11 ottobre 2007

Al voto, al voto

Il PD è comunque una novità. Lo fa notare Michele Serra, sull'amaca di oggi, e dice che la gente dovrebbe essere contenta del fatto che qualcosa di nuovo accade, ferme restando le posizioni di ciascuno. E (concordo) che la gente dovrebbe accantonare quest'atteggiamento di disincanto ostentato, di cinismo "di massima". La gente ha paura di fare la figura dell'anima candida, di quello che "dorme da piedi". E questo è uno dei motivi per cui è difficile avere dei politici migliori in questo paese. Ci sono dei valori precisi in cui le persone si riconoscono. Valori che determinano il voto, anche. Da noi si sceglie sempre il più paraculo. Ora, di facce paracule tra i candidati non ce n'è. Luogo comune vuole che Valterino sia tale, e perciò il suo consenso cresce. Vorrà dire che sarà Veltroni, forse, a mettere insieme le preferenze per il candidato più paraculo e per quello più rassicurante. Vedremo come andrà a finire...

9 ottobre 2007

Portelli e l'antipolitica

Qui il suo intervento.
Ne cito un passo.

Tutte le domeniche allo stadio l’altoparlante ripete che sono vietate espressioni riconducibili a propaganda politica. Ecco, secondo me l’antipolitica è questa: una politica che siccome non ha il coraggio di distinguere le manifestazioni di propaganda fascista e chiamarle col proprio nome, finisce per vietare tutto, e per scoprire poi che dentro e intorno allo stadio sono rimasti a muoversi e a parlare proprio solo i fascisti. Mi pare una metafora di tendenze più generali. Una politica che considera nemico o sospetto chiunque parli fuori di sé finisce per lasciare la voce solo agli umori peggiori – alle grida di pena di morte, di Rom in galera, di sacri confini, di “tutti ladri e tutti corrotti” che non è antipolitica ma solo quello che di peggio la politica ha prodotto nel corso della nostra storia.

6 ottobre 2007

La quinze brigada

Viva la Quince Brigada,
rumba la rumba la rumba la.
Viva la Quince Brigada,
rumba la rumba la rumba la
que se ha cubierto de gloria,
¡Ay Manuela! ¡Ay Manuela!
que se ha cubierto de gloria,
¡Ay Manuela! ¡Ay Manuela!

Luchamos contra los moros,
rumba la rumba la rumba la.
Luchamos contra los moros,
rumba la rumba la rumba la
mercenarios y fascistas,
¡Ay Manuela! ¡Ay Manuela!
mercenarios y fascistas,
¡Ay Manuela! ¡Ay Manuela!

Solo es nuestro deseo,
rumba la rumba la rumba la.
Solo es nuestro deseo,
rumba la rumba la rumba la
acabar con el fascismo,
¡Ay Manuela! ¡Ay Manuela!
acabar con el fascismo,
¡Ay Manuela! ¡Ay Manuela!

En los frentes de Jarama,
rumba la rumba la rumba la.
En los frentes de Jarama,
rumba la rumba la rumba la
no tenemos ni aviones,
ni tanques ni cañones,
¡Ay Manuela!
no tenemos ni aviones,
ni tanques ni cañones,
¡Ay Manuela!

Ya salimos de España,
rumba la rumba la rumba la.
Ya salimos de España,
rumba la rumba la rumba la
a luchar en otros frentes,
¡Ay Manuela! ¡Ay Manuela!
a luchar en otros frentes,
¡Ay Manuela! ¡Ay Manuela!

