cui la melassa del conformismo ha sommerso e invischiato qualunque cosa. Lerner chiude così: "Fra le tante emergenze di cui ci riempiamo la bocca, l’umiliazione del lavoro operaio è la meno gridata ma forse la più evidente." Niente altro da aggiungere, nei giorni in cui rugge la futilità che tutto leviga.
Rosario Rodinò era un uomo (non ragazzo, basta con la retorica di chi li riduce a "ragazzi", bravo Gad) e non c'è più.

22 dicembre 2007

maigrir

Ho perso quattro chili in tre mesi. E oggi la bilancia s'è rotta. Invidiosa...

put the lights on the tree


Abbiamo fatto l'albero un po' tardi, ma qui lo spirito natalizio arriva quando può, e che cavolo

Cena di Natale

Luna che illumina un cielo pazzesco, fitto di stelle con tanto di Via Lattea. Fremiti sparsi per via dei giapponesi che dicono che gli UFO esistono e tocca preparasse a combatterli. Gli hanno messo robe strane nel sakè. Vabbè, la montagna di brace riscalda, le donne mettono mano agli incarti e le danze cominciano con uno Chardonnay e una lasagna da urlo. Porca eva, presa tre volte, dovevamo essere 25, eravamo 15, e non c'era da sprecarla, certo. Ho evitato il novello come la peste e mi sono buttato sul cinghiale in umido. Mììì, tre pezzi di quello, via col Chianti e poi tre pezzi di capriolo in umido. Sublime. Un cucchiaio di piselli tanto per, poi un assaggio di capriolo in crosta. Marò che libidine. Alla fine arriva la brace: una mezza bracioletta di maiale e un assaggio di salsiccia, poi il colpo di grazia con un SUBLIME panforte fatto in casa, con la cuoca che si scusava per il fatto che si disfacesse un po' (l'ho fatto stasera, scusate). Brindisino con prosecco spumante. Sto sul divano a fà burp da due ore, non smaltirò mai quello che me sò magnato, tacci mia

21 dicembre 2007

20 dicembre 2007

19 dicembre 2007

Un calcio all'etica


Moggi2 impazza sui giornali. Mi chiedo se c'è qualcuno che si rende conto di quanto sia meschinella l'ansia di autoassoluzione che ha portato tutti gli interessati a minimizzare i contenuti di calciopoli, in base a una lunga serie di "principi", alcuni dei quali elencherei in ordine sparso:
- In Italia essere furbi è un valore
- In Italia essere furbi in danno degli altri è un valore elevato alla seconda
- Le regole sono una noiosa zavorra
- Se qualcuno denuncia qualcun altro che viola le regole è un infame e spesso è peggiore di chi ha denunciato
- Il più zozzone dei corrotti avversari è buono, quando gioca con me
- Nel calcio come nella vita retrocedono i più stronzi
- Chi si fa gli affari suoi campa cent'anni
eccetera eccetera.
Il vizio di calciopoli1 consisteva nell'imprecisione, nell'inesattezza, nella sostanziale pecionata fatta dagli inquirenti sportivi e non. Su questa base in molti hanno cantato il loro tanaliberatutti. Il che è un po' come, fatte le dovute proporzioni, se si sostenesse che siccome per debellare le BR i giudizi hanno arrestato più o meno chiunque, allora le BR sono state un parto della fantasia dei giudici. Così non è e questo modo di pensare e di agire innerva nel più profondo questo paese. Moggi ha continuato a lavorare alacremente, e gli atri con lui, magari con qualche precauzione in più.
Della correttezza che ne facciamo? Mica i si fa il PIL, con la correttezza...

Tira una brutta aria

Da tempo le sensazioni non sono buone, quando ci si avvicina alla Lazio. Da qualche settimana ho la netta sensazione che ci sia una frattura resa insanabile da qualche sconfitta, a parte i nervosismi che affiorano nello spogliatoio, normali quando le cose non vanno. Le cose in campo miglioreranno, secondo me, ma potrebbe essere tardi per rilanciare questo progetto. Troppe cose che non vanno. Dal precario di blogaprogetto un aforisma utile, al momento. Avanti piano, navigando a vista.

nessuno tocchi caino.

18 dicembre 2007

I consigli di Jorn

Quello che s'è inventato il weblog.

Happy when it rains


il suggerimento è di warden

buon compleanno


Due persone compiono gli anni. Probabilmente sono le due persone che più hanno apprezzato quelle che in me gli sono apparse qualità. Esclusa mia moglie e i miei familiari. Uno resta un esempio costante, l'altro mi ha profondamente deluso, oltre a farmi incazzare come un branco di oranghi inferociti. Curioso. Auguro al primo di mantenere l'altissimo livello raggiunto, il che non sarà difficile, perché a quel livello c'è arrivato con le gambe proprie e con le proprie idee, checché ne dica qualche invidioso in giro. Auguro all'altro di imparare dal primo qualcosa anche senza il tramite del sottoscritto, e che l'abisso che li separa, come valore, si possa ridurre ogni giorno. Auguri sinceri, setolosi e ruvidi.

17 dicembre 2007

Estiqatsi

Il brodo è venuto proprio buono.

Calciopoli? Una montatura


Lo dice uno che se ne intende, col processo che parte. Non so per quanti improvvisamente il suo parere acquisterà autorevolezza, ma me lo figuro.

Non c'è ragione


Non esiste ragion di stato che possa giustificare la rinuncia (anche contingente) al dialogo con un uomo di pace vero come il Dalai Lama. Prodi sbaglia a sostenere il contrario. Con lui tutta la parte filocinese dell'Unione.

16 dicembre 2007

The Magnificent Seven


Allo stadio da qualche tempo invece dell'inno del Siena passa Magnificent Seven dei Clash. Volevo dire che non sono stato io

13 dicembre 2007

Satira, Luttazzi, censura. Again.

Dal blog di Dario Fo

faccia la fame ma veda il mondo


Oggi c'è una bella intervista ad Arnoldo Foà, su Repubblica. La cercavo su google per copicchiare qualcosa e ne ho beccata un'altra, rilasciata ad agosto. Un bel vecchio, cavolo. Sta qui, il titolo è una citazione.

evviva

emergenza freddo:
l'Italia sta per finire nella morsa del gelo
il generale inverno ha scatenato la sua offensiva
gli esperti raccomandano di accendere i riscaldamenti, coprirsi bene e bere qualche vin brulé

s'alza il vento

Un vento che pare cattivo.
I tir hanno ripreso a camminare, Natale eccolo.
Natale porta spesso magoni e ansie, di più per chi da piccolo ne ha fatti di non proprio scintillanti. In genere m'importa poco, quest'anno avrei voglia di starmene buono qualche giorno, che è da primavera che si va a tremila. A parte una piccola vacanza: dice bene lei, che vuole andare al mare.

Intanto, è tra noi pure Seamus, altresì detto fratello di Fiskietto. Cogita, lui.
Honore.

12 dicembre 2007

Life on Mars?

zuppa di farro

Qua stiamo impegnatissimi sul fronte culinario-vinicolo, checché.

Sto sperimentando diverse varianti, tutte bòne, di zuppa di farro.

Per prima cosa mi sono armato di santa pazienza. Il guanciale buono ce l'avevo già, l'olio toscano pure, quello del batelli che buttelo via.

Il soffritto, lineare. Pentola de coccio, tre cucchiai di extravergine, una cipolla o un porro o un par de scalogni, una carota o due, a seconda dell'estro, un paio di coste di sedano. Anche uno spicchio d'aglio. Tutto bello bello a fuoco basso. Appassita che era la cipolla, guanciale a dadini. In un caso ci ho messo anche una fetta superstite di prosciutto bono, sempre del batelli. E' stato uno dei migliori, quella volta. Un dieci minuti, e poi, sotto col farro. L'ho preso della Garfagnana perché m'ero dimenticato di prendere quello di Col Fiorito. Mbè, è buono lo stesso. Lo sciacquo con le mani e lo tengo a bagno un po', loro dicono che non è necessario, io una mezz'ora lo lascio nell'acqua e poi lo scolo. Insieme ci ho provato varie combinazioni: lenticchie, fagioli, ceci, che siano secchi o già lessi, con combinazioni diverse a seconda delle circostanze. Sempre molto buona, con un paio di picchi.

Un certo quantitativo d'acqua (a seconda della quantità) messa giù calda, all'inizio, insieme al farro (50 grammi a persona) e al resto. Cottura ad assorbimento di quasi tutta l'acqua, in maniera che resti una zuppa consistente, non brodosa. Aggiunta di sostanze presenti di volta in volta in frigorifero.

La versione migliore è stata:
porro/carota/sedano
guanciale
farro/fagioli lamon/crauti
olio extravergine, pecorino

gli assaggianti sono stati tutti molto soddisfatti.
Un paio d'ore, però, ci vogliono tutte.

In fondo al post, aggiungo che vinix è una specie di miniera di link gastrovinoculinari eccetera.
Materia prima per sperimentazioni a venire.
Qua c'è la ricetta per la pasta e fagioli rapida, promemoria per chi non ha voglia di mettersi un par d'ore appresso alla zuppa. Altrimenti, findus. Ma non c'è partita, però.

presenzialismo

da oggi, pure su vinix, il social network del vino

Ripartire da domani


Ripartire da domani, cominciando a preparare bene la partita contro la Juve.
A Madrid era dura, ci si arrivava senza essere al top e perdere Zauri e Ledesma (ma che aveva? Spero non salti la prossima) rendeva tutto troppo difficile. Poi la partita te la puoi giocare, e lo dimostra la palla incredibile buttata da Meghni sullo zero a zero, più che il secondo tempo che era un'amichevole, di fatto.

