Ohiku
Acqua di Coop
Calda da far schifo
E niente doccia
dove osano i fagiani
Acqua di Coop
Calda da far schifo
E niente doccia
deposto da pank alle 15:16
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caldo
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Il caldo dell'Osmannoro era insopportabile, ieri pomeriggio. Sembrava di rimanere invischiati in un abisso d'asfalto disciolto, i miraggi a distrarci mentre zampettavamo dal parcheggio dell'Ikea al ristoro dell'aria condizionata e dell'aranciata diaccia del bar che mi si metteva sullo stomaco. Due trappole comprate, ironizzando sul salame di renna, poi ci buttiamo nella canicola. Si va a Italia Wave, Love Festival. Un parcheggio rimediato, i vigili già rassegnati a filtrare la masnada di shoshoni, lo stradone chiuso che lo fai a piedi e ti sfila sulla sinistra il panorama desolato di una zona industriale abbandonata e degli edifici fatiscenti che la sera si riempiono di occhi stanchi in cerca di riparo. Muri sbrecciati, lontano si vede il filo di fumo di un fuochetto acceso, qualcuno che si prepara qualcosa da mangiare. Si arriva nel luogo della kermesse, c'è la perquisizione sommaria, la gente che sciama, chi sta buttato per terra e dorme, cinesi che guardano curiosi, alcuni si organizzano per fronteggiare le zanzare, bloggers smanettano nel box di wavecamp ma ci saranno altre occasioni per conoscerli. In testa ho il pensiero fisso del giornale che chiude e lascia tanti amici a terra, e intanto mi guardo intorno e vedo la birra a cinque euro come i panini col pane surgelato e le piadine allo squacquarone, i cessi inavvicinabili, il campeggio-lager. Oltre ai rutti dei Leningrad e alle stracche bancarelline che vendono paccottiglia, ci scappa di vedere la Baca e l'Orchestra di Piazza Vittorio che si meriterebbe una platea più partecipe, alla fine. Invece i ragazzi se ne vanno di corsa sotto al palco centrale, dove fa tintinnare le catene la ghigna di Vinicio Capossela, amico di tante serate, lui sullo stereo, io sul divano. Me ne vado, che è tardi e non mi regge la pompa come una volta, con lui che si abbatte sulla folla come un uragano. Penso a quelli che mi collassavano intorno, al tipo che molestava una che lo ha gentilmente allontanato, all'atmosfera da apocalisse che in un certo senso si respira. In un altro senso prevale la voglia di divertirsi, che è meglio. Ce ne andiamo che soffia un filo d'aria. In macchina c'era ancora del tè, ma fa schifo. Radio Virgin passa delle cagate spacciandole per nuove. Stamattina ho scoperto che intanto è morta Caterina Bueno.
deposto da pank alle 13:53
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Mi rendo conto che quello che sto per dire potrebbe essere usato contro di me. So che questa cosa non fa di me una persona frequentabile, apprezzabile, stimabile, includibile, eccetera. So che magari qualcuno, leggendo, penserà all'oscurità in cui mi dibatto. Ma non posso più tacere: io non so niente di Harry Potter. Più precisamente, non ho mai visto un fotogramma di film o letto una riga di libro di e su Harry Potter. Ovviamente non posso fare a meno di conoscerne la faccia e di sapere a grandi linee di che si tratta. Avevo questa cosa che mi pesava sulla coscienza. L'ho detta. Mi sento meglio.
deposto da pank alle 10:09
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- Riiing
- Pronto
- Buonasera ssono xxxxx yyyyy, commerciàààleeee della tìììm, parlooo con il tiiitolareeeeh?
- Buonasera, dica pure a me
- No, volevo direeeeh noi diamo la possibilità di fare contrattiii per la telefonia mobile a tariffeeee vantaggiose, non soò se vinterèssssaaaa
- Guardi, abbiamo già un contratto con TIM
- ah! Ma allora è vecchioooù?
- Mah, certo ha diversi anni
- E nonvìnteressa migliorare le tariffe?
- No, è che...
- Forse nonèilmomento? Vuòlecherichiamidopo?
- No, è che...
