31 maggio 2007

fessino


La sensazione è che il povero Piero stia facendo tiramolla, nel senso che stia tentando di allungarsi più che può per tenere insieme i riottosi compari d'avventura nel nascente, mapoichissà, piddì. Le zuffe indegne e la tendenza a mettere cappelli su tutti gli spazi occupabili dei margheriti, Rutelli in testa, dimostra quanto sia difficile non solo varare questo progetto, ma anche organizzare uno straccio di resistenza a Palazzo Chigi. Interessi di pollaio e ambizioni personali prevalgono, come al solito. E a ben guardare Prodi, non se ne scorge l'ombra.

triangolazioni

30 maggio 2007

diba


Agostino Di Bartolomei parlava con la voce bassa e con la bocca quasi chiusa, aveva lo sguardo di chi arrossisce e l’andamento del capitano che sa di dover dare l’esempio e se lo sente davvero, di quello che il rigore non è solo un pallone da scagliare in porta con tutta la forza che si ha in corpo. Di quello che cerca di essere e non di sembrare. Spesso nella vita chi cerca di diventare così accetta di pagarne le conseguenze, perché la serietà desta sospetti, l’integrità è un ingombro spesso troppo grande che si frappone nei rapporti con le persone e la mancanza di attenzione della gente fa il resto. Così a dieci anni dalla finale di Coppa dei Campioni persa con la sua Roma, contro il Liverpool, Ago decise che dal tunnel non sarebbe uscito, no. Un faro che non vedeva più luce e ha chiuso gli occhi, tredici anni fa. Che perdita.

banjul

antalyaspor

encore/mojo pin

wolfobra

baltare



BALTARE v.

0.1 baltaro.
0.2 Etimo incerto: forse incrocio di ballare e saltare (Alessio, Postille, s.v. ribaltare).
0.3 Comm. Arte Am. (B), XIV pm. (fior.): 1.
0.4 Att. unica nel corpus.
0.7 1 Far cadere giù, sbalzare.
0.8 Gian Paolo Codebò 23.04.2001.

1 Far cadere giù, sbalzare.

[1] Comm. Arte Am. (B), XIV pm. (fior.), ch. 363, pag. 756.7: Quegli la rifiutoe, non volendo corrompere il letto del suo padre, onde ella l'acusò a Theseo suo marito ch'egli l'avesse voluta isforzare, e il giovane, saputa l'accusa, fugie, e la fuga fu tanto che egli pregò Neptunno che gli mandasse Focas, e fatto è, sì che i cavalli di colui baltaro Ypolito e morto è.

Portelli e le Fosse Ardeatine

qui si può ascoltare la lezione:
24 marzo 1944: Le Fosse Ardeatine
di Alessandro Portelli
tenuta nell'ambito della manifestazione:
Lezioni di storia: i giorni di Roma
Un'ora e dieci, 32 Mb

scariolanti

A mezzanotte in punto
si sente un gran rumor
sono gli scariolanti lerì lerà
che vengono al lavor.

[Canzone nata dopo il 1880 fra i braccianti addetti ai lavori di bonifica delle paludi costiere della Romagna e della provincia di Ferrara. Quell'opera richiamava nella zona masse enormi di contadini poveri e di braccianti, attratti dalla nuova possibilità di impiego: è proprio dalla concentrazione di province diverse che nasce un canto in italiano, anziché in dialetto. Protagonisti sono gli "scariolanti", cioè i braccianti che trasportavano la terra per mezzo di carriole durante i lavori di bonifica nel territorio del fiume Reno. Gli scariolanti venivano arruolati ad ogni inizio settimana: alla mezzanotte di domenica suonava un corno; esso segnalava che chi voleva avere un lavoro doveva mettersi in cammino verso gli argini, ove avveniva l'arruolamento. I ritardatari venivano mandati indietro.]
www.avvelenata.it

29 maggio 2007

Bis. Grace

incudini



il bello di internet è che è grande come un oceano, e così ciascuno picchia il ferro dove gli pare.