La Lazio (lo aveva detto Delio ad agosto) non poteva permettersi di sbagliare la scelta del portiere. Non penso di essere ingeneroso verso Ballotta, che ha ricevuto anche i complimenti da Raul per un intervento su un tiro secco ma centrale, anche se a fil di traversa e a partita finita, dicendo che con un portiere al top la partita la si giocava sul filo tutta quanta.

La squadra ha sbagliato ma tutti e tre i gol erano evitabili, secondo me, e comunque mi sembra che gli episodi negativi che hanno per protagonista il portiere biancoceleste stiano diventando troppi. D'altra parte l'età non gioca a favore del buon Marco, protagonista in passato di ben altri trionfi, scudetti e coppe incluse. Due gol evitabili subiti in quattro minuti, con mezza squadra fuori condizione: abbiamo fatto quello che potevamo ed era poco, contro una squadra che poteva moltissimo e molto ha anche mostrato, sia pure giocando in pieno soltanto per una ventina di minuti. Che potessimo metterli in difficoltà l'abbiamo dimostrato all'andata.

Finiamo quarti in un girone in cui non abbiamo sfigurato. Potevamo qualificarci per gli ottavi, se fossero andate per il verso giusto alcune cose.

Se Lotito avesse adeguatamente rinforzato la squadra, primariamente.

Sono stati commessi errori dei quali occorrerà fare tesoro.
Da questo errore principale dipendono in parte anche alcune circostanze sfortunate. Vedi alla voce infortuni non traumatici a catena.
In parte sarebbero stati lo stesso inevitabili, giocando con questa frequenza. L'opaca condizione di molti, però, ruota intorno a questa situazione: c'è chi è stato fuori per guai fisici e chi ha giocato troppo.
Siviglia, Mutarelli, Rocchi, visti stasera, erano lontani dalla condizione migliore. Tre colonne della Lazio terza in classifica l'anno scorso.
Zauri e Behrami fuori, Ledesma con problemi, il buco del portiere, il cucciolo di nuovo in campo (e con che piglio...).
La Lazio era quella migliore per tre undicesimi: Cribari, Mudingayi, Pandev. Positivi tutti e tre, fra l'altro.

Andiamo a vedere, adesso, come Delio recupererà la squadra alla migliore condizione. Lui può fare molto, ma non tutto.
Il buco del portiere lo deve riparare la società, sfoltendo dove necessario e preparando al meglio la prossima stagione.

Adesso comincia il compito più difficile: dimostrare che questa non è una stagione di ridimensionamento.

Tutto il mio disprezzo per chi è andato al Bernabeu a sputtanarci ulteriormente, intonando i soliti canti laidi. Feccia che sporca la Lazio ovunque va. Il commento televisivo di Plastino era veramente terribile. Ma ho girato su Piccinini e ci hanno fatto tre fischi. Porca zozza.

11 dicembre 2007

Il Genio

Da domani si chiude


I morti della ThissenKrupp non faranno più notizia molto presto. Fa un po' rabbia leggere notizie che oggi danno conto di qualunque infortunio sul lavoro, anche banale, surfando sull'onda emotiva. Da molto tempo gli operai (in parecchi lo ricordavano ieri, ma è tardi: sono anni e anni che è così) sono scivolati irrimediabilmente indietro, quanto a visibilità e a possibilità di far conoscere la propria condizione. Non sono più classe, spersi tra i tanti volti che ingrossano le file del nuovo ceto debole, fatto di dipendenti pubblici, di insegnanti, di tanti altri che affiancano i salariati, sempre più deboli, sempre meno numerosi. Tutti pensano di aver fatto il possibile per evitare che accadesse l'irreparabile, ma non è così. Non è mai così, perché si può sempre evitare l'infortunio mortale al lavoro. Si può e si deve. I fischi al sindacato, l'impotenza del governo, l'irresponsabilità delle imprese, la debolezza estrema dei lavoratori. E un futuro oscuro.

Un tempo per tutto

10 dicembre 2007

riserve

se La7 ha un buco in palinsesto, a questo punto caldamente suggerirei:


molto meglio del titolare

Avanti, miei Prodi

Se Bertinotti e gli altri si rendono conto che tirarsi indietro significa spostare l'asse dell'Italia verso il centro e verso la destra. si fa qualche passo avanti. E sembra che qualcosa di buono stia accadendo, nelle ultime ore. Quello che è successo a Torino significa che c'è un bisogno disperato di un contrappeso a sinistra, ma di quelli concreti, che portino a casa risultati. Questo governo qualcosa ha fatto e se non fosse stato questo l'equilibrio delle forze dell'Unione avrebbe forse fatto meno cose per i più deboli. Serve la riforma elettorale, per quando si tornerà al voto, ma serve anche dare una continuità alle cose buone che sono state fatte, e farne ancora, farle crescere, seguire. Ci sono semi da piantare in questo deserto, ed è politica di quella migliore, fatta avendo a cuore la gente. Fateci vedere che ci riuscite ancora, e non ci venite a dire che la base di sinistra non capirebbe, che se non capisce la gente di sinistra, chi altri allora?

Implosione

Le tortorate che volano nella Cdl sono uno spettacolo sublime

Grottesco e volgare

Gnamo, è chiara la differenza tra una figura grottesca come quella che ha usato Luttazzi per il suo testo e l'insulto ipotetico a Ferrara. Non credo si sarebbe tirato indietro se avesse voluto farlo, quello che voleva, però, era esattamente usare una figura grottesca che fosse contemporaneamente sgradevole, urticante, in qualche modo velenosa. Se ci togliamo pipì e pupù non fa tutta questa differenza, o il problema sta nel fatto che Luttazzi ha detto cagare e pisciare?
Non può essere, suvvia

9 dicembre 2007

Haiku # 1

Sempre weekend
così: vinciamo tutto
e passeggiando

Dolce stil novo

In un boschetto trovai pastorella:
più che la stella bella al mio parere.
Con la sua verghetta pasturava agnelli;
e, scalza, di rugiada era bagnata.
Cantava come fosse innamorata,
era adornata di tutto piacere.
D'amor la salutai immantinente,
e domandai s'avesse compagnia;
ed ella mi rispose dolcemente
che sola sola per lo bosco gìa
e disse: "Sappi, quando l'augel pia,
allor disìa il mio cor drudo avere".
Poi mi disse di sua condizione,
e per lo bosco augelli audìo cantare;
fra me stesso dicea: "Or è stagione
di questa pastorella giò pigliare".
Mercé le chiesi sol che di baciare
e d'abbracciare le fosse in volere.
Per man mi prese d'amorosa voglia
e disse che donato m'avea il core;
menommi sotto una freschetta foglia,
là dove io vidi fior d'ogni colore,
e tanto vi sentìo gioia e dolzore
che 'l dio d'amore parvemi vedere.

.
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Ahò, questi tromb... ehm, poetavano, altro che storie...

Luttazzi imbavagliato di nuovo

Sospesa la sua trasmissione dopo uno sproloquio scatologico che personalmente disapprovo (non sto qui a citare che è tardi e in giro se ne parla in tanti e c'è pieno di filmati) e che ritengo anche superfluo, come il suo desiderio di essere urticante a tutti i costi.
Penso che possa esprimersi meglio, il suo programma non mi era piaciuto gran che anche se gli riconoscevo il diritto di partire dalla rabbia e dal risentimento di chi era stato massacrato ingiustamente nel suo lavoro e nella concreta possibilità di svolgerne uno. Quella di La7 è certamente una censura e non dovrebbe esistere in quanto tale. A niente serve commentare, come molti fanno, chiedendosi se quella battuta sgradevole era davvero necessaria. Non sarà stata degna di Shakespeare, è vero, in compenso l'oscuramento è stato pessimo. Non so che margini ci siano per sperare che rientri. Mi dispiace per Luttazzi, che sul suo blog non dice ancora niente sull'accaduto, anche se non sono un suo fan e nemmeno un suo spettatore.

Aggiornamenti:
Qui Aldo Grasso sull'argomento

qui Gad Lerner

Morire di lavoro

Non si può morire così, per andare a ingrassare la Thissen/Krupp della situazione. Se ne parla e si discute, ci si aprono giornali e telegiornali, ma non si "sente" abbastanza la cosa. Questo paese annega nella retorica a buon mercato ma non riesce più a guardare al lato delle cose che ferisce. La dignità, o non so più che, dopo le recenti discussioni, tra la morte del tifoso laziale e gli omicidi che tengono alta l'attenzione. E' un dolore incredibile, se ci pensate. Che possa esserci chi è costretto ad accettare il rischio di finire bruciato in un paese come l'Italia, nel 2007, per motivi che con tutto hanno a che fare meno che con la fatalità. Chi si "sporca" le mani con l'argomento, anche semplicemente fermandosi a riflettere per cinque minuti, spesso non riesce a far altro che a invocare norme o entità che le facciano rispettare. Impotenza allo stato puro. La verità è che il lavoro ha una sua etica e un suo punto d'equilibrio. Se il punto d'equilibrio è il rischio della vita contro un salario, allora ce n'è di strada da fare e può cercare di farla solo chi sta sotto. Perché la responsabilità sociale dei datori di lavoro è ancora un bel sogno di là a venire. E le cose per cui lottiamo sono futili, sono lontane dall'essere obiettivi in linea con l'evoluzione delle condizioni di lavoro e perciò di vita. Si comincia ad alzare la voce sui salari, ma la verità è che la prima voce autorevole che si è levata sul tema è stata quella del Governatore della Banca d'Italia (sic). E che le condizioni che mettono a rischio la sicurezza dei lavoratori sono le stesse che ne mettono in pericolo la permanenza nel mondo del lavoro. Che le due cose sono legate, e che il rischio-morte è fortemente collegato con la debolezza contrattuale.