5 ottobre 2007

le rose che colsi


Pasquale passava la mattina presto, con un furgoncino 850 grigio tutto sfasciato. Il socio, Babbo, ci aveva er dumila dell'Alfa. E sgommava e scoattava come che. Si saliva dentro in quanti si era, cinque o sei, e ci si accucciava per terra alla meglio. Il tragitto era da Centocelle all'Acqua Santa, o a Porta San Sebastiano. Al massimo a Caracalla. Ci mollava lì, il sabato tutto e la domenica mezza. I fiori erano già sul posto, con un altro paio di tizi che ce li avevano preparati. Cinque rose mille lire. All'epoca il semaforo era terra vergine, c'era solo qualche zingaretto che ne faceva di tutti i colori, precorrendo i tempi della pulitura dei vetri e infilando la testa nell'acqua ghiacciata in cambio de mezza piotta, al cambio dell'epoca 50 lire. La tattica era facile. Scattava il rosso, scattava il giovane ammiccante con le rose rosse, fino a che non si rifaceva verde. Sola e tacchi, bel tempo (erano le vacanze estive), otto sacchi al giorno più qualche extra: una mancia, un finto sconto che uno non faceva ma si tratteneva. Si arrivava a diecimila. La domenica pagata doppia, cioè dieci sacchi per mezza giornata. Ero un bel regazzetto biondo, fio de mamma, e le signore me compravano le rose. "Mejo che annà a fà gli scippi" dicevano, bontà loro. Gli altri erano lì, chii capelli ossigenati e li zoccoli bianchi all'olandese. Io staccavo e annavo a corre a Caracalla. Pensando a Coe, che sicuramente odiava i fiori come me. Un giorno mi feci male, ma non me ne accorsi. La gimkana sul sanpietrino dell'850 furgonata si complicò, da dentro non si vedeva niente, er matto inchiodò, io caddi pesantemente giù dal gradino battendo L5 S1. Fino a farmi una ferita, non seria ma insomma. Vent'anni dopo ci si chiedeva se non fosse stata una botta la responsabile di quell'ernia già mezza disidratata. La mia carriera al semaforo durò un paio di mesi. Con i soldi mi comprai dell'attrezzatura per correre: Adidas SL80, tuta, borsa, tutto il necessario. L'anno dopo sarebbe arrivata l'era del pecorino. Più giù arrivarono i lavavetri polacchi, saranno stati sette-otto anni dopo. Ancora più in là Seb Coe si scoprì tory. E mi sa che gli piacevano pure i fiori.

2 ottobre 2007

Clair

Riempivamo i diari, che fossero Vitt o altre robe, con disegni colorati a penna. I più fichi ci disegnavano sopra le copertine dei dischi. Uno, che poi avrebbe raggiunto una certa fama come cantante punk, stava al banco vicino a me e si vestiva con le tute da ginnastica di una volta, quelle pre-adidas, con gli elastici e il colletto con la lampo. Le scarpe da ginnastica erano modello superga, di gomma con la tela sopra, il nylon delle scarpe belle arriverà tra tre-quattro anni, dopo Montreal o giù di lì. Loro disegnavano la copertina di Dark Side of the Moon, pure il prepunkettone. Poi i Deep Purple, e che. Led Zeppelin, Elton John, poca beatlemania e grandi concessioni al mainstream nostrano, chiamiamolo così, quello di canzonissima. A me piaceva ascoltare alla radio Supersonic, la sera alle sette, passavano Gilbert O'Sullivan, che mi piaceva tanto (vedi video) ma anche John Lennon (mi piaceva tanto mind games) e George Harrison (my sweet lord). Ma poi, esiste qualcuno a cui non piaceva waterloo degli Abba??

a year ago


Ieri si è festeggiato un anno, con cena luculliana a C.B., dopo passeggiata romantica e tutto il resto. Oggi sta stirando anche per me. Comodo, neh. Ma io preparo la cena, chettecredi...
Un anno vissuto meravigliosamente.

