26 gennaio 2008

furbo, l'etrusco

Conoscendo Volterra, Populonia, ma anche Tarquinia e tutte le altre, avevo idea che l'etrusco se la godesse, ma in realtà se la stragodeva proprio. Cavoli, da quando sto qui ne ho visti di posti da urlo in cima alle colline... Oggi sono stato a Casole d'Elsa. Complice una giornata di sole spettacolosa, devo dire che questa cittadina mi è piaciuta un sacco. Ma davvero. C'è un senso presente di gioco e di creatività, tra i personaggini seminati ovunque, sculturine che fanno cose normali, tipo riposare su una panchina, entrare in una porta, stare affacciati dai merli di una torre. Le maioliche dipinte dai bambini che adornano posti altrimenti tristi, la toponomastica (via della fantasia), l'arredo urbano. Gatti enormi. Due ragazzini giravano insieme, il piccolo faceva domande al grande, adolescente, che rispondeva a grugniti. E il panorama, sul Chianti, sulla Montagnola, su San Gimignano, sull'Appennino, sui soffioni di Larderello, dove ti giravi era spettacoloso. E quando mi capita ci torno...

24 gennaio 2008

Ridere

L'altro giorno abbiamo rivisto Brian di Nazareth. La sensazione è che una volta si facessero, qui come all'estero, delle cose straordinariamente divertenti. Oggi non vedo cose che facciano ridere in quel modo: probabilmente è un problema mio, ma a me sembra così. A cavallo tra '60 e '70 certa comicità era assolutamente irresistibile e in giro c'era tanta gente che faceva divertire in modo geniale. Guardate la scena della lapidazione. Roba da rimanerci secchi.

22 gennaio 2008

le liste

Mi sono recato a dichiarare lo stato di disoccupazione. L'impiegato è stato molto piacevole, prodigo di consigli e rapido. Mi ha consegnato un paio di pezzi di carta, un'informativa sul nuovo collocamento e una dichiarazione dello stato di disoccupazione che serve per avere l'assegno dall'INPS. Lui veramente l'ha chiamato sussidio, parola che ha virato verso il dolore tagliente la sensazione di stretta allo stomaco e al (pardon) culo. Mi ero iscritto un'altra volta all'ufficio di collocamento, credo fosse il 1978 e anche se questa è una fase in cui è bene mettere a fuoco tutti i ricordi non c'era ragione di calarci di nuovo in una realtà del genere. Comunque, da lì ho fatto un salto all'interinale, con un tizio che mi correva dietro per vendermi dei calzini dal bar all'ufficio dell'Adecco, chiudendo con un "ti sto pregando". Mi chiedeva gli spicci del resto del caffé, gli avevo detto di no perché era aggressivo, non so come dire, facciamo che era astioso. Un cielo grigio sopra faceva il resto.

asimmetrie

sono disoccupato da una settimana ma sto lavorando il triplo di prima, 6-22 non stop

21 gennaio 2008

Crisi

Mastella dice ciao. Fine della corsa

Ripercorsi


Una palazzina bassa, all'ingresso di una delle numerose zone industrial-commerciali che fanno da corona a Poggibonsi, posto poco attraente ma molto dinamico. Dicono tutti, qua intorno, che a Poggibonsi c'è tutto. Il centro per l'impiego c'è. E' superattivo, con gente che va e gente che viene, ci scavalco un gruppetto di giovani matrioske che ridacchiano tra loro, guardo le indicazioni e trovo la preselezione. Aspetto, perché l'impiegata è al telefono, e mi guardo intorno: qualche faccia scura che viene dal sud, il tavolo per la consultazione dei quotidiani con le offerte, lo scaffale con i raccoglitori delle richieste delle agenzie ex-interinali e quelli per l'autoimprenditoria. Le impiegate sono gentili, mi chiedono tutte cosa devo fare. Mi intervista Chiara che sorride e dice che con un curriculum così va bene, che non ci sono problemi e che l'azienda mi chiamerà di sicuro per un colloquio. E' una sensazione nuova, tutto sommato. Quand'ero iscritto al collocamento si andava per timbrare sull'Appia Nuova e c'era sempre un gran casino, si faceva la fila e si andava via, con la certezza che il tutto non sarebbe servito mai e poi mai, a meno di non riuscire a trovarsi un lavoro da soli. Le offerte interessanti ci sono, mi candido per una, ricevo numeri di telefono e indicazioni, pacche sulle spalle, sorrisi. Ma sembra strano, proprio strano. Qualcosa d'irreale, il passaggio dalle certezze incrollabili e sonnolente di pochi mesi fa all'azzeramento delle garanzie di oggi. Un punto zero da cui partire col carico delle esperienze e delle cose imparate in questi anni. Tante, poche. Penso di aver imparato, nell'ultimo periodo, soprattutto ad ascoltare, a osservare. A cercare di esprimere e di respirare umanità. A pieni polmoni. Non so se è qualcosa che si domanda al lavoro. Vorrei dire a chi mi sta di fronte: io capisco. M'importa. Mi comprometto. Faccio. Passatemi attraverso, è quello che voglio. Ma tutto quello che serve è dire cosa si sa fare, dove lo si è imparato e come. La maggior parte delle cose non serve, ma non è importante. Importa il tempo, quel tempo che è sparito, che si è rattrappito in un presente che insiste a mettere la testa sotto la sabbia. A nessuno interessa ieri, tutti hanno paura di domani e guardano all'oggi, a ora perché sembra sia l'unica cosa che davvero conta. E ti spingono a metterti gli stessi occhiali, ad azzerare la prospettiva. Per questo ricordo, per questo immagino il domani. Che sta davanti e mai indietro.