8 dicembre 2007

27 anni fa


come un fulmine a ciel sereno.

We have a dream

or a nightmare. In quarant'anni scarsi di lazialità mai mi era capitato di sognare di battere il Catania. Oppure no, è successo una volta in serie B, ma avevamo la pretesa di essere più forti e loro ci fecero patire le pene dell'inferno. Spesso abbiamo la pretesa di essere migliori di quello che siamo in realtà, noi laziali. ma stavolta non è una pretesa, è anche la realtà. E' bugiarda la classifica, la condizione, la resa sul terreno di gioco. Una squadra a cui non riesce niente, che l'anno scorso ha tagliato il traguardo in terza posizione: questa distanza (troppa) rivela che il problema non è facilmente individuabile, ma anche che la situazione finirà per migliorare anche per inerzia. Gli errori della società (Lotito ha molti meriti ma è il maggior responsabile di questa situazione delicata) rappresentano un alibi, è vero. E i giocatori quando hanno degli alibi in genere rendono meno, il che non è automatico come un interruttore che fa click e si spegne la luce. Può succedere, come è successo che la depressione di inizio stagione dell'anno scorso si è trasformata in esaltazione, allorquando come per incanto le cose hanno incominciato a girare. L'anno scorso andavano tutti più o meno bene, e Ledesma era un disastro. Quando l'argentino ha incominciato a girare, c'è stato il decollo. Quest'anno sembra si salvi solo lui. E' una forzatura, d'accordo, ma sottolinea come gli equilibri del calcio siano precari e come siano lontane dalla realtà le analisi sulla carta. La Lazio non ha condizione perché gioca ogni tre giorni e non si allena. Per questo viene falcidiata dagli infortuni. Perde perché non è in forma e perché non ha morale. Non ha morale perché perde e gioca male e si abbatte. E' un circolo vizioso visto mille volte. In questi casi tutto fa brodo: i punti, anche rubati. Gli allenamenti, anche se le gambe non girano. Anzi, più fatica si fa, più vuol dire che fa effetto. Il gioco, anche se manca il risultato. Perché cresca la convinzione e con lei la condizione. La Lazio si riprenderà, a prescindere dalle scelte che la società farà quest'inverno sul mercato. Questa crisi potrebbe portare, secondo le mie ossa, a una separazione con Delio Rossi e a una nuova fase. Io spero di no, ma ci devono essere i "presupposti programmatici" per andare avanti, a naso. E gli errori dell'ultimo mercato sono stati molti e pesanti. Rossi aveva fatto scelte, si dice, che hanno dato una svolta importante alla sua carriera. Ma dietro l'angolo c'erano gli sbagli degli altri, e oggi con il cerino in mano c'è rimasto lui, insieme ai suoi fedelissimi. La gente mette in croce Manfredini, Ballotta, Stendardo, Muslera o chi altri, e magari esalta Mudingayi o Firmani. In realtà non sono questi giocatori che fanno la differenza, anzi. Questa è gente che dal 5 al 7 sposta poco. Quelli che fanno la differenza latitano, perché non ci sono o perché sono spremuti e fuori forma. Ma andiamo a vederci sta partita...


ps: Vittoria fondamentale, bella Lazio, grandissimo Meghni, miglior Makinwa che ho visto in biancoceleste. A Madrid, adesso, che ce lo siamo meritato.

John Titor

Quasi ogni giorno c'è qualcuno che arriva su questo blog dopo aver cercato di John o Ethan Titor su Google. La vicenda è nota: Titor si affacciò su un forum di internet asserendo di provenire dal futuro e di essere arrivato qui con una macchina del tempo. Ogni tanto il fantastico Attivissimo ne riparla sul blog, o comunque produce materiale su Titor. Stavolta è andato a parlarne in Radio, ma soprattutto ha messo on line una bozza di libro sull'argomento. Qua il post e qua il libro.

un lento apprendistato, poi un pynchon


Ho resistito per anni, dopo aver conosciuto quello stonato di V., alla curiosità di leggere qualcosa di Pynchon. Ultimamente, però, mi sto ributtando sulle letture amerrecane. E rileggo romanzi dopo un paio d'anni buoni passati a leggere saggi, in prevalenza, che poi voi direte anche estiqatsi, giustamente. Quello che volevo dire è che questa è la prima volta che mi capita di leggere un libro in cui la prefazione è meglio della "ciccia". Un lento apprendistato, un buon inizio.

Il diritto di non leggere

Che siano triti o meno, i diritti del lettore di Pennac sono un punto di riferimento. Googlereader mi comunica che il blog che leggo di più è in realtà uno che ho deciso di non leggere. Curioso. Leggere attraverso i feed è una gran cosa, perché fa risparmiare tempo e offre un sacco di spunti interessanti, o semplicemente un'idea su ciò di cui si parla in giro. Da lettore amo saltare di palo in frasca. Ma anche scrivendolo, il blog. Ci sono cose che mi prendono e ne seguo il filo per qualche giorno. Cose che lascio lì e poi riemergono. Cose che non so da dove siano arrivate. In questo blog sono capitato giorni fa, non ricordo bene come (devo averlo intercettato su anobii, forse). Mi ha attratto questo micio fantastico:

(foto di EBass)
forse perché mi ricorda tanto Alice, la mia gatta-supereroe rimasta a Roma insieme a Marcie. Feed sottoscritto. Una scatola di Petreet al micio della foto, please.

cinnamon girl



Pensare che c'è chi odia la cannella.
E che gli offlaga disco pax ci hanno scritto una bella canzone, sulle cinnamon che erano gomme del ponte.
Ho sempre amato Neil Young. Questa canzone specialmente, ma ancor di più questa:
.

E poi altre, a decine. Cortez the killer per tutte.

7 dicembre 2007

L'oppositore nella riserva indiana

Chi eravamo, chi siamo

Leggo quotidianamente Squonk solo da qualche mese e mi piace molto quello che dice e come lo dice. Oggi ho letto questo fai a meno di me, scritto per un blog che rievoca un raduno di bloggers che si teneva a Rozzano all'inizio del 2004, epoca in cui io avevo già detto a me stesso che ero oltre il blog. Faccio il verso a Bertinotti. In realtà avevo smesso di curare il mio blog per dei motivi personali validi, che avevano qualcosa a che fare con la mia sensibilità personale. Le cose andavano così, esattamente come dice Squonk: c'era grande eccitazione (non dico fermento ché sennò si pensa che stia parlando dei favolosi anni sessanta) intorno a questa faccenda dei blog. Io curavo già da anni un megaforum di tifosi di calcio, dunque ero abituato a scrivere su internet cose personali. Ma il blog è molto diverso da un forum. All'epoca pensavo fosse meno interessante, ma mi sono ricreduto. Una cosa che ha a che fare con l'entropia. Via blog ho conosciuto mia moglie. Ma l'incontro è avvenuto "dal vivo". Per me è un privilegio assoluto poter inzeppare di contenuti un luogo virtuale. Echi di pensieri, appunti, foto, canzoni, ritagli di giornale, stupidaggini. E anche memorie di incontri nella vita reale messi in moto da incroci improbabili che non si sta a raccontarli mai per come sono avvenuti davvero, non a chi non conosce il mezzo e le sue possibilità. Domenica scorsa ho aggiunto altre due conoscenze piacevoli a una lunga lista. Via internet, sia forum che blog, ho fatto incontri che mi hanno cambiato la vita. Non serve raccontarli esplicitamente, perché li raccontiamo ogni volta che apriamo un post e aggiungiamo altra roba a questi fiumi di parole che scorrono paralleli verso un mare che non si sa dove sia, ma c'è.
Leggo per lavoro di vino e di giudizi espressi ogni giorno da persone che nella vita valutano per mestiere quello che fanno gli altri. A quelli che leggo vorrei offrire un riflesso, vorrei fare da specchio a chi scrive e dirgli di continuare a farlo, come viene viene, perché è importante. Anche se c'è chi se ne approfitta, chi ci si atteggia, chi è invidioso, chi mette il palchetto per fare il fico, chi vuole fare la blogstar, chi la primadonna, chi ritiene di poter ragionare con le community come si faceva una volta con le comitive. Cazzate. In una community "ci scrivi dentro", ma chi scrive è sempre uno, che più che con gli altri si confronta con se stesso. Il mio giudizio sul vino-blog di Squonk è: tre bicchieri. Ma è un pretesto, questo, per parlare d'altro. O per farsi passare la fame, la voglia di dire.

5 dicembre 2007

tre fischioni


e passa la paura. pensavo peggio, vista la prestazione di Siena. Grazie anche all'arbitro, che annulla all'Inter un gol valido, finisce zero a tre. Ancora è notte, ma piano piano arriverà l'alba pure per la Lazio.

Ma gli altri non l'hanno mica presa bene

Il caro Fausto ha tirato un calcio negli stichi a Prodi, ma i compagni l'hanno presa maluccio.