Nesta lascia


Conoscendo la serietà di Sandrino, si tratta di una scelta ponderata e probabilmente definitiva. Ma anche sbagliata. Un campione come Nesta ha degli obblighi, nei confronti del calcio. Ha preso molto dalla nazionale e molto ha dato, anche un ginocchio nei mondiali francesi, ma gli uomini come lui devono andare in nazionale per promuovere il calcio e per cercare di mantenere in piedi quello che dovrebbe essere il simbolo del calcio italiano. Il disamore dei nostri per la maglia azzurra non trova eguali all'estero ed è assurdo, per quanto in linea con i desideri delle squadre di club. La federazione dovrebbe fare qualcosa per evitare che quella degli addii alla maglia azzurra diventi una moda pericolosa.

unfair

Scangèo

(demauro.it)

scan|gè|o
s.m.
RE tosc., guaio; scompiglio, pandemonio

si ringraziano le gentili lettrici per il suggerimento

cornacchia assaltatrice



A Roma (Monteverde) le cornacchiette attaccano e beccano i passanti.
Scendono in picchiata dagli alberi e pèk. Se ne sentono di tutti i colori, eh

Jeff Buckley


moriva dieci anni fa.

28 maggio 2007

namibeer

satrapi


Premio della Giuria del festival di Cannes a Persepolis. Evviva.

scarpate

Questo fenomeno di calciatore l'anno scorso si è aggiudicato la classifica dei cannonieri con trentuno gol, calando un po' nel finale dopo un girone d'andata da manicomio. Il risultato gli è valso la conquista del prestigioso premio della scarpa d'oro, riconoscimento che spetta al miglior realizzatore europeo e che ha una storia di oscuri vincitori antiqui, ciprioti, bulgari, rumeni, austriaci, belgi di secondo piano, fino a che qualcuno non ha pensato bene di tarare i gol in base al "peso" teorico dei campionati. Comunque Toni ha fatto i suoi gol, alla fine ha vinto la classifica, si è preso la sua scarpina e amen, il tutto abbastanza in silenzio. Quest'anno toccherebbe a Totti, e allora giù a grancasse, squilli di trombe e annunciazioni. C'è stata gente che ha detto che la scarpa d'oro vale ben più del pallone d'oro, basata com'è su dati oggettivi. Van Nistelrooy, possibile contendente del trofeo, ha fatto sapere che se ne frega e per lui conta solo vincere la Liga. Normale. Il circo è solo qua, per fortuna.

Alla fine

Il cerino è rimasto in mano al Chievo, e non è andata come si pensava che andasse. Il maggior indiziato, fatta la tara dei confronti che sulla carta erano in un modo ma in campo poi no, sembrava il Catania in pole, con la possibilità del tana libera tutti del Siena. Il quale a sei minuti dalla fine era sotto il pelo dell'acqua. Poi l'emersione e il pucciamento del pandorino nella mota della retrocessione. L'effetto domino partiva da lontano: la sequenza dei gentili omaggi era partita da roma-torino, con contorno di catania-milan, per proseguire con Roma-Cagliari, una spruzzata di Lazio-Parma, un secchio abbondante di Empoli-Reggina e la ciliegina di Reggina-Milan, al quale si è aggiunto il cedevole muro opposto dalla Lazio al disperato Siena degli ultimi istanti. Ha ragione Gianni Mura, che dice che se tutto fosse dipeso dal gioco a scendere sarebbe stato il Toro, grazie alla brillante idea del suo presidente di affidarsi per gran parte della stagione a Zaccheroni, abbastanza bollito, oramai. Con tutti al massimo dell'impegno, probabilmente il finale di campionato sarebbe stato diverso, e alcune squadre si sarebbero potute esimere dallo svolgere l'antipatico ruolo di arbitro. Ma in questi casi la differenza la fa il calendario, e il fatto di avere due scontri diretti nelle ultime tre gare ha condannato il Chievo a vincere per salvarsi. Gli altri hanno comodamente recuperato i bonus trovati sul terreno. Urge la riduzione delle squadre a diciotto, per ridurre la terra di nessuno in mezzo alla classifica. Di più non si può.

