31 ottobre 2007

sei bella lo stesso, però

Non sempre si riesce a vincere contro pronostico, in un derby. La Lazio perde e la Roma vince con merito. Ai biancocelesti, però, va riconosciuto di aver tenuto aperta la partita fino in fondo, con una prestazione importante per gioco, coraggio e capacità di soffrire. A tenere in piedi la squadra nel momento peggiore uno splendido gol su punizione di Ledesma, protagonista assoluto a tre settimane dall'intervento chirurgico subito al ginocchio. Ledesma non ha mostrato alcun disagio, prendendo per mano i compagni e cercando fino alla fine in ogni modo di recuperare. Peccato, perché in un derby per chi è tifoso non esiste la sconfitta ai punti o a testa alta. Però la Lazio di stasera, messa insieme tra mille difficoltà, ha confermato ancora una volta di essere una bella squadra. Perdere contro avversari migliori ci sta. Bel derby, molto corretto. In questi casi ci si consola pensando che oggi a me e domani a te. A mia elefantiaca memoria, piuttosto, non ricordo un 3-2, almeno dagli anni settanta in qua.

Halloween

Partita per nostalgia e tornata per business, Halloween, sembra, affonderebbe le radici in antiche celebrazioni, dal capodanno celtico a non so che. Anche se rappresenta un business per i coltivatori di zucche e per i produttori di costumi e dolcetti. Fa sinceramente ridere la preoccupazione delle tonache su Halloween che avvicinerebbe i giovani all'occultismo. Più che altro all'obesità. E lasciate stare i gatti neri.

Accerchiamoci!

Il nuovo accordo sui diritti tv distribuisce la ricchezza a disposizione delle società di calcio in modo infinitamente più equo, creando delle buone opportunità per chi sarà in grado di sfruttarle. Un taglio del 10% ai riccaccioni, un puntello sostanzioso ai poverini, un incremento del 15% degli introiti della Lazio finanziato completamente dal taglio inflitto ai romanisti. Sul fronte del doping amministrativo, multata la Roma e assolta la Lazio. Ho visto all'opera strategie d'annientamento più taglienti e mafie più determinate a papparsi tutta la ciccia attaccata all'osso.

silly thing

PD: GASPARRI (AN), DA PARTITO DEMOCRATICO A SOVIETICO
Festa cinema. Gasparri: Veltroni-Ceausescu, campione cinismo
"e' stata cancellata una irresponsabile iniziativa della sinistra per mettere sotto processo in Parlamento le forze dell'ordine. I violenti del G8 vanno ricercati tra i gruppi di estremisti, non tra chi indossa la divisa"
(secolo XIX)

aria de sveja

Finché c'è totti in campo uno ci spera sempre, visto quanti ne ha persi.
Ma Spalletti ha capito il trucco, mesà, e non l'ha convocato.
Le nostre speranze di raccattare un punto sono ormai ridotte al lumicino...

il sergente nella neve a La7

Marco Paolini in diretta su La7 è un evento. A parte la sottolineatura ovvia (perché non ci ha pensato la Rai?) che rinfodero subito, volevo dire che lo spettacolo è bello. Meno preciso e chirurgico del Vajont, più raccontato e emozionante. E' che questi che vanno in giro a raccontare certe storie importanti sono una ricchezza per davvero.

sempre più difficile

Se ci si dovesse basare sulle risposte ottenute dal richiamo alla lealtà fatto da Prodi la settimana scorsa, sarebbe meglio chiudere bottega. Continua il tutti contro tutti: prima c'è stata la parata dei diseredati dal PD che hanno mostrato uno a uno i canini a Prodi, ora va in scena la rissa a mò di girone all'italiana tra unicidisinistra, mastelloni e dipietroboys. L'ultimo pietoso atto è il voto congiunto dei due fino a pochi minuti fa litiganti Mastella&DiPietro che si sono uniti alla destra per far fallire la commissione d'inchiesta sul G8 a Genova. Un po' per sfregio, un po' per convenienza personale, certamente per convinzione che sembra incompatibile con una coalizione democratica, anche e soprattutto per tutto quello che su Genova si sa, documenti alla mano. E' questo che amareggia, di più se viene da un paladino dell'antipolitica.

30 ottobre 2007

ai tempi miei

certe professoresse non c'erano

american pie

29 ottobre 2007

La via dei pellegrini è lunga


Dillo a noi, che ci passa sotto casa...

piovono piastre. Di merdra.

Per il corno della mia pancia! Il re di Polonia Lotitsky crede che noi qua siamo fessi, ma che! Pronti invece a mangiargli le onecchie! Ci basta poco, un'intercettazione vecchia come madre ubu, un'altra che non c'entra un pittolo e alé! Phynanze! Salsiccia tutti i giorni! Corona di salsicciotti e trono! M'arricchisco, per la mia candela verde! Ah, vedeste come se le danno, i laziali. Mi credevo che non mi bastassero, i palotini. M'arrabbiavo con Cotice e Pile, li avrei decervellati volentieri. Invece no! Il laziale si accerchia da solo! Basta uno sgub, una piastra di merdra e il gioco è fatto! E che gioco, corno panciolino! Basta un niente, il soffio puzzolente di una cacchina vecchia! Il conte di Vitepsk Previtsky che chiama il re di Polonia e dice: Corno panciolino! Che mio figlio giochi o saranno storie! Trippe! Vi muoverò guerra con tutte le truppe del barone Diarrosky! Vi porterò via il regno e il cavallo da phynanze! E tutti con l'elmetto, lo sapevo! Non per niente m'arricchisco, mortadella mia! Come se una telefonata di Previtsky fosse una macchia di merdra, o peggio una palla di fuoco! Prepariamoci al decervellamento, questa è la mira: e il trono di Polonia sarà mio. Ah, quando lo racconterò a quella stregaccia di madre ubu...
(esce soddisfatto)

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Lo sgub di Repubblica sulla telefonata di Previti è il nulla. Non significa niente: il padre di un ragazzino delle giovanili che chiama e chiede che si faccia giocare il figlio. Situazione classica. Un altro lo mandi in culo, a Previti se sei Lotito gli fai buon viso. Ma il regazzino non ha mai giocato e patetico è il mirror climbing degli scuppers, che vogliono disegnarlo come una macchia sul grembiule di Lotito. Una campagna di dubbio gusto, a metà tra lo strapaese prederby e lo scandalismo di quart'ordine, visto che è a scoppio ritardato. Piuttosto si nota la facilità con cui si può far alzare la canizza nel mondo Lazio: l'omologazione da curva da una parte e la sindrome d'accerchiamento dall'altra si possono alimentare praticamente con il nulla. Mentre s'ingrossano le fila di chi può avee un aggio dallo scivolone lotitiano...