30 settembre 2007

Le colonne d'Ercole

C'incontrammo dopo pranzo, presto presto. Era un pomeriggio di mezza stagione, col sole. Eravamo usciti tutti insieme dalla Robert Kennedy, dandoci appuntamento per le due e mezza, ai giardinetti sotto casa che poi erano uno spartitraffico dove c'era solo qualche macchina parcheggiata, tanto che si riusciva a farci qualche partita di calcio di quelle interminabili. Scamarcio era quello più grande, biondastro riccio. Così sembrava, forse per via dell'acne aggressiva. Abitava nel palazzo dove aveva abitato Claudio Baglioni, ogni tanto lo raccontava ma nun ce credeva nessuno. Io ero il più piccoletto, biondo con gli occhi grandi e il giacchettino di lana rossa lavorata ai ferri da mì madre, con la lampo che terminava con un anello con cui giocherellavo sempre. Poi c'era Napo, che il nome già descrive: capelli crespi a nuvola sopra la testa, peluria folta a mò di baffi e barba. Luzi il perticone e Mancini completavano la banda, quelli di sempre o forse no, che ne mancavano tre o quattro. Partimmo alla ventura verso est, facendo rotta sulla Prenestina. Arrivati giù attraversammo al semaforo delle colonne d'ercole, quello dell'incrocione con la Serenissima, grande via in salita che si avventurava verso il tronchetto della Roma-L'Aquila, e oltre verso Pietralata, Casal Bertone eccetera. Salimmo sulla rampa dell'autostrada e passammo sul montarozzo a fianco del guardarail. Poi realizzammo che sul guardarail ce stavano i catadiottri attaccati. Sgheci. Se potevano attaccà sur monopattino, hai da vede che robba. Ma eravamo lì a mani nude, staccarli era un problema. Scamarcio e Napo ce mettevano la tigna, io avevo un paio di scarpe similkickers che manco un carcio fatto bene je potevo dà. E poi ero piccolo. Insomma, pe falla breve, staccarono a calci tre-quattro catadiottri e continuavano. Fino a quando arrivarono i vigili. A regazzì, che state a combinà? Ma nun ve vergognate? Una cazziata terrificante. Era uno alto coi baffi, che a un certo punto s'è girato verso de me e ha fatto: "ma pure te, così piccolo, te metti a fà ste cose? E si stasera passa tù padre e ce s'ammazza co la maghina?". Mì padre nun c'era più da un sacco. Mi vergognai tanto, non me lo sono dimenticato più. Ci lasciarono andare, dopo qualche piagnisteo. Riscendemmo da Casal Bertone, mai vista prima in vita mia. Scarpinammo fino a casa. Un pomeriggio indimenticabile.

27 settembre 2007

autumn leaves



Leggo che a Gaia l'autunno sfuggirà e capisco quello che mi frulla la mattina per la testa, mentre salgo e scendo le dolci colline umide sulla strada che mi porta al lavoro. Ieri era ancora bello, la mattina, poi è arrivato un nuvolone accigliato che era un'avanguardia. Acqua e freddo e vento, appresso, che scuotono la vigna del sauvignon che saluto ogni mattina prima di entrare in ufficio. Sto facendo nuove amicizie: la quercia grande che trovo in passeggiata a hopini, che è stato il mio alleato più prezioso, ripagato a chianti. I vecchini che fanno la corsa con le apette giù per le curve della strada delle Lellere. E' autunno, è bello, e finalmente mi sento a casa. Mi piace perché d'autunno siamo nati, lo stesso giorno. E' la stagione nostra, che parte con le zuppe e i vini rossi e s'avvia sulla strada del sogno. Costa fatica, dire le cose e farle, spostare il proprio confine un passetto più in là ogni giorno che passa. La fatica di mettersi in discussione dall'osso in su, ogni centimetro che si rinnova e prova, nudo, esposto, fragile. Per guadagnarsi una felicità che non cresce sugli alberi, che se ti ostini a cercarla non la trovi. Se ti spacchi dietro alle cose tue, allora, forse. Forse arriva. Come arriva l'autunno con la bambagia al mattino, l'odore di vino e gli scoiattoli che ti passano davanti alla finestra.
Io l'autunno l'ho ritrovato e non mi sfugge più.

25 settembre 2007

parla come mangi

Freghete, sò fatta na matriciana stasera che adasendì che ttemagni!
Mambè, ma che me lo voi mbarà a me?

20 settembre 2007

Post vietato ai minori

troppi curiosi in questo post.