24 maggio 2007

tommy the cat

radical rodents

The Radical Rodents - The Worlds Smallest Surfers

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sympathy for the bauscia: ma quando mai


C'è un momento, nella vita, in cui gli eventi pigliano una certa piega e la fortuna, se gli girano, ti volta le spalle. E' quello che a un certo punto deve essere capitato ai tifosi dell'Inter, ai quali le cose vanno addirittura peggio quando vincono che quando, come regolarmente è accaduto negli ultimi diciotto anni, perdono. Così dopo tanto sospirare hanno festeggiato uno scudetto pigliandone sei dalla Roma dopo un par d'ore e si sono ritrovati in un fiato l'odiato rivale cittadino che gli sventola il coppone sotto il naso. Sfighe simili non si augurano a nessuno. In compenso i tifosi dell'Everton vivranno uno dei loro pochi momenti di gioia, e segneranno sul calendario la data.

sympathy for the devil/2: non proprio, ma guarda kakà


Guardandosi ogni giorno in uno specchio ideale, Kakà ringrazia tutte le entità in cui crede per la grazia che gli è stata concessa. Insomma, fa bene, basta guardarlo giocare: uno che ha così tanto talento si chiede anche perché. La pattuglia di giocatori brasiliani che arzigogola ghirigori di croci prima, durante e dopo le partite e si segna e si risegna e prega se piglia il palo o marca il gol è sempre stata nutrita. Spesso gli si è anche riso dietro, visto che poi non si tratta, sempre, di modelli di ritegno, ma sorvoliamo. Chissà il cattolico giocatore del Liverpool (ce ne sarà uno, penso) che avrà pensato: a Jesus, a questo già gli abbiamo dato due piedi che insomma, cerchiamo di essere un po' più equi, no? Blatter pare avesse vietato queste eclatanti dichiarazioni di fede. Ci vorrebbe un bel musulmano che ostenta la mezzaluna e s'inginocchia verso la mecca. Forse era più appropriato, nella circostanza, "I belong to Jesus ma anche all'Adidas, per tacer dell'Unto".

sympathy for the devil: non proprio, ma



Il Milan vince degnamente la coppa, anche se il cul d’inzag nella circostanza è smisurato e non vale la mandolinata a distesa. Chi vince ha sempre ragione, comunque, poi se si chiama Berlusconi ha ragione a prescindere, dunque non mi soffermerei sulla processione di lingue vellicanti del dopo, del durante e anche del prima. Ancelotti se lo merita, perché come sempre (anche in questa occasione) quando perde è colpa sua e quando vince il merito è dei suggerimenti del capo, che dimostra ogni volta che parla di non capire un cazzo di calcio e di essere solo uno che ha i soldi e perciò chiacchiera. Non basta, certo, per esprimere solidarietà, ché quella si riserva alle cose serie. Ma simpatia, sì. E anche apprezzamento, perché Ancelotti è bravo.

filopat

23 maggio 2007

persepolis



questo bisogna vederlo.

Morte, accidentale e dimenticata, di un anarchico

Esiste un momento in cui la morte di Pinelli e quella di Calabresi sono separate. Il segmento di tempo, cioè, che va dalla morte di Pinelli a quella di Calabresi. Dopo, evidentemente, i boia di Calabresi hanno negato con il loro gesto la memoria a Pinelli. Questo è quello che traggo io dall'automatismo che osservo da 35 anni. Invece (penso) si potrebbe dare la giusta dignità alla morte, accidentale o meno, di questo sfortunato anarchico, senza che il rumore di quelle maledette revolverate ci faccia girare lo sguardo verso altrove. E questo tipo di condoglianze temo proprio che le persone che amavano Pinelli non le abbiano mai ricevute. E' una morte con la stessa dignità di un'altra, la sua, o no? Nel senso: Pinelli non è morto perché poi si potesse uccidere per "vendetta" Calabresi. E' morto di suo. In circostanze da chiarire. Per motivi che non si sanno. Non è il primo atto di un'altra tragedia.