Il leader della Sinistra democratica Fabio Mussi ha sparato a zero sul linguaggio massimalista di Bertinotti («Che sinistra vogliamo costruire? Certo non residuale e protestataria...»), parole simili ha pronunciato il segretario del Pdci Oliviero Diliberto («Bisogna avere una vocazione da partito di governo»), mentre il leader dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio, dopo essere stato ricevuto da Prodi, ha rispolverato il «fantasma del 1998», usando parole fortissime: «Far cadere il governo sarebbe un regalo a Berlusconi: tutto ciò è scandaloso!».


(lastampa.it)
mi sa che la Cosa Rossa non gode di ottimissima salute. Sempre per il solito motivo. Un caso, eh.

Across the universe

di Eupremio Spinozza
Lettori miei, se che incubo! Ero andato a trovà la commare Palmetta che me doveva raccontà del matrimonio de Prunchillo, che a me non mi aveva invitato per una vecchia litigata, una disputa di confini (la notte andava nella macchia e spostava lu lemmete, io la mattina doppo lo rimettevo a posto e insomma sempre a fà cucì). Per non starla a fare tanto lunga, bevuti sette-otto caffé col Mistrà me sò nteso un po' na fiacca llà a le zampe. E allora mi sono preso un biglietto per il cinema del paese, così me ne stavo un po' a sedere al buio e magari facevo pure un po' na dormitina. Ma sarà stata un po' la tromba, un po' la trippa che doleva, non ci ho capito niente e ci ho avuto le allucinazioni tutto il tempo. Canzoni rocchettare dei bitorz, donne ignude, soldati colle facce da leone, menzi drogati e mignottone che annavano e venivano. Che ce reccapizzi? Alla fine m'ha raccolto Sabbatino, che fa lu cassiere al cinema e che mi ha aiutato a ricostruire la storia. Era un musicol! Come quelli de Fred Aster! Ma bello, arrabbielo. La storia è di Jude che se ne parte dallu cantiere a ritrovà lo padre che avia ingravidato la mamma e poi je s'era fatto un po' tardi ed era corso a casa. Jude se cridia che lo padre era un professore e invece era un bidello. Però doppo s'incontra con Max che era un po' sciroccato e partono in giro pell'America, precisamente a New York, dove vanno a vivere in una casa de drogati e trucibarde. Jude diventa pittore, quell'antro parte e va allu vietnamme, Jude no, che era inglese e doppo na litigata colla fidanzata Lucy e li morammazzati capelloni che andavano zeppeando colle guardie, torna alla fabbrica in Inghilterra anche perché l'avevano arrestato. Un po' sta a casa, doppo se ne ritorna in America co sti amici e balleno e canteno, tante canzoni sempre tutte dei bitels. M'è dispiaciuto soltanto che non stavo in sentimenti, infatti mesà che ritorno a vedello co Ngilina, la vicina della commare Palmetta che m'è sembrata tanto simpatica l'altra volta. Così possiamo poi discutere delle cose tecniche, della regia e della recitazione. Intanto la settimana prossima ci sta Raffone che mette in scena la Dodicesima Notte. Toccherà facce na scappata.

4 dicembre 2007

De-evolution

Ogni tre per due riciccia la patetica questua dei laziali (cioè, di ALCUNI laziali) a Bertarelli. Contrabbandata inizialmente da un gruppo di ladri di polli capeggiati da un sedicente giornalista televisivo, la panzana dell'interessamento del miliardarissimo boss di Alinghi, già alla Serono, al glorioso club biancoceleste è talmente logora che stupisce che ci sia ancora qualcuno capace di ventilarla, rispondendo all'irrefrenabile impulso a comportarsi da coglione. I più rivendicano il proprio diritto al sogno. Sarà, ma qua la realtà deborda e in certi ambienti sarebbe utile finanche la camicia di forza. Al momento un certo numero di sconsiderati sta molestando il guestbook del sito di Alinghi, implorando il sidereo bertazza di investire qualche spiccio nella traballante navicella biancoceleste, congedando il malsopportato Lotito, reo di aver chiuso il rubinetto delle mance alla gang di ultras che, come in ogni dove, taglieggia la società d'appartenenza in nome della mentalità e dell'amore per la maglia. Ma basta, che cavolo.

Escalation

«Usare con gli immigrati lo stesso metodo delle SS: punirne dieci per ogni torto fatto a un nostro cittadino». Ha usato queste parole il consigliere leghista Giorgio Bettio, intervenuto durante il consiglio comunale per dare il suo appoggio all’ordinanza anti-sbandati sottoscritta da Gobbo e chiedere metodi più duri contro gli stranieri che abitano in città. Da la tribuna di Treviso.

Senza parole.

peaches en regalia

entropia

entropy is that nature tends from order to disorder in isolated systems

Io non c'entro

La cosa che più mi risulta indigeribile, di Bertinotti e dell’atteggiamento rifondarolo prevalente, è questo parlare da esterni a qualcosa di cui si fa parte. Il governo deve dire questo, fare quello, dare risposte, accettare o meno certe richieste. Nello stesso tempo, le istanze dei ceti più deboli e l’identificazione con la “sinistra”, genericamente intesa, trovano un più partecipativo “noi”, quando non si finisce per far coincidere i deboli da difendere con il perimetro della sinistra radicale. La chiamo così anche se non mi piace la definizione perché Bertinotti stesso la usa e in qualche modo la “sdogana”. Insomma, del presunto fallimento del centrosinistra una forza di governo è responsabile per la sua parte, altro che proiettarsi in avanti. Il diritto di stare all’opposizione che rivendica Fausto è sacrosanto. A me sembra che sia stato esercitato dal primo giorno, vista la continua dissociazione che trova eco anche nelle smorfie di Diliberto e nel continuo puntare i piedi di questo e di quello. Legittimissimo: ma se c’è un interesse ritenuto prevalente (vivaddio, quello del Paese) che porta alla scelta politica di rimanere nell’area del governo, coerenza vorrebbe che si abbassassero i toni della critica. Qua c’è una pletora di gente che sembra stia facendo un favore a Prodi, e la cosa mica mi torna. Anche perché tutti hanno sminuito i meriti, quand’anche ci fossero, e sottolineato le storture come meglio la cdl non avrebbe potuto. Un’opposizione interna insopportabile, col suo bastiancontrarismo, con l’aggiunta dei ragli di Mastella, Di Pietro, Dini, Parisi e chi più ne ha più ne metta, in un canto che di corale non ha molto. Ognuno, in realtà, ha badato agli interessi propri. Non si capisce, altrimenti, perché tutta sta compagnia di nicchianti dovrebbe far stare in piedi il governo, se fa così tanto schifo.

Dieci ragioni per lasciare che tuo figlio scarichi

Un post perentorio da Maestrinipercaso.

3 dicembre 2007

terzo tempo

A me sembra la solita cosa posticcissima. Prevederlo per regola, poi... Una volta il Cholo prese una sputacchiata da Zago, in un derby. Sollecitato dai microfoni che zeppeavano dopo la gara, rispose: "queste cose accadono sul terreno di gioco e là finiscono". Non sarà vero fair play, forse, ma si trattava di giocatore vero.
Il fatto che ieri lo si sia fatto a Firenze va bene, il fatto che ci si catapulti ogni volta a moltiplicare per mille un gesto edificante, senza pensare che ogni volta se ne diminuisce enormemente l'impatto... vedi alla voce palla messa in fallo laterale per soccorrere gli avversari: pollice verso.




(zeppeavano, in matriciano, vuol dire: cercavano a tutti i costi di provocare)

Editors


Abbiamo appena pogato sul divano perché su All Music invece delle solite tipe a culo gnudo passavano the racing rats di questi editors, una roba che faceva un po' new wave, un po' che ne so. Purtroppo non la si embedda. E allora ecco bullets.

Emergenza criminalità

Il tg serale (c3tnews) di canale tre toscana apre con una rapina avvenuta a Colle Val D'Elsa. Dieci euro il bottino, la vincita di un ragazzetto al videopoker. E' arrivato il temibile predone magrebbino e zac. Sta a venì proprio la fin del mondo...

cheppàll

Sì, ieri la partita tra Siena e Lazio è stata proprio divertente. Detto questo, è stato un pomeriggio estenuante: non sai mai che augurarti, col conflitto familiare appeso al risultato (già ieri mattina l'ultras qua dava in escandescenze e cercava lo scontro fisico). E' finita pari perché era impossibile che tanta pochezza e lagna premiasse una delle contendenti. Andrà meglio alla prossima volta, magari con qualche mal di pancia di meno. Se poi Ballotta si rende conto di parare come un portiere di 43 anni... Squisiti ospiti Peppe l'alieno e Stefano con squisita consorte acalcistica. Presi a buristate, come si usa fare agli ospiti graditi.

2 dicembre 2007

heureusement

Il y a des questions que je me pose

30 novembre 2007

convergenze parallele

A leggere il Corriere di oggi, saltando con disinvoltura alle conclusioni, l’idea che ci si fa potrebbe essere:

- Veltroni e Berlusconi hanno un progetto simmetrico che è diventato comune;

- Berlusconi aveva avvisato Veltroni della saccagnata che voleva dare ai suoi alleati;

- Berlusconi tifa sinceramente per la riuscita dell’operazione Veltroni/PD come garanzia democratica del paese (moderna forza socialdemocratica)

- Diliberto ha fatto propaganda alla Camera sul welfare ma non ha alcuna intenzione di disciogliersi nella cosa di sinistra

- L’assetto affossaprodi sarebbe: Veltroni-Berlusconi-Fini-Bertinotti. Su questa base poggiano le possibilità di una riforma elettorale prevoto con governo istituzionale sullo sfondo

wow, altro che Beautiful

Europolizia contro gli ultras violenti

Se Platini ce la fa è la svolta.
Forse.