johnny cash show

passerà


A un certo punto aigor ghignava con l'occhio asimmetrico e diceva: "potrebbe andare peggio. potrebbe piovere". E giù lo scroscio. Oggi s'è messo a piovere sulle sfortune di Delio e della Lazio, ed è arrivata una sconfitta inattesa. Sbagliato, perché l'Udinese è pericolosa e la Lazio non se la porta da casa contro squadre medie ben messe in campo. Ma l'incapacità di valutare lucidamente gli eventi che girano intorno alla Lazio ha da tempo colpito la gran parte dell'ambiente. Dunque si continua così, tra guelfi e ghibellini, con questo e quel burattinaio, con l'adesione acritica a questo o a quel partito ad aumentare il parossismo al veleno che sembra non lasciare mai la Lazio in questo ventunesimo secolo, a replicare la scia di traversie che segnò una lunghissima notte seguita al primo scudetto. Gli ingredienti per spiegare stenti e sconfitte degli ultimi tempi ci sono tutti, addirittura ce ne sono d'avanzo e sono tutti riferibili al fatto tecnico. Problemi di giocatori e di tempi di recupero, problemi logici di allenamento che affliggono una rosa inadeguata al doppio impegno e falcidiata dalle assenze, la consapevolezza in tutti i protagonisti del campo che è stato fatto poco per rinforzare la squadra, il che costituisce un alibi. Si sa da sempre che questo per una squadra è veleno, peggio ancora per una squadra dalle risorse non illimitate come la Lazio. La crisi blocca molti protagonisti fondamentali, chi infortunato, chi involuto, chi stanco, chi immalinconito. La Lazio tornerà a crescere, a lavorare con tutti gli effettivi, a esprimere il suo bel gioco come nella serata di gala contro il Real Madrid. Ma ci vuole tempo. Rossi si prenderà le sue rivincite. Ma questo non servirà a svelenire l'ambiente, preso nella sua smania di demolire centosette anni di storia. Mercoledì c'è il derby, e ci si arriva come peggio non si potrebbe. Con la certezza che un eventuale esito negativo getterà altra benzina sul fuoco, come se le somme di un campionato si tirassero alla fine di ogni partita. I conti si fanno alla fine, ma qualcuno ha già fatto i propri. Attenzione, però, che non sempre i conti tornano...

28 ottobre 2007

Al Capone

27 ottobre 2007

26 ottobre 2007

Delio e le storie pese


Delio Rossi e Lotito parlavano di mercato, ma manca la sincronia sull'argomento Ledesma. Delio parla di trattative da avviare e di Lecce che non si presenterebbe in tal caso con il coltello tra i denti, dopo Lotito si ricorda di Ledesma in un modo che lascia pensare quantomeno che non avesse afferrato un eventuale riferimento del tecnico al regista argentino. Risulta assai evidente che non si sta parlando di un illecito, come (a me) pare abbastanza chiaro che Rossi fa riferimento prevalentemente al comportamento dei salentini IN CAMPO e non sul tavolo delle trattative. Si tratta di un comportamento criticabile quanto si vuole, senza perdere di vista, però, il contesto confidenziale (un allenatore che parla con il suo datore di lavoro) e la "banalità" del ragionamento, che ho sentito fare a mille tifosi in vita mia. Il deferimento di Rossi è dovuto, davanti all'intercettazione, come blande mi sembrano le sanzioni ipotizzabili per quello che potrebbe essere ritenuto un comportamento antisportivo sanzionabile (ma l'assenza di atti documentabili, a parte le parole registrate nella telefonata, mi pare un solido argomento a favore del tecnico laziale). E' un episodio documentato di un atteggiamento diffuso in modo capillare nel mondo del calcio italiano e non solo. Qualcosa di estraneo al senso dello sport inteso come spirito olimpico, e più pragmatico e attento alle mille complicazioni che possono sorgere quando si affronta un impegno agonistico a qualunque livello. Augurarsi l'arrendevolezza dell'avversario è antisportivo, ma non stiamo parlando di santi appiccicati al muro. Piuttosto di gente abituata a navigare in acque mai tranquille, e basta andarsi a guardare i finali convulsi del barnum che prende il nome di serie A per rendersi conto. Molte squadre ricorrono a tecnici esperti e navigati nei finali di campionato, molte gare già adesso vedono le squadre affrontarsi facendo mille calcoli e facendo ricorso a tatticismi che includono, spesso, anche intese extracampo, che siano o meno esplicite o dettate dal comune interesse da difendere. Poi quelli che raccattano l'intercettazione per proseguire la propria guerra privata contro la Lazio (e ce ne sono alcuni che da anni portano avanti la propria guerra contro chi ha spazzato via i privilegi del sottobosco marcio che ruota intorno alle società di calcio) e quelli che la veicolano per fare scandalismo e moralismo a mezzo stampa si commentano da soli. Non va negato, però, che quando si parla di calcio si scende facilmente a compromessi con i propri valori fondanti in cambio di tre punti che fanno una salvezza o un piazzamento europeo. E non mi sto riferendo agli addetti ai lavori, ma principalmente ai tifosi. Anche il calcio, come la politica, è lo specchio del paese e dei valori in cui si riconoscono gli italiani. La speranza di Rossi di trovarsi di fronte un avversario il meno arrabbiato possibile, insomma, fa tanto teniamo famiglia, tanto meglio a noi che a loro. Se ripenso che la valigetta di Preziosi a un'avversaria retrocessa costò la promozione al Genoa, che invece di salire in A dopo cent'anni di sofferenze finì per retrocedere pur di "calcolare" il rischio contro un'avversario enormemente inferiore, esponendosi a un pericolo infinitamente superiore... E' anche pieno di stupidi, il mondo. E anche chi stupido non è può commettere una leggerezza o dire una stupidaggine. Ho visto Rossi a Siena non darsi pace per la sconfitta della sua squadra che era già retrocessa. Neanche un anno prima di quella telefonata. Perciò non credo si parlasse di mercato, ma della partita. E parlando della partita, non credo che Rossi suggerisse a Lotito di comprarsela. Il virgolettato di Repubblica ("Il Lecce è forte, bisogna ammorbidirlo"), poi, nell'intercettazione non esiste proprio. Testa alta e chiappe strette, Delio.

gli stipendi non crescono


Benché il ragionamento di Draghi sugli stipendi che non crescono abbastanza sia semplice e facilmente riassumibile in efficaci messaggi, difficilmente lo si sente fare. Strano (a parte le discussioni a margine delle trattative sindacali) che non ci sia chi sottolinei adeguatamente una situazione che penalizza fortemente lo sviluppo del nostro paese, insieme all'altro fattore critico che sta di fatto imponendo il regresso sociale a una larghissima parte di cittadini in gran parte giovani, che è quello del livello fuori controllo dei prezzi delle case. Il basso potere d'acquisto non riguarda tutti, ma è certamente un frutto avvelenato della flessibilità, usata per demolire il potere contrattuale di diverse categorie. Situazione che ha tenuto ancorati in basso gran parte dei dipendenti salariati, che hanno visto ridursi fortemente il proprio potere d'acquisto. Quindi non è per inerzia che si deve applaudire l'intervento di Draghi (quasi tutti pensano di guadagnare meno di quanto meritino) ma proprio perché è una sottolineatura importante di una situazione che coinvolge una fetta cospicua e crescente della struttura sociale italiana, che vede da anni assottigliarsi il ceto medio, a fronte dell'allargamento delle fasce meno protette della popolazione e per effetto di una fortissima polarizzazione dei redditi. Pochi crescono tanto, troppi segnano il passo. Bisogna dirlo, parlarne di più. Di continuo, perlomeno quanto si parla di pensioni, per esempio.

wooly bully

dietrologismi

Volendo fare un antipatico esercizio di dietrologia, si nota una curiosa coincidenza: il tiro a segno su Prodi ha avuto una certa accelerazione dopo le primarie del PD. Ognuno di quelli che doveva battere di cassa ha tirato la sua saccagnata. Strano e sicuramente falso, ça va sans dire, è una banalizzazione banalotta…

25 ottobre 2007

shanty town

Che tempi

L'editore di Libero si sta comprando l'Unità

24 ottobre 2007

Ma si può fare


Sconfitta bugiarda, nel senso che doveva essere più larga, forse.
Ma oggi di più non si poteva. Peccato perché non perdendo qui era quasi fatta. Adesso ci sarà da giocarsi bene le chance casalinghe: se si fa il pieno, si passa. Forza belli.

