16 novembre 2007

il paese dei raccomandati

Un italiano su due trova lavoro grazie alla raccomandazione di politici, parenti, amici e conoscenti.
Roba risaputa, ma a rileggerla un po' fa incazzare. Il mio curriculum dice che ho lavorato presso quattro aziende private, tre di costruzioni/opere pubbliche e una agricola (attuale). Il che significa che ho dovuto sputare sangue per trovare lavoro in quattro circostanze diverse, più un'altra in cui ho poi rifiutato le proposte dell'azienda con cui ero in contatto, che mi avrebbe assunto. Meglio così, e la consapevolezza di far parte di una minoranza aiuta a sentirsi meglio. Ma un giorno bisognerà pure vuotare il sacco della bile accumulata in anni e anni di assoggettamento a stronzi figli di papà, raccomandati e arrampicatori vari. Lo dico a nome e a beneficio di tutti quelli che sono nati da famiglie di quello che una volta si definiva sottoproletariato, e che, al 99%, non sanno che accidenti sia internet, il computer, i blog e tutta la cartata di stronzate con cui ci si trastulla tutto il giorno. Lavorare stanca di più anche per questo, per chi se lo può permettere: perché sia chiaro che siamo dei privilegiati. A 45 anni studio e faccio esami all'università come un cretino, per il solo gusto di fare qualcosa che non ho potuto/voluto fare a suo tempo. Mi sbatto come un ciuco ricominciando da zero al lavoro, e tutto il resto, solo perché vivo in un paese che non incasella la gente in base alle capacità, anzi.
Scusate lo sfogo.

1 commento:

Anonimo ha detto...

E' meglio che non rispondo nemmeno. Già sai.
Fiammetta