Quivi sospiri, pianti e alti guai

ma non quando va in video Benigni. Non che fosse niente di nuovo, eh...
Ero stanco, non l'ho seguito tutto al cento per cento, si è pure lasciato andare a qualche banalità, qualche volgarità, qualche trucco di troppo. Ma viva la faccia. Crepitante. Vorrei più spesso racconti, letture e one-man show a ruota libera come questo. Suggerisco: Ascanio Celestini, Moni Ovadia, Marco Baliani, Alessandro Benvenuti, nonsochialtro ma ce ne sono. Di Paolini s'è detto di già. Raccontateci le cose, fateci vibrare con la potenza dei versi e delle storie. Basta televuoto.

La confraternita del Chianti


Anche se John Fante non c'entra niente, e nemmeno Joe Zarlingo, a due mesi e passa dal salto nel buio il bilancio è positivo. Sono atterrato dall'UFO direttamente nelle terre del vino, su una collina baciata dal sole tutti i giorni, adornata da una vigna bellissima (e a berne il frutto, miracolosa) che prima s'è fatta d'oro e poi s'è addormentata. Nel frattempo, studiando studiando, ho imparato un sacco di cose. A bere no, quello (hic) l'ho sempre fatto, e il torrente d'informazioni che mi travolge quotidianamente non basta, ancora, a fare di me uno che ne sa abbastanza. Ma mi sto dando da fare come un matto e il Chianti è buono, e la Vernaccia, il Sauvignon, lo Chardonnay, la Grappa, L'Olio. Li scrivo maiuscoli per rispetto. Abbiamo da traversare il mare, ancora, e non basterà mai. L'ideale.

29 novembre 2007

So what

Neologismi

Tassifascisti?
Fasciotassisti?
Resisti, valterì

28 novembre 2007

Ci vorrebbe San Gennaro


Forse potrebbe bastare 'o miracolo: vincere al Bernabeu per qualificarsi. Ma potrebbe addirittura non essere sufficiente. La partecipazione alla Champions League non si è ancora conclusa, c'è una gara da giocare, anche se l'eliminazione è cosa quasi fatta. Non ci sono bilanci negativi da tracciare, perché per la Lazio l'orgoglio stava nel partecipare e nel fare bella figura. Cosa che è riuscita, perché la squadra si è battuta al massimo delle sue possibilità, che attualmente, purtroppo, sono quelle che sono. E non bastano a prevalere su un avversario più solido come l'Olympiacos. Una gestione migliore del mercato estivo avrebbe permesso alla Lazio di giocarsi qualche carta in più e anche di non pagare pegno in campionato. Ma non è certo una situazione da processi, anzi. Bisogna portare in lavanderia lo smoking, perché si torna al Bernabeu. E questi ragazzi se la sono guadagnata, questa soddisfazione. Certo, se ci mettiamo a pensare oggi a quando ci ricapita, un po' di magone ci viene. Ma il calcio è così, c'è sempre un'altra partita, un altro campionato, una storia da scrivere.

Follini e il PD

Non capisco, intanto, perché se ne parla così in sordina.
Detto questo, e detto che Follini mi pare persona capace, direi che qualche passettino prima di riciclarsi "deqquà" dovrebbe farlo. E' vero che prendere le distanze dal carrozzone berlusconiano fu un bel gesto, è pur vero che c'è un prima che non si può cancellare così, leggiadramente.
E' che gli umani dimenticano...

Speranze che nascono e muoiono

Ad Annapolis vanno in scena le buone intenzioni. Speriamo bene, anche se i precedenti ci hanno disilluso. Hamas, d'altra parte, fa sapere di non essere d'accordo manco un po':

Hamas ha bocciato senza appello la conferenza di Annapolis, dove non è stata invitata, e definisce il vertice "una perdita di tempo". "Si tratta solo di un party di addio a George W. Bush e un tentativo senza speranze di farlo sembrare un grande leader che riesce dove altri leader americani hanno fallito", ha dichiarato Amed Youssef, esponenti di primo piano del movimento di resistenza islamico. (Sempre da Repubblica.it).
Invece la faccenda dello spot televisivo che tenta la dissuasione dell'africano che medita il grande balzo in Europa cerca di smontare le poche speranze di riuscire a cambiare il corso degli eventi per le tante persone che vivono nei paesi dove lo sviluppo è una chimera. Una ricerca della Nazioni Unite dice che l'Islanda è il paese dove si vive meglio e la Sierra Leone quello dove si sta peggio. L'Italia è ventesima, i paesi africani, manco a dirlo, stanno tutti ammassati sul fondo e la Svizzera è settima, senza mai perdere di vista la difesa del proprio benessere e della propria neutralità che non sempre ha mostrato una faccia cordiale all'estraneo. Per tacere del pelo sullo stomaco con cui i leggendari banchieri elvetici hanno trattato e trattano con i clienti: etica zero, senso degli affari quanto ne volete. Questo è lo spot, giudicate voi, a me non piace e men che meno mi piace che ci abbia messo soldi anche l'Unione Europea.

Ai celenterati, celentani?

Io non so dov'è il confine tra il bisogno di futilità del pubblico e la particolare sciatta attitudine della televisione a insistere sulla proposta più vuota, futile, appunto, e a contenuto zero. E' una televisione fatta per un pubblico cretino, come valore generale, oppure ha scavalcato anche l'ultimo cretino ed è in fuga solitaria, anche se all'indietro? A guardare un sacco di programmi TV pare così, a noi incrollabili sostenitori dell'intelligenza di base dell'individuo medio. Ciò che fa di Celentano un guru e del suo programma televisivo un evento salutato dalle prime pagine dei giornali e non solo dall'estasiato Mollica è lo sprofondamento del livello generale: la tirata qualunquista, tra una pausa, una teoria bertoldiana e un'ovvietà presa di peso dal frasario di qualche signora mia il bravo Adriano l'ha sempre sfornata, fin dai tempi di chi non lavora e della via gluck. Non è mica lui che s'è messo chissà cosa in testa, è il resto che se l'è data a gambe e ha preso le distanze da ogni parvenza di ricerca della qualità, salvate alcune mosche bianche e messi sul piedistallo alcuni pezzi da novanta che impallidiscono di fronte ai mattatori della televisione di una volta. Pensiamo a Fabio Fazio, che conduce un programma che dovrebbe essere uno dei picchi massimi della tv di qualità del momento. Poi riflettiamo su quanto siamo caduti in basso, senza nulla togliere a nessuno.
Paolini su La7 ha dimostrato che se la proposta è buona la gente se la guarda. Non gli pare vero. Adesso va della roba talmente imbarazzante che la gente esce e si attacca a un carrello pur di stordirsi dentro a un centro commerciale. Perché la tv non serve nemmeno più a digerirsi la tagliatella felicemente allopiati sul sofà.

27 novembre 2007

Put the lights on the tree

Visto che il Natale anticipato impazza, pure questo blog fa la sua parte.
Tiè.

26 novembre 2007

petreet or not petreet

Certo, le pappe di Alice erano in qualche modo invitanti, come no. Ma a un certo punto bisogna pure riconvertirsi alla cucina. E allora incominciammo a spignattare, e dai e dai cominciammo pure a provare soddisfazione. L'altro giorno abbiamo sperimentato una rivisitazione di ricetta complicata presa dal Gambero Rosso-rivista, ed è venuta fuori una roba squisita che consiglio, vi spiego come.
Se siete in due, ci vuole un porro, della menta (un rametto) e uno spicchio d'aglio. Un paio di zucchine, il riso (ho usato parboiled), mezza robiola (usato bustaffa, presa alla Coop), un po' di parmigiano, del burro e una manciata di olive taggiasche. Visto che non le avevo ho usato, al secondo tentativo, delle olive di Gaeta, buone pure loro. Insomma, in poco olio extravergine fate rosolare mezzo porro tagliato a dadini, l'aglio e il rametto di menta (io ce l'avevo secca, è andata benone). Tagliate a listelli una zucchina e un po' e sbollentatela in acqua salata (l'ho tenuta giù tre minuti). Pescate la zucchina e aggiungetela al porro, tolto l'aglio e la menta, con in più un mestolo d'acqua di cottura. portate a ebollizione e non buttate l'acqua delle zucchine. L'altro mezzo porro lo fate appassire nella pentola in cui cuocerete il riso. Nel frattempo frullate con un filo d'olio il porro e le zucchine che avete portato a ebollizione: la crema così ottenuta vi farà da fondo nei piatti dove servirete il riso. Il porro, intanto, appassiva. Ci aggiungete il riso e lo fate tostare. Poi lo tirate su con l'acqua delle zucchine che avevate tenuto da parte e in ebollizione. Dopo una decina di minuti aggiungete anche il resto delle zucchine tagliate a dadini. Quando il riso è cotto, lo fate riposare un minuto con un po' di burro (non so quanto ve ne piace) e una robusta grattugiata di parmigiano. Nei piatti mettete un mestolo della crema fatta all'inizio, poi il riso guarnito con la robiola a pezzi-fette e le olive tagliate a pezzettini.
Ma cazz, quant'è buono, ma buono, eh. (La ricetta originale usava robiole di prima qualità, olive taggiasche, menta fresca e riso carnaroli, stesso algoritmo ed è di un giovane chef milanese).