23 ottobre 2007

E chi può commenti il campo

La Lazio ha una virtù: è terribilmente tosta, dura da rodere. La si batte, per carità: non è la squadra più forte del mondo. Ma ha personalità, dignità e grinta. Di più se la guida lo sguardo accigliato di Ledesma o la maschera di dolore di Cribari. Ma anche così non si trema. E quello che verrà da Brema sarà, buono o cattivo, il menu del giorno. E' vero che le rendite di posizione nel calcio non esistono e che in ogni partita bisogna rimettersi in gioco, dunque è lecito aspettarsi conferme. Ma per avere in pianta stabile la Lazio spumeggiante dell'anno scorso bisognerà aspettare che si diradi il calendario, insieme al torrenziale diluvio d'inconvenienti e infortuni degli ultimi tempi. Si sa che il vento gira, gira per tutto il mondo. E Rossi e compagni torneranno al sole e al sereno quanto prima, contnuando a giocarsi con dignità questa grande chance della Champions League. Continua il polverone, invece, sul fronte parallelo, quello della lotta tra antilotitiani e Lotito, con tutti i fronti contrapposti e le guerricciole di secondo piano alle quali non è difficile assistere nel frammentato ambiente biancoceleste. Battaglie di retrovia, combattute anche in ambiti che ben altri splendori hanno visto e che hanno finito per accontentare chi ne voleva la comoda collocazione in una precisa mattonella nella geografia del tifo che è destinato a non contare mai. Una rinuncia al pensiero che arriva nello scenario di grande sofferenza ambientale che segna da tempo l'atmosfera intorno alla gloriosa società biancoceleste. Abituata da sempre alle lotte intestine e alle sofferenze di questo tipo. Brema è un'altra pagina importante da scrivere. Vada come vada.

buristo, boys


Uno stomaco di maiale inzeppato di grasso e sangue. Buono da morire. Lo fanno tra Firenze e Siena. Mi dicono che è più buono a Siena, io refero. E consiglio di provare a scaldarlo un pochetto, poco poco, ché si disfa quasi. Una cosa sublime. Antica. Che rimanda a sapori proibiti e pagani. Yum.

higher and higher

Il fax non serve più a nulla

Andrea Tortelli mi ha fatto la gentilezza di recensirmi e io manco un post gli ho dedicato. Riparo subito. Qua c'è il suo blog che recensisce blog di giornalisti o presunti tali (è il caso del sottoscritto).

22 ottobre 2007

sputnik

Stasera ho visto uno spezzone di Voyager, il programma Rai di quel tizio che prima faceva un programma uguale per TMC (Stargate?) tirando su la pagnotta tra cerchi nel grano, santi graal e omini verdi. Oltre a rincontrarci il vecchio John Titor, che ha accumulato negli ultimi tempi un bel po' di predizioni scazzate, vivaddio e grattandose li mejo per quelle ancora da verificarsi, il servizio che mi ha attratto era quello sui due spennacchiotti geniali che nei primi anni '60 a Torino ascoltavano le trasmissioni radio degli astronauti russi. Roba vera, stavolta, ciccia che si tocca con mano, mi ricordavo che ne aveva diffusamente parlato Gianluca Nicoletti ai tempi del Golem radiofonico. Procedendo per cortocircuiti, i nomi di Gagarin, della Tereschkova e di Laika fanno fare il sussulto ancor oggi. Erano personaggi conosciutissimi, in tempi controversi. Da una parte la guerra fredda col suo carico di pratiche mostruose, dall'altra un certo grado d'ingenuità della gente, resa cinica, oggi, dall'eccesso di eliminazione di veli che ha spianato la strada al complottismo più sbracato. Vabbè, quello che volevo dire è che l'idea di Laika che parte per lo spazio, per tacere del compagno Yuri, mi ha sempre affascinato e mi ha costretto a pormi un mare di domande alle quali, bambino, non trovavo risposta. Non che abbia fatto sti gran passi avanti. Ma i Gagarin oggi non ci sono più, e sono sogni in meno. Sfortuna. Per riconsolarsi, ci si attacca a John Titor e al suo epigono Ethan. Io non ho mai capito, però, com'è che fecero gli americani a sorpassare i russi nella corsa alla luna...

i musicanti di Brema


Pur perdendo un pezzo al giorno, l'asino, il cane, il gatto e il gallo rimasti a disposizione di Delio Rossi sono pronti a provarci ancora. Suonate bene, ragazzi.

only the lonely

idea

e se ce la prendessimo pure noi, con i curdi?

moralismo e barbarie

Letta intervista di Lotito al Manifesto. Benedett'uomo. Riconosce di avere il difetto di ascoltare poco gli altri, in compenso, dice, non li giudica.
In altra parte dice, però, di essersi prefisso lo scopo di moralizzare il calcio. Cosa che ricorre ossessivamente, grondando giù da ogni sua verbosa esternazione. Meno male che è uno che sospende il giudizio, figuriamoci se giudicava. Io dico che questa mania rende antipatico Lotito (che lo sa e non se ne cura, anche giustamente) e che alla lunga può rappresentare un grosso problema anche per la Lazio. In ogni caso, chi è senza peccato scagli pure la prima pietra. E meno male che Lotito non mi legge, sennò già m'era arrivata na sassata...

sentenze provvisorie

Che poi dopo mesi di chiacchiere inutili ti accorgi, leggendo il giornale del lunedì, che dopo mille pianti e peripezie stai a cinque punti appena dalla più grande squadra mai costruita, pronta a spaccare il mondo agli ordini del suo capetano senza macchia, rientrato addirittura nel giro del pallone d'oro. Mica male

21 ottobre 2007

Il meraviglioso mondo di Amelia


Tre punti d'oro, a parte il fatto che l'inviata di Mediaset non abbia visto miglioramenti rispetto all'indimenticabile sconfitta patita contro il Milan. Così lei l'ha definita. Ieri il club dei lupacchiotti di tutto il calcio minuto per minuto definiva "grande momento di calcio" i festeggiamenti dei romanisti al secondo gol segnato al Napoli, oggi i telecronisti scaiani che commentano in modo offensivo, tanta la loro faziosità, Fiorentina-Siena. Ok, è vero che i commentatori di calcio sono centinaia e questo abbassa la loro qualità. Ma basta, un po' di obiettività in più (e la smetta anche Lotito di andare in giro a pretendere d'impartire lezioni di morale a tutti quelli che incontra).

La "Cosa Rossa"

Comunque bisogna che si sbrighino: le poltrone sò contate, chi dorme non piglia pesci.
Non sia mai che il PD lasci tutta sta gente a becco asciutto...