1000 gol de Romario

sharks

22 maggio 2007

sex crimes

21 maggio 2007

Ascanio è tollerante

(da repubblica.it)

Io sono tollerante, per me tutti hanno ragione. Hanno ragione i romani fermi attorno all'aeroporto di Ciampino per vedere l'aeroplani. È gente di passaggio perché quelli che ci vivono lo odiano. Qui ogni tre minuti passa un aereo. Qui ci sta una concentrazione di polveri sottili che può essere anche tre volte superiore al massimo consentito dalla legge. Qui non ci sta la zona a traffico limitato e nessuno viene a controllare se l'aria è zozza.

Ma io sono tollerante, per me tutti hanno ragione. Hanno ragione i romani che si mettono in marcia sul grande raccordo anulare. La radio dice che è tutto bloccato come se l'automobilisti salissero su questa strada rotonda solo per girarci intorno. Come i ragazzini sulle giostre che chiamavamo calci-in-culo. Toccava essere solidali col compagno davanti, prenderlo per la schiena e spingerlo coi piedi più in alto possibile per fargli acchiappare il fiocco. E in questo roboante calcio-in-culo che è il raccordo romano ogni tanto qualche macchina schizza fuori.

Io sono tollerante, per me tutti hanno ragione. Hanno ragione i romani che se ne vanno a Ostia schizzando fuori dal chilometrico cerchio di catrame. Città tropicale dove quest'anno gli intrepidi hanno fatto il bagno ai primi di aprile. Tra le palazzine e gli stabilimenti il parcheggiatore è abusivo e stanco. Il caldo se l'è già cotto e aspetta i soldi da lontano. Fa un gesto come per dire "vada, vada con comodo. Magari dopo me paga er caffè". Dorme in piedi con la testa appesa al collo. Si tiene come ‘na pila di centolire che seppure è fatta tutta di ferro già la vedi che sta per cascare.

Io sono tollerante, per me tutti hanno ragione. Hanno ragione i romani che si mettono in fila alla mensa dello stabilimento per il riso co' le cozze e la frittura. Poi Claudio mi porta al bar. "Lo vedi quello? È Pedro Manfredini. È stato un giocatore della Roma ai tempi in cui gli sportivi non erano ancora divi. A chi gli andava bene si metteva da parte i soldi per comprarsi il bar". È buono il caffè di Manfredini. Poi attacca a piovere, arriva
uno sgrullone che scappano tutti. Resta qualche ragazzino a ripararsi sotto allo scivolo col super tele in braccio e qualche vecchio seduto in cabina col colletto chiuso fino all'ultimo bottone. Uno di quelli che s'affittano l'ombrellone il 25 aprile e restano fino all'8 settembre. Dalla Liberazione all'armistizio a mollo nella caciara estiva.

Io sono tollerante, per me tutti hanno ragione. Hanno ragione i romani che rimontano in fretta nell'auto incastrata nel parcheggio sgrullandosi i piedi dalla sabbia e sfuggendo all'abusivo che pretende il riscatto di una giornata iniziata cocendosi al sole e finita a mollo. Ma noi ci fermiamo da Claudio. Guardiamo dal balcone che smette di piovere. Guardiamo l'arcobaleno sul Kursaal. Poi ripiove. Poi rismette. Poi vado a comprare tre pizze. Aspetto che me le infila nel cartone e intanto pago. Dietro alla cassa ci sta una foto con due signori impainati e sorridenti. Mi dice il pizzettaro che "sono gli eredi al trono. Sarebbero i sovrani delle due Sicilie se non ci avessimo avuto la malasorte di questa Repubblica Italiana".

