22 ottobre 2007

sputnik

Stasera ho visto uno spezzone di Voyager, il programma Rai di quel tizio che prima faceva un programma uguale per TMC (Stargate?) tirando su la pagnotta tra cerchi nel grano, santi graal e omini verdi. Oltre a rincontrarci il vecchio John Titor, che ha accumulato negli ultimi tempi un bel po' di predizioni scazzate, vivaddio e grattandose li mejo per quelle ancora da verificarsi, il servizio che mi ha attratto era quello sui due spennacchiotti geniali che nei primi anni '60 a Torino ascoltavano le trasmissioni radio degli astronauti russi. Roba vera, stavolta, ciccia che si tocca con mano, mi ricordavo che ne aveva diffusamente parlato Gianluca Nicoletti ai tempi del Golem radiofonico. Procedendo per cortocircuiti, i nomi di Gagarin, della Tereschkova e di Laika fanno fare il sussulto ancor oggi. Erano personaggi conosciutissimi, in tempi controversi. Da una parte la guerra fredda col suo carico di pratiche mostruose, dall'altra un certo grado d'ingenuità della gente, resa cinica, oggi, dall'eccesso di eliminazione di veli che ha spianato la strada al complottismo più sbracato. Vabbè, quello che volevo dire è che l'idea di Laika che parte per lo spazio, per tacere del compagno Yuri, mi ha sempre affascinato e mi ha costretto a pormi un mare di domande alle quali, bambino, non trovavo risposta. Non che abbia fatto sti gran passi avanti. Ma i Gagarin oggi non ci sono più, e sono sogni in meno. Sfortuna. Per riconsolarsi, ci si attacca a John Titor e al suo epigono Ethan. Io non ho mai capito, però, com'è che fecero gli americani a sorpassare i russi nella corsa alla luna...

idea

e se ce la prendessimo pure noi, con i curdi?

21 ottobre 2007

La "Cosa Rossa"

Comunque bisogna che si sbrighino: le poltrone sò contate, chi dorme non piglia pesci.
Non sia mai che il PD lasci tutta sta gente a becco asciutto...

Contro il precariato dei sogni

Riflettendo cinque minuti sull'enorme regresso di garanzie comportato dal ricorso alla flessibilità per migliorare la situazione dell'occupazione in Italia, va detto che in parte il regresso è dipeso dall'uso distorto che molti "beneficiari" (mi riferisco ai datori di lavoro) hanno fatto di quel pacchetto di norme, messo insieme con finalità probabilmente diverse da quelle che si sono realmente raggiunte. Il che riguarda, ovviamente, anche il Pacchetto Treu che della Legge 30 è il progenitore sfigato. Ciò detto, non mi pare che ci sia stato progresso nemmeno nelle rivendicazioni, da parte della piazza. Forse ci si rimodula al ribasso, visti i tempi bui. Come si fa con una piazza che rivendica il diritto della gente a vivere di espedienti e senza speranza per il futuro, o peggio vittime di discriminazione razziale? Chi gli spiega che volare alto e chiedere la luna significa attestarsi ben oltre con le rivendicazioni? Che la casa non è di chi è in grado di prendersela alla faccia della Legge? Che il lavoro è un diritto, e che lavare i vetri ai semafori non è un lavoro? Una volta essere di sinistra significava aspirare a un livello di vita migliore per le parti più deboli della società, oggi sembra che si lotti per farle restare nella melma in cui si trovano.

Ambiguità e piazza

"Non credo che il corteo di oggi sia contro Prodi e nemmeno contro Veltroni. Però i due sono dei moderati, mentre oggi la massa di popolo vuole un cambiamento profondo e di sostanza. Quanto più si rafforzerà questo movimento tanto più Prodi potrà fare qualcosa di buono".


Queste parole le ha dette Pietro Ingrao. Leggendo in giro è tutto un coro di esortazioni (a cominciare da Giordano) al governo ad andare avanti con l'attuazione del programma. Tutto molto bello, costruttivo, democratico. Quello che non si spiega è il livore che si percepisce in giro, e che risulta chiaro a leggere siti e blog dove si esprimono persone che hanno manifestato, a me sembra, a partire da uno stato d'animo meno benevolo verso Prodi e il suo governo. Insomma, si continua a percepire una forte critica distruttiva da parte della base dell'autoproclamata unica sinistra italiana, che marcia verso la costituente della cosa rossa con all'ordine del giorno la sostanza, innanzitutto. Tipo eliminare falce e martello dai simboli. Insomma, niente di nuovo sotto il sole: ambiguità e demagogia, insieme al desiderio di riunire ciò che in più circostanze si è provveduto a frammentare. Quelli che hanno "usato" una manifestazione dagli alti scopi dichiarati per insolentire CGIL, Prodi e compagnia erano stati avvertiti? Oppure, magari, se li sono inventati i giornali...