Ci abbiamo bevuto un Cabernet Franc da supermercato, quello avevamo. Ci è parso che ci stesse bene.

my favourite things

Spettacolo surreale all'Olimpico

Tutti ci hanno aperto TG, Gr e notiziari vari.
Al di là delle circostanze legate a Gabriele Sandri mi chiedevo: ma sarà surreale davvero uno stadio che offre spettacoli surreali ogni due minuti? Ma quante ne abbiamo viste negli ultimi anni? Troppe, forse.
Poi dice com'è che non ci va nessuno...
Sarebbe ora di tornare a far coincidere lo spettacolo col rettangolo verde, qua siamo prigionieri dell'enfasi e della retorica sempre e comunque e sempre di più, ogni giorno un passo avanti in questa discesa negli inferi, o se preferite in questo allontanamento senza ritorno dallo sport.
Rivoglio il calcio.

25 novembre 2007

Botte rosa

Sarebbe facile cadere nella tentazione di banalizzare e bollare come violento un corteo che, pur sfilando contro la violenza sulle donne, espelle dal suo interno Prestigiacomo e Carfagna, contesta violentemente Turco e Melandri e tutto il resto. Sarebbe anche equivoco, perché potrebbe significare, gratta gratta, una sottovalutazione della reazione delle donne che hanno sfilato o, peggio, del problema della violenza sulle donne. Io sono dalla loro parte, ma non penso che, oltre a testimoniarlo e a comportarsi come meglio si può nei loro confronti, si possa fare. In quanto maschi. Non credo che ci si possa davvero compenetrare, se si discute così nettamente la differenza tra i generi. Per chi reagisce un maschio è un maschio, con tutti i distinguo ma maschio rimane. E chi non reagisce spesso ha torto. Mi chiedo, però, se non sia il caso, senza contestare violentemente ministri delle pari opportunità in carica o meno, di chiedere l'abolizione delle condizioni che rendono necessaria l'esistenza di un ministero che di per sé è un'ammissione di colpevolezza. Insomma, non basta proclamarsi moderni e democratici per esserlo davvero. E la violenza che percorre tutto, anche quel corteo, sta lì a certificare che di strada da fare ce n'è tanta.

Il callo

Un giorno Cocciolone rimase a piedi dentro le linee irachene. La cosa fece sensazione: si pensava che mai e poi mai un italiano avrebbe più rischiato la pelle in un'azione militare in territorio straniero. Le veglie si susseguivano, la diretta sulla guerra era ossessiva, gli armamenti sezionati vite per vite e tutto il resto. A distanza di quindici anni e più, la morte quasi eroica di un soldato italiano e il ferimento di altri ha un impatto molto meno forte, come fievole è il ricordo del sacrificio, eroico davvero, di Calipari, morto per fare scudo col suo corpo a Giuliana Sgrena. Ci abbiamo fatto il callo. Nessuno degli indignati a gettone sente il bisogno di convocarsi permanentemente o di sfasciare qualche città come fatto per il povero Gabriele Sandri. E io mi chiedo com'è questa intermittenza del flusso di coscienza, da che dipende, perché sto cuore grande batte mò sì e mò no. E non mi so rispondere. Sia lieve la terra anche per te, Daniele Paladini, giovane eroe del Salento. Anche per te.

24 novembre 2007

Lansdale e tratturo

Di Eupremio Spinozza
Cari lettori, questa settimana niente teatro: il vostro critico è andato a trovare il cuggino Ottavio che abita in Molise. In pieno tratturo, magnando uno scattone e una pecora arrosto, nell'incanto bucolico di Frosolone, abbiamo passato memorabili pomeriggi davanti al foco. A legge ssu libbru de malamente che avevamo ricevuto in regalo dall'archeologo Girolami alla fine di una memorabile trincata di vino der contadino, sotto alla pergola vicino alle Quattro strade. Insomma, ssu libbru è Una stagione selvaggia di Lansdale, americano imbriacone del Texas come li caubboy che scrive tutte cose piene de sangue e de puttanesimi che ci hanno turbato anzichennò, oltre al fatto che la protagonista Tuta era proprio bona. Insomma, c'è Appe che è una zecca e Leonard che è un po' ricchione e un po' negro. I due vanno d'accordo, anche se fanno a lotta, ma non d'amore anche se Leonardo un flappeflappe ce lo farebbe. Appe è l'ex marito de Tuta, che è una biondona stangona che un po' se ne va e un po' aritorna, e ogni volta è un guaio. Stavorta dice che c'è da recuperà dei soldi che stanno nascosti sotto a una palude che Appe conosce bene, essendo che ci giocava da regazzino. Appe e Leo ce stanno, anche se il resto della banda è di birbaccioni brutti assai, chi sfregiato, chi obeso, chi incecalito appresso alle cosce de Tutabbona. Lo scopo è nobile: se trattarria de finanzià un'attività meritoria, un gruppo che salva le balene e i pinguini e tutto meno che le pecore de lu cumpare mé. Insomma, Appe è bravo e recupera li sordi, ma poi parte un tritacarne che levete. Spunteno le pistole e la banda dei bruttoni sequestra i due salami e li frega. Poi vanno da uno che puzza de schioppettate che si chiama Soldier che doveva vendergli le armi per fare i terroristi, altro che pinguini. E insomma Soldier con la donna che si chiama Angela ed è una curturista come quelli morammazzati del vrestling invece sta d'accordo con Paco che è rimasto senza faccia per colpa di un bombone e dice affanculo alla politica, qua ce servono li sordi pe magnasseli. Ma la topa, furba, i soldi li aveva già nascosti: allora il bruttaccino e la fidanzata culturista incominciano una sequela de torture e ammazzamenti, fino a che non se la vedono con Appe e Leonard che daje e daje non morivano mai. Com'è come non è, alla fine sò tutti morti meno che i due eroi e il birbaccione numero uno, che finisce in mano alla polizia. Un po' m'è dispiaciuto per la bionda e non so se tutti sti ammazzamenti dentro a nu libbro ce stanno bene. Ma proprio adesso dice che n'è uscito uno novo, e se me capita me lo leggo, magari quando aretorno allu tratturo da mio cuggino Ottavio. Lui sta tutto il giorno nella stalla colla pecora sia, dice che l'ha chiamata Trudy in onore della biondaleona. Era meje quando se leggiu la divina commedia, siccisi.

daysleeper

Niente internet per i "pirati"

Sarkozy sale sulla pedana e punta il dito: il pirata internettico ha le ore contate.
Chi scarica illegalmente roba da internet verrà escluso dall'accesso alla rete. Così si fa. Si capisse come...

Il pallone

Mercoledì la nazionale ha concluso il suo percorso di qualificazione agli europei. Una volta quasta sarebbe stata una buona notizia. Altrove accade ancora che la mancata qualificazione della nazionale (vedi l'Inghilterra) sia vista con grande disappunto, da noi la sputazzata sulla maglia azzurra fa parte di un degrado che parte da dentro. Non si può parlare di valori dello sport che crollano quando il cattivo esempio viene da quelli che vanno sui giornali e in tv e che dello sport se ne preoccupano poco.
Domenica torna il campionato e l'attenzione è tutta su chi potrà andare in trasferta e chi no, su quali cori si canteranno, quanti striscioni verranno esposti, quanti rigori negati e vai col tango. L'attenzione sul gesto, sul divertimento, sul gioco è sempre meno. Bisogna riprenderselo, quasto spazio, perché di giocare abbiamo bisogno. La morte di Gabriele Sandri è un triste episodio di cronaca. Quello che è successo dopo non si può giustificare alla luce di nessun accadimento. Nessuno. E spero che si faccia finalmente qualcosa di concreto (come a Milano, dove lo spazio negato agli ultras sarà appannaggio dei bambini delle scuole) per tornare alla normalità.

Dietrologie

Insomma, si è sempre detto che quando la nera tiene banco in prima pagina è segno che c'è qualcosa in evidenza che va rimosso, nascosto, messo in secondo piano. Difficile scegliere che cosa. Adesso vedo Vespa a La7 che presenta il libro su sesso e potere, ripenso alle chiacchiere su Fini incinto e mi cascano le braccia. Nel senso, in England ste cose le fanno i tabloid, da noi mi sembra che le facciano tutti.

Bullismi

Due adolescenti arrestati a Milano per aver ricattato, minacciato e alleggerito di trenta euro un coetaneo. I poliziotti si sono detti sconcertati dal fatto che i ragazzi non sembrano rendersi conto della gravità del fatto: minacciare un compagno scopo estorsione gli sembra normale. Mi ronzano ancora nelle orecchie i commenti che hanno minimizzato quello che è venuto fuori dalle intercettazioni in questi giorni, a proposito di Mediaset e Rai. E mi chiedo se ci sia poi da scandalizzarsi di quello che pensano e fanno i bulletti.

22 novembre 2007

r.i.p.

Non so a voi


A me il fatto che esista qualcuno che pensa che Heidi sia offensiva al punto di coprirne il capo e di "oscurarne" i mutandoni un po' fa paura.
La sospensione della porno-prof, invece, la trovo comprensibile, alla luce del comportamento tenuto e considerando che lavoro fa e dove lo fa. Senza moralismi: uno si comporta come crede e se ne assume la responsabilità, personalmente non credo che certi comportamenti siano compatibili con l'insegnamento.

Va detto

Il simbolo è proprio bruttarello e la scelta della colonna sonora (Beautiful day degli U2, più trita de così...) fa un po' cacare. Vabbè, tirem innanz

Ripensandoci, allarme!