19 gennaio 2008

Sempre a parlare dei Clash

Leggevo un articolo e un'intervista a Federico Guglielmi su Onda Rock. Mi vengono in mente un sacco di cose, schiacciate tutte insieme dalla prospettiva incrostata di trent'anni di cose successe. Se consideriamo la cosa dalla parte giusta, cioè quella di semplici appassionati per una band di rock'n roll che per un certo periodo ha portato la bandiera del punk (sì e no, perché finché sono esistiti i Sex Pistols i Clash erano in ombra, relegati al rango di band politicizzata che poi passò agli Stiff Little Fingers di Jake Burns), il tratto saliente dei Clash, a parte il fatto del contratto firmato per la CBS, sta probabilmente nell'aver dato una direzione all'onda infuriata del punk, lasciandoselo alle spalle alle prese con l'autoavvitamento al conformismo della musica-di-moda. Il salto vero sta nel periodo di torrenziale vena creativa, tra London Calling e Sandinista, che regala un paradigma articolato in 50 pezzi o quasi alla gran parte dei musicisti che verranno. In molti pagano un tributo ai Clash, che erano molto più di una band straordinariamente cool almeno in due dei suoi componenti (Joe e Paul) e così modernamente tendente alla combinazione di elementi eterogenei tra loro. Detto questo, la forza devastante di Tommy Gun, scandita dalla batteria stratosferica di Topper Headon viene prima di quella svolta e si deve anche alla criticatissima regia di Sandy Pearlman, ex Blue Oyster Cult, che c'entrava come i cavoli a merenda. Ma senti che roba, cavolo, senti che pezzo mozzafiato...

18 gennaio 2008

Relazioni

Al di là dell'opinabilità di rilevazioni, numeri e sondaggi, quello che conta è che l'avvento di internet ha modificato il rapporto della gente con la televisione, per alcuni motivi fondamentali, secondo me: la possibilità di selezionare i contenuti in accordo con le proprie esigenze e quella di interagire arrivando a produrre contenuti che vengano fruiti da un pubblico sono probabilmente quelli decisivi. Attraverso l'interattività, poi, si è assistito allo sviluppo di reti di relazioni interpersonali che hanno fatto da base per la circolazione di idee relative sia al mezzo stesso che a tutti gli argomenti immaginabili. Sembra scontato, adesso che l'innovazione è arrivata a un certo grado di maturità e che la quantità di cose possibili grazie alla tecnologia ha raggiunto livelli impensabili sette-otto anni fa, ma di strada se n'è fatta molta e chi ha navigato con mosaic e con un modem da 14.4 lo può facilmente testimoniare. Mi ricordo che si ragionava molto, prima, sugli alienati della televisione, che vivevano in poltrona con uno sparacanali in mano. I tempi sono cambiati e si pensa, oggi, che l'esagerata interazione con internet sia deleteria per i rapporti "reali". E' una banalità, ma è il tipo di obiezione che ho sempre sentito muovere a chi si "sintonizza" troppo intensamente su qualcosa. Mia madre quand'ero piccolo mi faceva uscire a spasso (dùpalle) per forza, a me che m'intestardivo a rimbambirmi la testolina su tutti quei libri... (faceva bene, ma questa è tutta un'altra storia)

17 gennaio 2008

I professori satanici della sapienza


a questi j'è partita la ciavatta

bilancio

La prima giornata da disoccupato è andata bene, tutto sommato.
Stamattina sono andato a recuperare le mie cose in ufficio. Ho salutato l'unica persona che se lo meritava e sono venuto via. Sono andato a prendere il caffè con mia moglie a San Gimignano. Abbiamo deciso che ci voleva un pranzo all'altezza, perciò ci siamo fermati al Lidl e abbiamo comprato un po' di schifezze radioattive, cevapcici, polpette dulano, un accrocco al presciutto eccetera. A casa, dopo pisolo, bloggamenti, riordini di carte, telefonate varie e attività volte al reinserimento nel mondo del lavoro, è arrivata l'ora della zuppa. Ho prodotto un ottimo prodotto, slurp, attaccato un pecorino stagionato che avevo in cantina, bruciato al fuoco un po' di cartoni col marchio del datore di lavoro, giurando vendetta. Nel frattempo la roma ha vinto, io ho finito di leggere ingrao, ho perso un paio di partite a literati e non ho sonno. Fuori piove a secchi. Adesso vado a leggere una roba pesante...