Contro il precariato dei sogni

Riflettendo cinque minuti sull'enorme regresso di garanzie comportato dal ricorso alla flessibilità per migliorare la situazione dell'occupazione in Italia, va detto che in parte il regresso è dipeso dall'uso distorto che molti "beneficiari" (mi riferisco ai datori di lavoro) hanno fatto di quel pacchetto di norme, messo insieme con finalità probabilmente diverse da quelle che si sono realmente raggiunte. Il che riguarda, ovviamente, anche il Pacchetto Treu che della Legge 30 è il progenitore sfigato. Ciò detto, non mi pare che ci sia stato progresso nemmeno nelle rivendicazioni, da parte della piazza. Forse ci si rimodula al ribasso, visti i tempi bui. Come si fa con una piazza che rivendica il diritto della gente a vivere di espedienti e senza speranza per il futuro, o peggio vittime di discriminazione razziale? Chi gli spiega che volare alto e chiedere la luna significa attestarsi ben oltre con le rivendicazioni? Che la casa non è di chi è in grado di prendersela alla faccia della Legge? Che il lavoro è un diritto, e che lavare i vetri ai semafori non è un lavoro? Una volta essere di sinistra significava aspirare a un livello di vita migliore per le parti più deboli della società, oggi sembra che si lotti per farle restare nella melma in cui si trovano.

Ambiguità e piazza

"Non credo che il corteo di oggi sia contro Prodi e nemmeno contro Veltroni. Però i due sono dei moderati, mentre oggi la massa di popolo vuole un cambiamento profondo e di sostanza. Quanto più si rafforzerà questo movimento tanto più Prodi potrà fare qualcosa di buono".


Queste parole le ha dette Pietro Ingrao. Leggendo in giro è tutto un coro di esortazioni (a cominciare da Giordano) al governo ad andare avanti con l'attuazione del programma. Tutto molto bello, costruttivo, democratico. Quello che non si spiega è il livore che si percepisce in giro, e che risulta chiaro a leggere siti e blog dove si esprimono persone che hanno manifestato, a me sembra, a partire da uno stato d'animo meno benevolo verso Prodi e il suo governo. Insomma, si continua a percepire una forte critica distruttiva da parte della base dell'autoproclamata unica sinistra italiana, che marcia verso la costituente della cosa rossa con all'ordine del giorno la sostanza, innanzitutto. Tipo eliminare falce e martello dai simboli. Insomma, niente di nuovo sotto il sole: ambiguità e demagogia, insieme al desiderio di riunire ciò che in più circostanze si è provveduto a frammentare. Quelli che hanno "usato" una manifestazione dagli alti scopi dichiarati per insolentire CGIL, Prodi e compagnia erano stati avvertiti? Oppure, magari, se li sono inventati i giornali...

20 ottobre 2007

18 ottobre 2007

Eroi di cartone

Quando era inverno si usciva, dopo pranzo, tutti e quattro in giro. Al prato mia madre faceva la cicoria, noi giocavamo a qualcosa. C'erano spiazzi a sterro dove si giocava a pallone, ogni tanto me li sogno ancora. Prima, molto prima che incominciassero i cantieri del Casilino 23. Una volta ci portammo il gatto, avevamo paura che si perdesse, lui era felice come una pasqua. Mi chiamarono certi che gli cadeva di sotto il pallone, lo intercettai con un bel colpo al volo, mi ricordo ancora l'applauso. Si tornava presto, prima che facesse buio. E c'era la tivù dei ragazzi con gli eroi di cartone, cartoni di gatto silvestro e bugs bunny, con la strepitosa sigla finale di Lucio Dalla, che ancora me la ricordo. Si faceva la condensa sui vetri, con la stufa accesa e i pop corn fatti nella padella, o le castagne e le noci del paese. Io spannavo i vetri e mi perdevo a fantasticare sulle luci delle macchine. Pensavo a chi potesse esserci dentro, a dove potesse andare. Impazzivo quando pioveva e le luci si proiettavano contro le gocce d'acqua e le ruote schizzavano passando dentro ai pantani. La notte si sentiva il tram che passava, anche se era lontano. Mi sembrava che chi ci stava sopra avesse una gran fortuna, vedevo sempre i fattorini con i biglietti diversi per prezzo e per colore. E non sapevo cosa sognare per me, cosa sperare di poter fare da grande. Ma anch'io stavo davanti a Charlie Brown.

Rumble

Blogosfera svegliati. E goditi lo spettacolo

Il problema del giorno sul fronte della libera libertà internettica è che Vodafone veicola sul telefonino a prezzi scontati alcuni contenuti selezionati, prodotti dal gruppo l'Espresso. Il che vuol dire che altri pagano di più per arrivare al telefonino degli utenti Vodafone. Un'ottima occasione per la concorrenza: abbassi lei i prezzi per scaricare podcast sul telefonino a tutti gli altri. Sul tema principale, non credo sia reale il pericolo per la libertà di chi mette a disposizione contenuti su internet. La struttura stessa della rete ha sempre provveduto a frustrare le pretese di chi vorrebbe orientare contenuti. Sarà così anche stavolta.

Continuiamo così, facciamoci del male

L'osservatore romano attacca la Corte di Cassazione per la sentenza che accoglie la possibilità che, con il consenso del padre, si fermi la macchina che tiene Eluana in vita vegetativa. Per il momento tutti fanno i pesci in barile, nessuno che gli dica di smetterla di rompere i coglioni...

17 ottobre 2007

La nazionale a Siena

Ovvero, lo studente fuori sede finalmente ha qualcosa da festeggiare che non sia di "proprietà" dei senesi. Era tutto un cicaleccio di accenti mediterranei, prima della partita. Noi abbiamo optato per Clooney al cinema. Siamo passati accanto allo stadio, stavano tutti zittizitti... non dev'esse stato tutto sto spettacolo. Due gol di Lucarelli ai senesi non saranno manco tanto piaciuti...

Il Nobel per il razzismo

Ecco, ci mancava l'affermazione categorica secondo la quale i neri sarebbero meno intelligenti dei bianchi. A farla, poi, è un premio Nobel che sembra non sia nuovo a queste uscite. Disgustorama.

Papa's got a brand new bag



Questa serie di video è un omaggio a Charlie Gillett e al suo The Sound of the City, dalle cui classifiche pesco titoli da incollare qui.