La fine di Internet avverrà nel 2010
lo dicono loro, mica John Titor.
Bisognerebbe interrogarsi sulle conseguenze, io ci perderò due lettori al giorno e mi scriverò su un quaderno i tre post al giorno che inutilmente appiccico qua. Per altri sarebbe peggio...

Ascolta, figliolo

Tutto questo un giorno finirà.
Precisamente, pare, nel 2010.

21 novembre 2007

Che facce di tolla/2

Quello che viene fuori dalle intercettazioni è allucinante: Rai e Mediaset si scambiavano informazioni sui palinsesti e agivano, in sostanza, fuori dall'unico schema possibile: la concorrenza. Sarebbe un altro esempio, uno dei tanti, di cartello all'italiana, se non fosse per il conflitto d'interessi che getta una luce sinistra (oops, meglio destra) su tutta la vicenda. Non che non lo si sospettasse...

Che faccia di tolla

I Savoia bussano a quatrini.
Io ancora mi chiedo perché li hanno perdonati...

2-4-6-8 motorway

20 novembre 2007

Cimbelino

Dall'inviato
Eupremio Spinozza
Sette minuti di applausi scroscianti, fiori come piovesse e anche un paio di ricotte fresche per la bella Tatiana (vedi foto) che spopola nei panni di Imogene: questi i numeri dello straordinario successo del Cimbelino rappresentato in anteprima al Globe Theatre di Colle San Giovanni Scalo dalla compagnia di Marcello Crosta. Dopo le succose anteprime sulle scene piccanti circolate per il Cicolano nel fine settimana, finalmente la scena: Tatiana, per quanto bona, è tutta vestita, per la delusione del pubblico e dell’attor giovane Gaetano Mazzaferrata, che strappata la parte di Postumo Leonato sperava di poter leoninamente approfittare delle slave abbondanze della protagonista. Invece no: l’inflessibile Cimbelino lo caccia via dalla moglie e lo esilia, cercando di appioppare alla figlia il pipaiuolo Clothen, figlio di prima mandata della fetusissima regina che spia e insegue la popputa ucraìna in ogni parte del palcoscenico e dei camerini. Lei si nega e sospira al pensiero del baldo marito, frattanto migrato a Roma. Qua Iachimo il senese lo costringe alla scommessa: la mutanda d’Imogene sarà sua, e il cornutazzo si ricrederà sulle virtù della gnocca. Aho, popolo, detto fatto: Iachimo cala l’asso a bastoni, Imogene lo fa olmo, ma lui s’introduce con l'inganno nella camera da letto della bella, e spia. Poi millanta la trombata e incassa la scommessa: Postumo vuole ammazzare la presunta soccola, affidandosi al fido Pisanio che non ci pensa nemmeno. Nel frattempo Clothen sbrocca per l’arrapamento e parte in cerca della bella, attirata fuori corte dal Pisanio che per salvare capra e cavoli aveva fatto finta di ammazzare la gnocca. Costei, travestita da uomo, nonostante la quarta abbondante, finiva in grotta con tre brigantacci che non capivano come fosse sto tinticamento all’inguine. La mischia che segue vede nell’ordine Clothen che andava per decapitare e finiva decapitato, la mammaccia stecchita pure lei, il pentito Postumo che torna, travestito pure lui, a difendere Britannia dalle truppe di Caio e si batte con il millanta-trombatore Iachimo che perde e confessa. Cimbelino, mollata la presa della mogliaccia intrigante, benedice i due colombi e ritrova i due figli rapiti da piccoli, quando questi smettono i panni dei briganti dal tinticarello incestuoso. Fratelli dell’Imogene popputa si devono accontentare della corona. Finisce con le feste, i canti e i balli tra romani e britanni. Non che si trombi, beninteso. Applausi a parte, strascichi del dopo per via dell’esoso conto lasciato al consorzio agrario di Colle San Giovanni di sotto da Zelico, marito serbo della Tatiana, che già aveva accoltellato a una chiappa a mò di avvertimento il Mazzaferrata, ripiegato rapidamente sulla cassiera Anna, bionda e formosa, detta zompetta per via di un lieve singulto che ogni tanto ne scompagina l’andatura. Lo spettacolo resta in cartellone anche domani. Al termine festa grande col Novello e le castagne di Colle San Giovanni di mezzo. Tre euri per un bicchiere e tombola: i concorrenti saranno premiati da Tatiana in persona.

19 novembre 2007

Il nuovo che avanza

apolitical blues


oggi ci vuole proprio

prendiamo esempio

A parte che ho già raccolto sette firme che posso usare a mia discrezione, anch'io penso che non ci si debba fossilizzare, ma rimanere proiettati al futuro. Da oggi in poi questo blog si chiamerà Filippo

lavoro

In qualsiasi epoca il vero lavoro viene svolto da quattro o cinque persone.


Ezra Pound

e tornavo

in questa città che annega nella retorica e si stordisce di confusione e di doppie file a destra e a sinistra. Il cimitero acattolico sabato mattina era un'isola felice, col sole anche se c'era un soffio di vento maligno, ma fuori. Lì c'era tiepido e verde, con la gentilezza del signore che ci ha dato le spiegazioni prima, e le lapidi tutte vicine vicine, come in un piccolissimo Père Lachaise su misura per tutta questa gente dal nome esotico che t'immagini sia stata eccentrica e stralunata e cerchi di pensare a come possa essere stata sorpresa dalla morte così lontano da casa. I gatti intanto si godono il sole, con quelli della lav che li fotografano, liberi dall'angoscia che li costringe a pensare al Palio e sinceramente presi dalla salvaguardia del micio nero. Che figurarsi se non la condividiamo... Davanti al letto di riposo di qualche nobile kazako un micio si gonfia tutto e gnaola piano cercando di sostenere lo sguardo di un altro che gli si fa incontro, grosso e silenzioso, non un pelo arruffato, non una mossa di troppo, in un interminabile surplace. Alla fine il micio gonfio cede il passo e si allontana, appena in tempo per ridarsi un contegno smorfioso, incontrandomi sul vialetto. Al mercato di Testaccio vendono le scarpe, come sempre. Sul tronchetto dell'A24 stasera erano tutti incollati all'asfalto. Il miraggio del centro commerciale che non si sa perché, si dice che te lo impongono. Sembravano felici di starsene in fila, invece, per passare il pomeriggio inzeppati lì dentro. Volontari. Checché.

Il recioto è buono

ma che dico: è davvero squisito.
Ma io preferisco il passito di Pantelleria

16 novembre 2007

il paese dei raccomandati

Un italiano su due trova lavoro grazie alla raccomandazione di politici, parenti, amici e conoscenti.
Roba risaputa, ma a rileggerla un po' fa incazzare. Il mio curriculum dice che ho lavorato presso quattro aziende private, tre di costruzioni/opere pubbliche e una agricola (attuale). Il che significa che ho dovuto sputare sangue per trovare lavoro in quattro circostanze diverse, più un'altra in cui ho poi rifiutato le proposte dell'azienda con cui ero in contatto, che mi avrebbe assunto. Meglio così, e la consapevolezza di far parte di una minoranza aiuta a sentirsi meglio. Ma un giorno bisognerà pure vuotare il sacco della bile accumulata in anni e anni di assoggettamento a stronzi figli di papà, raccomandati e arrampicatori vari. Lo dico a nome e a beneficio di tutti quelli che sono nati da famiglie di quello che una volta si definiva sottoproletariato, e che, al 99%, non sanno che accidenti sia internet, il computer, i blog e tutta la cartata di stronzate con cui ci si trastulla tutto il giorno. Lavorare stanca di più anche per questo, per chi se lo può permettere: perché sia chiaro che siamo dei privilegiati. A 45 anni studio e faccio esami all'università come un cretino, per il solo gusto di fare qualcosa che non ho potuto/voluto fare a suo tempo. Mi sbatto come un ciuco ricominciando da zero al lavoro, e tutto il resto, solo perché vivo in un paese che non incasella la gente in base alle capacità, anzi.
Scusate lo sfogo.

moratoria pena di morte, avanti

La Terza commissione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato ieri sera ad ampia maggioranza la risoluzione che chiede una moratoria internazionale sulla pena di morte. Il voto è stato di 99 Paesi a favore, 52 contrari e 33 astenuti.

eccesso di citizen journalism

O bisogno di sculacciate pesanti?
Piccoli sciacalli crescono...