- Nonvìnterèssa risparmiare? Possiamo abbassare i prezzi
- No, è che abbiamo già un commerciale TIM
- Ah, allora non v'interessa vedere se si pòssono avere tarìffe piùbasse, okkei, no perché noi
- eh
- allora arrivederci
- arrivederci
deposto da pank alle 14:44
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Sinceramente non so a chi la toglierei, la birra. Il problema sarà sicuramente l'alcolismo diffuso e la disko, ma vorrei capire perché mai ieri pomeriggio, mentre guidavo in coda dietro a una vecchietta su una strada tuttacurve dalle parti dell'Amiata, ho dovuto assistere in sequenza a un paio di sorpassi, uno di una BMW e uno di un SUV, che hanno scavalcato la fila impegnando la curva alla cieca contromano. E vorrei sapere se tra questo atteggiamento e il motociclista riverso dentro a una cunetta di un paio di chilometri dopo c'è relazione, per tacere di quello che facevano altri bei tomi più giù lungo la Cassia. Erano le sette di sera e non le cinque del mattino, non si usciva dalla disco, semmai si tornava dal mare o che, non erano teenagers ma automobilisti medi. No, perché uno dei grossi problemi di questo paese è che ad affrontare i problemi ci vanno quelli che sbagliano analisi, gli stessi che le coltellate fra ultras che vuoi che siano. Oh, poi è anche troppo ovvio che chi guida non beve. Lo dicono gli esperti...
deposto da pank alle 13:17
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Era nel mio libro di lettura delle elementari di non so che classe, Giufà, e mi colpiva il nome e quel senso di bizzarro e di semplice che avevano le storie apparecchiate per i nani di sette-otto anni, a farli imparare a maneggiare gli strumenti dell'italiano. Leggi e scrivi, Giufà se l'è portato via il tempo, fino a che il vento non l'ha restituito tra racconti di Nasruddin e letture di Ascanio Celestini, che è un grande e ha ripreso parecchie cose di Giufà su Cecafumo, che è un gran bel libro e già che ci sono me lo vado pure a rileggere. C'è chi dice che Giufà sia un po' matto, chi pensa sia intelligente e capace di leggere le prove cui la vita lo sottopone. Non lo so ma Giufà è l'eco del racconto orale, è roba che non marcisce e resiste da secoli perché è quello che ha fatto viaggare le mille madrelingue fino a noi, che cerchiamo di comprimerle in forzature anche necessarie ma che ne distruggono la ricchezza dei suoni e delle immagini. Storie vecchie come il mondo, quelle di Giufà. In giro per il web ce ne sono tante e non sto qui a postarne nessuna. Riprendo invece la descrizione di Giufà che sta su Wikipedia, versione in siciliano. Non tanto per quello che dice, piuttosto per il suono meraviglioso che si sente nelle orecchie a leggerla.
Giufà è lu prutagonista di cunta pupulari siciliani di orìggini àrabba. Tanticchia babbu, ni cummina di tutti li culura, ma quasi sempri ci finisci bona, senza chi si nni renni cuntu. Di caràttiri sèmplici, ingenû, vivi ogni jornu comu ci càpita, pigghiannu la jurnata comu veni.
Storia
Lu stissu pirsunaggiu cu li stessi storî, si trova nta àutri tradizzioni pupulari dî paisi dû meditirraniu. Si chiama Djeha in Algeria e in Maroccu, Goha in Eggittu, Nasreddine Hodja in Turchìa, uguali in Calabbria, Giaffah in Sardigna, Gihane a Malta.... e ancora Giucca in Tuscana, Giucà in Albanìa, Turlulè in Trentinu, Noodles ntê paisi anglosàssuni.
Giufà nti la littiratura
Na trascrizzioni in sicilianu di sti cunta si pò truvari nti Fiabe, novelle e racconti popolari sicilani di Giuseppi Pitrè. Puru Italu Calvinu in Fiabe italiane ripigghiau certi cunta di Giufà dû libbru di Pitrè.
Ci torniamo, su Giufà.
deposto da pank alle 18:21
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Parlare non è necessario.
Scrivere lo è ancora meno.
(Tullio De Mauro)
deposto da pank alle 14:38
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5-2 e secondo trionfo in Coppa America. Ernesto Bertarelli brinda e medita: è ora di comprare la Lazio?