gossip

Che poi, a pensarci bene, è proprio vero che si crede più al gossip che alla verità, anche se dicono gli esperti che il 95% della vox populi ha fondamento nella realtà.
Io non ci credo. Ma spesso succede il contrario

il calcio è ancora calcio


Anche se tutto è cambiato, a contare sono sempre le stesse cose. Bisogna vincere, qualificarsi per l'Europa, prendere giocatori bravi o sviluppare un progetto valido o possibilmente tutte e due le cose. Poi si cresce. La Lazio è conosciuta in Europa per quello che ha fatto al tempo di Cragnotti, ma non si vive di rendita e le dichiarazioni di Raul nel pregara di Champions lo dimostrano chiaramente. La geografia calcistica è qualcosa che si evolve e passa per il riscontro del terreno verde, a parte fenomeni locali ipersfruttati con un'abile gestione della comunicazione, che comunque poggiano sulle robuste gambe di un talento indiscutibile. Che, come nel caso di Totti, non sempre fa il campione epocale. A Roma c'è un'estenuante maratona di comunicazione locale (assolutamente impercettibile se si cambia latitudine) che finisce per mettere sul banco degli imputati la Lazio per questioni, per quanto importanti in se, assolutamente secondarie rispetto ai criteri che aggiornano la valutazione di una squadra. Così Lotito viene giornalmente chiamato a rispondere su questioni di poco conto, che alla Juventus non interesserebbero a nessuno: dall'allenatore dei tredicenni all'ortopedico di fiducia, dalle prospettive in società degli ex calciatori alle strategie di marketing e di comunicazione.
Moggi e Giraudo avevano creato una macchina perfetta in quanto vincente. Per farlo avevano cercato di... assicurarsi che vincesse in ogni caso. Anche i progetti finanziati a centinaia di miliardi di Inter e Milan hanno bisogno del riscontro del campo, e così vale per la Lazio, che quest'anno ha mostrato alcuni limiti di consistenza dell'organico che l'hanno fatta scivolare indietro nelle gerarchie del calcio. Punto. Prendere a paradigma le vuote costruzioni mediatiche che proprio sulla sponda opposta del Tevere hanno prodotto business dice di una mentalità pericolosamente incline alla sudditanza, con l'aggravante della scarsa limpidezza di pensiero. Nel senso che se di bugie e manipolazioni si tratta, non si vede perché si dovrebbe accusare Lotito di non costruirne a sua volta di adeguate. La verità è che brucia ancora la ferita delle questioni etiche, nel senso che ci sarebbe bisogno, tra i laziali, di abbandonare il disincantato cinismo che anima le analisi e le dietrologie, riconsegnandosi alla fruizione "bambina" della partita di calcio. Cosa che in pochi sono rimasti in grado di fare. La speranza è che la Lazio non assecondi la spirale involutiva dei propri tifosi, incapaci di sottrarsi alla scura discesa innescatasi da quando gli ultras dichiararono guerra a quello che all'inizio avevano salutato come un condottiero.

16 ottobre 2007

hopini


Hopini si chiama come un villaggio indiano, ma è molto più antica. Un pugno di case allungate su una collina, con una chiesa dove accadono cose curiose, prati verdissimi, un parco che levati, una quercia su tutte, dei fagiani, qualche bottino e uno storico tenditoio. Lo spedale e la salita del maremmano triste, la civetta erotica, il fico eroico, il cane grattanaso e il circolo. E potrei continuare. Un mondo a parte, ma piccolo, che dentro googlemaps si vede appena appena. Ci si sta bene, col camino acceso e la finestra che guarda Brolio, il Chianti e la clinica per vecchi cosmonauti. Casa.

for your love

16 ottobre 1943


Alle 5.15 del mattino le SS opportunamente informate e guidate dai fascisti romani invadono le strade del Portico d’Ottavia e rastrellano 1024 persone, tra cui piu' di 200 bambini.
Due giorni dopo, alle 14.05 del 18 ottobre, diciotto vagoni piombati partiranno dalla stazione Tiburtina. Dopo sei giorni arriveranno al campo di concentramento di Auschwitz in territorio polacco.

Solo quindici uomini e una donna (Settimia Spizzichino) ritorneranno a casa dalla Polonia. Nessuno dei duecento bambini è mai tornato.


Noi non dimentichiamo.

Settimia Spizzichino (da "Gli anni rubati")

"Fummo ammassati davanti a S. Angelo in Pescheria: I camion grigi arrivavano, i tedeschi caricavano a spintoni o col calcio del fucile uomini, donne, bambini ... e anche vecchi e malati, e ripartivano. Quando toccò a noi mi accorsi che il camion imboccava il Lungotevere in direzione di Regina Coeli... Ma il camion andò avanti fino al Collegio Militare. Ci portarono in una grande aula: restammo lì per molte ore. Che cosa mi passava per la testa in quei momenti non riesco a ricordarlo con precisione; che cosa pensassero i miei compagni di sventura emergeva dalle loro confuse domande, spiegazioni, preghiere. Ci avrebbero portato a lavorare? E dove? Ci avrebbero internato in un campo di concentramento? "Campo di concentramento" allora non aveva il significato terribile che ha oggi. Era un posto dove ti portavano ad aspettare la fine della guerra; dove probabilmente avremmo sofferto freddo e fame, ma niente ci preparava a quello che sarebbe stato il Lager".

la storia del bue che dice cornuto all'asino

La storia del giudice americano che non concede l'estradizione per il mafioso perché l'Art. 41 bis gli sembra troppo somigliante alla tortura è grottesca, come minimo. Anche peggio, in un certo senso, di quella del giudice che accorda le attenuanti all'assassino per il fatto di essere di origine sarda.

15 ottobre 2007

14 ottobre 2007

Tre milioni di dubbi

Contro le certezze dell'antipolitica che si autodefinisce tale e di quella che tale è, ma che ama definirsi "sinistra" (anzi, "l'unica sinistra in Italia", per riprendere una frase del barbuto segretario del partito di quelli che sbagliano sempre gli altri). Tre milioni di teste confuse, forse, visto che il voto registrato al referendum sul welfare ha visto l'80% della gente votare sì in preda ad allucinazione collettiva alimentata dall'omologazione e dal bombardamento massmedio e logico. Ora il Paese dei Tafazzi, quello che sembra addirittura apprezzare, certo col naso turato, certe prerogative di chi governa, dice che tutto sommato il PD gli sembra meritevole di qualcosa. Perlomeno del contributo minimo di un euro. Paresse poco. Domani leggeremo le solite dichiarazioni di quelli che hanno sempre le mani pulite, non perdono e non sbagliano mai, quelli che hanno un solo vero nemico che non sono i fascisti, anzi.
Scuoteranno il capo e si diranno che il popolo bue non è ancora pronto a recepire certe idee, forse. Se almeno questo soggetto neonato che balbetta servisse a togliersi dai coglioni certo ciarpame, questo 14 ottobre sarebbe stato un grande giorno per davvero...

76% a Veltroni, che era scontato.

Back Rome


Che certo nun po' esse cambiata in tre settimane, co la ggente in giro pe' Centocelle, lo stereo a palla coll'ippoppe, er braccio a pennolone fori dala machina, chettoodicaffà. Doppie file, sgommate, schiamazzi, palestrati, capezze, lampade e pupattòle, serenate de papà, monnezza e tutto come al solito, insomma.
Era da tempo, però, che non ci stavo rilassato come stavolta, un paio di giorni a casa a fare pacchi e a sistemare cose e in giro a piedi. Votato, preso il caffè da Orazio, magnato le lasagne de mamma e ripartito. Se sta mejo qua. Il viaggio d'andata s'è fatto zigzagando tra torpedoni di fasci travestiti in gita. Molti veneti, da Padova e Rovigo, poi Monza, Valtellina eccetera. Che brutti. Intanto ho fatto scorta di guanciale...

Houston, abbiamo un problema

che se non fosse per loro...

Walk a mile in my shoe

12 ottobre 2007

Cocktail

Aggiungiamo al Bush che nega il genocidio (e poi è avvenuto novant'anni fa, ho capito che il povero armeno ha sofferto, ma anche l'americano senza l'appoggio turco soffre) i coglioni neonazi con la mano a paletta a Dachau e l'illuminato giudice che riconosce l'attenuante della sarditudine al tipo che violenta e tortura la ragazza in Germania. Giorni felici.