15 novembre 2007

Il triangolo nero

Io ho aderito. Se siete d'accordo anche voi e volete aderire, seguite il link


Un manifesto di scrittori, artisti e intellettuali contro la violenza su rom, rumeni e donne

La storia recente di questo paese e’ un susseguirsi di campagne d’allarme, sempre piu’ ravvicinate e avvolte di frastuono. Le campane suonano a martello, le parole dei demagoghi appiccano incendi, una nazione coi nervi a fior di pelle risponde a ogni stimolo creando “emergenze” e additando capri espiatori.
Una donna e’ stata violentata e uccisa a Roma. L’omicida e’ sicuramente un uomo, forse un rumeno. Rumena e’ la donna che, sdraiandosi in strada per fermare un autobus che non rallentava, ha cercato di salvare quella vita. L’odioso crimine scuote l’Italia, il gesto di altruismo viene rimosso.
Il giorno precedente, sempre a Roma, una donna rumena e’ stata violentata e ridotta in fin di vita da un uomo. Due vittime con pari dignita’? No: della seconda non si sa nulla, nulla viene pubblicato sui giornali; della prima si deve sapere che e’ italiana, e che l’assassino non e’ un uomo, ma un rumeno o un rom.
Tre giorni dopo, sempre a Roma, squadristi incappucciati attaccano con spranghe e coltelli alcuni rumeni all’uscita di un supermercato, ferendone quattro. Nessun cronista accanto al letto di quei feriti, che rimangono senza nome, senza storia, senza umanita’. Delle loro condizioni, nulla e’ piu’ dato sapere.
Su queste vicende si scatena un’allucinata criminalizzazione di massa. Colpevole uno, colpevoli tutti. Le forze dell’ordine sgomberano la baraccopoli in cui viveva il presunto assassino. Duecento persone, tra cui donne e bambini, sono gettate in mezzo a una strada.
E poi? Odio e sospetto alimentano generalizzazioni: tutti i rumeni sono rom, tutti i rom sono ladri e assassini, tutti i ladri e gli assassini devono essere espulsi dall’Italia. Politici vecchi e nuovi, di destra e di sinistra gareggiano a chi urla piu’ forte, denunciando l’emergenza. Emergenza che, scorrendo i dati contenuti nel Rapporto sulla Criminalita’ (1993-2006), non esiste: omicidi e reati sono, oggi, ai livelli piu’ bassi dell’ultimo ventennio, mentre sono in forte crescita i reati commessi tra le pareti domestiche o per ragioni passionali. Il rapporto Eures-Ansa 2005, L’omicidio volontario in Italia e l’indagine Istat 2007 dicono che un omicidio su quattro avviene in casa; sette volte su dieci la vittima e’ una donna; piu’ di un terzo delle donne fra i 16 e i 70 anni ha subito violenza fisica o sessuale nel corso della propria vita, e il responsabile di aggressione fisica o stupro e’ sette volte su dieci il marito o il compagno: la famiglia uccide piu’ della mafia, le strade sono spesso molto meno a rischio-stupro delle camere da letto.
Nell’estate 2006 quando Hina, ventenne pakistana, venne sgozzata dal padre e dai parenti, politici e media si impegnarono in un parallelo fra culture. Affermavano che quella occidentale, e italiana in particolare, era felicemente evoluta per quanto riguarda i diritti delle donne. Falso: la violenza contro le donne non e’ un retaggio bestiale di culture altre, ma cresce e fiorisce nella nostra, ogni giorno, nella costruzione e nella moltiplicazione di un modello femminile che privilegia l’aspetto fisico e la disponibilita’ sessuale spacciandoli come conquista. Di contro, come testimonia il recentissimo rapporto del World Economic Forum sul Gender Gap, per quanto riguarda la parita’ femminile nel lavoro, nella salute, nelle aspettative di vita, nell’influenza politica, l’Italia e’ 84esima. Ultima dell’Unione Europea. La Romania e’ al 47esimo posto.
Se questi sono i fatti, cosa sta succedendo?
Succede che e’ piu’ facile agitare uno spauracchio collettivo (oggi i rumeni, ieri i musulmani, prima ancora gli albanesi) piuttosto che impegnarsi nelle vere cause del panico e dell’insicurezza sociali causati dai processi di globalizzazione.
Succede che e’ piu’ facile, e paga prima e meglio sul piano del consenso viscerale, gridare al lupo e chiedere espulsioni, piuttosto che attuare le direttive europee (come la 43/2000) sul diritto all’assistenza sanitaria, al lavoro e all’alloggio dei migranti; che e’ piu’ facile mandare le ruspe a privare esseri umani delle proprie misere case, piuttosto che andare nei luoghi di lavoro a combattere il lavoro nero.
Succede che sotto il tappeto dell’equazione rumeni-delinquenza si nasconde la polvere dello sfruttamento feroce del popolo rumeno.
Sfruttamento nei cantieri, dove ogni giorno un operaio rumeno e’ vittima di un omicidio bianco.
Sfruttamento sulle strade, dove trentamila donne rumene costrette a prostituirsi, meta’ delle quali minorenni, sono cedute dalla malavita organizzata a italianissimi clienti (ogni anno nove milioni di uomini italiani comprano un coito da schiave straniere, forma di violenza sessuale che e’ sotto gli occhi di tutti ma pochi vogliono vedere).
Sfruttamento in Romania, dove imprenditori italiani - dopo aver “delocalizzato” e creato disoccupazione in Italia - pagano salari da fame ai lavoratori.
Succede che troppi ministri, sindaci e giullari divenuti capipopolo giocano agli apprendisti stregoni per avere quarti d’ora di popolarita’. Non si chiedono cosa avverra’ domani, quando gli odii rimasti sul terreno continueranno a fermentare, avvelenando le radici della nostra convivenza e solleticando quel microfascismo che e’ dentro di noi e ci fa desiderare il potere e ammirare i potenti. Un microfascismo che si esprime con parole e gesti rancorosi, mentre gia’ echeggiano, nemmeno tanto distanti, il calpestio di scarponi militari e la voce delle armi da fuoco.
Succede che si sta sperimentando la costruzione del nemico assoluto, come con ebrei e rom sotto il nazi-fascismo, come con gli armeni in Turchia nel 1915, come con serbi, croati e bosniaci, reciprocamente, nell’ex-Jugoslavia negli anni Novanta, in nome di una politica che promette sicurezza in cambio della rinuncia ai principi di liberta’, dignita’ e civilta’; che rende indistinguibili responsabilita’ individuali e collettive, effetti e cause, mali e rimedi; che invoca al governo uomini forti e chiede ai cittadini di farsi sudditi obbedienti.
Manca solo che qualcuno rispolveri dalle soffitte dell’intolleranza il triangolo nero degli asociali, il marchio d’infamia che i nazisti applicavano agli abiti dei rom.
E non sembra che l’ultima tappa, per ora, di una prolungata guerra contro i poveri.
Di fronte a tutto questo non possiamo rimanere indifferenti. Non ci appartengono il silenzio, la rinuncia al diritto di critica, la dismissione dell’intelligenza e della ragione.
Delitti individuali non giustificano castighi collettivi.
Essere rumeni o rom non e’ una forma di “concorso morale”.
Non esistono razze, men che meno razze colpevoli o innocenti.
Nessun popolo e’ illegale.

Adesioni aggiornate alle 16.00 di mercoledi’ 14 novembre 2007:


Proposto da Alessandro Bertante, Gianni Biondillo, Girolamo De Michele, Valerio Evangelisti, Giuseppe Genna, Helena Janeczek, Loredana Lipperini, Monica Mazzitelli, Marco Philopat, Marco Rovelli, Stefania Scateni, Antonio Scurati, Beppe Sebaste, Lello Voce, Wu Ming.
Primi firmatari Fulvio Abbate - Maria Pia Ammirati - Manuela Arata - Bruno Arpaia - Articolo 21 - Rossano Astremo - Andrea Bajani - Nanni Balestrini - Guido Barbujani - Ivano Bariani - Giuliana Benvenuti - Silvio Bernelli - Stefania Bertola - Bernardo Bertolucci - Sergio Bianchi - Ginevra Bompiani - Carlo Bordini - Laura Bosio - Botto&Bruno - Silvia Bre - Enrico Brizzi - Luca Briasco - Elisabetta Bucciarelli - Franco Buffoni - Errico Buonanno - Lanfranco Caminiti - Rossana Campo - Maria Teresa Carbone - Massimo Carlotto- Lia Celi - Maria Corbi - Stefano Corradino - Mauro Covacich - Erri De Luca - Derive Approdi - Donatella Diamanti - Jacopo De Michelis - Filippo Del Corno - Mario Desiati - Igino Domanin - Tecla Dozio - Nino D’Attis - Francesco Forlani - Enzo Fileno Carabba - Ferdinando Farao’ - Marcello Flores - Marcello Fois- - Barbara Garlaschelli - Enrico Ghezzi - Tommaso Giartosio - Lisa Ginzburg - Roberto Grassilli - Andrea Inglese - Franz Krauspenhaar - Kai Zen - Nicola Lagioia - Gad Lerner - Giancarlo Liviano - Claudio Lolli - Carlo Lucarelli - Marco Mancassola - Gianfranco Manfredi - Luca Masali - Sandro Mezzadra - Giulio Milani - Raul Montanari - Giuseppe Montesano - Elena Mora - Gianluca Morozzi - Giulio Mozzi - Moni Ovadia - Enrico Palandri - Chiara Palazzolo - Melissa Panarello - Valeria Parrella - Anna Pavignano - Lorenzo Pavolini - Giuseppe Pederiali - Sergio Pent - Santo Piazzese - Tommaso Pincio - Guglielmo Pispisa - Leonardo Pelo - Gabriele Polo - Andrea Porporati - Alberto Prunetti - Laura Pugno - Christian Raimo - Veronica Raimo - Franca Rame - Enrico Remmert - Ugo Riccarelli - Anna Ruchat - Roberto Saviano - Sbancor - Clara Sereni - Gian Paolo Serino - Nicoletta Sipos - Piero Sorrentino - Antonio Spaziani - Carola Susani - Stefano Tassinari - Annamaria Testa - Laura Toscano - Emanuele Trevi - Filippo Tuena - Raf Valvola Scelsi - Francesco Trento - Nicoletta Vallorani - Paolo Vari - Giorgio Vasta - Grazia Verasani - Sandro Veronesi - Marco Vichi - Roberto Vignoli - Simona Vinci - Yo Yo Mundi