16 ottobre 2007

la storia del bue che dice cornuto all'asino

La storia del giudice americano che non concede l'estradizione per il mafioso perché l'Art. 41 bis gli sembra troppo somigliante alla tortura è grottesca, come minimo. Anche peggio, in un certo senso, di quella del giudice che accorda le attenuanti all'assassino per il fatto di essere di origine sarda.

14 ottobre 2007

Tre milioni di dubbi

Contro le certezze dell'antipolitica che si autodefinisce tale e di quella che tale è, ma che ama definirsi "sinistra" (anzi, "l'unica sinistra in Italia", per riprendere una frase del barbuto segretario del partito di quelli che sbagliano sempre gli altri). Tre milioni di teste confuse, forse, visto che il voto registrato al referendum sul welfare ha visto l'80% della gente votare sì in preda ad allucinazione collettiva alimentata dall'omologazione e dal bombardamento massmedio e logico. Ora il Paese dei Tafazzi, quello che sembra addirittura apprezzare, certo col naso turato, certe prerogative di chi governa, dice che tutto sommato il PD gli sembra meritevole di qualcosa. Perlomeno del contributo minimo di un euro. Paresse poco. Domani leggeremo le solite dichiarazioni di quelli che hanno sempre le mani pulite, non perdono e non sbagliano mai, quelli che hanno un solo vero nemico che non sono i fascisti, anzi.
Scuoteranno il capo e si diranno che il popolo bue non è ancora pronto a recepire certe idee, forse. Se almeno questo soggetto neonato che balbetta servisse a togliersi dai coglioni certo ciarpame, questo 14 ottobre sarebbe stato un grande giorno per davvero...

76% a Veltroni, che era scontato.

Back Rome


Che certo nun po' esse cambiata in tre settimane, co la ggente in giro pe' Centocelle, lo stereo a palla coll'ippoppe, er braccio a pennolone fori dala machina, chettoodicaffà. Doppie file, sgommate, schiamazzi, palestrati, capezze, lampade e pupattòle, serenate de papà, monnezza e tutto come al solito, insomma.
Era da tempo, però, che non ci stavo rilassato come stavolta, un paio di giorni a casa a fare pacchi e a sistemare cose e in giro a piedi. Votato, preso il caffè da Orazio, magnato le lasagne de mamma e ripartito. Se sta mejo qua. Il viaggio d'andata s'è fatto zigzagando tra torpedoni di fasci travestiti in gita. Molti veneti, da Padova e Rovigo, poi Monza, Valtellina eccetera. Che brutti. Intanto ho fatto scorta di guanciale...

11 ottobre 2007

Prosperavamo

Ci sono delle cose che tornano in mente, a un certo punto, chissà perché. Facce che uno ha incontrato, gente con cui si è divisa qualche cosa e che chissà dov'è finita, tanti anni dopo, e che cosa ha fatto, nella vita. Prosperi era un mio compagno-fan che avevo alle elementari. Era piccolo, aveva una certa bazza quadrata, che a Roma definivamo più propriamente scucchia, e rideva molto, oltre ad avere una discreta venerazione per me. Non sopportava Mennini, che prendeva più dieci di me. Una volta mi vergognai molto perché si misero in due a fare la sfida con i nostri quaderni, sfida che io perdevo nettamente perché quell'altro prendeva più dieci di me. Il fetente. E poi era pure della roma. E il poro Prosperi rosicava. Cambiai classe un paio di volte, alle elementari,perché mia madre mi piazzava come gli veniva meglio per andare a lavorare. Così in seconda e in quarta cambiai maestra, spostandomi di turno e intercettando la possibilità di andare al doposcuola. Anche lì c'era qualche tipo curioso. Tre ragazzini che erano nati in Francia (Romeo, Roberto e Josette, ragazzina ricciola che faceva dei pipi con il pongo) ed erano tornati in Italia. Un altro, invece, stava per migrare verso Campobasso. Si chiamava Di Pietro, andavamo molto d'accordo. Oggi mi è venuto in mente lui.

Al voto, al voto

Il PD è comunque una novità. Lo fa notare Michele Serra, sull'amaca di oggi, e dice che la gente dovrebbe essere contenta del fatto che qualcosa di nuovo accade, ferme restando le posizioni di ciascuno. E (concordo) che la gente dovrebbe accantonare quest'atteggiamento di disincanto ostentato, di cinismo "di massima". La gente ha paura di fare la figura dell'anima candida, di quello che "dorme da piedi". E questo è uno dei motivi per cui è difficile avere dei politici migliori in questo paese. Ci sono dei valori precisi in cui le persone si riconoscono. Valori che determinano il voto, anche. Da noi si sceglie sempre il più paraculo. Ora, di facce paracule tra i candidati non ce n'è. Luogo comune vuole che Valterino sia tale, e perciò il suo consenso cresce. Vorrà dire che sarà Veltroni, forse, a mettere insieme le preferenze per il candidato più paraculo e per quello più rassicurante. Vedremo come andrà a finire...

9 ottobre 2007

Portelli e l'antipolitica

Qui il suo intervento.
Ne cito un passo.

Tutte le domeniche allo stadio l’altoparlante ripete che sono vietate espressioni riconducibili a propaganda politica. Ecco, secondo me l’antipolitica è questa: una politica che siccome non ha il coraggio di distinguere le manifestazioni di propaganda fascista e chiamarle col proprio nome, finisce per vietare tutto, e per scoprire poi che dentro e intorno allo stadio sono rimasti a muoversi e a parlare proprio solo i fascisti. Mi pare una metafora di tendenze più generali. Una politica che considera nemico o sospetto chiunque parli fuori di sé finisce per lasciare la voce solo agli umori peggiori – alle grida di pena di morte, di Rom in galera, di sacri confini, di “tutti ladri e tutti corrotti” che non è antipolitica ma solo quello che di peggio la politica ha prodotto nel corso della nostra storia.

