17 gennaio 2008

ghosts

Sono fantasmi, o ricordi che tornano.
Sono le incertezze sul futuro, i dubbi, le ansie che non ti lasciano. Il senso della precarietà appesa addosso, della tara del bisogno quotidiano di garantirsi le risorse per essere come gli altri, per avere accesso alle cose che ti consentano di competere per sopravvivere. Ed è un cerchio che gira, saldato, perfetto. Che non mostra, in apparenza, punti su cui si può far leva per spezzare. Io questa cosa la conosco, ci convivo da sempre. E finisce sempre per tornare. E' il suo tentativo di portare l'attacco, l'assedio decisivo. Ma non vince, non vincerà mai, il segreto è voltargli le spalle. Siamo noi che produciamo l'ansia, noi che le ingigantiamo proiettandola sulle nostre paure, sulle cose che dovremmo esorcizzare ma evochiamo di continuo. Come in un mantra portasfiga. Siamo qua, le sfortune sono altre.

16 gennaio 2008

Il solaio della memoria

Per quanto abbia frugato nella mente, stanotte, tutta la notte o quasi, fino alle quattro o alle cinque, leggendo qualcosa qualsiasi cosa (la biografia di Ingrao, nella circostanza) non ricordo di essere mai stato licenziato, nemmeno in uno degli innumerevoli lavori che ho fatto prima di adesso. Ho smesso di fare il manovale la prima volta perché ricominciava la scuola, la seconda, a scuola finita, perché il gesso mi faceva male alle mani, dovevo andare col pullman da Roma a Castelgandolfo tutte le mattine e arrivare là alle 7 e mezza e non ce la potevo fà. Ho smesso di vendere le rose al semaforo perché dovevo partire per le vacanze con la famiglia, ho smesso di andare a fare il lavoratore fantasma dal famoso produttore di formaggi perché per farlo non andavo a scuola e non si poteva fare, ho smesso di fare l'aiutoelettricista perché mi trattavano male, ho smesso di fare l'impiegato di agenzia ippica perché a montare i pavimenti modulari pagavano di più, ho smesso di montare pavimenti modulari perché non si lavorava tutti i giorni e a portare il pane col furgone ci si alzava alle quattro di mattina ma si lavorava sempre, ho smesso di portare il pane perché con un contratto di formazione da impiegato amministrativo finalmente mi pagavano i contributi, ho smesso di lavorare lì perché mi toccava restare a Napoli e volevo tornare a Roma, ho lasciato l'azienda che mi aveva riportato a Roma perché era in procinto di trasferirsi a Milano, ho lasciato quella che mi ha assunto in quel frangente per andarmene a vivere a Siena con mia moglie. Le collaborazioni collaterali le ho lasciate tutte io, dalla quota di socio di minoranza della società di sviluppo software alla contabilità serale della ditta di antifurti che versava in difficoltà terribili e me l'aveva chiesto un amico per pietà, la ditta pagava in natura (due-tre allarmi che poi ho regalato), dalla collaborazione con l'Ora di Palermo perché il giornale ha sbaraccato a quella con Epolis perché nel frattempo ci siamo trasferiti ed è arrivato il braccio destro del nano. Mi sono sempre dimesso per davvero, insomma, a differenza del Mastellone nazionale. Alla fine, zac. Verginità perduta.

prime volte

E poi, quando ormai non te l'aspettavi più, arriva pure il giorno del tuo primo licenziamento.

15 gennaio 2008

benedettuomo

Ma come fai a escludere il Papa, noddico, ma che scherzi?
Gnamo, Galilei come argomento è vecchio, diciamo che ci s'incazza per quello che dice quotidianamente, specialmente quando invade campi che non gli competono.
E si provoca.
D'altra parte la reazione vaticana che grida alla censura come la vuoi definire? Paradossale? La mì nonna avrebbe parlato di faccia come il Q. Solo che lei non diceva le male parole...

14 gennaio 2008

Sempre con sto ipotetico paese normale

L'ovvietà di oggi è che in un paese normale fare appello a tutte le risorse disponibili per uscire da un'emergenza come quella dei rifiuti in Campania è normale, sacrosanto, manco lo si dovrebbe stare a dire. Certo, in un paese appena appena normale, ma che dico, in un paese normalino, l'emergenza rifiuti non si sarebbe mai determinata. Comunque c'è, bisogna smaltirla, farla smaltire dagli ultras mi sembra una grande idea. Interniamoli nelle discariche e alé

8 gennaio 2008

Non chiederci

Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l'animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
Perduto in mezzo a un polveroso prato.

Ah l'uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l'ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!

Non domandarci la formula che mondi possa aprirti
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.


adesso lo sappiamo, sì che lo sappiamo

5 gennaio 2008

L'uomo che odiava i blog

da Shibumi, un bel post

3 gennaio 2008

Detto questo

Ho un problema con l'autorità che mi torna su. E poi c'è la faccenda dell'ottimismo che è dei coglioni, e quella di quelli che hanno capito tutto loro e non si fidano e malignano e sottendono trattando tutti da ingenui e da coglioni. Una cosa che non sopporto e che è diventata il modo di essere preferito da molti. Anche Michael Moore non si fida di nessuno, a me viene da non fidarmi quando vedo uno che non si fida di nessuno e che maligna su tutto e su tutti. Anche solo riservandosi un'opzione "cinismo" nella lettura delle cose. Le cose vanno lette nel modo più chiaro possibile, secondo me, ma deve esserci il modo di difendersi senza per forza attaccare. Comunque non mi sta bene...

fiocca

qua da noi ha nevicato, stanotte, e continua