Io sono tollerante, per me tutti hanno ragione. No, forse non sono così tanto tollerante.

19 maggio 2007

ghosts

18 maggio 2007

peter lorimer


Avevo neanche undici anni quando vidi una squadra seppellirne un’altra in una finale di coppa delle coppe, in bianco e nero, in televisione. Si giocava a Salonicco, mi pare, forse pioveva, e si era abbastanza ingenui da tifare comunque per la bandiera. Così stetti lì a torcermi le mani a vedere il Milan seppellito sotto una gragnuola di colpi dal Leeds United, portarsi a casa la coppa per uno a zero, con un golletto fatto a inizio gara, forse da Chiarugi, chissà. Mi ricordo assalti confusi all’arma bianca e un trilione di palloni tirati verso la porta. Poi, visto quel Milan beccarsene cinque nell’ultima giornata di campionato a Verona, e visto lo scudetto decollare verso Torino, mentre la bella Lazio di Maestrelli cadeva a Napoli perdendo il suo primo scudetto all’ultima giornata, e visto e celebrato l’anno dopo il primo scudetto della Lazio, mi avviavo trepidante al mio primo mondiale da spettatore informato, deciso a non perdersi manco un fallo laterale. Così, leggendo della Scozia, m’imbatto in questo portento portentoso, dal tiro al fulmicotone. Mi ricordo che fantasticavo sul fatto che si diceva che Peter Lorimer, che inconsapevolmente avevo visto all’opera in quella sfortunata finale di un anno prima, tirasse le punizioni così forte che la palla, cronometrata in alcune occasioni, superava i cento all’ora. Minchia. Allora mi metto a guardare la Scozia tutto eccitato. Risultato: un pippone. Non strusciò palla, ma era molto fico nel completo blu bellissimo della nazionale scozzese, e poi aveva comunque un cannone al posto del sinistro. Cioè, mi pare fosse sinistro ma nella foto calcia di destro, dunque chissenefrega. Insomma, ero molto indulgente verso gli idoli, e incline a riconoscere la giusta stima a chi si presentava con simili credenziali. Lorimer, perciò, è rimasto uno dei miei idoli. Perfetto, perché assolutamente virtuale. Fantasticavo di Lorimer ala sinistra della Lazio, senza averlo mai visto giocare bene, solo per via di quel tiro che gli valse il soprannome di “hot shot”. Ma anche 238 gol in carriera tra premiership inglese e coppe, tutta trascorsa nel Leeds united (dal 1962 al 1985!) eccetto una stagione passata allo York City. Scopro sul web che Amazon vende la sua biografia. Quasi quasi…

pablo picasso (was never called an asshole)

17 maggio 2007

rothko



73 milioni di dollari per Yellow, Pink and Lavender on Rose di Mark Rothko da Sotheby's. Alla salute.

16 maggio 2007

kick out the jams

15 maggio 2007

you're gonna miss me

woman ironing

where's my mom?

drago

14 maggio 2007

tobacco road

the three dancers

Bravo



Ma resta, però

Evviva

13 maggio 2007

roburrone



avanti, avanti
tira in porta
e marca il gol

11 maggio 2007

be cool

laugh, laugh

gouda

10 maggio 2007

are you going with me?



che uno, poi, dice
ma scusa, ma che c'entra?

family day



I tempi sono cambiati.
Vengo da famiglia di assenze e sono sposato perché ci credo, nella famiglia.
Proprio per via delle assenze di cui sopra, che voglio diventino presenze e via.
Ma basta, cazzo, con questa montagna di bugie e d'ipocrisia. Noi vogliamo la famiglia, e vogliamo i Dico, anzi, ci vorrebbe molto più coraggio. Chi dice il contrario e ci dipinge come nemici della famiglia, o peggio male della società, distrugge quel poco di credibilità che gli resta.