6 ottobre 2007

La quinze brigada

Viva la Quince Brigada,
rumba la rumba la rumba la.
Viva la Quince Brigada,
rumba la rumba la rumba la
que se ha cubierto de gloria,
¡Ay Manuela! ¡Ay Manuela!
que se ha cubierto de gloria,
¡Ay Manuela! ¡Ay Manuela!

Luchamos contra los moros,
rumba la rumba la rumba la.
Luchamos contra los moros,
rumba la rumba la rumba la
mercenarios y fascistas,
¡Ay Manuela! ¡Ay Manuela!
mercenarios y fascistas,
¡Ay Manuela! ¡Ay Manuela!

Solo es nuestro deseo,
rumba la rumba la rumba la.
Solo es nuestro deseo,
rumba la rumba la rumba la
acabar con el fascismo,
¡Ay Manuela! ¡Ay Manuela!
acabar con el fascismo,
¡Ay Manuela! ¡Ay Manuela!

En los frentes de Jarama,
rumba la rumba la rumba la.
En los frentes de Jarama,
rumba la rumba la rumba la
no tenemos ni aviones,
ni tanques ni cañones,
¡Ay Manuela!
no tenemos ni aviones,
ni tanques ni cañones,
¡Ay Manuela!

Ya salimos de España,
rumba la rumba la rumba la.
Ya salimos de España,
rumba la rumba la rumba la
a luchar en otros frentes,
¡Ay Manuela! ¡Ay Manuela!
a luchar en otros frentes,
¡Ay Manuela! ¡Ay Manuela!

5 ottobre 2007

le rose che colsi


Pasquale passava la mattina presto, con un furgoncino 850 grigio tutto sfasciato. Il socio, Babbo, ci aveva er dumila dell'Alfa. E sgommava e scoattava come che. Si saliva dentro in quanti si era, cinque o sei, e ci si accucciava per terra alla meglio. Il tragitto era da Centocelle all'Acqua Santa, o a Porta San Sebastiano. Al massimo a Caracalla. Ci mollava lì, il sabato tutto e la domenica mezza. I fiori erano già sul posto, con un altro paio di tizi che ce li avevano preparati. Cinque rose mille lire. All'epoca il semaforo era terra vergine, c'era solo qualche zingaretto che ne faceva di tutti i colori, precorrendo i tempi della pulitura dei vetri e infilando la testa nell'acqua ghiacciata in cambio de mezza piotta, al cambio dell'epoca 50 lire. La tattica era facile. Scattava il rosso, scattava il giovane ammiccante con le rose rosse, fino a che non si rifaceva verde. Sola e tacchi, bel tempo (erano le vacanze estive), otto sacchi al giorno più qualche extra: una mancia, un finto sconto che uno non faceva ma si tratteneva. Si arrivava a diecimila. La domenica pagata doppia, cioè dieci sacchi per mezza giornata. Ero un bel regazzetto biondo, fio de mamma, e le signore me compravano le rose. "Mejo che annà a fà gli scippi" dicevano, bontà loro. Gli altri erano lì, chii capelli ossigenati e li zoccoli bianchi all'olandese. Io staccavo e annavo a corre a Caracalla. Pensando a Coe, che sicuramente odiava i fiori come me. Un giorno mi feci male, ma non me ne accorsi. La gimkana sul sanpietrino dell'850 furgonata si complicò, da dentro non si vedeva niente, er matto inchiodò, io caddi pesantemente giù dal gradino battendo L5 S1. Fino a farmi una ferita, non seria ma insomma. Vent'anni dopo ci si chiedeva se non fosse stata una botta la responsabile di quell'ernia già mezza disidratata. La mia carriera al semaforo durò un paio di mesi. Con i soldi mi comprai dell'attrezzatura per correre: Adidas SL80, tuta, borsa, tutto il necessario. L'anno dopo sarebbe arrivata l'era del pecorino. Più giù arrivarono i lavavetri polacchi, saranno stati sette-otto anni dopo. Ancora più in là Seb Coe si scoprì tory. E mi sa che gli piacevano pure i fiori.

2 ottobre 2007

Clair

Riempivamo i diari, che fossero Vitt o altre robe, con disegni colorati a penna. I più fichi ci disegnavano sopra le copertine dei dischi. Uno, che poi avrebbe raggiunto una certa fama come cantante punk, stava al banco vicino a me e si vestiva con le tute da ginnastica di una volta, quelle pre-adidas, con gli elastici e il colletto con la lampo. Le scarpe da ginnastica erano modello superga, di gomma con la tela sopra, il nylon delle scarpe belle arriverà tra tre-quattro anni, dopo Montreal o giù di lì. Loro disegnavano la copertina di Dark Side of the Moon, pure il prepunkettone. Poi i Deep Purple, e che. Led Zeppelin, Elton John, poca beatlemania e grandi concessioni al mainstream nostrano, chiamiamolo così, quello di canzonissima. A me piaceva ascoltare alla radio Supersonic, la sera alle sette, passavano Gilbert O'Sullivan, che mi piaceva tanto (vedi video) ma anche John Lennon (mi piaceva tanto mind games) e George Harrison (my sweet lord). Ma poi, esiste qualcuno a cui non piaceva waterloo degli Abba??

a year ago


Ieri si è festeggiato un anno, con cena luculliana a C.B., dopo passeggiata romantica e tutto il resto. Oggi sta stirando anche per me. Comodo, neh. Ma io preparo la cena, chettecredi...
Un anno vissuto meravigliosamente.