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E STO A SCHERZA'...
deposto da pank alle 15:57
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Al termine di un'estenuante stagione, la Lazio cominciava il minitorneo di spareggi per evitare la serie C. Era il 27 giugno 1987, e i biancocelesti avevano patito, l'estate prima, le pene dell'inferno. Nello scandalo delle scommesse-due era stata retrocessa, la Lazio, per responsabilità oggettiva: Vinazzani faceva parte della ganga, non c'erano partite truccate che riguardassero la Lazio ma la sanzione fu tremenda lo stesso. La CAF resuscitò poi la Lazio all'ultimo secondo. In B ma con nove punti di penalizzazione. S'era appena insediata la nuova proprietà, raccattati i libri dal tribunale fallimentare. I fratelli Calleri, col socio romanista Bocchi, non potevano partire peggio. Fascetti tenne unita la truppa e riuscì a rimanere a galla in un campionato micidiale. Dopo 38 partite, tra la prima classificata e la diciannovesima c'erano appena tredici punti di distacco... La Lazio acciuffò con il famoso gol di Fiorini gli spareggi. Era il 21 giugno. Il 27 in campo al San Paolo di Napoli, con carovana di macchine sull'autostrada e sconfitta atroce contro il Taranto: un gol di De Vitis, c'è chi lo ricorda in fuorigioco, a metà del secondo tempo. Lo sconforto più nero e la C a un passo. Taranto-Campobasso da giocare, in attesa della seconda gara, contro i molisani, per agguantare la salvezza. Mi ricordo la sensazione d'impotenza e di desolazione alla fine della partita. Ma anche la convinzione intima (figlia dell'incoscienza del tifoso) che non sarebbe finita con la retrocessione. E intanto i contratti erano in scadenza al 30 giugno e non si sapeva chi avrebbe giocato e come: era un altro calcio. Quando si rimpiange quella stagione mi viene da ridere: quella Lazio era poca cosa, come valore tecnico, anche se raccontava delle belle storie. Qualcuna ce la ricorderemo qui sopra.
deposto da pank alle 10:11
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(de mauro)
con|tràt|to
s.m.
1 FO TS dir., accordo formale di due o più parti per costituire, modificare o estinguere un rapporto giuridico; estens., il documento che contiene tale accordo: firmare, stipulare, concludere, sottoscrivere un c. | estens., patto, accordo
L'ultima bizzarria di Claudio Lotito è la pretesa (inusitata per il mondo del calcio) del rispetto degli accordi sottoscritti. Un contratto è un contratto, dice the President. L'avemo firmato liberamente, epperciò, me possino cecamme, io lo rispetto. Lo rispetta, Lotito, come no. E pretende che l'altra parte lo rispetti pure lei. Così nascono i tormentoni sui contratti da rinnovare, dove inzuppa il pane la canea dei detrattori spinti del presidentissimo laziale. L'anno scorso le proteste furono molte, centrate soprattutto sui contratti in scadenza non rinnovati dal boss laziale. Quest'anno la questione riguarda Rocchi. Il miglior giocatore della Lazio ha sottoscritto un contratto fino al 2009 (cioè, ha davanti altre due stagioni da fare) ma vorrebbe un riconoscimento per quanto di buono ha fatto, anche in considerazione delle proposte che gli arrivano da Firenze e da Barcellona. Lotito non ci pensa nemmeno, non alle cifre che propone Tommy Gol. Cerca di far passare il principio rivoluzionario che il contratto tutela tutti, non solo i calciatori e gli esosi procuratori. E tiene duro. Alcuni si scandalizzano, ma dovrebbero scandalizzarsi del contrario. Insomma, Rocchi è triste, ma gli toccherà rispettare i patti. Alla peggio se ne andrà a scadenza. Gratis. E questo è un altro punto interessante, perché se si cominciano a rispettare i contratti, a parte il fatto che per i procuratori i tempi si fanno meno ricchi, per il mercato è terremoto. Sì, perché se i giocatori si muovono a scadenza, spariscono gli indennizzi e il valore dei contratti scende ancora di più. Un altra puntata della rivoluzione del "moralizzatore". La voglia di andar via di Jimenez, che ha passato la gran parte della carriera fuori rosa, non avendo compreso il significato di "contratto", in italiano, è un segnale: ai calciatori non conviene trattare con Lotito, se non vogliono trovarsi "prigionieri" delle carte che firmano. I contratti, per ora, sono garanzie se giochi male, carta da culo se giochi bene. Qui qualcuno cambia le carte in tavola. Pericoloso...
deposto da pank alle 14:26
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