11 ottobre 2007

Prosperavamo

Ci sono delle cose che tornano in mente, a un certo punto, chissà perché. Facce che uno ha incontrato, gente con cui si è divisa qualche cosa e che chissà dov'è finita, tanti anni dopo, e che cosa ha fatto, nella vita. Prosperi era un mio compagno-fan che avevo alle elementari. Era piccolo, aveva una certa bazza quadrata, che a Roma definivamo più propriamente scucchia, e rideva molto, oltre ad avere una discreta venerazione per me. Non sopportava Mennini, che prendeva più dieci di me. Una volta mi vergognai molto perché si misero in due a fare la sfida con i nostri quaderni, sfida che io perdevo nettamente perché quell'altro prendeva più dieci di me. Il fetente. E poi era pure della roma. E il poro Prosperi rosicava. Cambiai classe un paio di volte, alle elementari,perché mia madre mi piazzava come gli veniva meglio per andare a lavorare. Così in seconda e in quarta cambiai maestra, spostandomi di turno e intercettando la possibilità di andare al doposcuola. Anche lì c'era qualche tipo curioso. Tre ragazzini che erano nati in Francia (Romeo, Roberto e Josette, ragazzina ricciola che faceva dei pipi con il pongo) ed erano tornati in Italia. Un altro, invece, stava per migrare verso Campobasso. Si chiamava Di Pietro, andavamo molto d'accordo. Oggi mi è venuto in mente lui.

Al voto, al voto

Il PD è comunque una novità. Lo fa notare Michele Serra, sull'amaca di oggi, e dice che la gente dovrebbe essere contenta del fatto che qualcosa di nuovo accade, ferme restando le posizioni di ciascuno. E (concordo) che la gente dovrebbe accantonare quest'atteggiamento di disincanto ostentato, di cinismo "di massima". La gente ha paura di fare la figura dell'anima candida, di quello che "dorme da piedi". E questo è uno dei motivi per cui è difficile avere dei politici migliori in questo paese. Ci sono dei valori precisi in cui le persone si riconoscono. Valori che determinano il voto, anche. Da noi si sceglie sempre il più paraculo. Ora, di facce paracule tra i candidati non ce n'è. Luogo comune vuole che Valterino sia tale, e perciò il suo consenso cresce. Vorrà dire che sarà Veltroni, forse, a mettere insieme le preferenze per il candidato più paraculo e per quello più rassicurante. Vedremo come andrà a finire...

Armeni, fu genocidio. Ma per Bush non conviene riconoscerlo

Nonostante le apprensioni di Bush, la commissione esteri della camera ha approvato una risoluzione che definisce come "genocidio" il massacro turco degli armeni tra il 1915 e il 1916.

10 ottobre 2007

Veltroni a Siena. Con Spalletti


La spalla Franceschini apre, pallida e un po' chierichetta, evocando Berlinguer e Zaccagnini, cioè titani e totani, nella calma etilica che pervade la piazza, compreso me fedifrago, che avevo trincato un Chianti Aiola del 2005 alla cena di compleanno, che io e mì moje compivamo gli anni, tanti io e pochi lei. Vabbè. Incipava Uolter con la Nuova Stagione, e giù pernacchi di alcuni sedicenti studenti, che al primo frusciar di spalle quadrate paiono rassegnarsi a un sommesso borbottio che ogni tanto produce un ruttino o una scorreggina di dissenso. Lui parte forte, ma non ne ha, pare stanco, ha già parlato ad Arezzo, un po' fa fresco, sò le dieci e probabilmente il buristo, i pici e il cignale faranno il loro per rallentarlo, certamente forniti dall'opposizione, interna o estera che sia. Comunque la platea è piena di vecchi compagni, alcuni anche un po' intromboniti. Lui si barcamena tra il populista e il moderno, attento a modularsi valido per il grande potere cittadino e al desiderio di sentire l'eco di suoni vecchi e familiari che nutre molti vecchi militanti. Un paio di scivoloni, soprattutto in una stentatissima digressione ecologica, poca voglia di parlare d'innovazione e di ricerca, il tentativo di mettersi saldo sulle gambe con sottolineature importanti sulla sicurezza. La sensazione, familiare, che Valterino piaccia per il suo essere sempre molto vicino al concetto-base di "male minore". Un lapsus: a un certo punto ha detto "noi faremo un governo...". Voleva dì partito. Non sapevo che fare, adesso non lo so peggio. Ma manco se po' votà Letta, e lui ha già messo le mani avanti: un milione a votare? Magari. Finale a sorpresa: in piazza c'era Spalletti, che alla fine corre dietro al Sindaco de Roma in trasferta. Un elemento in più per il laziale in perenne sindrome d'accerchiamento...

9 ottobre 2007

Portelli e l'antipolitica

Qui il suo intervento.
Ne cito un passo.

Tutte le domeniche allo stadio l’altoparlante ripete che sono vietate espressioni riconducibili a propaganda politica. Ecco, secondo me l’antipolitica è questa: una politica che siccome non ha il coraggio di distinguere le manifestazioni di propaganda fascista e chiamarle col proprio nome, finisce per vietare tutto, e per scoprire poi che dentro e intorno allo stadio sono rimasti a muoversi e a parlare proprio solo i fascisti. Mi pare una metafora di tendenze più generali. Una politica che considera nemico o sospetto chiunque parli fuori di sé finisce per lasciare la voce solo agli umori peggiori – alle grida di pena di morte, di Rom in galera, di sacri confini, di “tutti ladri e tutti corrotti” che non è antipolitica ma solo quello che di peggio la politica ha prodotto nel corso della nostra storia.

8 ottobre 2007

Le tasse non sono bellissime

Ma bisogna pagarle. La battuta di TPS viene estrapolata per farci due risate da trivio. Però è sbagliato (anche se profondamente radicato nella testa degli italiani) pensare che pagare le tasse sia brutto, ingiusto, inutile, da evitare, e che. E' un "valore" nazionale, qualcosa che ci squalifica. Nei paesi più civili del mondo si pagano un sacco di tasse. La questione è che certi paesi non sono civili per il fatto di pagare le tasse. Semmai, siccome sono civili le pagano, e poi (si dice) i soldi li usano bene. E' incivile chi non vuole pagarle le tasse che gli toccano. Ma in genere l'incivile vota amministratori che lo rappresentano, anche quanto all'inciviltà. Così il triste prelievo finisce per finanziare sprechi e usi cattivi del denaro pubblico...

Comicopera


Esce il nuovo Robert Wyatt. Brindo con Shipbuilding, che ci sta sempre bene.

Perché sì

Secondo me hanno parecchio valore la coerenza e il rispetto di alcuni riferimenti di fondo che non vanno confusi. Molte volte nella vita mi sono scontrato con persone meno "salde" per questo motivo. Non sono d'accordo sulle aperture veltroniane e non certo perché non apprezzi il tentativo di abbassare i toni, anzi. E' che secondo me la moglie di Berlusconi non sarebbe arruolabile nemmeno se si proponesse lei, perché sì. Ecco, io rivaluterei, più che il dialogo tra parti che debbono parlarsi da fronti contrapposti e non abbattendo steccati che trovo giusto esistano, il "perché sì" come giusto e dignitoso modo di scegliersi una parte dove stare e cercare di portare un contributo per farla diventare la cosa che si spera sia. Così non sono d'accordo con l'iniziativa di Veltroni. Mi fa rabbrividire, poi, l'idea che Angius e Grillini siano andati a infilarsi nell'imbuto della costituente socialista e sono pienamente d'accordo con chi dice che non si deve aderire al PD a scatola chiusa. Però il 14 ottobre bisogna esserci. Perché sì. E abbasso, anzi, a culo l'antipolitica. Piuttosto cerchiamo, chi può, di far diventare qualcosa questa entità che deve nascere.