In quei giorni



Arrivi in ufficio e ti siedi dopo ore nessuno ha il collegamento a internet attivo il server di posta non funge la rete non si avvia l'ibiemme nicchia il router non allinea, poi ne parte uno, si ferma l'altro, fai un pwrdwnsys che non parte il tcpip tappi una falla e se ne aprono quattro, manco fossi il rigazzino della diga in holanda.
In quei giorni meglio lasciar perdere. La mattina dopo la metà dei problemi si è risolta da sola. Regna la jella, o è solo la radiazione elettromagnetica, chissà.
E poi tutti si metteranno lì a dirsi di quanto tu non faccia un càzzo, tutto il giorno impappagallito davanti a quel monitor, sempre a giocare

catcher in the bedroom

pretty vacant

uppsala

9 maggio 2007

legalize it



Si fa un gran parlare di legalità e di razzismo, in giro, a proposito dell'Italia, dell'informazione italiana, dei reati commessi da immigrati messi in evidenza rispetto a quelli di produzione propria e altri qualunquismi assortiti. Uno fra tutti, Beppe Grillo, nel suo blog-quaderno del santone demagogo che diventa ogni giorno peggiore e che di proposito non linko. Quello che sommessamente annoto è che se si continua a dire dàlli al negher da una parte e a stracciarsi le vesti a ogni tentativo di distinguo dall'altra, non se ne esce. A destra si pensa di essere gli unici depositari e difensori della legalità, a sinistra sollevare il problema è tabu e basta. Questo fa il gioco di chi vuole appiattire la discussione, aumentare il contrasto, azzerare le sfumature. Il livello di conflittualità è fuori controllo. Il desiderio di legalità non trova soddisfazione nella discussione, è importante invece informare e fornire gli strumenti per distinguere. Se non lo si fa, il razzismo da mucchio l'avrà vinta. Quando si fa in tanti il tiro al piccione su qualcuno, succede anche che chi non è interessato alla questione aggiunga la sua palata di merda, per semplice inerzia. Negare il problema della legalità da legalizzare, minimizzarlo come questione secondaria, attribuirne le cause agli extracomunitari o all'avversario politico non è mettersi dalla parte della soluzione. Ci sono molte altre vie, oltre a innalzare forche e/o a demolire le galere. Intanto Chiamparino parla di punire chi fa uso di droga, e la bussola impazzisce. Non si sa bene chi sta dove e perché. E sulla droga se ne sa troppo poco, per essere un problema sul tavolo da quarant'anni.
E' che bisognerebbe prendersi a cuore qualche questione in più, mi sa.

Journey To The Center Of Your Mind

ipse dixit


Sto ancora cercando di analizzare tutti i fattori di quella partita, ma la realta` e` che noi abbiamo incontrato una delle migliori serate nella storia del Milan`.
(Alex Ferguson)

ecco, il calcio dovrebbe sempre funzionare così.

8 maggio 2007

dirty water

da ceske budejovice con furore



(il 5 maggio era tre giorni fa, scusa Karel)

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questa era per Rob

7 maggio 2007

nuggets


Can't Seem To Make You Mine

ma basta


Finale di Coppa Italia che si gioca alle 18, dice l'osservatorio. E Matarrese frigna. Ci ha il contratto con la RAI, la gente non può andare allo stadio e che. Tre mesi fa, accidenti a voi, qualcuno ci ha rimesso le penne. Ma siete capaci di pensare solo ai contratti firmati e a nient'altro. Si tratta di una partita ad altissimo rischio, che oppone la tifoseria più violenta d'Italia a una in genere più tranquilla, ma innervata dalla stessa canaglia e con all'attivo la "scenetta" del motorino al Meazza. Si tratterà, certamente, di palliativo, ma si deve fare il possibile per far andare allo stadio il pubblico normale in sicurezza. L'opposizione più ferma, al solito, dall'interno: ma certo che se il prefetto minimizza aggressioni a coltellate, di che ci si può stupire? La lega proporrebbe Matarrese come vicepresidente vicario della FIGC: si dia un segnale, per una volta. Un NO che ce lo tolga dalle scatole. Sempre la stessa gente, che ha il coraggio di definirsi "nuova". Ma per favore.