18 ottobre 2007

Eroi di cartone

Quando era inverno si usciva, dopo pranzo, tutti e quattro in giro. Al prato mia madre faceva la cicoria, noi giocavamo a qualcosa. C'erano spiazzi a sterro dove si giocava a pallone, ogni tanto me li sogno ancora. Prima, molto prima che incominciassero i cantieri del Casilino 23. Una volta ci portammo il gatto, avevamo paura che si perdesse, lui era felice come una pasqua. Mi chiamarono certi che gli cadeva di sotto il pallone, lo intercettai con un bel colpo al volo, mi ricordo ancora l'applauso. Si tornava presto, prima che facesse buio. E c'era la tivù dei ragazzi con gli eroi di cartone, cartoni di gatto silvestro e bugs bunny, con la strepitosa sigla finale di Lucio Dalla, che ancora me la ricordo. Si faceva la condensa sui vetri, con la stufa accesa e i pop corn fatti nella padella, o le castagne e le noci del paese. Io spannavo i vetri e mi perdevo a fantasticare sulle luci delle macchine. Pensavo a chi potesse esserci dentro, a dove potesse andare. Impazzivo quando pioveva e le luci si proiettavano contro le gocce d'acqua e le ruote schizzavano passando dentro ai pantani. La notte si sentiva il tram che passava, anche se era lontano. Mi sembrava che chi ci stava sopra avesse una gran fortuna, vedevo sempre i fattorini con i biglietti diversi per prezzo e per colore. E non sapevo cosa sognare per me, cosa sperare di poter fare da grande. Ma anch'io stavo davanti a Charlie Brown.

17 ottobre 2007

Il Nobel per il razzismo

Ecco, ci mancava l'affermazione categorica secondo la quale i neri sarebbero meno intelligenti dei bianchi. A farla, poi, è un premio Nobel che sembra non sia nuovo a queste uscite. Disgustorama.

gossip

Che poi, a pensarci bene, è proprio vero che si crede più al gossip che alla verità, anche se dicono gli esperti che il 95% della vox populi ha fondamento nella realtà.
Io non ci credo. Ma spesso succede il contrario

16 ottobre 2007

hopini


Hopini si chiama come un villaggio indiano, ma è molto più antica. Un pugno di case allungate su una collina, con una chiesa dove accadono cose curiose, prati verdissimi, un parco che levati, una quercia su tutte, dei fagiani, qualche bottino e uno storico tenditoio. Lo spedale e la salita del maremmano triste, la civetta erotica, il fico eroico, il cane grattanaso e il circolo. E potrei continuare. Un mondo a parte, ma piccolo, che dentro googlemaps si vede appena appena. Ci si sta bene, col camino acceso e la finestra che guarda Brolio, il Chianti e la clinica per vecchi cosmonauti. Casa.

16 ottobre 1943


Alle 5.15 del mattino le SS opportunamente informate e guidate dai fascisti romani invadono le strade del Portico d’Ottavia e rastrellano 1024 persone, tra cui piu' di 200 bambini.
Due giorni dopo, alle 14.05 del 18 ottobre, diciotto vagoni piombati partiranno dalla stazione Tiburtina. Dopo sei giorni arriveranno al campo di concentramento di Auschwitz in territorio polacco.

Solo quindici uomini e una donna (Settimia Spizzichino) ritorneranno a casa dalla Polonia. Nessuno dei duecento bambini è mai tornato.


Noi non dimentichiamo.

Settimia Spizzichino (da "Gli anni rubati")

"Fummo ammassati davanti a S. Angelo in Pescheria: I camion grigi arrivavano, i tedeschi caricavano a spintoni o col calcio del fucile uomini, donne, bambini ... e anche vecchi e malati, e ripartivano. Quando toccò a noi mi accorsi che il camion imboccava il Lungotevere in direzione di Regina Coeli... Ma il camion andò avanti fino al Collegio Militare. Ci portarono in una grande aula: restammo lì per molte ore. Che cosa mi passava per la testa in quei momenti non riesco a ricordarlo con precisione; che cosa pensassero i miei compagni di sventura emergeva dalle loro confuse domande, spiegazioni, preghiere. Ci avrebbero portato a lavorare? E dove? Ci avrebbero internato in un campo di concentramento? "Campo di concentramento" allora non aveva il significato terribile che ha oggi. Era un posto dove ti portavano ad aspettare la fine della guerra; dove probabilmente avremmo sofferto freddo e fame, ma niente ci preparava a quello che sarebbe stato il Lager".