7 ottobre 2007

I giocatori veri

Il calcio è difficile (vedi vicenda Muslera) e facile allo stesso tempo. Locatelli è entrato in una partita stagnante, con zero gioco e zero voglia di farne. Siccome è un giocatore vero, ha fatto l'effetto del sasso nello stagno, scuotendo i compagni da un torpore finanche sospetto, nel senso che andava a peggiorare, in potenza, la posizione dell'allenatore, in discussione perlomeno a giudicare dai mormorii della curva e della gradinata. Invece Mandorlini ha avuto ragione: al posto del rosario ha pensato a imboccare la strada più semplice. Aveva un giocatore vero da spedire in campo e l'ha fatto, tirando fuori Codrea e arretrando Galloppa. La partita l'ha cambiata Locatelli, che sembrava un marziano, tanto diverso per passo e voglia di giocare. Dopo qualche titubanza, i compagni l'hanno seguito, costruendo la prima vittoria in un campionato che si preannuncia di sofferenza. Normale. Il Siena però ha quello che serve per salvarsi. Bisogna che tiri fuori il coraggio, che è un po' mancato nel primo tempo. Adesso Mandorlini, vinta finalmente la prima, si sblocchi definitivamente. A sprazzi la sua squadra si esprime bene, e io mi aspetto che si salvi. Ci ho pure la sciarpa, nsomma, vedete un po'...

Muslera affonda la Lazio

Perché è andata così e c'è poco da dire. Poi si può discutere sul come e sul perché. Il ragazzo ha avuto una serata da incubo, molto sfortunata, che spinge alla sospensione del giudizio. Prima l'inesperienza sul rigore fantasma, che è capitato nella classica situazione in cui l'attaccante anticipa il portiere e lo frega. Gilardino andava a decentrarsi, non era il caso di "entrare". La decisione bizzarra di Morganti, che revoca il rigore e accorda ai rossoneri il calcio d'angolo, espone paradossalmente il giovane Fernando alla topica: l'azione si evolve verso la fascia sinistra, da dove Ambrosini mette in porta un tiro-cross che prende in controtempo il portierino che avanzava per coprire il traversone. Un errore evidente, visto fare a portieri anche espertissimi. Ma Musli non aveva i santi dalla sua, stasera: su una palla apparentemente morta, Mauri mette male un piede (forse prende una buca), gli scappa la palla che schizza verso Gilardino in netto vantaggio. Il piccolo tenta l'anticipo ingenuamente: era impossibile arrivare prima. Travolge Gilardino che accentua ma ha dalla sua la ragione. Ed è la terza volta che il filiforme giovanissimo uruguagio si trova sulla ribalta, in cattivissima luce. Poi arriva il terzo gol, in cui Kakà con un gesto semplice infila tra le gambe Muslera. Agevolato da una marcatura allegra, visto che Stendardo gli lascia lo spazio per girarsi e chiudere. Avesse tirato un treno sotto al sette per Musli non ci sarebbe stato niente da dire. Il caso ha voluto che Kakà fissasse la scompostezza del giovane. Ce n'era già d'avanzo per ricordarsela a vita. Arriva pure il quarto, con Gilardino che tira e incoccia il piede di un laziale a mezzo metro dal giovane proteso verso la palla. La correzione è secca e infila di nuovo le gambe del portiere, che tenta disperatamente di sottrarsi alla topica. Il quinto è a gara finita, con dinamica da calcetto. Imprendibile. Finisce uno a cinque una partita irreale, decisa da episodi strani come quelli descritti, segnata da un arbitraggio terrificante (che ha sbagliato tra l'altro a senso unico, o quasi, in danno del Milan, negli episodi più importanti). La Lazio ha avuto qualche sprazzo buono con il risultato in bilico. Gli episodi negativi hanno issato il Milan al vantaggio largo, ed è maturata una goleada bugiarda. Sarebbe stata una bella partita, con un portiere non in serata disastrosa. Pure, la scelta di Muslera va difesa. E il giocatore va riproposto. Non so se dalla prossima gara o più avanti, ma mi fido di Rossi, che certamente non manda in campo giocatori che non reputa all'altezza.

6 ottobre 2007

La quinze brigada

Viva la Quince Brigada,
rumba la rumba la rumba la.
Viva la Quince Brigada,
rumba la rumba la rumba la
que se ha cubierto de gloria,
¡Ay Manuela! ¡Ay Manuela!
que se ha cubierto de gloria,
¡Ay Manuela! ¡Ay Manuela!

Luchamos contra los moros,
rumba la rumba la rumba la.
Luchamos contra los moros,
rumba la rumba la rumba la
mercenarios y fascistas,
¡Ay Manuela! ¡Ay Manuela!
mercenarios y fascistas,
¡Ay Manuela! ¡Ay Manuela!

Solo es nuestro deseo,
rumba la rumba la rumba la.
Solo es nuestro deseo,
rumba la rumba la rumba la
acabar con el fascismo,
¡Ay Manuela! ¡Ay Manuela!
acabar con el fascismo,
¡Ay Manuela! ¡Ay Manuela!

En los frentes de Jarama,
rumba la rumba la rumba la.
En los frentes de Jarama,
rumba la rumba la rumba la
no tenemos ni aviones,
ni tanques ni cañones,
¡Ay Manuela!
no tenemos ni aviones,
ni tanques ni cañones,
¡Ay Manuela!

Ya salimos de España,
rumba la rumba la rumba la.
Ya salimos de España,
rumba la rumba la rumba la
a luchar en otros frentes,
¡Ay Manuela! ¡Ay Manuela!
a luchar en otros frentes,
¡Ay Manuela! ¡Ay Manuela!

5 ottobre 2007

Facciamo notizia

Le prime nove pagine dell'edizione romana del Corriere dello Sport sono dedicate alla Lazio. Roba che nemmeno quando abbiamo vinto lo scudetto. Il bello è che tutti quelli sempre occupati a frignare in preda alla sindrome d'accerchiamento cioccano su quello che hanno scritto su Repubblica...