guerra

il vicolo cieco

Dobbiamo avere il coraggio di dire che non è più di destra ammettere che la criminalità e il disordine sociale rappresentano un problema grave per l'equità della nostra convivenza. Non è di destra sostenere che l'immigrazione deve essere controllata, o chiedere agli immigrati di farsi carico di una serie di responsabilità civili, ivi compreso (per fare un esempio) l'obbligo di apprendere la lingua nazionale. Non è di destra reclamare una cultura della legalità che valga per tutti.
(Corrado Augias, da Repubblica.it)

gli sversi di des'ree



Della cantante Des'ree versi più brutti di storia pop

LONDRA (Reuters) - La cantante britannica Des'ree ha conquistato il poco ambito titolo di autrice del peggior testo per una canzone nella storia del pop mondiale.
Nel corso di un serrato sondaggio di Bbc radio, la cantante ha conquistato il titolo per una canzone che continene tra l'altro questi versi: "I don't want to see a ghost/ It's the sight that I fear most/ I'd rather have a piece of toast/ Watch the evening news." (non voglio vedere un fantasma/ è la visione che mi spaventa di più/piuttosto prenderò un pezzo di toast/guardo le notizie della sera). Alla cantante sono andate circa il 30% delle preferenze degli ascoltatori votanti nel programma condotto dal dj della Bbc Marc Riley. Secondo posto a Snap per "I'm as serious as cancer/ When I say rhythm is a dancer." (sono serio come il cancro/quando dico che il ritmo è un ballerino). Terzo posto a Razorlight per il verso "And I met a girl/ She asked me my name/ I told her what it was" (ho incontrato una ragazza/mi ha chiesto il mio nome/le ho detto qual era).

6 maggio 2007

23

derbi


Pensavo, col luogo comune, che a Roma il derby si giocasse tutto l'anno. Ma quello che ho visto a Lisbona è delirio. Benfica e Sporting si sono affrontate, giorni fa, al culmine di una diretta televisiva durata ore e ore, andata avanti altre ore dopo la partita. Quotidiani, televisioni, negozi, tutto parlava di questa partita, che metteva di fronte la seconda e la terza forza del campionato portoghese. Partita degnissima, giocata in stadio esaurito in ogni ordine di posti, ed è uno stadio assai capiente, oltre che bello e "cittadino". Una polisportiva con 160.000 soci, quella del Benfica, contro un gruppo di resistenza umana meno rappresentato ma molto organizzato. Il telecronista del derby romano, andato in diretta nel pomeriggio, commentava: in questa partita (roma-Lazio, cioè) c'è tutto: la tecnica, il fisico, il gioco. Manca uno straccio di tiro in porta, anche per caso. Stasera non perdetevi il derbi.

sarkozy


come previsto.
Ma chi da noi gongola prenda esempio dalle prime parole del neopresidente. Che sono anche per chi non l'ha votato e per l'avversaria battuta.

delios


Dopo tre stagioni si torna a fare le qualificazioni di Champions League, oramai è praticamente certo, terzi o quarti che si arrivi. L’ultima volta fu dopo un grande campionato giocato tra il sontuoso spettacolo del campo e la paura di sparire dal calcio, fuori. C’era Mancini e l’anno dopo si conquistò una fantastica Coppa Italia. Questa Lazio costa la quarta parte di quella e ha il futuro dalla sua. Quella era la scia di uno scellerato progetto stellare. Non è un caso: il merito, per me, è in massima parte di Delio Rossi.

navigatori

5 maggio 2007

back home