le rose che colsi


Pasquale passava la mattina presto, con un furgoncino 850 grigio tutto sfasciato. Il socio, Babbo, ci aveva er dumila dell'Alfa. E sgommava e scoattava come che. Si saliva dentro in quanti si era, cinque o sei, e ci si accucciava per terra alla meglio. Il tragitto era da Centocelle all'Acqua Santa, o a Porta San Sebastiano. Al massimo a Caracalla. Ci mollava lì, il sabato tutto e la domenica mezza. I fiori erano già sul posto, con un altro paio di tizi che ce li avevano preparati. Cinque rose mille lire. All'epoca il semaforo era terra vergine, c'era solo qualche zingaretto che ne faceva di tutti i colori, precorrendo i tempi della pulitura dei vetri e infilando la testa nell'acqua ghiacciata in cambio de mezza piotta, al cambio dell'epoca 50 lire. La tattica era facile. Scattava il rosso, scattava il giovane ammiccante con le rose rosse, fino a che non si rifaceva verde. Sola e tacchi, bel tempo (erano le vacanze estive), otto sacchi al giorno più qualche extra: una mancia, un finto sconto che uno non faceva ma si tratteneva. Si arrivava a diecimila. La domenica pagata doppia, cioè dieci sacchi per mezza giornata. Ero un bel regazzetto biondo, fio de mamma, e le signore me compravano le rose. "Mejo che annà a fà gli scippi" dicevano, bontà loro. Gli altri erano lì, chii capelli ossigenati e li zoccoli bianchi all'olandese. Io staccavo e annavo a corre a Caracalla. Pensando a Coe, che sicuramente odiava i fiori come me. Un giorno mi feci male, ma non me ne accorsi. La gimkana sul sanpietrino dell'850 furgonata si complicò, da dentro non si vedeva niente, er matto inchiodò, io caddi pesantemente giù dal gradino battendo L5 S1. Fino a farmi una ferita, non seria ma insomma. Vent'anni dopo ci si chiedeva se non fosse stata una botta la responsabile di quell'ernia già mezza disidratata. La mia carriera al semaforo durò un paio di mesi. Con i soldi mi comprai dell'attrezzatura per correre: Adidas SL80, tuta, borsa, tutto il necessario. L'anno dopo sarebbe arrivata l'era del pecorino. Più giù arrivarono i lavavetri polacchi, saranno stati sette-otto anni dopo. Ancora più in là Seb Coe si scoprì tory. E mi sa che gli piacevano pure i fiori.

Rothko a Roma


A Roma incomincia domani la retrospettiva dedicata a Mark Rothko.
Noi ci andiamo appena possibile.

Jesi


Dopo l'ennesimo trionfo di Valentina Vezzali, mi viene da chiedermi, per la millesima volta, se per caso a Jesi non ci sia qualcosa nell'aria, nell'acqua, nell'erba o che. Una città piccola che produce una simile quantità di campionissimi in così breve tempo il dubbio te lo fa venire: Mancini, Marchegiani, Cerioni, Trillini e Vezzali.

4 ottobre 2007

mi chiedo


- come caz fanno a sentire gli idrocarburi nel vino
- ciononostante, come caz fanno a dire che è buono

lo scoprirò presto...

3 ottobre 2007

Real Pandev


Finì allo stesso modo qualche anno fa. 2-2 con recriminazioni. All'epoca costò l'eliminazione (era l'anno dopo lo scudetto), stavolta accende qualche speranza. Ma è sempre una grande emozione vedere la tua squadra, quella che ricordi piccola, inadeguata e in balia degli eventi, impegnata contro il simbolo della potenza e dell'opulenza nel calcio mondiale. La piccola Lazio di Delio aveva scelto la tattica della mangusta. Coraggio e velocità, velocità e coraggio. Il cobra Van Nistelrooy, però, un paio di morsi ben assestati li ha messi a segno. La mangusta ha fatto cose straordinarie, ma ha mancato almeno tre occasioni incredibili, di quelle che è più facile mandare dentro che sbagliare. Poteva finire meglio, insomma, ma la soddisfazione è tanta. Soprattutto per aver visto ergersi a protagonisti assoluti personaggi la cui caratura internazionale era tutta da verificare. La partita di Willy Stendardo, per esempio, è roba da stropicciarsi gli occhi. Ma anche Mutarelli, Behrami e Mudingayi sono stati impressionanti per abnegazione. Ci sono stati tanti errori, ma la squadra ha cercato sempre di forzare, di non essere banale, di percorrere strade che facessero smarrire l'enorme avversario. E c'è riuscita. Era una gara in cui il risultato contava, perciò peccato. Ma anche evviva, perché il risultato non è tutto e perché il girone annunciava il Real a punteggio pieno e le altre a dividersi le briciole. Il Real non finirà a punteggio pieno. Il merito è di Pandev e compagni, ovvero della Lazio granitica di Rossi. Quella di Ledesma che lancia palloni come piattelli per novanta minuti, incurante dei mugugni di chi gli conta gli errori (ha giocato sempre di prima...). Quella di Rossi, soprattutto. Che avrebbe meritato la vittoria, ma si gode la conquista di essere arrivato a giocarsi questa partita, e di essersela giocata davvero. Un 2-2 ascendente, insomma, che fa eco a un 2-2 che era discesa. Sono due Lazio diverse, è il Real a essere lo stesso.
Bella, ragazzi. Adesso però dovete qualificarvi agli ottavi...

Vendemmia finita


E' ora di far festa

Free Burma


Free Burma!


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2 ottobre 2007

Ridimensionamento?

Ogni partita è un evento nuovo. Per questo chi pensava a un nuovo rovescio della Roma in Inghilterra aveva torto. Ma visto che il rovescio c'era stato sabato pomeriggio in casa con l'Inter, e che i risultati del martedì hanno confermato questo andamento divergente, sembra che per i romanisti non si metta benissimo. Se non altro perché (certo, una partita non fa testo) i nuovi, eccetto Giuly, non mi sono sembrati all'altezza dei compagni migliori. perlomeno, Cicinho e Juan non mi sono piaciuti granché. La Roma poteva benisimo non perdere, ma quella col Man Utd era una sfida che poteva giocarsi meglio già lo scorso anno. Si può confrontare con l'Inter e in Europa, ma per quanto mi riguarda fa un passo indietro sostanzioso (pensavo fosse favorita soprattutto in campionato). L'Inter in pochi giorni sembra aver cambiato pelle. Domani tocca a noi, negli occhi ho ancora lo spettacolo di qualche anno fa. Stavolta mi tocca seguirla in televisione. Sai che sacrificio. Non vinceremo mai, ma nel calcio mai dire mai. Daje, Delio & co. Daje.

Clair

Riempivamo i diari, che fossero Vitt o altre robe, con disegni colorati a penna. I più fichi ci disegnavano sopra le copertine dei dischi. Uno, che poi avrebbe raggiunto una certa fama come cantante punk, stava al banco vicino a me e si vestiva con le tute da ginnastica di una volta, quelle pre-adidas, con gli elastici e il colletto con la lampo. Le scarpe da ginnastica erano modello superga, di gomma con la tela sopra, il nylon delle scarpe belle arriverà tra tre-quattro anni, dopo Montreal o giù di lì. Loro disegnavano la copertina di Dark Side of the Moon, pure il prepunkettone. Poi i Deep Purple, e che. Led Zeppelin, Elton John, poca beatlemania e grandi concessioni al mainstream nostrano, chiamiamolo così, quello di canzonissima. A me piaceva ascoltare alla radio Supersonic, la sera alle sette, passavano Gilbert O'Sullivan, che mi piaceva tanto (vedi video) ma anche John Lennon (mi piaceva tanto mind games) e George Harrison (my sweet lord). Ma poi, esiste qualcuno a cui non piaceva waterloo degli Abba??

a year ago


Ieri si è festeggiato un anno, con cena luculliana a C.B., dopo passeggiata romantica e tutto il resto. Oggi sta stirando anche per me. Comodo, neh. Ma io preparo la cena, chettecredi...
Un anno vissuto meravigliosamente.